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Rezi-Sangalli: 80€ utili? Certo, ma il contorno non va

L’ennesimo botta e risposta tra il Premier Renzi ed un esponente datoriale, in questo caso il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, ha cavalcato il rame (anche se sarebbe stato meglio la fibra, ma siamo in Italia, digital divide…) del web e l’etere delle trasmissioni radio televisive.

Il tenzone ha riguardato nuovamente l’utilità e l’impatto sui consumi degli gli 80€ del bonus Irpef erogato alla fine della scorsa primavera e divenuto strutturale pochi giorni fa. Secondo la Confcommercio l’incentivo è risultato inutile, invisibile ed è stato riversato nei consumi solo per un quarto (1.61 mln su 6.45 mln €) portando così ad un incremento a giugno dello 0.1% rispetto a maggio e dello 0.45% tendenziale; secondo i calcoli dell’associazione dei commercianti in caso di totale spesa del bonus avremmo dovuto assistere ad un aumento giugno su maggio dell’1%. La conclusione di Sangalli è che l’intervento non è stato percepito come strutturale, ma episodico, è stato destinato al risparmio non alla spesa e non ha sortito quell’effetto Shock sul breve termine tale da far ripartire i consumi.

Il Premier, rispondendo da far suo, ha consigliato a Sangalli di chiedere ad uno dei 10-11 milioni di beneficiari del bonus per verificare se sia stato così inutile.

La risposta di Renzi è inattaccabile ed inopinabile. Contrariamente quella di Sangalli pare un po’ superficiale e di parte forse perché risentito, e non a torto, dall’impossibilità di mantenere la promessa di estendere il bonus anche ad altre categorie come partite iva, artigiani, commercianti, autonomi, ed incapienti. E’ proprio tra queste fila che si annida il bandolo vero della questione.

Che la misura da 80€ fosse un intervento redistribuivo e che non potesse rappresentare uno shock immediato per l’economia era evidente fin da subito. Nessuno si aspettava tanto e non era di certo l’obiettivo del provvedimento, lo shock di immediato impatto sull’economia è nelle corde solo ed esclusivamente della ECB con un intervento straordinario di QE direttamente nell’economia reale, nessun altro, né Stati, né Europa hanno gli strumenti tali da avere un effetto shock di brevissimo termine su consumi; essi possono agire in modo più lento e strutturale come sulla tassazione, sull’accesso al credito, sugli investimenti, ma sono misure che hanno un loro ritardo fisiologico ed i cui effetti non possono essere riscontrabili mese su mese. Il bonus, come si scrisse: L’ora ics un inizio, effettivamente perfettibile, ma mai intrapreso prima 19/04/14 , avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di un precorso virtuoso evidentemente perfettibile ed insignificante se fine a se stesso, ma parte di un piano che va nella direzione giusta.  Anche il clima di fiducia è lievemente aumentato dopo l’intervento (Fiducia dei consumatori: “sentiment” che attende di essere confermato 29/04/14), ovviamente si trattava di un clima da confermare e che potrebbe assolutamente essere stato rivisto a causa dell’impossibilità dell’estensione del bonus (benché sia divenuto strutturale in uno scenario plumbeo: Bonus Irpef strutturale, ma in uno scenario plumbeo 18/07/14) ed a causa delle continue rettifiche al ribasso sulle stime di crescita del PIL, stime che fanno chiedere alle persone comuni quanto competenti siano coloro che analizzano e prevedono le tendenze. Un crescita effettiva a -0.2%, rispetto ad una stima definita allora prudenziale (potrebbero esseri belle sorprese, dissero)  di +0.8%, con uno scarto di 1% rispetto al dato reale (-0.2%) fa domandare se non sia il caso di mandare a casa qualche analista.

Rispetto alle argomentazioni di Sangalli però il punto dirimente risiede nella platea degli esclusi dal bonus. Credo che coloro che hanno percepito gli 80€, quindi persone con redditi tra gli 800 ed i 1500€ netti al mese, magari con famiglie, figli, mutui o affitti a carico, abbiano avuto ben poco margine per destinare i denari al risparmio, ma li abbiano riversati in consumi di prima necessità come cibo, medicinali, visite mediche oppure a ripagare debiti o spese contratte (bollette, mutui, bolli, prestiti, rette scolastiche, mense ecc) effettivamente non annoverabili tra i consumi. A causa del perseverare delle condizioni macro economiche negative, con disoccupazione sempre altissima, continua stagnazione economica, impossibilità di accedere al mondo del lavoro, incertezza sul futuro, altissima pressione fiscale per lavoratori autonomi, incertezza normativa su eventuali anticipi di tasse, incertezza sull’IMU, ritengo siano stati gli esclusi dal bonus Irpef a diminuire i propri consumi, per creare un portafoglio di salvaguardia imprevisti, ad un tasso molto più rapido con incidenza molto maggiore (anche perché numericamente superiori) rispetto a quanto i beneficiari del bonus abbiano incrementato i loro consumi.

