Riforma del Senato, con alle spalle il DEF su pensioni e contanti

Missione compiuta, potrebbe, a ragione, asserire il Governo Renzi, giustificando di fatto la relativa tranquillità manifestata durante la votazione dei singoli emendamenti. Il Senato infatti ha approvato a larga maggioranza, con 179 sì, 16 no, 7 astenuti, la riforma del Senato, o DDL Boschi, che annovera la giovane aretina Maria Elena, tra le figure di spicco di questa legislatura e la proietta verso posizioni di sempre maggior prestigio in un venturo esecutivo Renzi, un “curus honorum” che il Premier vorrebbe la portasse alla presidenza della Camera, che, dopo la trasformazione del Senato, assumerà potere preminente, appoggiata, pare, dal sostegno istruttivo dei mentori Giorgio Napolitano ed Anna Finocchiaro. Durante il passaggio parlamentare, che ha approvato la riforma alla Camera Alta rappresentandone di fatto un “auto-suicidio”, si è verificato l’aventino delle opposizioni, tra cui M5S, Lega e FI, che non hanno preso parte alle votazioni. All’interno della Minoranza Dem, invece, la forte opposizione che, dalle solite ed ormai poco auterovoli voci, sembrava volessero mettere a ferri ignique i palazzi romani, c’è stata la solita rassegnazione, ad esclusione dei più pugnaci Corradino Mineo, Felice Casson e qualche altro prodigo seguace. Ora, il successivo passaggio alla Camera, rappresenta poco più che una formalità, ed eventuali tentativi di bloccare la riforma potranno avvenire solo in seno al referendum confermativo, durante il quale, per finalizzare un fronte degno di rilevanza, dovrebbe creare un metlin pot politico (da SEL a Lega, da M5S a Berlusconi) che, a paragone, la contaminazione etnica delle americhe e degli USA, pare ben poca cosa. Il Senatore a Vita e Presidente Emerito Giorgio Napolitano, si è prodigato in un discorso a favore delle riforme costituzionali, al quale hanno fatto seguito aspre critiche delle opposizioni, da Berlusconi, che a suo tempo fu strenue sostenitore della rielezione di Napolitano, a Vendola, il quale ironizza piccato, come la costituzione precedente fosse stata redatta, nel 48, a firma Terracini ed ora vi sia apposta quella di Verdini (anche se va evidenziato che per il voto finale il supporto dei Verdiniani non ha costituito un fattore discriminante).

Volendo fare una considerazione su Napolitano, effettivamente va detto che ha sempre sostenuto la riforma, sia del Senato che della legge elettorale (in realtà è stato uno dei maggiori sostenitori del Governo Renzi), ma l’auspicio, o proverbiale monito, dell’ex Presidente della Repubblica era di una riforma che fosse il più possibile condivisa, come lo fu nel 48, quando parti politiche diverse ed antitetiche, intavolarono un armistizio a pro della governabilità e dell’interesse della cosa pubblica, alias cittadino. Tale riforma non pare aver conseguito la condivisione auspicata e necessaria. Gli emendamenti spesso sono andati avanti come atti di forza, ed anche il passaggio complessivo al Senato, con 179 voti, non è quella quasi unanimità che avremmo voluto vedere in una riforma così delicata e piena di implicazioni. Del reso gli scontri aspri, e verbali ed a volte quasi fisici, si sono susseguiti ed ampio è il malcontento (il M5S, Di Maio Luigi, fa notare come se fosse in vigore il nuovo Senato, Mantovani, vice governatore della Lombardia in forza a FI, indagato per appalti truccati, godrebbe di immunità e non sarebbe perseguibile).

Detto ciò il percorso della riforma del Senato pare in discesa, e sarà costituito da 24 consiglieri regionali e 21 sindaci.

Le polemiche delle opposizioni, in attesa della battaglia del referendum confermativo, si spostano sull’economia, in vista della stesura del DEF.

Le misure sotto la lente sono un paio: la riforma delle pensioni e l’innalzamento a 3000 € dell’uso del contante.

