Archivi Mensili: novembre 2016

Referendum costituzionale: ben donde per essere indecisi!

Inesorabile si avvicina, ed il fermento politico di certo non si lascia desiderare. Ormai mancano pochi giorni al referendum costituzionale del 4 dicembre e gli esponenti, i comitati, le coalizioni, per il Sì o per il No, si stanno adoperando per far valere la loro posizione.
In questa battaglia senza esclusione di colpi, teoricamente sensata se si stesse agendo con rispetto e cercando di argomentare e divulgare i perché di una parte tosto che l’altra spiegando la natura e gli effetti di tale votazione, si è perso completamente il senso della campagna elettorale, scadendo in una lotta politica tra gruppi e figure singole. Nulla di più controproducente soprattutto quando in ballo c’è la costituzione.

Partendo da alcune considerazioni, alla domanda:
“La Costituzione va modificata?”
La risposta è sì, ebbene sì. La costituzione va modificata, migliorata in relazione al mutato contesto economico, sociale, giuridico in cui viviamo, ove sono richieste capacità di reazione, flessibilità e velocità legislative che una costituzione un poco datata, non garantisce, dando il fianco, non per colpa della Carta in se, al proliferare delle dispendiose burocrazie o al perenne ingessamento.

Su questo punto va detto che c’è accordo totale. Ogni partito politico, ogni frangia ed ogni coalizione ha almeno una volta asserito che la Costituzione debba essere in qualche punto cambiata (a cominciare dalla legge elettorale, per finire alla struttura totalmente speculare delle due Camere).

Ciò detto, la riforma proposta dal referendum, è quello che serve al paese?
Sinceramente non saprei dirlo con certezza. Il tema è decisamente scottante e l’informazione sui contenuti e sugli effetti lacunosa. Sui media se ne fa un gran parlare, ma, come detto, a prevalere è la personalizzazione. I contrari perché vorrebbero far cadere o mettere in difficoltà Renzi, i favorevoli perché vorrebbero far soccombere i cosiddetti Gufi o quelli che, a loro detta, rappresentano la casta. Del resto è dato di fatto che il primo a personalizzare il voto sia stato proprio il Premier, salvo poi fare dietro front. Rimane vero che ognuno, attraverso fonti di informazione come internet o alcune letture specifiche può, più o meno, chiarirsi le idee, ma va ricordato che è la TV lo strumento ancora più efficiente per la divulgazione di massa ed anche per indirizzare il voto degli elettori. Inoltre, come servizio pubblico, quello dell’informativa elettorale, è un “servizio” appunto che dovrebbe essere erogato.

Intuitivamente, anche solo il fatto che non via sia alcun tipo di accordo sul Sì o sul No, fa presagire che la riforma non sia finalizzata al bene del paese.
Da un lato ci sono i sostenitori del Sì, che oltre alle file di Renzi, si trovano nella maggioranza ed in qualche caso anche nell’opposizione, mentre a sostenere il No sono, oltre che la gran parte dell’opposizione, anche una parte del PD, partito il cui segretario è proprio il Premier. Quando il Premier lega la sua permanenza all’Esecutivo all’esito della tornata elettorale, è scontato che la battagli si focalizzi su questo aspetto, e non sul reale contenuto. A corollario, è giusto ricordare che per una modifica della costituzione, così profonda servirebbe un accordo quasi totale, come avvenne per la Costituzione in essere, visto che sul piatto vi è il bene dei cittadini. Non sembra che l’obiettivo finale sia questo.

Vi è poi la destabilizzazione finanziaria che a dicembre minaccia di abbattersi sull’Italia in parte anche a causa dell’esito del voto. La finanza è tesa, ed a dimostrarlo c’è anche lo spread che seppure con il paracadute della BCE che acquista titoli di stato italiani a suon di 80 mld al mese, è in risalita verso i 180 punti. Le grandi banche e realtà “manovratrici dei mercati”, sembra si siano schierati per il Sì, e tra essi vi sono anche JPMorgan, in fieri di operare nel salvataggio di MPS, e Societè General, in trattativa per entrare in Unicredit il cui AD è il francese Mustier (un caso?). Dico sembra, perché in realtà girano alcuni report che sosterrebbero che una eventuale vittoria del No comporterebbe la formazione di un Governo tecnico sotto il quale sarebbe più semplice effettuare le riforme, anche economiche, necessarie.

