Le emissioni Volkswagen e l’impatto sul mercato automobilistico

Non poteva non essere una notizia bomba, infatti così è stato, ed oggi su tutti i giornali campeggia in primissima pagina. Si tratta ovviamente della truffa ai danni del governo e del severissimo regolatorio sulle emissioni inquinanti statunitensi, operata e confessata da parte del colosso automobilistico Volkswagen.

La casa automobilistica tedesca è stata in grado di imbrogliare sulle emissioni inquinanti dei modelli Audi A3 e Golf, prontamente ritirati dal mercato, a partire dal 2009 (11 milioni in totale quelli muniti del meccanismo truffaldino). La metodologia, scientemente sviluppata, ha evidentemente previsto investimenti ed un chiaro dolo, in quanto consisteva in una riprogrammazione elettronica automatica in grado di comprendere quando la vettura fosse collegata allo strumento per il controllo degli inquinanti ed in quel momento ridurre le emissioni (fino al 40%), diminuendo al contempo le prestazioni ed aumentando leggermente i consumi. Il tutto sarebbe tornato alla configurazione iniziale (del 40% più inquinante) una volta disconnessa la vettura dallo strumento.

La sorpresa è stata molta, vuoi perché in un certo senso viene a cadere il mito dell’ “Avanguardia della Tecnica” tipico dei tedeschi, nonché réclame del marchio in questione (anche se l’espediente usato era tutt’altro che tecnologicamente retrogrado), vuoi perché dal rigoroso uomo teutonico tutto ci si sarebbe atteso fuor che una simile slealtà, vuoi perché operato da una Casa Automobilistica che ha fatto del welfare dei dipendenti, dell’attenzione alla “Corporate Social Responsibility”, dell’attenzione all’ambente pubblicizzando motori sempre più prestazionali, parsimoniosi e puliti, vuoi perché di solito è la Germania a bacchettare e redarguire gli altri Stati per i loro comportamenti “sbarazzini”.

Il motivo di una simile e colossale truffa, che potrebbe costare 18 miliardi di $ in sanzioni dall’ente USA EBA e che è già costata circa 13 miliardi di € per la perdita di circa il 17% in borsa durante il giorno di divulgazione della notizia, è presto detto. La casa di Wolksburg aveva come obiettivo di incrementare le vendite nel mercato statunitense, dominato da Toyota e GM, in particolare imponendosi con i propri motori diesel. Il mercato del diesel non è attraetene in USA perché il gasolio costa più della normale benzina (note sono le cilindrate Monster a stelle e strisce) e perché molto diffuse, per coloro più attenti ad ambiente e consumi, gli ibridi elettrici, dove Toyota è il leader mondiale. Per rendere quindi appetibile alla clientela USA un motore Diesel, la VW ha puntato tutto su prestazioni e bassi consumi, ma a discapito delle emissioni per tal ragione taroccate. Inoltre non va dimenticato che gli USA sono un paese molto attento, almeno a livello regolatorio, alle emissioni di CO2, ed Obama è personalmente impegnato pubblicamente in importanti campagne contro il “climatechange”. Sembra chiaro che la VW non fosse tecnicamente in grado di raggiungere le prestazioni desiderate mantenendosi entro i limiti imposti dalla legge. Si capisce pertanto l’entità della possibile multa, 18 miliardi di $, che risulta essere il tetto massimo, ma che verosimilmente, prendendo d’esempio altri casi analoghi accaduti per truffe bancarie oppure per malfunzionamenti tecnici di autovetture costate anche diverse vite umane, verrà ridotta fino ad una entità di un massimo di un paio di miliardi (con l’aggravante del dolo e del non rispetto dell’ambiente con danno per la salute pubblica).

Sicuramente il danno di immagine per la VW sarà molto maggiore di quello economo, la VW risulta essere una società molto liquida e dai conti solidi, in grado di sopportare qualche miliardo di sanzione, ma potrebbe essere duramente colpito il blasone e la reputazione, di un un marchio storico, che ha compartecipato alla rinascita della Germania del dopo guerra, potrebbe essere estromesso dagli indici di sostenibilità, ove la VW è costantemente presente, con la conseguenza di uscire fuori da molti portfolio di grandi investitori, etici e non, che ora guardano con attenzione anche la presenza nei detti indici di sostenibilità.

Parrebbe che i competitor della VW possano essere avvantaggiati dalla vicenda, invece non è detto. Una conseguenza indirette potrebbe essere un’ulteriore disaffezione degli americani nei confronti delle motorizzazioni diesel, che già non gradivano e che stavano cominciando ad apprezzare proprio grazia alla VW. Verrebbe quindi afflitto tutto il mercato statunitense dei mezzi a gasolio, e con esso subirebbero cali di vendita tutte quelle case automobilistiche che sul disel hanno molto puntato, non ultima la FCA.

22/09/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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Una Risposta

  1. […] inquinanti nel mercato nord americano. Già a poche ore dall’accaduto scrivemmo: “scandalo Volkswagen“, cercando di riportare un immediato riassunto, con gli elementi disponibili al momento, e […]

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