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Sentenza Consulta sulle pensioni: un complesso nodo da sciogliere ereditato da Governo Renzi

Lo avevamo detto immediatamente che sarebbe stato un problema ed infatti ora la questione è sul tavolo del Governo che dovrebbe decretare entro venerdì. La sentenza della Consulta che ha giudicato incostituzionale il blocco, previsto dal provvedimento “Salva Italia” del Governo Monti, dell’adeguamento all’inflazione per gli anni 2012-2013 delle pensioni oltre 3 volte il minimo, quindi circa 1’500 € lordi al mese, deve essere in qualche modo rispettata.

Al momento la somma che dovrebbe gravare sul bilancio pubblico 2015 è ancora incerta, inizialmente la maggior parte dei media la collocavano in una fascia tra i 4 ed in 9 miliardi, aumentata poi nel tempo, attestandosi secondo le ultime stime nella forbice tra i 14 ed i 19 miliardi. Il conteggio complessivo, del resto, deve tenere conto degli adeguamenti mancati per il 2012-2013, ma anche degli adeguamenti successivi che avrebbero dovuto avere una base superiore oltre che degli interessi maturati. Tale cifra ovviamente non è onorabile dal Governo italiano, il quale, sotto il controllo dell’Europa che mercoledì passerà al vaglio il dossier riguardante proprio i conti italiani e l’impatto che la sentenza della Consulta potrebbe arrecare, ha confermato il rispetto dei vincoli di bilancio concordati. Il Ministro Padoan ha affermato che pagare tutto il rimborso causerebbe uno sforamento del tetto del 3% del rapporto defiti/pil, una deviazione dal suo percorso di rientro, ed un peggioramento ulteriore del debito che dal prossimo anno dovrebbe stabilizzarsi ed iniziare a scendere.  Al Ministro fa eco anche Bruxelles che non ipotizza neppure il non rispetto dei vincoli di bilancio a cui ha legato indissolubilmente la concessione dei margini di flessibilità che non possiamo permetterci di perdere perché si sommerebbero alle quote da rimborsare come uscite o mancati incassi in un bilancio statale senza margini, se non di un tesoretto di 1.6 miliardi evidentemente insufficiente per “l’imprevisto consulta”. Le previsioni di primavera della commissione, infatti, non hanno affatto tenuto conto del rimborso alle pensioni di cui lo Stato dovrà farsi carico.

Un’atavica domanda che sorge riguarda il perché di un simile ritardo della sentenza della Corte Costituzionale, le motivazioni erano facilmente intuibili fin da subito ed un precedente già sussisteva, ossia il veto sul contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro; era pertanto possibile un pronunciamento più repentino. Il Governo Renzi, incolpevole per il dissennato provvedimento di blocco della perequazione in un periodo quando avrebbero dovuto esser potenziati i consumi, si trova comunque costretto a dover a riparare una situazione altamente complessa. Un’altra questione riguarda il fatto che, e si spera che serva da lezione per il futuro, sarebbe stato meglio sottoporre al vaglio della Corte tale misura ben prima della sua entrata in vigore. All’epoca, va detto, che il Governo era sotto pressione dei mercati, con spread costantemente tra 300 e 500, e da parte dell’Europa che premeva per la rigorosa applicazione dell’austerità. Ciò ha portato, come spesso accade anche in questi ultimi periodi, ad agire d’urgenza, con rapidità, a prendere decisioni avventate senza valutarne in modo corretto ed oggettivo le ricadute. Analogo problema si è verificato con gli esodati e tutta la riforma delle pensioni. Ora l’attuale Esecutivo rischia di sterilizzare i benefici contabili goduti del blocco degli adeguamenti sui conti e fungere da fardello in un frangente in cui per le condizioni macroeconomiche al contorno si dovrebbe spingere sull’acceleratore.

L’Europa, come ricordato precedentemente, non cessa di tenere sotto controllo i nostri conti, ricordandoci che non è possibile deviare dal percorso di rientro. Questo fatto pone il Governo Renzi nella condizione di dover studiare, cosa su cui il Ministro Padoan ha detto di volersi impegnare, un modo per mantenere in ordine i conti ed al contempo rispettare la sentenza della Corte. Il peso dell’Europa nel provvedimento preso sotto il Governo Monti è stato rilevante e non v’è dubbio che abbia contribuito a creare una pressione ed una fretta tale da far percorrere al Governo la via più breve e di più rapido risultato senza approfondirne le conseguenze. Di questa sua “ingerenza” Bruxelles dovrebbe farsi parzialmente carico per non applicare una eccessiva severità nel valutare la sentenza e le proposte che il MEF di Padoan avanzerà. Non solo relativamente all’Italia, ma la richiesta di austerità europea è stata un elemento che non ha facilitato il percorso di mitigazione e contenimento della crisi economica.

Le ipotesi più probabili a cui sta pensando il Ministero di Padoan sono un rimborso scaglionato e solo per le fasce di reddito più basse. La soglia sopra il quale il rimborso non verrà effettuato è ballerina ed incerta, alcuni quotidiani la fissano a 2’000 € di pensione netti (decisamente bassa), altri (più probabile) ad otto volte il minimo (un lordo di circa 4’000€). La somma dovrebbe essere reperita in parte (minima) dal tesoretto di 1.6 mld ed in parte da tagli di spesa (che avrebbero dovuto andare a ripianare il debito e ad abbassare le tasse). Si ritiene però che, in dipendenza alla soglia ove verrà posto il limite sopra il quale non verrà conferito nessun rimborso, il rischio di una revisione al rialzo su IVA ed accise, come previsto dalle clausole di salvaguardia, sia più che concreto. Per evitare un nuovo ricorso ed un pronunciamento della Consulta il provvedimento sarà configurato in modo da rispettare i requisiti di progressività, secondo il principio costituzionale che la tassazione deve essere proporzionale al reddito (ognuno deve contribuire in base alle proprie capacità, e in ogni caso in grado di provvedere al proprio sostentamento). Allo stato attuale oltre alla progressività del rimborso, in unica soluzione una tantum, entro un certo range che si azzera sopra un limite fissato vi è il dilazionamento nel tempo ad iniziare, a giugno, dalle pensioni inferiori.

Una simile tegola è quanto di peggio in questo momento potesse abbattersi sul Governo Renzi e sui contribuenti. Essa casca proprio in periodo pre elettorale, circostanza che inevitabilmente avrà rilevanza nell’indirizzare o dettare i tempi dei provvedimenti riparatori (Renzi, in perfetto assetto da campagna elettorale, ha detto di non aver fretta e di non accettare ingerenze o imposizioni europee), inoltre sono in pista numerose riforme istituzionali molto “divisive” che comportano tensioni e scontri politici.

Il rischio è che vengano ulteriormente rimandate le riforme realmente rivolte all’economia, senza considerare il pericolo che la Consulta si pronunci contro il Governo su altri provvedimenti del tutto simili al blocco delle perequazioni delle pensioni, come il blocco degli adeguamenti salariali per i dipendenti pubblici.

Sono da attendersi altri colpi di scena e se vige il principio che un referendum (vedi quello sulla legge Fornero in merito ai pensionamenti ed agli esodati) non può essere indetto, poiché non costituzionale, qualora un suo risultato possa mettere in pericolo il bilancio dello Stato, c’è da giurare che qualcuno stia già pensando di estendere il medesimo principio anche alle decisioni della corte costituzionale.

11/05/2015
Valentino Angeletti
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Pillole di news: Consulta, Ucraina, Scozia, Economia, PIL

Oggi ore 16 nuova tornata di voto per le elezione dei membri di CSM e soprattutto Corte Costituzionale. I candidati dell’accordo PD – PDL rimangono Violante e Bruno, ma pare che le fronde siano più fori avendo fino ad ora impedito di raggiungere il quorum di 3/5 (570 voti). Sorge la domanda: quanto in realtà è forte questo patto del Nazareno?

Unione Europea: Strasburgo ratifica a partire da gennaio 2016 l’associazione dell’Ucraina all’UE. La Rada, parlamento Ucraino, approva un disegno di legge per dare uno status speciale per tre anni ad alcuni distretti (inclusi Donetsk e Lugansk) concedendo maggiori autonomie per le minoranze. La Russia non vede bene l’accordo con l’Europa ed i separatisti non sono soddisfatti delle concessioni. Si prevede il perseverare delle tensioni e degli scontri che la diplomazia non ha saputo contenere.

Nelle prossime ore la Scozia andrà al voto per la sua separazione dalla Gran Bretagna. Domina l’indecisione tanto che per il poco scarto i sondaggi non sono attendibili. Il mondo politico-economico-finanziario è in allerta perché la separazione di Edimburgo non sarebbe indolore:
-) La Scozia, pur continuando a riconoscere la Regina, non potrà adottare né sterlina né Euro (alto rischio monetario che ha già indebolito la Sterlina).
-) La Scozia vale il 10% del PIL britannico e l’8% delle entrate fiscali.
-) Tutto il settore Oil&Gas, estrattivo, minerario, di cantieristica navale e militare britannico è collocato in Scozia.
-) In Scozia vi sono importanti basi militari strategiche, in particolare sottomarini nucleari nei mari scozzesi.
-) La divisione comporterebbe una fase in cui la Scozia non avrebbe esercito (l’UK non è disposta a condividere il proprio).
-) Molte compagnie soprattutto istituti assicurativi e finanziari scozzesi come la Royal Bank of Scotland e la storica Lloyd’s sarebbero già pronti a trasferirsi nella City assicurando il proprio contributo fiscale a Londra.