Riassumendo quindi, la Costituzione va modificata e rapidamente; la riforma opera nella direzione corretta? Non si può dire, a meno di non affermare che certamente si potrebbe fare meglio.

Qualora vincesse il No, è pensabile ad una nuova riforma, migliore, nel giro di poco tempo? Anche in tal caso la risposta è chissà, sarebbe auspicabile ma è difficile.

A completamento di questo caos, permangono i problemi di uno dei pochi paesi nell’ambito europeo che non è tornato ai livelli pre crisi e pieno di problemi economici e sociali, che i cittadini (testimonianze di vita vera vissute anche stamani in un taxi) sentono assai più vicini ed urgenti.

Ce ne è ben donde per essere indecisi.

21/02/2016
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

Referendum: rinvio, sì o no? Un pensiero va speso…

Avevo scritto proprio pochi giorni fa che il clima di, almeno, apparente unione in merito al dramma del terremoto, aveva una aurea veramente positiva e ben augurante affinché, una volta tanto, si agisse di concerto e non si proferissero solo parole, poi disdette puntualmente dai fatti, come purtroppo abbiamo avuto modo di verificare per i recenti disastri che sempre meno raramente si abbattono sul nostro complesso, perché effettivamente è così, territorio, divenendo eventi eccezionali non più classificabili, etimologicamente parlando, come tali, mancando il concetto di eccezionalità che sottende un qualche cosa fuori dal comune.

terremoto
In queste ultime ore però il clima si sta guastando, aggrovigliandosi due tematiche solo all’apparenza distanti, ma che l’attento analista non troverà difficile accostare. Si tratta del referendum costituzionale del 4 dicembre e delle priorità nelle zone terremotate.
Attualmente si stanno conformando due linee di pensiero: una che vorrebbe rimandare la tornata referendaria ed una che invece vorrebbe mantenerla.

Nella prima schiera si inseriscono le opposizioni, il Ministro Alfano e tra gli esponenti del PD, Castagnetti; alla seconda schiera invece appartiene il Premier Renzi con tutta la prima linea del PD che gli fa capo.

Chi vorrebbe mantenere la data sostiene che il governo ha dovere di consentire regolari elezioni anche nelle aree disagiate, ed effettivamente è vero. Vere però sono anche le motivazioni di coloro che sostengono il rinvio, ad iniziare dai sindaci, che sostengono di avere differenti priorità che organizzare seggi ed urne. Non credo sia possibile dar torto a questi ultimi, i sindaci hanno altre priorità, i cittadini hanno altri pensieri e problemi, non hanno di certo voglia di pronunciarsi in un voto né tantomeno di informarsi a dovere per andare al seggio consapevoli, che è un loro diritto e dovere. In sostanza non c’è lo stato d’animo e la serenità mentale per recarsi a decidere di modificare la costituzione.

Anche l’organizzazione di seggi di emergenza richiederebbe risorse aggiuntive probabilmente destinabili alla ricostruzione o alla sistemazione degli sfollati, sicuramente un goccia nel mare, ma che sarebbe un buon esempio di condivisione di obiettivi.

Credo che un tema come la modifica della carta costituzionale richieda una cittadinanza consapevole e che si reca alle urne, o non vi si reca, per propria decisione e non perché, più o meno consapevolmente, costretta da circostanze contingenti. Per tali ragioni penso che almeno la valutazione di un possibile rinvio del voto, possa essere auspicabile.

Da rimarcare che, essendo il referendum confermativo, non richiede il raggiungimento del quorum, motivo in più per rendere possibile la facile fruizione da parte di tutti i cittadini, e da sottolineare che un eventuale ritardo potrebbe essere a favore del Governo Renzi, se saprà ben comportarsi nella gestione del post terremoto, oppure, in caso contrario, favorevole ai detrattori della linea del Governo, appurato che ormai, purtroppo, non è il vero contenuto della riforma che determinerà la vittoria del “sì” o del “no”, bensì la popolarità di Renzi tra l’elettorato.

03/11/2016
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale