Banca Etruria, caso Boschi e l’abilità comunicativa di Renzi

crack-bancheSiamo in un periodo politicamente convulso sia a livello europeo che nazionale. Le elezioni francesi hanno riaperto una ferita, solo in parte curata dalla vittoria ai ballottaggi dell’asse repubblicani e socialisti opposti alla destra estrema lepenista di Front Nationalle; la Spagna si appresta ad andare alle urne per rinnovare la legislatura, tra l’incertezza generale, è già appurato che sono ben 4 le forze in gioco e pertanto si tratterà comunque dell’ennesima sconfitta del tentativo di ricondurre l’EU, e con essa ogni stato membro, ad un bipartitismo PSE-PPE, già evidentemente non rispecchiante i rapporti di forza del nostro paese.

A notte inoltrata, 3:15 del mattino (di domenica 20/12), a larga maggioranza, è stata approvata dalla Camera la legge di stabilità che è intenzione varare entro il 23 dicembre. Essa, molto dispendiosa e per la maggior parte in deficit, tanto da richiedere l’innalzamento del rapporto deficit-PIL di un valore compreso tra 0.2 e 0.4% a seconda dell’andamento del prodotto interno lordo, contenine anche il decreto salva banche per risolvere il recente caso che sta meritando gli onori dei media.

Una frase che riecheggia, e non è cosa nuova, molto spesso in questi giorni è “i colpevoli pagheranno”. Simile frase sarebbe scontata in ogni altro paese, superflua, se non fossimo in Italia, dove molte volte si sono sentite uguali parole e molto poche invece quelle in cui le si è viste realizzate. Generalmente, tirando le somme, a pagare sono sempre stati i soliti cittadini o contribuenti, insomma hanno pagato coloro che, in molti casi, già prima avevano subito il maltolto.

Entro i confini nazionali la questione che più ha tenuto banco è senza dubbio il crack delle quattro banche territoriali: Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti. Se la più grande delle quattro è Banca Marche, le cui vicissitudini sono evidenti e note almeno da 4 anni, quella più nell’occhio del ciclone è Banca Etruria, essendo direttamente collegata alla famiglia del renziano Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. Oltre ad incarichi secondari di altri componenti della famiglia Boschi, cosa peraltro diffusa che esponenti della politica locale abbiano posizioni in fondazioni legate per governance e comando a banche territoriali (molto abbiamo scritto di MPS), è la Vicepresidenza del padre Pier Luigi Boschi. Tale vicepresidenza ha inizio quando Maria Elena era già Ministro ed immediatamente prima della riforma per la trasformazione da istituti bancari con voto capitario, come le banche territoriali o di credito cooperativo, in SPA, quindi con voto proporzionale alle azioni detenute ed una più complessa ed approfondita governance di controllo sui bilanci. La riforma in questione, che ovviamente il ministro per le riforme doveva conoscere a puntino, ha consentito una repentina salita dei titoli interessati, e nella fattispecie ha fatto segnare una crescita di oltre il 60% a Banca Etruria. Ovviamente ciò non vuol dire che la famiglia Boschi abbia fatto guadagni, ma sicuramente disponeva di informazioni privilegiate, che avrebbe potuto sfruttare. Pur rimanendo ancorati al principio d’innocenza fino a prova contraria, ancora una volta siamo di fronte al solito concetto, che non dovrebbe verificarsi in politica, di “opportunità”, quello, ad esempio, secondo cui la Cancellieri avrebbe dovuto, a detta della stessa Boschi, dimettersi, e per il quale sono caduti Iosefa Idem e Maurizio Lupi. Altro elemento che fa pensare, è che recentemente sia stato inserito un emendamento secondo cui, in seguito ad un crack bancario, i vertici degli istituti godono di immunità che li rende non legalmente punibili.

Date queste evidenze, più fatti oggettivi che opinioni come alcuni vorrebbero far pensare, va detto che gli italiani, investitori sottoscrittori e vittime delle obbligazioni subordinate di emissione Banca Etruria, sono stati tratti in inganno da un sistema, quello finanziario, tutt’altro che trasparente, che suole compilare i questionari per la redazione dei profili di rischio dei clienti, indirizzando le risposte, quando non compilandoli totalmente loro, operatori con MBO sulle vendite di prodotti quali obbligazioni ed ostaggi delle difficoltà della banca, datrice di lavoro che solo vendendo simili prodotti può, ad esempio, non incorrere in contratti di solidarietà o licenziamenti. Il cliente, va detto, non essere del tutto incolpevole. L’italia è, tra i paese OCSE, l’ultimo come preparazione finanziaria e se, come di fatto è stato, entreranno a pieno regime le regole del Bail-In europee per la risoluzione bancaria, sarebbe bene che l’investitore avesse contezza di ciò in cui sta collocando i propri risparmi e del rischio che corre. Sapendo che il rischio di perdita sottoscrivendo obbligazioni subordinate dell’emittente Banca Etruria, si collocava nell’intorno del 60%, quanti avrebbero aderito? Eppure, sebbene tra cavillose righe scritte in burocratese, ciò poteva essere evinto ed era dovere dell’operatore spiegarlo chiaramente. O ancora, in quanti avevano letto i report europei pubblici che intimavano a Bankitalia di controllare le banche in questione poiché gli interessi conferiti non erano sostenibili in relazione al costo del denaro, in quel periodo ridotto ai minimi? Una duplice colpa dal mio punti di vista.

Lato opposizione di governo è parsa subito lapalissiana una disorganizzazione totale nel mettere in difficoltà l’esecutivo, sfruttando tutto ciò che questa vicende offriva su un piatto d’argento, e visto il calo dei consensi dell’esecutivo in favore del M5S, non sarebbe stato troppo complesso se, almeno in questa occasione, le opposizioni si fossero fortemente coalizzate. Invece l’incedere è stato differito, prima la sfiducia al Ministro Boschi avanzata dal M5S , Lega e pochi altri elementi (bocciata), poi sarà la volta della sfiducia a tutto il governo, incalzata da FI ed il centro destra. Una divisione che ha reso gioco facile a Renzi, che da ottimo comunicatore ha cercato di spostare l’attenzione sul fatto che il decreto salva banche appena inserito in stabilità avrebbe salvato dipendenti (probabilmente vero) e correntisti. Il termine correntisti è generico ed impreciso, infatti è probabile che i correntisti e gli obbligazionisti, per le norme di protezione e di solvenza nei confronti dei creditori, non siano coloro che avrebbero dovuto concorrere al salvataggio della banca, contrariamente a detentori di obbligazioni subordinate ed azionisti. Ricordiamo che i conti correnti sino a 100’000 euro sono protetti dal fondo interbancario. Indubbio però è che il termine correntisti fa molto più effetto che obbligazionista.

Altra mossa da maestro di Renzi, è stato l’attacco, giustissimo, ma sospetto per ritardo e tempistiche, alla Merkel ed alla Germania, alla quale veniva ricordato di “non stare versanod sangue per l’Europa”. Il Premier ha voluto porre attenzione su temi come immigrazione, economia, energia-petrolio, Russia, ed anche Banche. Le tempistiche sono sospette percè questi problemi sono noti da anni ormai e mai il Presidente Renzi aveva alzato la voce come in questa occasione. Il monito che Renzi ha sottolineato con più vigore è stato quello economico, ed in particolare legato al salvataggio delle banche, ed alla necessità che, se esistono regole comuni, anche i rischi devono essere condivisi tra tutti i paesi membri, cosa che la Germania ha sempre rifiutato (la condivisione dei rischi ed anche di bond europei sono soluzioni che da molto proponiamo in questa sede, ed anche Prodi prima e Tremonti poi se ne fecero promotori). Renzi ancora ha ricordato, e dice il vero, che la Germania utilizzò alcune centinaia di miliardi per salvare le sue banche (Deutsche Bank e Commerzbank le più note), mentre l’Italia solo uno (per MPS), omette però di ricordare che ciò è dovuto al fatto che a causa del rapporto deficit-PIL italiano, dal valore del debito e dal PIL stagnante, non ci fu consentito da Bruxelles.

Il risultato di un simile attacco è stato nullo in Europa, liquidato dalla Merkel con un: “non è la prima volta che abbiamo qualche divergenza con Renzi” (ricordiamo che quest’anno non riusciremo a rispettare il percorso di rientro deficit-PIL e che l’Europa per tale ragione potrebbe richiederci ulteriori sacrifici a primavera del 2016). In Italia invece gli attacchi di Renzi hanno avuto un successo incredibile nello spostare l’attenzione dal caso Boschi al suo coraggio nel battere i pugni in Europa…. Ma con quale ritardo ha iniziato a battere i pugni, e con che convinzione? Pressoché nulla.

Le regole da rivedere per convergere verso una unione reale, d’interessi e valori comuni, senza gli slanci particolaristici delle singole nazioni, attente alle proprie zone di confort, sono innumerevoli e l’italia, oggettivamente in molte circostanze penalizzata dalle normative comunitarie, dovrebbe con più convinzione, determinazione e competenza, lottare per una loro revisione, non lanciare qualche accusa solo quando la comunicazione ed il consenso lo richiedono.

20/12/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

 

 

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Una Risposta

  1. […] di Renzi, abbiamo già scritto tempo addietro, appena emerso “l’affair” (Link articolo Banca Etruria), inoltre, rimanendo in tema bancario, su questo blog è possibile trovare analisi anche su MPS e, […]

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