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Recensione all’opera: Arrivo. Prima o poi. Un libro contro la puntualità. Di Amedeo Testa

Recensione all’opera:
Arrivo. Prima o poi
Un libro contro la puntualità
Di Amedeo Testa (Facebook – Amedeo Testa)

In altri tempi qualcuno avrebbe gridato a squarcia gola: “Clamoroso al Cibali!!!”, i più dotti, delicati ed aulici si sarebbero espressi con uno: “Chapeau”, i cultori della commedia italiana leggera degli anni novanta non avrebbero lesinato un: “Libidine … doppia libidine … libidine, coi fiocchi”.

Io mi esprimo più semplicemente, senza citazioni, ma dico:
Insomma ragazzi, siamo di fronte ad un capolavoro assoluto, una delle più alte pagine della storia contemporanea. Peccato che i Nobel siano già stati assegnati, altrimenti il vincitore sarebbe stato oltremodo scontato” .

La riprova universale di un livello di sommità a memoria d’uomo mai raggiunto, se non, forse, in alcune pagine di Dantesca stesura, è
incontrovertibilmente manifesta nella pioggia di “Mi Piace” che hanno popolato la pagina ufficiale di FaceBook ….
E se lo dice FB non può che essere vero.
Chi, or ora, avrebbe il coraggio di smentire un siffatto oracolar strumento?

A cosa mi sto riferendo?
Mhà, ….
Di preciso non si sa ….
Nessuno lo sa ….
Probabilmente ad un libro.

Alcune indiscrezioni reperite da fonti vicine al Bildeberg rivelano che si dovrebbe trattare di un tomo, un’opera letteraria.

L’Autore, o meglio “Il Maestro” (si sarebbe chiamato “Divino” se questo epiteto non fosse già stato coperto da copyright), è di assoluta perizia, nel senso che è un perito informatico (poco appassionato, mormorano i fortunati conoscenti), non ha mai scritto alcuna pagina letteraria, ma di certo, se lo avesse fatto, le sue opere avrebbero avuto una tiratura di copie svariati ordini di grandezza superiore a quelle della Bibbia di Gutenberg.

Pare sia laziale, nel qual caso sarebbe l’unico difetto: quella macchia immancabile in qualsivoglia divinità del Pantheon, presente solo ed esclusivamente per volontà superiore, così da conferire umanità alla perfezione.

Il libro, ma potremmo già chiamarlo capolavoro, è un’opera che Il Maestro avrebbe voluto scrivere da almeno 20 anni, ma non ha potuto, o meglio non ha voluto, farlo. Non per gli impegni, che gestisce magistralmente, ma per non contraddirne il contenuto, per far fede all’insegnamento che si prefigge generosamente di dare al mondo con il suo pungente tratto di stilografica e calamaio.
Il lavoro affronta infatti la puntualità:
ne è convintamente contro. Chiaro dunque che un’opera dalla simil trama non poteva arrivare se non in ritardo e 20 anni sono stati ritenuti dall’Autore sufficienti.

Il nascituro volume ha già permeato il globo di aspettative indescrivibili, del resto “Il Maestro” ha affermato che in esso è racchiuso un sapienziale antidoto che aiuterà il mondo e tutta l’umanità a vivere meglio, non è pertanto ammesso dubitarne.

La puntualità infatti è un concetto innaturale, da prevaricare, superare, abbandonare, cancellare dalle menti, è un artifizio, fonte di stress e malessere.

Quando l’uomo si svincolerà da questo concetto, dando ad una porzione del proprio enorme intelletto la possibilità di tornare allo stato di belva, avrà compiuto un passo verso la felicità.

In questo saggio v’è racchiuso un grimaldello potentissimo in grado di aprire ogni porta che vincoli al tempo, alla fretta ed alla puntualità, un passepartout abilitante al ritorno a quella lentezza, propria dell’uomo, che i tempi moderni hanno offuscato rendendola quasi vergognosa.

19/10/2015
Valentino Angeletti
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