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Letta, Squinzi ed il tempo già scaduto da molto

Da Abu Dhabi, dove si trovava in visita istituzionale, il Premier Letta ha espresso profondo ottimismo ed ha dichiarato apertamente che in Italia la crisi è ormai alle spalle e che è iniziato il periodo della ripresa. Il PIL secondo Letta crescerà dell’ 1% nel 2014 e del 2% nel 2015.
Purtroppo il tessuto economico e produttivo del paese non sente tutto questo ottimismo ed a farsene portavoce, proprio in contemporanea dalle visita in medio oriente del Premier, è il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che ha denunciato una situazione drammatica per le imprese, ancora alle prese con gli stessi problemi del 2010, 2011 che stanno comportando la chiusura di centinaia di attività ogni mese, principalmente trai piccoli artigiani e commercianti. I consumi interni sono ancora in calo così come il reddito ed il potere d’acquisto delle famiglie che continuano a privarsi di beni di prima necessità, finendo col dichiarare di essere soliti consumare cibi scaduti, o di acquistarli appositamente per gli sconti applicati (indecente in un paese civile, ed è esattamente la stessa cosa che accadde in Grecia).

Del reso non è difficile ricordare le prime pagine dei giornali,che quasi tutti, chi prima chi dopo, hanno titolato: “il tempo è scaduto”, “fate presto”, “ non c’è più tempo”. La prima testata fu proprio quella di Confindustria, il Sole 24 Ore nel 2011.
Da allora cosa è cambiato? Poco o nulla.
Sembrava che la legge elettorale dovesse essere immediatamente riscritta, ma solo ora, con lo sprint decisivo di Renzi e Berlusconi si potrebbe giungere alla modifica di tale legge, che forse non sarà la migliore, ma che potrà dare il via ad una serie di modifiche costituzionali, tra cui ablazione delle province, taglio del numero dei parlamentari e del Senato. Sul piano economico non si sono viste le riforme importanti necessarie, si confida molto nella spneding review, ma è tutto in divenire, si è parlato di rilancio della competitività anche a mezzo di riduzioni sulle bollette energetiche, ma anche in tal caso una reale politica energetica non è stata presentata, il costo del lavoro è rimasto il medesimo, la desertificazione industriale continua ad avanzare, ed anche le lotta alla disoccupazione, attraverso la youth guarantee, non ha subito svolte epocali, in compenso le entrate fiscali sono aumentate ed il pasticcio dell’IMU, così come il decreto “Salva Roma”, ha dato una immagine pessima.
La rivalutazione di Bankitalia è un processo controverso e complesso, non sarà senza dubbio un’immissione diretta di liquidità da Stato a Banche, ma queste alla lunga ne trarranno benefici e potranno affrontare meglio gli stress test europei.
Le direttive EU che parlavano di spostare la tassazione su patrimonio e consumi diminuendola su lavoro, imprese e presone non sono state seguite. Alcune vertenze aziendali sono state risolte, ma sul tavolo ne rimangono ancora tante ed importanti a cominciare da Alitalia, Telecom, Elctrolux e le domande di cassa integrazione sono in aumento costante.
I Marò sono ancora in India e ci si rende conto solo adesso che forse la “consuetudine” che persone singole detengano fino a decine di poltrone in chiaro conflitto di interessi non è così trasparente ed eticamente corretta. Grandi interventi di messa in sicurezza del paese non sono stati realizzati, benché potessero creare un notevole indotto e lavoro immediato, ed ogni volta che si registra un forte evento meteorologico il paese incappa in conseguenze drammatiche, da nord a sud che finiscono col pesare ulteriormente sul bilancio statale.

Poiché Letta si trovava in visita ufficiale per presentare il nostro meglio agli investitori e cercare capitali (ha discusso di Alitalia con Etihad e di CDP Reti –Snam – Terna con un fondo del Kuwait) ha dovuto per forza di cose mostrarsi deciso, ottimista, solido e convincete e forse il presidente Confindustria è stato indelicato a controbattere cosi fermamente.
In ogni caso è comprensibile la riflessione di Squinzi, totalmente in linea con i sindacati e con Renzi, che il governo, stabile quanto si vuole (ma poi siamo così sicuri di questa stabilità politica? Sinceramente pare che le frizioni tra i vari partiti abbiano assunto una violenza verbale ed anche fisica notevole ed il fatto che la “ghigliottina” sia stata per la prima volta applicata proprio durante il governo delle larghe intese è significativo, e le svariate dimissioni presentate o richieste?), ha senso di perseverare se e solo se agisce, altrimenti le elezioni dovrebbero considerarsi seriamente.
In modo analogo la pensa del resto Enrico letta, i risultati di questi 13 mesi però non sono stati troppo incoraggianti. Anche se il PIL 2014 dovesse crescere proprio dell’1% come dice Letta e non dello 0.5-0.6% come da stime Confindustria, si tratterebbe in ogni casi di stagnazione economica non in grado di invertire la tendenza in atto che porta la disoccupazione ad aumentare. Per far ripartire l’occupazione servirebbe un incremento almeno dell’1.5% e soprattutto un incremento di domanda, esterna, fortunatamente ancora sostenuta, ma anche interna ed un aumento dei consumi, conseguenti solo ad un aumento del potere d’acquisto. Spirale evidentemente complessa da risolvere.

L’ Europa nel suo primo rapporto sulla corruzione certifica che al nostro paese costa 60 miliardi all’anno, il 50% di tutta l’ Unione, un dato non nuovo, ma che è ancora più incisivo ed amareggiante perché proviene da uno studio ufficiale. Forse il prossimo studio certificherà il costo della burocrazia, stimato attorno a 100 mld o quello dell’evasione, dato in una forbice tra 100 e 150 mld.
Sempre Bruxelles ha avviato la procedura di infrazione, gestita dal vice commissario Antonio Tajani, contro l’Italia per la violazione della direttiva comunitaria sui ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione alle imprese fornitrici di beni e servizi. L’Italia ha 35 giorni per dimostrare di non aver infranto la direttiva europea, dopo di che partiranno le sanzioni che dovrebbero aggirarsi attorno ai 4 miliardi.
In EU la media è di 61 giorni, in Italia di 171, tra il 2009 ed il 2013 i tempi di pagamento sono aumentati in Italia (caso unico in Europa) di 8 giorni per le transazioni tra privati e di 42 giorni in quelle tra le PA e le aziende. Per far en confronto in Germania e debiti tra privati si saldano in 34 giorni e tra PA e privati in 36, in Italia servono rispettivamente 96 e 170 giorni. Tutto questo nonostante il pagamento dei debiti delle PA fosse un pilastro del governo Monti e poi di quello Letta.
L’ammontare dei debiti oscilla tra i 90 (stima Bankitalia) ed i 120 (stima CGIA di Mestre) ed a dire il vero circa 47 furono sbloccati da Monti prima e Letta poi. Di questi però solo poco meno di 5 miliardi sono realmente finiti nelle casse delle aziende, il resto è ingabbiato in pastoie burocratiche. Se il tasso di pagamento rimane costante si stima che i debiti attualmente in essere si estingueranno in 20 anni. Inoltre i debiti delle strutture sanitarie (come per l’acquisto di apparecchi biomedicali) non rientrerebbero nel computo stimato.

Quindi, è benefico andare avanti così? A questi ritmi si è sicuri di poter uscire dalla crisi in tempo, quello non più disponibile e già scaduto, utile? Anche considerando dinamiche di ripresa fisiologicamente lente e le reazioni che hanno avuto gli altri paesi, si può affermare di essere sulla buona strada?

 

03/02/2014
Valentino Angeletti
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