Legge di stabilità: troppi ripensamenti, sintomo di inconsistenza politica ed assenza di piani a medio – lungo termine

Documento di Economia e Finanza: questo è il tema che sta catalizzando l’attenzione politica e con essa, al seguito, le polemiche, accentuate dal fatto che ancora, nonostante sembrasse che il DEF fosse già pronto, controfirmato e vidimato dall’Europa, non è stato presentato in Parlamento in via definitiva, e solo pochi politici hanno tra le mani la bozza in stato avanzato. In queste ore il testo è presso i tecnici del Quirinale e passerà, dopo la visura quirinalizia, in Senato.

I media, che mai come in queste circostanze, assai sentite dai cittadini perché le conseguenze andranno a toccare direttamente i loro portafogli, sono alla mercé del posizionamento politico e della propaganda, quindi pur filtrando parole e dichiarazioni ed andando a considerare solo i più diretti interessati che dovrebbero essere quanto di più preciso sulla scena, l’impressione che se ne ha dall’esterno è quella, non troppo positiva, della presenza di troppi ripensamenti, probabile sintomo di inconsistenza politica ed assenza di quei necessari piani di medio – lungo termine da tanto richiesti ed auspicati.

Oltre al nodo delle pensioni, che non sarà trattato neppure in questa finanziaria e rimarrà irrisolto, con buon pace di coloro che si trovano in un limbo d’incertezza ed indeterminatezza divenuto ormai ossimoricamente stabile, e non si fa riferimento solo agli esodati, ma anche a tutti coloro che, essendo giunti qualche mese prossimi al pensionamento, si sono trovati a non avere la minima idea di quando potranno ritirarsi da lavoro, nè di quanto percepiranno, pur sicuri di un importo inferiore, vi sono il tema della tassa sugli immobili, quella dell’aumento del contante da 1’000 a 3’000€ ed infine il canone Rai.

Tornando un attimo sulle pensioni, le ultime voci autorevoli, quindi dello stesso Ministro Poletti, parlavano di un possibile part time, al 50%, a cominciare da 4 anni prima della data di conseguimento dei requisiti per il ritiro dal lavoro, con assegno decurtato del 30-40% (leggermente superiore al 50% che spetterebbe matematicamente) e con contribuzione piena. Questa misura è stata criticata da molti, citiamo solo la critica più incisiva, quella del Presidente dell’INPS, Tito Boeri, secondo il quale non va assolutamente bene continuare ad agire con misure estemporanee senza modificare complessivamente un impianto ed una normativa che necessita chiaramente di cambiamenti per giungere ad una sostenibilità definitiva e costante. Il fatto che il DEF non aggredisca l’atavico problema previdenziale in questi termini e con obiettivi di lungo periodo, a detta del Professor Boeri, è una sconfitta, tanto che egli starebbe pensando di tornare al suo vecchio lavoro, riposizionandosi dietro una prestigiosa cattedra economica milanese.

In merito all’argomento dell’imposta sugli immobili, i più attenti ed i diretti interessati (statisticamente circa l’80% delle famiglie, anche se considerando la concentrazione degli immobili nelle mani di medesimi proprietari, sospetto che siano in realtà ben di meno ed in ogni caso tutte vecchie generazioni) non avranno potuto non notare che, nelle prime dichiarazioni, Renzi affermava l’abolizione sia di TASI che di IMU, ma solo sulle prime case. Poi si rendeva (o loro informavano) che l’IMU si riferisce solo alle seconde case, allora il Premier rettificava dicendo che avrebbe abolito la tassa sugli immobili per tutti, indistintamente. In un terzo tempo invece, rettificava nuovamente, escludendo dalla esenzione ville e castelli. Subentrava, come saetta a ciel limpido, una ulteriore modifica: reinserimento dell’IMU sulle seconde case, con tanto di possibilità di aumento dell’aliquota addizionale comunale fino allo 0.8 x 1000.

Muovendo verso il tema del limite al contante, anche il preciso Padoan, colto in flagranza di contraddizione, è costretto a confermare di aver cambiato radicalmente idea: prima infatti, era fervente sostenitore di limiti, ben più bassi di 1000€, in favore della diffusione dei pagamenti digitali, ora invece sostiene che il tetto a 3’000 € non faccia altro che allineare l’Italia agli altri paesi europei (non ci dilunghiamo ulteriormente perché abbiamo già toccato l’argomento: Link 1Link 2). Pur ritenendo che avere un limite al contante di 1’000 o 3’000 € non cambi nulla nè a livello di evasione e neppure di incremento dei consumi e della spesa, se non in misura impercettibile, ritengo che sia un passo indietro, ostativo rispetto alla necessaria diffusione e cultura dell’uso di carte di pagamento elettroniche, elemento che dovrebbe concorrere al processo di digitalizzazione della popolazione italiana, ancora ben lontana dagli standard degli altri paesi europei e lontanissima dagli ordinatissimi e precisi nordici.

Il senso di incertezza al quale i cittadino, ormai avvezzo, si trova di fronte, aumenta se si tocca il tema del canone Rai. La proposta di inserirlo in bolletta è stata recepita con estremo sospetto dalle utility energetiche, a mezzo delle quali bollette dovrebbe essere riscossa l’imposta sul possesso della TV (o di qualsiasi apparecchio atto a ricevere onde radiotelevisive in chiaro), per via dei molti problemi tecnici e burocratici (presenza di due componenti eterogenne, eventualità di mancato pagamento, sanzioni, seconde case, non possesso di TV, ecc) ed anche legali (una tassa all’interno di un’utenza non sarebbe permessa dal codice vigente). A schierarsi contro l’ipotesi di accorpamento è stato anche il Presidente di Assonenergia, Chicco Testa, riunendo il giudizio avverso di tutti i gestori elettrici. A prescindere da ciò, che comunque aiuterebbe a combattere l’evasione del canone, va detto che, supponendo di recuperare buona parte dell’evasione, la somma di 100 € della nuova bolletta rispetto ai precedenti 113 €, conferirebbe all’erario un’entrata complessiva ben superiore; allora sorge la domanda sul perché non si potesse abbassare ulteriormente. Alcune stime indicano 70-80€ la cifra del nuovo canone che avrebbe consentito di pareggiare le entrate del precedente. A corollario del tutto vi sono la valanga di dichiarazioni in merito alla dilazione di pagamento: inizialmente si parlava di unica rata ad inizio anno, poi due rate da 50 €, una all’inizio ed una a metà anno, poi addirittura 4 trance da 16.66 €, una per trimestre, infine pare si stia tornando vero l’ipotesi di due rate.

Renzi continua ad affermare con convinzione e supportato da ogni tipologia di media, che il Def abbassa sostanzialmente le tasse, ma anche all’interno del suo stesso partito non tutti sono d’accordo, ad iniziare da Chiamparino, il quale è arrivato a minacciare le dimissioni, per i tagli agli enti locali, province e regioni e per la diminuzione dei trasferimenti da 3 a 1 mld. Secondo il presidente della conferenza delle regioni, con questi presupposti è impossibile garantire servizi e sanità senza aumentare tasse locali. Ripensandoci Sergio Chiamparino ha ritirato, in un secondo tempo, l’ipotesi di lasciare l’incarico (quasi a non voler essere da meno della volatilità del DEF), ufficialmente per cercare di modificare il Documento di Economia e Finanza, i più maligni però dicono che il ripensamento sia figlio del piacere della poltrona.

In tutto ciò, che definir marasma è quasi bonario, il cittadino – contribuente, che può capirci?

Non avrebbe dovuto essere questa l’era delle certezze normative e contributive, anche finalizzate a favorire gli investimenti, la spesa, la fiducia?

A me non pare…. e sembra non parere neppure a Fitch, che ha confermato il rating italiano a BBB+, con outlook stabile, mettendo in guarda dal debito, previsto oltre il 120% almeno fino a fine decennio, e da una dinamica economica, sì in lieve ripresa, tanto da aver allontanato il rischio di insolvenza, ma ancora estremamente fragile ed in balia di una molteplicità di potenziali perturbazioni interne ed esterne.

Del resto tutti questi ripensamenti lasciano sospettare la totale assenza di piani strutturati e startegici di medio – lungo periodo (come sottolineato da Boeri), nonché legittima il sospetto di un carisma e spessore politico non sufficiente per affrontare una complessa fase di transizione e mutamento economico – sociale di livello globale, come quella che ci stiamo trovando ad attraversare.

24/10/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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