Sulle pensioni, va dato atto al Premier quando dice che prima di agire su temi delicati come le pensioni e che hanno creato tanto caos e grossi problemi in passato, è bene pensarci una volta in più prima di fare “pastrocchi”. In linea di principio nulla da eccepire, all’atto pratico invece, siamo di fronte alla necessità impellente di modificare i meccanismi pensionistici per sanare la questione degli esodati e chiarire la situazione di quei lavoratori, dipendenti, ma principalmente partite IVA ed autonomi, che si sono visti decurtare il corrispettivo ed allungare, dall’oggi al domani, la vita lavorativa di svariati anni, senza ad ora avere idea di quando sarà il loro turno per il ritiro dal lavoro, comportando per alcuni una pressione psicologica non irrilevante. Sarebbe quindi doveroso, anche senza modifiche complessive che richiedono giustamente uno studio più approfondito, mettere una pezza alle situazioni di limbo che si sono create e che gravano sulle spalle di tanti lavoratori.

L’incremento dell’uso del contate dai 1’000 ai 3’000 €, come per le pensioni del resto, ha attirato le critiche della minoranza Dem, che per bocca di Bersani rappresenta un assist all’evasione e riciclaggio. Il Governatore di Bankitalia, Visco, ha la medesima visione dell’ex segretario PD, mentre l’Agenzia delle Entrate rileva che il provvedimento potrebbe aggravare il bilancio degli istituti di credito con oneri pari a 8 bil, i quali, aggiungiamo, non è difficile che si ripercuotano sui correntisti, come spesso accaduto in passato. Per la Voce.info invece, così come per Confcommercio, il provvedimento andrebbe a vantaggio di piccole e medie imprese e degli anziani. In realtà è assai difficile pensare che un anziano possa andare a spendere 3’000 € in contati, differente sarebbe per le soglia di cui era stata avanzata l’ipotesi di 50 o 100 €. Pagamenti in contanti di 3’000 €, anche ipotizzando facoltosi turisti, peraltro avvezzi all’uso della moneta elettronica, sono sporadici e relegabili ai soli pagamenti di lavoretti domestici ed edili i quali, grazie alle agevolazioni fiscali confermate, non rendono più conveniente l’evasione. Il Premier afferma di voler allineare il valore agli altri paesi europei, come la Francia. Il punto però, è che negli altri stati europei i livelli di evasione fiscale sono decisamente più bassi e l’uso della moneta elettronica assai diffuso, se non prassi comune anche tra i più anziani e per acquisti minimali, come il pane. In Italia non v’è questa mentalità (nè possibilità, perché pagare un caffè con il bancomat spesso non è consentito dal gestore, mentre è naturale in Danimarca), ed è compito del Governo introdurla con lo scopo ultimo di combattere l’evasione. Per tali ragioni, differentemente dai limiti ridicoli di 50 o 100 €, innalzare dai 1’000 ai 3’000 € sembra portare più vantaggi a potenziali medi evasori che a sostenere il commercio; parlandoci chiaro, in pochi girano con 1’000 € in contanti per una spesa in unica soluzione, la grande evasione non è toccata da questa misura, essendo le cifre in gioco sono bel altre, quindi l’impatto complessivo pare, ad una prima analisi, limitato o con leggero vantaggio per la media evasione. Esiste invece il passo indietro sull’istruzione all’uso diffuso delle carte di pagamento, mentalità che nel cittadino italiano, ben poco digitalizzato culturalmente, è ancora lontana e che la politica, tramite l’azzeramento dei costi d’uso, gestione e mantenimento di questi strumenti e con campagne informative e pubblicitarie ad hoc, ha il compito di indirizzare. Qualche giornalista malizioso ha asserto che d’ora in poi le cene di rappresentanza di sindaci e politici possono eccedere, del triplo, il “millino”.

 

14/10/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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2 Risposte

  1. […] di Bankitalia e dalla minoranza Dem. A opione di chi scrive, come si disse all’articolo ivi segnalato, questa aumento avrà effetto sostanzialmente nullo, sia dal punto di vista dell’evasione che […]

  2. […] (non ci dilunghiamo ulteriormente perché abbiamo già toccato l’argomento: Link 1 – Link 2). Pur ritenendo che avere un limite al contante di 1’000 o 3’000 € non cambi nulla […]

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