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India, Cina, Germania non saranno presenti al vertice ONU sul clima

Il vertice ONU di New York sul Clima indetto direttamente da Ban Ki Moon (al quale parteciperà anche il Premier Renzi) non vedrà la presenza di Germania, India e Cina.

In realtà è come giocare un mondiale di calcio senza 3 delle migliori 5 squadre….

Il problema del clima, del cambiamento climatico e della CO2, a parte l’impatto mediatico ed i grandi ed in genere infruttuosi consessi di cui è protagonista, sembra un problema sacrificato dai più diretti interessati sull’altare della crescita senza vincoli né ostacoli neppur quando si parla di sostenibilità ed ambiente.

In nodi comunque prima o poi verranno al pettine.

Il 2013 è stato uno degli anni più caldi in assoluto, ma è anche vero che lo strato di Ozono si è ispessito a dimostrare che non esistono soluzioni semplici o tendenze scontate per un problema così complesso che va necessariamente affrontato, gestito e monitorato.

Link Clima:
Alla conferenza sul clima di Varsavia negoziati dominati dai particolarismi 24/11/13
Conferenza ONU sul cambiamento climatico 13/11/13
Industriali italiani avversi alla riduzione di CO2. Imposizioni rappresentano un fardello o un driver alla competitività? 17/01/14
Piano Energetico 2030: punti da discutere e sviluppare 8/12/13

21/09/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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Industriali italiani avversi alla riduzione di CO2. Imposizioni rappresentano un fardello o un driver alla competitività?

In Cina parlano di Climageddon per identificare l’ormai incontrollato inquinamento delle città che rende questi luoghi, densamente abitati, frenetici ed immensi, letteralmente invivibili, tanto che nei momenti peggiori viene imposto il divieto di uscita dagli edifici per l’impossibilità di respirare e di vedere, come vi fosse una fittissima nebbia. Anche rimanere all’interno di luoghi chiusi non protegge dal pericolo di inquinamento e polveri sottili a meno di avere finestre a tenuta stagna ed impianti di condizionamento con ricircolo o filtraggio dell’aria.
In Cina i principali fattori di questo disastro ambientale, che come conseguenza ha anche il riscaldamento globale e l’aumentare di eventi estremi in accordo con molti studi e col panel scientifico internazionale IPCC, sono i trasporti e gli impianti industriali, principalmente le centrali di produzione elettrica a carbone, combustibile più diffuso del quale la Cina è ricca, che non sono dotate di adeguate tecnologie e meccanismi di riduzione e controllo sulle emissioni inquinanti.
I temi dell’inquinamento e dell’energia sono già stati trattati ampiamente:

Punti per piano energetico 2013
Conferenza clima Varsavia
Conferenza clima Varsavia 2
Italia, energia a prezzi competitivi per rilanciare economia

Ora dall’Italia industriale, Confindustria in particolare, viene una critica alla politica europea, definita velleitaria, di riduzione delle emissioni in atmosfera di CO2 del 40% di qui al 2030 appoggiata da alcuni stati come Germania, Francia, Gran Bretagna, ma sottoscritta anche dal Ministro dell’ambiente italiano. I timori degli industriali sono relativi all’impatto sulla competitività che queste misure potrebbero avere per le industrie italiane già molto in difficoltà ed obbligate a pagare un prezzo dell’energia più alto che altrove, principalmente a causa di un prelievo fiscale e di accise elevatissime ed al peso degli incentivi alle rinnovabili, mercato ormai maturo, che ha dato adito a speculazioni notevoli a danno dei contribuenti, salvo poi dare semplicisticamente colpa dei rincari ai produttori o gestori di energia ed infrastrutture.
Il ragionamento di Squinzi non è dissimile da quello che adduce la Cina rifiutando ogni protocollo di intesa sul clima, perché a detta loro non è corretto che altri stati abbiano potuto in passato svilupparsi col “vantaggio” di non doversi curare dell’ambiente “possibilità” che vorrebbero sfruttare anche loro. A dire il vero la Cina a breve supererà il livello di emissioni dovuto a quasi tutta la rivoluzione industriale del 1780, quindi il loro “bonus” potrebbe considerarsi esaurito.
Non è neanche pienamente corretto sostenere che normative sulle emissioni ostacolerebbero la ripresa italiana in quanto stato produttore industriale e manifatturiero, perché ciò varrebbe anche per la Germania, inoltre non è da pensare che sia solo l’industria ad inquinare pesantemente, vi è il settore agricolo e degli allevamenti intensivi presenti più altrove che in Italia e tutto il sistema dei riscaldamenti domestici ed industriali. Quindi i costi di adeguamento se rappresentassero un problema non lo sarebbero solo per l’Italia.

Il punto chiave è che la questione del cambiamento climatico, così come la demografia e l’approvvigionamento energetico, va affrontato a livello globale. Anche accordi europei, benché utili, non sono sufficienti, serve la cooperazione con i grandi stati inquinanti, con tutti gli “stakeholders” coinvolti ed una reale volontà di cambiamento di paradigma cercando non di puntare, almeno nel breve, ad un utopistico ed irrealizzabile abbandono totale delle fonti fossili, ma convergendo verso un loro utilizzo ottimizzato ed oculato, investendo tantissimo sul risparmio, sull’efficienza e su una piena integrazione con le rinnovabili, decisamente importanti nel portafoglio energetico mondiale. Il meccanismo ETS che ha mostrato negli anni scorsi le sue lacune potrebbe essere rivisto e migliorato sensibilmente sie per implementazione tecnico-normativa che per settori di applicazione i quali ad esempio potrebbero includere anche il settore dei trasporti terrestri al fine di incentivare una mobilità sostenibile e lo sviluppo dell’e-mobility comprendendo l’infrastruttura relativa.

L’approccio di Confindustria alla questione dovrebbe quindi essere non di pensare alla lotta ai cambiamenti climatici come un fardello, ma considerarla come grande opportunità, parte di quel cambiamento che il nostro sistema politico, economico e sociale deve intraprendere celermente. Tutta la filiera del risparmio energetico e dell’abbattimento degli inquinanti, a partire dall’efficientamento energetico domestico ed industriale, alla lotta alle perdite di trasporto e distribuzione energetica, la riqualificazione di edifici, la bio edilizia sostenibile, i nuovi materiali, le nuove tecniche di abbattimento di inquinanti per impianti a carbone, il gas naturale, gli interventi sulla rete elettrica per una migliore gestione dei carichi ed integrazione delle rinnovabili, la mobilità elettrica, l’integrazione verso un mercato energetico comune e l’equiparazione fiscale sull’energia in modo da poter abbassare nel breve termine il costo del MW anche in Italia (e non mi dilungo oltre), rappresentano una filiera che richiede lavoro altamente specializzato ad alto valore aggiunto e che può rappresentare un nuovo e duraturo driver per la nostra economia.

Anche se nel breve fossero tolte o ridimensionate le restrizioni europee sull’inquinamento sarebbe la vittoria di Pirro per le industrie italiane, primo perché col problema dovranno confrontarsi senza scuse in un prossimo futuro, secondo perché si ritarderebbe quel processo di rinnovamento industriale, quel cambiamento di paradigma socio-economico-finanziario alla volta della sostenibilità complessiva, del quale l’Italia ed il mondo necessitano.

16/01/2014
Valentino Angeletti
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