Dopo l’Ecofin è emersa una visione ancora divergente sulle nuove modalità di approccio e gestione della crisi tra UE e stati nazionali più in difficoltà.
(Approfondimenti:
Dall’Eco-Fi Pre-Ecofin ancora richiesta di rigore. Smentita della flessibilità entro i patti?
Dalla tre giorni economica milanese emergono ingredienti condivisi, ma la ricetta finale è ancora ignota ).

La stima di crescita del PIL 2014 italiana è stata ribassata da Morgan Stanley che l’ha portata a -0.2%; il Premier Renzi dalla Fiera del Levante ha ipotizzato crescita attorno allo zero, in seguito anche S&P ha attribuito all’Italia crescita nulla, l’OCSE l’ha ribassato a -0.4% (approfondimento: OCSE taglia stime di crescita, scenario fragile. Serve più flessibilità parallelamente al processo di riforme ) seguita a ruota dal Centro Studi Confindustria (sempre -0.4%, precedentemente anche Bankitalia aveva ritoccato la propria previsione); in ultimo il ministro Padoan ha definito molto probabile un 2014 a crescita negativa, ma una ripresa nel 2015 ed un risparmio di 5 miliardi dovuto alle inferiori spese sugli interessi sul debito grazie ad uno spread più basso delle attese (da considerare l’aspetto della deflazione vanifica parte di questo risultato). In ogni caso l’Italia si conferma il paese peggiore relativamente al PIL nel G7 e non può fuggire da un 2014 ancora in recessione e, considerando i dati e gli scenari macroeconomici attuali, un 2015 debole se non di probabile stagnazione .

16/09/2014
Valentino Angeletti
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Il “certificato” schifo della legge elettorale, altra figuraccia in Europa

La Consulta della Corte Costituzionale ha bocciato la legge elettorale, relativamente alle liste bloccate che non consentono ai votanti di esprimere un chiara preferenza ad un proprio candidato, ed al premio di maggioranza abnorme assegnato senza alcun limite inferiore.
L’attuale legge elettorale vige da ben 8 anni, 2005, e fu immediatamente definita “porcata” dallo stesso ideatore, Calderoli. Ci ha accompagnato durante le elezioni del 2006, 2008 e 2013 ed immancabilmente dopo ogni scrutinio, ed in molte altre occasioni, è stata additata poiché pessima e non in grado di assicurare governabilità al paese.
Le critiche si sono susseguite e da sempre è manifesta la necessità di modificarla che tutti i partiti politici da tempo condividono e reclamano a gran voce salvo poi non agire mai. Il Presidente della Repubblica si è espresso più volte e duramente affinché si agisse condannando la staticità quasi sadica della politica.
Tale incapacità di compiere importanti azioni in modo allineato mettendo in secondo piano i tornaconto personali ed i ragionamenti partitici a beneficio della cosa pubblica rappresenta una nuova, ennesima e drammatica sconfitta della classe politica.
Siamo dunque in una situazione in cui il governo in carica è stato votato con una modalità incostituzionale, almeno per alcuni aspetti. Attendendo le motivazione che nelle prossime settimane saranno addotte dalla Corte c’è da aspettarsi che poco cambi per il Governo, difficilmente sarà delegittimato sarebbe troppo complesso e costoso porre rimedio a 8 anni di illegittimità, ma dovrà comunque essere velocizzata la conversione verso una nuova legge sulla quale già non mancano gli scontri. A tutela degli esecutivi succedutisi in questi anni saranno presentate motivazioni come la non retroattività della legge oppure il principio di continuità degli organi governativi, o qualche formalismo che mitigherà l’impatto della decisione.
Il punto focale è che il problema etico e morale rimane; come un reato commesso prima che divenisse vigente la legge che lo avrebbe classificato tale, non porti formalmente a sanzione benché la scorrettezza etico morale e la disonestà del gesto siano palesi.
Cosa accadrà e come evolverà lo scenario politico non è chiaro, di certo il paese ha subito un nuovo bruttissimo colpo alla propria credibilità ed autorevolezza, non tanto agli occhi dei cittadini fin troppo permissivi e tolleranti, quanto a quelli dei vigili controllori europei ai quali dovremmo chiedere concessioni economiche. Brutta cosa davvero.

04/12/2013
Valentino Angeletti
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