Archivi Mensili: gennaio 2016

Politica nazionale intrigata e rotture europee

Negli ultimi mesi non sono certo mancati gli argomenti che hanno tenuto in scacco la scena politica italiana. In gran parte si tratta di nodi tutt’ora irrisolti e che rappresentano uno scoglio per l’Esecutivo Renzi, anche se al contempo possono essere una riprova ulteriore, se mai ve ne fosse stato bisogno, di quanto la debolezza degli avversari sia conclamata. Soprattutto se si volge lo sguardo verso il centro destra, che, dopo l’uscita di Berlusconi, non ha ancora trovato una linea chiara e manifesta difficoltà nel proporre un leader serio e carismatico, tanto che Berlusconi si sta lentamente riavvicinando alla politica, così come, parimenti, non è in grado di portare candidati per le elezioni amministrative di primavera in grado di battagliare ad armi pari (quasi) con i vari Sala a Milano e Giachetti a Roma, in pole per rappresentare il PD nonostante le venture primarie che li vedono vincitori quasi scontati.

Nei giorni scorsi si sono susseguite le vicende della 4 banche ed in particolare nell’occhio del ciclone permangono le indagini su Banca Etruria che vede coinvolti personaggi molto legati, anche con vincoli di sangue, al PD di Renzi. Altra questione importante è stata la scelta, ancora in fieri, per i candidati alle primarie in vista delle amministrative primaverili; poi vi sono i voti mafiosi presso il comune di Quarto, che hanno messo il M5S di fronte ai problemi della politica vera (che ahimè è prassi in Italia) con le conguenti connivenze territoriali e nazionali, la scelta del Movimento di espellere il sindaco, la grillina Capuozzo, e di richiederne le dimissioni per non aver saputo controllare possibili legami con la camorra di un membro pentastellato della sua giunta, è stata una mossa coerente rispetto al comportamento tenuto in casi analoghi del passato, quindi caso Cancellieri,  Lupi, Marino, Boschi (caso su cui il M5S ha preteso il voto di fiducia all’Esecutivo) ecc, la richiesta non poteva non avvenire; altro tema caldo sono le unioni civili, divisive soprattutto internamente al PD, e le riforme istituzionali/costituzionali, che non dovrebbero aver difficoltà nei prossimi passaggi in Senato e Camera e non dovrebbero averne di particolari, a meno di improbabili coalizioni iper-trasversali, da Lega a Sel passando per il M5S, neppure al referendum confermativo di ottobre, referendum che Renzi, spostando l’attenzione dalle amministrative ove la forza del M5S è concreta, ha incentrato su se stesso e che in caso di bocciatura comporterebbe il suo abbandono, stando alle parole del Premier, dalla politica.

In questo contesto, tanto intrigato quanto per noi comune, non si sentiva la mancanza dei battibecchi a livello europeo. Invece ne sussistono di molto cruenti, forse perché ormai in prossimità del vaglio della nostra legge di stabilità a Bruxelles, legge totalmente in deficit che sicuramente non passerà, priva di critiche, moniti o richieste di revisioni, senza una ulteriore richiesta di chiarimenti in merito al reperimento, preciso e puntuale delle risorse. Lo scontro stavolta è avvenuto non coll’austero presidente dell’Euroguppo, Jeroen Dijsselbloem, bensì col più diplomatico presidente della Commissione, Jean Claud Juncker. La scintilla che ha innescato il tenzone, è stata la flessibilità concessa all’Italia; il Premier attribuisce i margini ottenuti alle sue richieste, mentre per il presidente lussemburghese i margini non sono altro che concessioni europee che lui stesso ha, in ultimo, acconsentito. Juncker ha risposto a Renzi, a seguito delle pungenti e violente critiche che il Premier ha rivolto, parlando entro i confini nazionali, verso il comportamento della Commissione decisamente più penalizzante nei confronti dell’Italia rispetto ad altri paesi membri (Banche ed immigrati in primis), Renzi ha anche affermato, contraddicendo le sue precedenti parole, che in Europa non vanno cambiati i trattati (cosa che qualche mese fa voleva fare) bensì la politica economica (decisamente una bella virata). Il litigio, che sta proseguendo anche in queste ore, potrebbe essere molto controproducente per il nostro paese, visto che, come scritto sopra, la legge di stabilità passerà a marzo al controllo di Bruxelles, essa è decisamente protratta verso il deficit e presenta una ulteriore richiesta di flessibilità nel rapporto deficit/pil (circa 0.2%).

