Binario unico… la superficialità dell’analisi sul disastro ferroviario pugliese

Treni pugliaTanto, sicuramente troppo, si sta dicendo in merito al tremendo disastro ferroviario pugliese. Si legge praticamente su ogni testata giornalistica e si apprende da ogni TG, eccezion fatta per pochi intelligenti interventi di qualche esperto del settore, di quanto sia indecente l’esistenza, nel 2016, di tratte a binario unico in cui le comunicazioni in buona parte avvengono ancora via telefono.
Da mettere in primo piano, per coloro che non lo sapessero o che non hanno mai avuto modo di affrontare un viaggio ferroviario nelle “periferie” della nostra penisola, che di tratte simili in Italia siamo pieni. Non si tratta ovviamente delle veloci direttrici in cui viaggiano gli ETR, i Freccia Rossa o gli Italo, ma di tratte usate per la maggior parte da pendolari e studenti. Va poi detto che la tratta pugliese non era neppure così mal messa se ci riferiamo ai convogli, è presente infatti un treno “Minuetto” e la linea è elettrificata. Molte altre situazioni sono di gran lunga peggiori, alcune non sono elettrificate e vi viaggiano locomotori diesel ed addirittura solo ora stanno installando ripetitori cellulari ad hoc in quanto in certe parti, come gallerie o tratti montani, manca la copertura cellulare con conseguente impossibilità di comunicazione in situazioni emergenziali (pensiamo ad un treno che si fermi improvvisamente in galleria, circostanza che ha causato il peggior disastro ferroviario italiano con centinaia di morti per intossicazione da monossido di carbonio).
I tratti a binario unico in Italia sono circa il 55%, benché coperta da sistema di segnalazione di sicurezza SCMT.
Purtroppo i nostrani media hanno l’abitudine di gridare allo scandalo solo dopo lapalissiane manifestazioni.
Si scagliano contro l’infrastruttura telematica solo dopo che è certificato un digital divide abnorme che ci pone agli ultimi posti d’Europa, impedendo in talune situazioni lo sviluppo di un tessuto industriale davvero digitalizzato ed indispensabile ai nostri giorni; notano le linee a binario unico solo dopo le tragedie; si accorgono di strade e reti stradali inadeguate solo quando vi sono ingorghi indicibili, magari dopo qualche fiocco di neve; gridano allo scandalo per i fondi europei non spesi, quando sappiamo bene che siamo perennemente gli ultimi in classifica per quantità di fondi utilizzati, quindi i primi per ammontare di denari che l’EU si riprende; evincono la fragilità del sistema economico, finanziario, bancario solo dopo che molti istituti si trovano sull’orlo del fallimento e necessitano di interventi statali.
La domanda è sconfortante: perché non fare indagini ed inchieste prima dei fatti e pungolare positivamente per dare abbrivio positivo allo sviluppo del paese? Non che questo sia il loro compito, per carità, ma se potesse servire sarebbe in ogni caso ben accetto.
Il vero scandalo di questo episodio e la chiave di lettura della vicenda, semmai, è apprendere che l’Europa aveva stanziato fondi per il raddoppio di alcune linee ferroviarie italiane, tra cui quella pugliese, già disponibili da anni (almeno 2). A mancare, per l’avvio del raddoppio, era solo un DL che indicasse quali fossero le tratte da raddoppiare. DL ritardato tanto che solo ora erano stati programmati i lavori che avrebbero dovuto iniziare a giorni.
Quindi, altro che colpa al binario unico, il fatto richiede di indagare sul motivo per il quale non abbia funzionato la segnalazione di sicurezza e soprattutto chi e perché, con omissioni di atti d’ufficio, abbia impedito una tempestiva partenza dei lavori di aggiornamento delle linee ferroviarie come quella pugliese con fondi EU già pronti, stanziati e disponibili.
Notare, dulcis in fundo, che i soldi per l’ammodernamento della linea, trattandosi di fondi UE, provenivano, come tante altre volte, dalla tremenda e tirannica Europa.

12/07/2016
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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