La priorità alla riapertura dei lavori parlamentari? Sbloccare 45 milioini fondi pubblici, non dovuti, ai partiti

Da un giorno appena sono ripartite le attività parlamentari ed il primo DDL in discussione alla Camera, nonostante gli svariati gravi problemi, soprattutto economici (i recenti dati positivi non devono esasperare l’ottimismo), che il nostro paese deve fronteggiare non riguarda nè l’economia e neppure le riforme costituzionali, bensì il finanziamento pubblico ai partiti.

Per fare un minimo di riepilogo, ricordiamo che il finanziamento pubblico ai partiti, che una proposta di referendum radicale voleva eliminare già nei primi anni 90, deve progressivamente essere ridotto, secondo quanto previsto da un provvedimento del Governo Letta, a partire dal 2013 e fino ad azzerarsi nel 2017, per essere sostituito dalla cessione, su base volontaria del contribuente, del 2 per mille da denuncia dei redditi. Tra il 2013 ed il 2017 le quote di contributi spettanti ai partiti avrebbero potuto essere erogate solamente a quei partiti che presentassero garanzia su correttezza dei bilanci. La verifica della conformità dei bilanci avrebbe dovuto spettare ad una commissione di garanzia ed i primi fondi avrebbero dovuto essere erogati a luglio. La commissione di garanzia però, non riuscendo a verificare la correttezza dei conti, decise di dimettersi. La conseguenza della dimissione della commissione fu il blocco dei fondi. Ciò fa sospettare che i bilanci presentati non fossero così chiari né semplici da essere letti, oppure, per i più maliziosi, che fossero tutt’altro che corretti e che la commissione, per non dare adito a scandali, avesse preferito rimettersi dal ruolo di garante.

Proprio durante il primo giorno di lavori parlamentare è passato, in prima lettura alla Camera, il DDL a firma del Deputato Boccadutri, file PD, che sblocca 45 milioni di € da conferire come finanziamento ai partiti. La maggioranza è stata schiacciante e trasversale (contrari solo M5S e SEL), segno evidente che, quando sono gli interessi propri ad essere messi in gioco, l’accordo non va ricercato, è bensì implicito e scontato. I Sì sono stati 319, i No 88 da parte del M5S e 27 le astensioni di SEL.

Per Boccadutri il suo DDL non è altro che una sanatoria, relativa a questo anno, di una situazione bloccata, mentre il M5S ha gridato allo scandalo, gettando banconote false da 500 euro dai banchi dell’Emiciclo. La seduta non è stata sospesa, evidentemente il DDL era di grande importanza.

Se può essere vero che il DDL  Boccadutri sana una situazione di stallo, è altresì vero che raggira palesemente il requisito primario, imposto dal Governo Letta, di presentare evidenza di trasparenza dei bilanci, assente viste le dimissioni della Commissione Garante. Al massimo si avrebbe potuto procedere richiedendo, ad altra e terza commissione la verifica, invece no, si è preferito soprassedere alla norma.

Se il fatto può suscitare di per sé indignazione, essa aumenta esponenzialmente se consideriamo che il provvedimento è passato in parallelo al ritorno nelle casse dello Stato, e non spesi e non più spendibili, di 500 milioni di Euro, destinati alla risoluzione del problema degli esodati, che ancora sussiste, e che, come per la revisione previdenziale, necessita di fondi.

Si può obiettare, ed è oggettivo, che gli ordini di grandezza siano differenti, 45 milioni, 500 milioni, miliardi per sanare i problemi previdenziali, decine di miliardi per il DEF. In ogni caso, proprio in tema previdenziale e di reperimento risorse per l’ex legge di stabilità, si sente parlare di sacrificio, di uscita anticipata dal mondo del lavoro ma con penalità, addirittura ricalcolo con metodo contributivo, che come nel caso “progetto donna”, per il quale sono finiti e non saranno riallocati più fondi, può costare fino al 30%.

Il cittadino deve essere disposto al sacrificio, a rinunciare a privilegi, se così si possono chiamare, mentre la politica una via la trova sempre.

Al Senato ora il compito di completare, assecondando il DDL Boccadutri, lo scempio.

I Governi cambiano, le dirigenze dei partiti si susseguono, le propagande si appoggiano su nuove metodologie e tecnologie, le promesse si ripetono ed a volte si amplificano, ma l’etica, la morale, i valori, l’amor di patria e della cosa pubblica, da anni sono sempre i medesimi…. e non che non vi sia qualche margine di miglioramento.

 

10/09/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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