Riforma Costituzionale: la contraddizione tra il proposito e l’azione

Indubbiamente la vicenda che più ha sparigliato le carte nella scena politica degli ultimi mesi, è stata la trasmigrazione di Verdini, con al seguito una decina di suoi stretti e fidati uomini. L’azione ha sorpreso il centro destra, poiché l’alleanza e l’amicizia tra Verdini e Berlusconi è storica, sembrava inossidabile, una simbiosi omozigotica. Altresì ha sorpreso anche il Centro Sinistra perché il PD si è sempre scagliato contro Verdini, principalmente per via delle sue pendenze giudiziarie, ed ora se lo trova quasi alleato. Dennis Verdini ha fin da subito manifestato la sua intenzione di supportare il Governo nel percorso delle riforme, entrando di fatto nell’area di maggioranza, pur continuando a sostenere di non aver nulla a che spartire con il PD e/o con la maggioranza. Il senatore toscano, ex macellaio e veterano della politica, non nasconde il suo sogno, neppure troppo remoto, di poter creare un’area centrista di grandi dimensioni, che ricalchi quella che era la vecchia DC. Parte di questo progetto consisterebbe anche nel coinvolgimento di Renzi, allontanandolo dall’ala più radicale del partito democratico, separazione già da tempo in atto, sicché il lavoro di avvicinamento ai verdiniani non è stato particolarmente ostico o nascosto.

L’uscita di Verdini con suoi 10 adepti ha indebolito ulteriormente un CDX che stenta a trovare un'”anima” ancor prima che un assetto minimamente stabile o un programma anche lontanamente condiviso, ed ha, al contempo, rafforzato Renzi che può dormire sonni più tranquilli, almeno fino a quando Verdini non passerà alla cassa avanzando richieste per il suo sostegno, e contare su una decina di persone che potrebbero controbilanciare eventuali mal di pancia interni al PD e manifesti, non in sale ospedaliere, ma in sede di voto parlamentare.

Effettivamente, nonostante Verdini avesse fin da subito sostenuto le riforme di Renzi (ma vista la lungimiranza e astuzia del soggetto potrebbe aver pianificato tutto in largo anticipo), i suoi voti, durante le ultime votazioni parlamentari sul DDL Boschi, sono stati assolutamente utili in un contesto ove non è stata in ogni caso raggiunta la maggioranza assoluta dell’Emiciclo. Le forze di Governo tendono a minimizzare, ma i numeri dicono tutt’altro e sanciscono, se non la necessità, l’estrema utilità del gruppo di Dennis.

Mentre la minoranza Dem si mostra offesa da questa nuova esplicita sinergia, ricordando il titolo de L’Unità (ad oggi giornale di partito del PD che elogia ogni accordo per le riforme) del 23 settembre 2010:

UNITA-23-sett-2010

Renzi si difende dicendo che è un bene assoluto che le riforme vengano approvate con la più ampia maggioranza, a maggior ragione quelle costituzionali. Su tale affermazione non si può biasimare il Premier. La costituzione, nel migliore dei mondi politici, dovrebbe essere modificata con la totalità dei consensi, essendo il fondamento dell’educazione civica, della forma di governo, della stessa politica, e puntare indiscriminatamente al bene del paese e dei cittadini, a prescindere dal fatto che a governare sia questa, o quella forza politica. Ricordiamo che i pardi costituenti che si misero a redigerla, avevano estrazioni politiche totalmente differenti ed antitetiche e  proprio dalla pluralità di visione venne arricchite e trasse beneficio ed imparzialità la Carta Costituzionale.

Quella di Verdini invece non sembra una mossa intenzionata al bene del paese, avendo asserito che appoggerà le riforme, in modo totalmente generico, quasi indipendentemente che siano esse ben strutturate o meno. Sembrerebbe proprio una mossa di scambio, la ricerca di una posizione o di un tornaconto, che potrebbe risiedere, ad esempio, in una impostazione “particolare” della riforma della giustizia. Lo stesso Renzi , che afferma l’importanza della condivisione delle riforme costituzionali, non pare animato da cotanto fervore nel rispettare tal principio, in quanto procede a colpi di maggioranza, fiduce e votazioni ed incassa vittoria risicate, nell’intorno dei 160 voti al Senato.

La contraddizione tra il proposito e l’azione è evidente, e non sta nel fatto di voler, legittimamente, modificare la Costituzione con una ampia maggioranza, ma nel come lo si sta facendo, nelle modalità con le quali si affronta un passaggio delicatissimo per il paese, nelle scene da saloon che si susseguono nell’Emiciclo. Chiedere da parte dei cittadini un poco di responsabilità in più non solo è legittimo, ma pare un dovere civico.

07/10/2015
Valentino Angeletti
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