L’irrisolto problema greco si ripropone: prosegue la recessione ad Atene e per l’FMI è allarme

Variegati ed importanti sono gli argomenti che tengono banco tra i media cartacei, televisivi ed in generale tra tutti i canali multimediali. Spaziano dalla politica allo spettacolo fino alla finanza. In particolare, l’informazione è focalizzata sulle unioni civili e le controversie politiche dovute al meccanismo della “Stepchild Adoption” del DDL Cirinnà, la ricerca dei candidati delle varie coalizioni in vista delle elezioni amministrative che si terranno a primavera in numerosi importanti comuni, il festival di Sanremo, la riforma delle banche sia a livello europeo, con l’introduzione del Bail In per la gestione delle insolvenze, che, internamente, delle banche di Credito Cooperativo ed infine, ma di grande importanza, la visita a Cuba e la seguente visita in Messico, del Papa e del Patriarca Krill che si sono incontrati proprio all’aeroporto di L’Avana, dando indubbiamente vita ad un evento di portata storica.

Oltre a quanto scritto sopra però, un allarme che coinvolge tutta l’Europa, è stato lanciato proprio poche ore fa dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Invero, che questa piaga, lasciata irrisolta ad imputridirsi per troppo tempo, si sarebbe riaperta senza ombra di dubbio, lo avevamo scritto a più riprese in questa sede, ed ora la facile profezia si sta avverando non inaspettatamente, seppur non dotati noi di poteri chiromantici. L’istituto guidato da Christine Lagarde, ha riportato l’attenzione sulla Grecia, intimando il concreto pericolo di una sua uscita dall’Europa Unita.

La Grecia di Tsipras è prepotentemente ricaduta in recessione, del resto il governo Tsipras risulta essere una anatra molto più zoppa di quanto avvenga negli Usa quando il presidente ed il congresso risultano appartenenti a fazioni contrapposte. Quando è salito a palazzo, presso Syntagma, Alexis Tsipras ha dovuto accettare un piano di riforme ed  un programma di austerità dettato dall’Europa, la quale, solo sottostando al detto programma, ben lontano dalle idee della coppia Tsipras-Varoufakis caduta a Bruxelles, avrebbe sbloccato le tranche di aiuti concordati e necessari per i pagamenti e gli impieghi dello Stato verso i creditori ed anche per stipendi e pensioni. Il piano prevedeva tagli a stipendi e pensioni, nonché alle agevolazioni statali; gli stipendi e le pensioni, così come i tagli ai ministeri, sono già stati praticati e non possono colpire ulteriormente la popolazione che ancora non ha visto i lumi della tanto agoniata e promessa ripresa, anzi si è rivista la recessione, quindi è ora la volta dei tagli alle agevolazioni, in particolare a quelle agli agricoltori, pescatori ed allevatori, particolarmente importanti visto il peso che agricoltura, allevamento e pesca hanno nell’economia ellenica ed il numero di lavoratori che impiega, soprattutto appena ci allontaniamo dalle città e dalle zone turistiche per recarci nei luoghi più periferici o dell’entroterra. Gli impiegati del settore primario si sono mobilitati e stanno bloccando le strade ed intavolando proteste in piazza, inclusa piazza Syntagma, sede del Governo ellenico.

Era scontato che, appena la situazione economica Europea avesse subito un rallentamento, che include anche numerosi problemi, ora emergenti ma noti da tempo, al settore bancario, la vicenda greca si sarebbe ripresentata, e così, con una ricaduta in recessione, puntualmente è stato. Chiaro che la ricetta europea a base di austerità e tagli non è ciò che serve alla Grecia ed all’Europa per risolvere il grosso problema economico che ci sta travolgendo in modo differenziato da regione a regione, ma che ora sta colpendo anche la Germania, mostrando i primi problemi ad alcuni settori industriali ed ai consumi.

Alla recessione economica ed alle mobilitazioni degli agricoltori, Tsipras deve aggiungere la gestione del tema dei migranti, e gli adempimenti, 50 in tutto da eseguire in pochi mesi, che l’UE ha imposto per consentirle di permanere all’interno di Shenghen. Evidentemente in queste condizioni la Grecia non può riuscirci e sarebbe l’ulteriore, forse decisivo, passo verso la sua uscita dall’Europa ed alla conseguente disgregazione europea, che allora sarebbe solo questione di tempo.

Avevamo già detto, facendo eco a molte altre voci autorevoli e ben più illuminate, che la strategia europea era inconsistente ed inadatta a risolvere la situazione di permanente stagnazione economica quando non addirittura recessione, così come quella dei migranti, che si ripresenta immancabilmente ad ogni nuova primavera. Ribadiamo il concetto e ribadiamo come sarebbe ora di un definitivo cambio di rotta, sebbene crediamo che neppure questa sarà la volta buona, come il recente passato insegna.

 

14/02/2016
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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Una Risposta

  1. Ironia (si fa per dire) della sorte ora dovranno anche aumentare e di molto le tasse. Come sta accadendo in Italia, già gli allevatori lamentano di pagare alte tasse- Si stanno ‘incartando’, hanno scatenato ‘fame’ e appetiti. Saranno costretti a ‘chiudere’ per ‘fallimento’. Parlo dell’Europa e chi la sostiene così com’è. Parlo anche della BCE. Perdonami i ‘semplicismi’. Concordo in pieno con quanto scrivi. Bravo

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