Il Bail-In incombe e non è colpa dell’UE

Indubbiamente, benché le attività parlamentari abbiano potuto concedersi il lusso di un ponte natalizio di quasi un mese, la notizia, poi ovviamente relegata, da molti media, in secondo piano, vittima sull’altare dei sondaggi fai da te in merito ad acquisti, viaggi, cenoni e menù vari, ha orbitato attorno alle banche ed in particolare a Banca Etruria.

Sull’argomento, che può avere notevoli risvolti politici e rappresentare uno scoglio di non facile superamento per l’inverno di Renzi, abbiamo già scritto tempo addietro, appena emerso “l’affair” (Link articolo Banca Etruria), inoltre, rimanendo in tema bancario, su questo blog è possibile trovare analisi anche su MPS e, quasi in tempi non sospetti, Banca Marche.

Il tema centrale, oltre alla bagarre politica scatenata dalla vicinanza dell’istituto aretino con la famiglia del Ministro Boschi (il padre Pierluigi ne divenne vicepresidente appena qualche settimana dopo l’ascesa di Maria Elena al dicastero per le riforme), ha riguardato la decurtazione, fino al quasi azzeramento, delle obbligazioni subordinate emesse dell’Etruria e vendute principalmente alla propria clientela. Il dissesto finanziario della banca infatti, è tale da dover richiedere un intervento esterno, oppure il ricorso all’odioso stato di insolvibilità verso alcuni (o tutti) i propri creditori.  Tra i creditori, i cui crediti non avrebbero dovuto essere restituiti in toto, vi sono anche gli obbligazionisti subordinati, vale a dire detentori di obbligazioni con al loro interno capitale di rischio. Fin qui tutto normale, o quasi, se non fosse che tali obbligazionisti non avessero chiara la natura dei titoli da loro stessi detenuti, né ne conoscessero la reale percentuale di rischio (in alcuni casi superiore al 60%). Come scritto nell’articolo menzionato e “linkato” sopra, ciò è stato dovuto ad una condotta non trasparente delle stesse banche, ma anche da una educazione finanziaria degli italiani, definibile ignoranza, tanto che il popolo italico si colloca agli ultimi posti per conoscenza della materia. Ciò detto il danno è ormai fatto ed il governo, anche per non perdere consensi, sì è imposto di trovare una soluzione. La via più semplice e quella fino ad ora praticata a livello europeo, sarebbe stato l’intervento statale di concerto con la BCE, ed infatti l’Esecutivo avrebbe voluto poterlo applicare anche in tal caso, forte del dato di fatto di aver erogato, in periodo di crisi, a favore del sistema bancario italiano, risorse pubbliche decisamente inferiori rispetto alla virtuosa Germania (qualche mld contro alcune centinaia). La richiesta di poter intervenire con risorse pubbliche, sfruttando il fondo interbancario di garanzia europeo , è stata respinta con una lettera, datata 19/11/15, della Commissione, con la motivazione che si tratterebbe di aiuto di stato e che sarebbe una distorsione nei meccanismi di concorrenza.

Il Governo deve quindi trovare, a meno di non voler lasciare in balia del bail in, ed il gioco di parole non è casuale, gli obbligazionisti, loro discapito, subordinati. Ad oggi una soluzione definitiva ancora non è stata trovata, ma l’unica certezza che si ha, è stato il collocamento a vigilanza del sistema bancario del commissario anticorruzione Raffaele Cantone, che è diventato una sorta di factotum di Renzi. La mossa non è stata digerita senza colpo ferire da due altre importanti istituzioni: Bankitalia e Consob, i cui vertici Visco e Vegas, sono stati ricevuti al Quirinale chiedendo se dovessero dare le dimissioni. Evidentemente le tensioni tra governo ed istituzioni di vigilanza su banche e borsa, che pure avrebbero dovuto avere un ruolo nell’evitare l’epilogo delle banche in questione, sono notevoli e l’incrinatura, benché sottaciuta dalle frenesie natalizie, non è trascurabile.

In questa circostanza, differentemente rispetto al passato, non si può attribuire all’Europa un comportamento imprevedibile o incoerente al contesto. Le regole sul Bail-In e la risoluzione bancaria, entrate in vigore il primo gennaio scorso, sono state firmate all’unanimità dai paesi membri, inclusa l’Italia. Esse prevedono che al salvataggio delle banche in difficoltà, per evitare i precedenti diffusi in tutta Europa, debbano compartecipare non più stati e banche centrali, bensì i privati, in ordine crescente proporzionalmente al rischio del sottostante: azioni e altri strumenti finanziari di capitale (azioni, azioni di risparmio, obbligazioni convertibili in azioni emesse dall’istituto bancario in crisi); quando si sarà azzerato il loro valore e questo non sarà sufficiente, si passerà ai titoli subordinati senza garanzia (obbligazioni junior, subordinate e strutturate); esaurita questa categoria di titoli, si passa ai crediti non garantiti (obbligazioni bancarie che pur non essendo né subordinate né strutturate non sono garantite, come le obbligazioni senior). Se il capitale reperito attraverso l’azzeramento degli strumenti finanziari di cui sopra non fosse sufficiente, si passa ad aggredire i conti correnti per la quota eccedente i 100’000 €. Entro i 100’000 € (200’000 € se il conto è cointestato) i conti sono protetti dal fondo di garanzia interbancario, proprio quello a cui avrebbe voluto ricorrere il Governo italiano. Oltre ai conti entro 100’000 €, possono ritenersi sicuri anche le obbligazioni emesse dalla banca ma coperte da una garanzia, ad esempio i covered bond che rientrano nelle obbligazioni senior. Garantite anche le cassette di sicurezza o i titoli detenuti nel deposito titoli (ovviamente se non emessi dalla banca in crisi).

Spiegato ciò, è facilmente compresnibile il rifiuto della Commissione di acconsentire ad attingere al Fondo di garanzia, si sarebbe creato un precedente ancor prima dell’entrata in vigore della nuova norma sul Bail In. Differente invece il discorso per quel che concerne la strategia della banca portoghese, Banif, che ha convertito alcune obbligazioni in azioni potendo così, durante la sua procedura di fallimento, azzerarne il valore. Come detto, questa tecnica, per certi tipi di obbligazioni è consentita (il vero nocciolo della questione sta nell’informativa che si da al cliente, la quale deve essere chiara e trasparente).

Concludendo, in questa situazione non si più puntare il dito contro l’Europa, che ha solo applicato quanto sottoscritto dall’Italia, ma in futuro, per evitare il replicarsi di situazioni simili e tutelare maggiormente i piccoli risparmiatori confidenti nella buona fede delle proprie banche territoriali, si deve assicurare un maggior e tempestivo controllo da parte degli organi preposti (Consob, Bankitalia, ABI), rendere più trasparenti e semplici le comunicazioni bancarie evitando che per la redazione di un profilo di rischio siano i cassieri a rispondere alle domande in base al prodotto che vogliono vendere, ma anche il cliente non è esente da colpe poiché deve premurarsi, nel gestire i propri risparmi, di aver compreso bene pro e contro dello strumento che ha intenzione di sottoscrivere e non fidarsi più ciecamente del bancario di turno.

Il novo bail-in non perdona e, ancor più della legge, sembra proprio non ammettere ignoranza. Uomo avvisato…

03/01/2016
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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