Una capziosa ed infondata lettura della vicenda Marino e Roma

Si può dir conclusa, stavolta in modo definitivo, la fase di Marino a Roma, che nel moderno gergo mutuato dalla tecnologia, può definirsi 1.0. Essa ha consistito nel periodo in cui Marino ha coperto l’incarico di Sindaco della capitale. Gli anni del suo mandato non sono stati semplici e, soprattutto negli ultimi mesi, hanno dato adito a strascichi, non immotivati, di polemiche, critiche ed accuse. Non ricordiamo nulla di ignoro o remoto se facciamo menzione degli scontrini, delle molteplici visite in USA, una delle quali per una visita papalina a Philadelphia, come se Marino e Bergoglio non fossero dirimpettai, del funerale dei Casamonica, delle udienze e delle indagini per infiltrazione mafiosa, con rischio di scioglimento della giunta, di Roma Capitale. Addirittura negli ultimi due episodi Marino ha ritenuto non necessario presentarsi, preferendo non interrompere le sue vacanze in terre caraibiche.

Rammentato ciò e premettendo che probabilmente una figura come Marino, non politico navigato, non vicino a Roma, forse inconscio delle tremende complessità presenti nella gestione di una simile realtà, estremamente semplice, ingenuo, assolutamente non malizioso, ed inesperto, era l’ultima persona a cui affidare la gestione della Capitale, non va mai dimenticato che la sua ascesa è passata attraverso la vittoria delle primarie del PD, quindi il meccanismo ufficiale del partito, sconfiggendo nomi illustri. Sarebbe poi ingeneroso non riconoscere a Marino i suoi tentativi di scoperchiare alcuni calderoni bollenti nella capitale, pozzi di voti e consensi, ma altrettanto pericolosi da maneggiare, quali lo sono le partecipate, ad iniziare da Atac ed Ama, ma anche tutti i lavori alle dirette dipendenze del comune capitolino, uno dei più grandi datori di lavoro italiani. L’impegno nel fare emergere corruzione e tangenti non è oggettivamente negabile. Come tutto il suo operato, forse le modalità non sono state le migliori, ed i risultati non proprio quelli auspicati, ma il tentativo del Sindaco eletto, col senno di poi ultima persona a cui conferire l’incarico, non può sicuramente essere nascosto.

Prescindendo dalla dovuta considerazione di cui sopra, le dimissioni, anche a causa della “sfortunata” la concomitanza di molti eventi particolari, ad un certo punto non potevano più essere procrastinate. Marino invece ha resistito fino alla fine, addirittura ritirando, nei 20 giorni previsti per legge, le dimissioni precedentemente presentate.

La goccia che ha reso impossibile il proseguo del mandato mariniano, è stata l’abbandono di 26 membri della giunta, che hanno costretto il commissariamento della città. Il commissario designato, da oggi plenipotenziario a Roma in attesa del provvedimento ad hoc del Presidente Mattarella, è il Palermitano, ma ormai Milanese d’adozione, Prefetto Tronca, da 15 anni nel capoluogo lombardo, che ha gestito oltre ad EXPO2015, anche il disastro della Costa Concordia, il terremoto dell’Aquila e quello dell’Emilia.

In questi ultimi mesi è indubbio che Marino abbia lottato contro tutti e tutto, tralasciando le ovvie critiche della destra e di tutte le opposizioni, è molto sospetto l’atteggiamento del PD nei confronti dell’ex sindaco, mai piaciuto a Renzi e dal quale non è mai stato realmente e convintamente protetto. Del resto, a detta del chirurgo genovese, tra il lui ed il Premier non vi sono stati rapporti sgradevoli, ma non ve ne sono proprio stati, il che è strano se si considera l’istituzionalità e l’importanza dei loro incarichi, tanto più alla vigilia di appuntamenti come il Giubileo straordinario e la candidatura di Roma alle Olipiadi. La stessa tentata difesa di Matteo Orfini al sindaco PD (ma solo sulla carta), sono fin da subito apparse flebili e non convinte, e prontamente ritirate alla prima “difficoltà”. Quello del Matteo romano è parso più un gesto dovuto, volto a non ledere ulteriormente un partito che vive sulla discordia, che una posizione sincera.

Il sospetto che sorge, ma è solo tale, capzioso ed infondato, è che Marino sia risultato molto scomodo, tanto a destra quanto a sinistra, ma soprattutto ai potentati romani, per i suoi tentativi di disturbare la quiete in quelle enclavi e strutture, fondamentali per i voti di scambio, quali le partecipate ed i posti di lavoro alle dirette dipendenze del comune. Personaggio scomodo quindi Marino, che è stato facile far fuori col pretesto della sua evidente inadeguatezza al ruolo ed estrema e colpevole ingenuità di comportamento (l’uso, seppur minimale, di soldi pubblici per viaggi o cene, pur se rimborsati in un secondo tempo, non sono giustificabili, nemmeno con la vera constatazione che molti si comportano così, anche peggio, senza averne conseguenze). Il PD non può fingere di non proteggere De Luca in Campania, condannato per la Severino, di non aver sostenuto la Barraccio in Sardegna, di non essersi alleato in Sicilia con indagati per mafia ed ex esponenti della destra, quindi far di Marino una pura questione morale pare fuori luogo.

Probabilmente Roma è un terreno molto delicato e con Marino rischiava di compromettere al tenuta del PD. E’ stato quindi preferito provare a giocarsela, in un certo qual modo, con nuove elezioni, che si dovrebbero tenere in occasione delle prossime amministrative nella primavera del 2016 assieme ad altri importanti comuni, che rendono questa tornata ben più delicata rispetto a normali elezioni municipali. La sola presenza di Roma, per di più a seguito degli scandali occorsi, rende il contesto del voto ben più profondo e significativo rispetto alle consuete amministrative.

Le forze politiche sono tutte alla ricerca dei conadidati, anche il M5S, in vantaggio secondo i sondaggi e sicuramente presente in un eventuale ballottaggio, non ha ancora un volto, e Di Battista, il più popolare e quotato, non pare disposto a chiedere una deroga al regolamento del partito che non prevederebbe la candidatura di un parlamentare; ciò non impedisce però una deroga o modifica, magari a seguito dell’espressione della rete. Per il CDX potrebbe concorrere la Meloni, ma il prediletto in Fi (leggi Berlusconi) sarebbe Alfio Marchini, avversato dalla stessa Meloni per i suoi trascorsi nel PD, che in realtà avrebbe già dichiarato di voler correre col suo simbolo. La posizione più delicata è quella del PD, un partito che ormai ha perso l’immagine e la reputazione, un tempo forti, nella capitale. I Democratici renziani devono riscattarsi, ed al momento il nome che circola è quello di Barca. Sembra strano, perché Barca non è un renziano, anzi è stato spesso critico nei confronti del Premier, ma il gioco perverso potrebbe essere quello di mandare all’avanscoperta un personaggio non particolarmente caro a Renzi proprio per bruciarlo, consapevoli della forza del M5S. Al contempo, dopo un’eventuale vittoria del Movimento pentastellato, la speranza del PD sarebbe quella che la complessa realtà romana fagociti anche il movimento fondato da Grillo, per riconquistare così, nel giro di un paio d’anni, l’immagine persa (si sa che la memoria politica degli elettori è corta). In questo contesto si inserisce l’incognita Marino 2.0, pronto a ripresentarsi e forse sostenuto dalle minoranze interne Dem (che con una simile mossa potrebbero definitivamente scindersi) e da Sel. In un eventuale ballottaggio i voti di Marino, ultimamente riscattato per gli accanimenti che ha dovuto subire, come se i decennali problemi romani, in un men che non si dica, fossero stati causati solo dalla sua gestione, potrebbero risultare pesanti per il PD, perché mai un elettore di un Marino 2.0 voterebbe PD alla seconda e decisiva tornata, molto più probabile l’astensione (ipotesi migliore per il PD) o il sostegno al M5S.

Dobbiamo quindi tener d’occhio Roma per seguire l’attuale fase politica, complessa ed intrigata, non sempre al servizio del cittadino e della cosa pubblica come dovrebbe essere, ma contestualizzata in giochi e balletti ben più tenebrosi. Roma, come afferma Cantone, forse non avrà gli anticorpi, non sarà la capitale morale d’Italia, ma senza dubbio ne è la sua cartina tornasole, colei che meglio di ogni altra città rappresenta la complessità e la dinamica nazionale.

01/11/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
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