Elezioni a Roma: occasione per il partito della Nazione?

Non sono poche le vicende che attualmente stanno attanagliando il mondo politico, se si volessero descrivere e dettagliare tutte, non basterebbe un vecchio dizionario enciclopedico, quello composto almeno da una quarantina di tomi da non meno di 500 pagine cadauno. L’Italia non è nuova a questo genere di accavallamenti, ma ricordare periodi come questo non è oggettivamente semplice. Si intrecciano infatti i problemi interni al PD e FI, le vicende di mafia capitale, il cui maxi-processo (oltre 140 udienze già fissata da qui a luglio) inizierà proprio in queste ore, il varo della legge di stabilità (DEF) con gli attriti tra Governo da un lato e dall’altro, per diverse ragioni, parti sociali, imprenditori e confindustria (anche se attenute dal rinnovo degli sgravi sulle assunzioni), regioni ed enti locali, pensionati assieme ad INPS ed il suo presidente Tito Boeri, v’è poi lo scioglimento della giunta romana, che ha costretto alla nomina del Commissario Tronca, palermitano trapiantato a Milano da 15 anni e che ora si dovrà occupare del punto medio tra città natale e quella d’adozione, il più complesso per la coesistenza tra politica, poteri più o meno occulti e palazzi, infine le conseguenti elezioni capitoline, che si uniscono a quelle, comunque complesse, di Milano, Bologna, Torino, Napoli in un “election day” primaverile che sa tanto di esame per il Governo.

Proprio le elezioni romane e la ricerca del candidato adatto a presentarsi per una simile prestazione, sono l’elemento che più sta rimescolando le carte tra i partiti. Al momento i sondaggi di tutti gli istituti di statistica, (da IPR ad IXE, passando per l’Istituto Piepoli) danno in vantaggio il M5S, ed effettivamente è difficile pensare il contrario visto che la connivenza tra malaffare ed i partiti storici, che hanno regnato nella capitale, è trasversale ad esclusione proprio dei pentastellati, non ancora formati all’epoca delle giunte alle quali risalgono i fatti oggetto di indagine. Sono gli unici non macchiati di questo vizio capitale e ne stanno riscuotendo i benefici, anche se devono prestare massima attenzione al candidato che vorranno mettere in pista, perché basandosi su consultazioni popolari “virtuali” dalla incerta partecipazione, anche alla luce dell’età dell’elettorato romano, potrebbero rischiare di non presentare un candidato dalla forza e carisma sufficienti, doti che sono indispensabili per navigare tra Campidoglio, Palazzo Madama, Palazzo Chigi e Quirinale, come invece quelle che potrebbero essere rappresentate da un Di Maio o un Di Battista, i più popolari e graditi tra i “grillini”.

Il CDX inutile dire che sia, come ormai consuetudine in questi ultimi anni privi di Berlusconi, allo sbando, senza possibili candidati e con una popolarità molto bassa. Le opzioni per riguadagnare qualche poltrona romana potrebbero essere due: la prima seguire la strada proposta da Salvini per ricreare una coalizione strettamente di CDX con candidato ufficiale Giorgia Meloni; la seconda, invece, seguire l’incipit del Ministro Lorenzin, inaccettabile per la Lega, che alla TV del Corriere ha proposto la candidatura di Alfio Marchini come esponente trasversale e condiviso tra CDX e CSX, per un lavoro sinergico, volto a risollevare la condizione di una Capitale che definir traballante è addirittura benevolo. Alla seconda ipotesi, attualmente, si contrappongono: la volontà dello stesso Marchini di scendere con un proprio simbolo per non perdere una sorta di verginità dalla politica storicamente radicata, su cui può far affidamento, pur avendo detto di accettare e di puntare ad ottenere voti da ogni elettore, sia esso di DX o di SX; e le scelte che fanno capo al PD.

Il PD è il partito che si gioca la posta più alta. Esce devastato dalla vicenda romana e dalle carte di Mafia Capitale, ha già tenuto comportamenti dubbi per alleanze e per la legge Severino rispettivamente in Sicilia ed in Campania, ha dato l’impressione di aver voluto far fuori Marino con il pretesto di un agire (sicuramente in leggerezza) perdonato ad altri ed in altre circostanze, e, non ultimo, non ha ancora un candidato, dovendosi però scontrare, con tutta probabilità, con la ricandidatura di Marino stesso. Se non bastasse ciò, vanno aggiunte le ultime tre defezioni dal partito, seguenti quella di Mineo: D’Attorre, Galli, Folino. Nel PD quindi siamo di fronte ad un centro/CDX (leggasi Verdini) sempre più pesante e che difficilmente non rende l’ipotesi di un partito della nazione, dai connotati centristi, sempre più verosimile. A riprova di ciò c’è proprio la proposta del Ministro della Sanità, che se venisse sottoscritta dai dirigenti del PD e si concretizzasse, sancirebbe, con nascita direttamente nella capitale d’Italia, un nuovo partito effettivamente trasversale e dalle potenzialità elettorali molto alte, anche alla luce della disorganizzazione delle alternative (forse l’unico in grado di arginare a Roma una netta vittoria del M5S). Addirittura si potrebbe pensare ad un bipolarismo con il M5S, e con il nuovo Italicum si giocherebbero tutto in un ballottaggio, il cui primo test sarebbe proprio l’elezione capitolina. La scelta invece di un candidato prettamente di sinistra, sembrerebbe convincer poco il PD (il nome di Barca è stato solo sussurrato), a meno di non voler consegnare “volontariamente” per 5 anni Roma al M5S, sperando che i pentastellati si scontrino con le difficoltà della Urbe. In tal caso il candidato sarebbe un agnello sacrificale.

Sicuramente non verrà palesato, ma l’ipotesi Marchini credo che piaccia assai, sia all’esecutivo Centro-PD, NCD che a FI. I “granvisir ed i giostrai” dei vari partiti ci stanno pensando, i consiglieri si stanno muovendo e studiano gli scenari ed i sondaggi. Qualche colloquio, nel segreto delle preziose sale del potere o in qualche trattoria appartata, se non già avvenuto, avverrà. Sono a giurarci.

04/11/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
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