Sia l’accusa di Renzi, decisamente più violenta che in passato, che la risposta di Juncker, anch’essa sopra le sue solite righe, possono far pensare a due scenari. Da un lato Renzi che alza i toni con argomentazioni che possano attecchire sulla popolazione e sugli elettori in vista di elezioni più vicine rispetto alla scadenza naturale del 2018; dall’altro lato Juncker che vuole ribadire come sia la commissione ad approvare le manovre economiche italiane e le sue richieste di flessibilità, cercando quindi di ridimensionare le pretese nostrane.

Forse non sapremo mai quale interpretazione sia vera e neppure se ve ne sia una, di certo una rottura simile è quanto di meno utile vi sia, e per l’Europa e per l’Italia, in un momento di altissime tensioni economico sociali a livello globale.

 

16/01/2016
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

Il Bail-In incombe e non è colpa dell’UE

Indubbiamente, benché le attività parlamentari abbiano potuto concedersi il lusso di un ponte natalizio di quasi un mese, la notizia, poi ovviamente relegata, da molti media, in secondo piano, vittima sull’altare dei sondaggi fai da te in merito ad acquisti, viaggi, cenoni e menù vari, ha orbitato attorno alle banche ed in particolare a Banca Etruria.

Sull’argomento, che può avere notevoli risvolti politici e rappresentare uno scoglio di non facile superamento per l’inverno di Renzi, abbiamo già scritto tempo addietro, appena emerso “l’affair” (Link articolo Banca Etruria), inoltre, rimanendo in tema bancario, su questo blog è possibile trovare analisi anche su MPS e, quasi in tempi non sospetti, Banca Marche.

Il tema centrale, oltre alla bagarre politica scatenata dalla vicinanza dell’istituto aretino con la famiglia del Ministro Boschi (il padre Pierluigi ne divenne vicepresidente appena qualche settimana dopo l’ascesa di Maria Elena al dicastero per le riforme), ha riguardato la decurtazione, fino al quasi azzeramento, delle obbligazioni subordinate emesse dell’Etruria e vendute principalmente alla propria clientela. Il dissesto finanziario della banca infatti, è tale da dover richiedere un intervento esterno, oppure il ricorso all’odioso stato di insolvibilità verso alcuni (o tutti) i propri creditori.  Tra i creditori, i cui crediti non avrebbero dovuto essere restituiti in toto, vi sono anche gli obbligazionisti subordinati, vale a dire detentori di obbligazioni con al loro interno capitale di rischio. Fin qui tutto normale, o quasi, se non fosse che tali obbligazionisti non avessero chiara la natura dei titoli da loro stessi detenuti, né ne conoscessero la reale percentuale di rischio (in alcuni casi superiore al 60%). Come scritto nell’articolo menzionato e “linkato” sopra, ciò è stato dovuto ad una condotta non trasparente delle stesse banche, ma anche da una educazione finanziaria degli italiani, definibile ignoranza, tanto che il popolo italico si colloca agli ultimi posti per conoscenza della materia. Ciò detto il danno è ormai fatto ed il governo, anche per non perdere consensi, sì è imposto di trovare una soluzione. La via più semplice e quella fino ad ora praticata a livello europeo, sarebbe stato l’intervento statale di concerto con la BCE, ed infatti l’Esecutivo avrebbe voluto poterlo applicare anche in tal caso, forte del dato di fatto di aver erogato, in periodo di crisi, a favore del sistema bancario italiano, risorse pubbliche decisamente inferiori rispetto alla virtuosa Germania (qualche mld contro alcune centinaia). La richiesta di poter intervenire con risorse pubbliche, sfruttando il fondo interbancario di garanzia europeo , è stata respinta con una lettera, datata 19/11/15, della Commissione, con la motivazione che si tratterebbe di aiuto di stato e che sarebbe una distorsione nei meccanismi di concorrenza.

Il Governo deve quindi trovare, a meno di non voler lasciare in balia del bail in, ed il gioco di parole non è casuale, gli obbligazionisti, loro discapito, subordinati. Ad oggi una soluzione definitiva ancora non è stata trovata, ma l’unica certezza che si ha, è stato il collocamento a vigilanza del sistema bancario del commissario anticorruzione Raffaele Cantone, che è diventato una sorta di factotum di Renzi. La mossa non è stata digerita senza colpo ferire da due altre importanti istituzioni: Bankitalia e Consob, i cui vertici Visco e Vegas, sono stati ricevuti al Quirinale chiedendo se dovessero dare le dimissioni. Evidentemente le tensioni tra governo ed istituzioni di vigilanza su banche e borsa, che pure avrebbero dovuto avere un ruolo nell’evitare l’epilogo delle banche in questione, sono notevoli e l’incrinatura, benché sottaciuta dalle frenesie natalizie, non è trascurabile.

In questa circostanza, differentemente rispetto al passato, non si può attribuire all’Europa un comportamento imprevedibile o incoerente al contesto. Le regole sul Bail-In e la risoluzione bancaria, entrate in vigore il primo gennaio scorso, sono state firmate all’unanimità dai paesi membri, inclusa l’Italia. Esse prevedono che al salvataggio delle banche in difficoltà, per evitare i precedenti diffusi in tutta Europa, debbano compartecipare non più stati e banche centrali, bensì i privati, in ordine crescente proporzionalmente al rischio del sottostante: azioni e altri strumenti finanziari di capitale (azioni, azioni di risparmio, obbligazioni convertibili in azioni emesse dall’istituto bancario in crisi); quando si sarà azzerato il loro valore e questo non sarà sufficiente, si passerà ai titoli subordinati senza garanzia (obbligazioni junior, subordinate e strutturate); esaurita questa categoria di titoli, si passa ai crediti non garantiti (obbligazioni bancarie che pur non essendo né subordinate né strutturate non sono garantite, come le obbligazioni senior). Se il capitale reperito attraverso l’azzeramento degli strumenti finanziari di cui sopra non fosse sufficiente, si passa ad aggredire i conti correnti per la quota eccedente i 100’000 €. Entro i 100’000 € (200’000 € se il conto è cointestato) i conti sono protetti dal fondo di garanzia interbancario, proprio quello a cui avrebbe voluto ricorrere il Governo italiano. Oltre ai conti entro 100’000 €, possono ritenersi sicuri anche le obbligazioni emesse dalla banca ma coperte da una garanzia, ad esempio i covered bond che rientrano nelle obbligazioni senior. Garantite anche le cassette di sicurezza o i titoli detenuti nel deposito titoli (ovviamente se non emessi dalla banca in crisi).

Spiegato ciò, è facilmente compresnibile il rifiuto della Commissione di acconsentire ad attingere al Fondo di garanzia, si sarebbe creato un precedente ancor prima dell’entrata in vigore della nuova norma sul Bail In. Differente invece il discorso per quel che concerne la strategia della banca portoghese, Banif, che ha convertito alcune obbligazioni in azioni potendo così, durante la sua procedura di fallimento, azzerarne il valore. Come detto, questa tecnica, per certi tipi di obbligazioni è consentita (il vero nocciolo della questione sta nell’informativa che si da al cliente, la quale deve essere chiara e trasparente).

Concludendo, in questa situazione non si più puntare il dito contro l’Europa, che ha solo applicato quanto sottoscritto dall’Italia, ma in futuro, per evitare il replicarsi di situazioni simili e tutelare maggiormente i piccoli risparmiatori confidenti nella buona fede delle proprie banche territoriali, si deve assicurare un maggior e tempestivo controllo da parte degli organi preposti (Consob, Bankitalia, ABI), rendere più trasparenti e semplici le comunicazioni bancarie evitando che per la redazione di un profilo di rischio siano i cassieri a rispondere alle domande in base al prodotto che vogliono vendere, ma anche il cliente non è esente da colpe poiché deve premurarsi, nel gestire i propri risparmi, di aver compreso bene pro e contro dello strumento che ha intenzione di sottoscrivere e non fidarsi più ciecamente del bancario di turno.

Il novo bail-in non perdona e, ancor più della legge, sembra proprio non ammettere ignoranza. Uomo avvisato…

03/01/2016
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale