Volkswagen Dust Auto: s’ingrossa e s’ingrosserà!!! Il VW gate.

Non accenna a ridimensionarsi lo scandalo che ha coinvolto uno dei primi gruppi automobilistici mondiali, la Volkswagen, riguardante la truffa sulle emissioni inquinanti nel mercato nord americano. Già a poche ore dall’accaduto scrivemmo: “scandalo Volkswagen“, cercando di riportare un immediato riassunto, con gli elementi disponibili al momento, e focalizzando l’attenzione, non solo sulle potenziali perdite del Gruppo VW, sia per immagine e reputazione, che direttamente da minori vendite e/o sanzioni, ma anche cercando di anticipare l’impatto sulla diffusione dell’alimentazione diesel in Nord America, mercato, come spiegato nell’articolo, restio a quel tipo di carburante.

Col susseguirsi dei giorni si aggiungono particolari e notizie. Nel frattempo l’ex AD Volkswagen, Winterkorn, è stato estromesso in favore dell’ex AD Porsche, Muller. Non si ritiene essere un caso che di tutta la galassia VW, che comprende oltre a Seat, VW, Audi, Skoda, anche Porsche, Lamborghini e Ducati, sia il Tedesco alla guida del marchio teutonico che solo da poco ha introdotto motorizzazioni a Gasolio e solo su un paio di modelli. La successione pare non sia stata così consenziente, ma Winterkorn avrà modo di consolarsi grazie agli emolumenti a lui corrisposti all’atto dell’uscita, che in totale ammontano a 60 milioni di €. Vero che non potrà sicuramente comprare la felicità, ma almeno un dimesso sfizio avrà ben modo di toglierselo, il caro Winterkorn…. Come nel più noto stile italico sembra che, anche in Germania, il detto “Onori ed Oneri”, riferito ad una particolare posizione, non sia particolarmente veritiero, tramutandosi, per queste carice super pagate e teoricamente piene di responsabilità, in “Onori ed Onori”, non essendoci il rischio della rimessa economica personale (assolutamente presente nelle categorie e mansioni più popolari).

Tornando ai fatti, la truffa coinvolgerebbe in totale 11 milioni di veicoli, di cui 400’000 in USA, circa 2.8 milioni in Germania, 1 milione in Italia. La centralina incriminata sarebbe pertanto stata montata anche in Europa. In realtà non deve essere una sorpresa, visto che le produzioni automotive sono seriali e differirle costa più che standardizzarle su tutti i modelli, a meno di esigenze legislative, sia per quanto riguarda la componentistica che per la programmazione elettronica. In Europa è però probabile che le centraline non siano mai entrate in funzione per via dei differenti, e più laschi, limiti sull’inquinamento, in tal caso non sarebbe corretto, nè tecnicamente vero, parlare di truffa, pur con la presenza del Software incriminato. Secondo alcune testate, il Governo Federale già sapeva della truffa sulle emissioni di NOx in USA, già lo scorso luglio ed il Financial Time riporta che la UE fosse al corrente della non veridicità dei controlli già dal 2013. Riguardo a quanto riportato dal FT va però fatta una considerazione di carattere generale: i consumi e le emissioni sono valutazioni effettuate in laboratorio, sui rulli ed in condizioni di viaggio particolari. Sappiamo tutti che il consumo dichiarato dalle case è assai superiore rispetto a quello reale, semplicemente perché le condizioni d’uso del veicolo su strada sono completamente differenti dai test e le variabili in gioco molteplici (aria condizionata, attrito con la strada, aerodinamica, condizioni climatiche, vento, pendenza, stile di guida, carico della vettura, sono solo le più macroscopiche). Non si tratta però di una truffa, ma di valutazioni, corrette, fatte in presenza di variabili ambientali, molto influenti, totalmente differenti. Se la strada fossero i rulli di un banco prova, allora le stime sarebbero pressoché ineccepibili. Analogo discorso vale per i consumi. Nel prossimo futuro simili test verranno fatti su strada e non più in laboratorio, ed allora le cose potrebbero (non è necessariamente detto) cambiare.

Nel pezzo citato in precedenza si è fatta anche menzione al potenziale danno di immagine e finanziario, dovuto all’esclusione dai portfolio dei fondi etici (e non solo, perché la CSR e la presenza in indici di sostenibilità sta divenendo indispensabile per entrare tra gli investimenti di grandi fondi e banche) dei titoli VW o alla holding correlati. Le prime evidenze sono l’esclusione dei titoli VW dagli investimenti della stessa BCE, l’uscita della Suzuki dalla casa tedesca con il Buy Back della quota dell’ 1.5% di azioni dei giapponesi da parte della stessa Porsche e, spostandoci sul piano industriale, lo stop alle vendite dei motori diesel della casa di Wolfsburg in Svizzera. A prescindere quindi dalla sanzione che la VW dovrà pagare agli USA, e che potenzialmente può toccare un massimo di 18 miliardi, anche se alla luce di casi precedenti è probabile che i 6 miliardi già accantonati dalla VW siano più che sufficienti, i danni al marchio sono già rilevanti e tangibili, una vera “Reputational Crisis” ed a poco contano le scuse del nuovo AD, il lavoro di ricostruzione dell’immagine sarà lungo e complesso, tanto più che lo scandalo ha toccato un tema, quello del rispetto ambientale e dell’abbattimento delle emissioni, estremamente sentito in USA, ove Obama si spende personalmente per la causa, oggetto dell’ultima Enciclica Papalina, nonché tema centrale del vertice tra il presidente cinese Xi e quello USA Obama, il quale è riuscito a strappare la promessa (ma di promesse cariche di buoni intenti ne è piena la storia) della riduzione a partire dal 2017 delle emissioni da parte del colosso del Dragone (dove per  cause riconducibili all’inquinamento muoiono 4’000 persone al giorno).

L’affair potrebbe poi gonfiarsi ulteriormente, coinvolgendo altre case automobilistiche. La prima di cui è stato fatto il nome, ma senza prove oggettive rese pubbliche, è la BMW. La casa di Monaco, parimenti alla Mercedes, ha smentito, dicendosi totalmente in regola con ogni normativa. Ora, ma è opinione del tutto personale e senza fondamenti oggettivi, ritengo difficile, molto improbabile, che tra i top player di automotive a livello mondiale vi sia qualcuno, in tal caso BMW, Mercedes, etc, talmente tecnicamente superiore ai competitors (VW), in grado di produrre motori che, a parità di prestazioni (talvolta anche con prestazioni superiori), permettano emissioni fino al 40% inferiori.
Fanali puntati ed accesi quindi su, ma non solo, BMW, Mercedes, Ford, la quale, se non erro, ha consumi (almeno in Europa) decisamente superiori alle vetture made in Germany, ma nonostante ciò vende tranquillamente in USA rispettando gli stringenti limiti ambientali fissati dall’EBA.

Si tratta solo di un presentimento, ma è probabile che, dai controlli che ora ogni stato si appresterà a fare su modelli di vetture diesel marchiate VW e di altri Gruppi (1’000 controlli in italia per una spesa stata complessiva di 8 milioni di €, 8’000 € cadauno), la vicenda subirà nuovi e clamorosi sviluppi.

26/09/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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