Analogamente il discorso può valere anche i lavoratori dipendenti esclusi per via di un reddito superiore ai 26’000€ annui. Anche nel loro caso, non navigando comunque nell’oro né potendo contare su promesse di futuri bonus, è molto probabile, ed anche più facile per via del loro maggior agio economico, aver assistito ad una incrementata propensione al risparmio (effettivamente i dati mostrano una propensione al risparmio in aumento).

Non è quindi corretto aver aspettative per il futuro, o averne avute per il passato, eccessive dal singolo intervento sul bonus Irpef, questo sarà complessivamente insignificante se non inserito in un contesto di riforme economiche e di governance ben più ampio che agisca strutturalmente per ridistribuire ricchezze, innescare la spirale virtuosa di: “incremento potere d’acquisto-consumi-produzione” bloccata fin dall’inizio della crisi, rinnovare completamente il modello economico su cui si basa l’italia. Evidentemente una partita così complessa ed articolata va giocata assieme all’Europa ed all’ECB il cui compito sarebbe quello di shockare immediatamente l’economia per avere quell’effetto che Sangalli ricercava erroneamente negli 80€.

Come la modernità e la globalizzazione ci impongono per non farci ingannare dal particolare rispetto al totale, ogni circostanza va letta nel suo contesto e con le sue condizioni al contorno, altrimenti si rischia di cadere vittima delle estrapolazioni e giungere a conclusioni frettolose.

05/08/2014
Valentino Angeletti
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I dati di Bankitalia sono favorevoli a nuove elezioni?

Per il 2014 l’economia italiana crescerà, o meglio, stagnerà dello 0.7%, nel biennio 2014/15 la disoccupazione crescerà fino a raggiungere il 13% ed a risentirne maggiormente saranno i giovani, le entrate fiscali sono aumentate principalmente a causa della tassazione sulle imprese e sulla finanza, mentre sono diminuite le entrate dovute alle imposte sulle persone fisiche ed all’IVA rispettivamente per via del maggior numero dei disoccupati e del calo dei consumi che va a confermare che nella situazione attuale il livello impositivo ha superato la “threshold” della legge di Laffer.
Al contempo l’Italia ha una quota di laureati del 15%, tra le più basse dell’area OCSE che in media registra un 31% di laureati. Il 50% dei laureti italiani durante il primo impiego è sottoinquadrato ed il salario medio mensile (per i pochi che lavorano) è di 1’660 € contro i 1’840 € di Francia e Germania ed gli oltre 2’000 € di Gran Bretagna (dati 2010, nel 2013 le cose sono peggiorate anche a causa dell’acuirsi della disuguaglianza sociale che influenza i dati medi). Sempre considerando l’Italia, il bilancio tra capitale umano che espatria e quello che viene attratto è negativo, i laureati stranieri che vengono nel nostro paese sono il 13% contro il 23% della Germania, il 25% della Spagna, il 28% della Francia ed il 38% dell’UK.
Il presidente di Confindustria Squinzi continua a ritenere l’operato del governo insufficiente e inadeguato ed anche le parole leggermente ottimistiche riguardo alla ripresa, alla possibile ripartenza economica del nostro paese ed allo sblocco di 4.5 miliardi di € da Bruxelles destinabili ad investimenti produttivi, del rigoroso Olli Rehn da Roma non risultano convincenti poiché si tratta di “periodi ipotetici” ottimisticamente del secondo tipo, condizionati al raggiungimento di obiettivi ambiziosi nella complessa spending review di Cottarelli e nelle privatizzazioni di società partecipate o detenute dallo stato.

Questo è lo scenario che emerge dal rapporto trimestrale di Bankitalia che mette in luce in modo chiaro come quanto fatto fino ad ora dal governo e dalla politica non sia stato risolutivo. I buoni propositi e le misure nella giusta direzione ci sono state, ma poco hanno potuto contro gli ostacoli che hanno risucchiato energie preziose distogliendole dalle reali priorità del paese. L’esempio emblematico rimane il tira e molla ancora irrisolto sull’IMU, ma anche le diatribe interne alla maggioranza ed ai partiti e le vicissitudini che hanno visto protagonisti vari ministri e che ben poco si addicono ad un clima di intesa, a cominciare dal caso IMU di Josefa Idem, seguendo con le varie “peripezie” subite dalla Kyenge, la condanna di Berlusconi, la scissione e la nascita di FI, passando ad Alfano per la vicenda Kazaka e Marò, alla Cancellieri nell’affaire Ligresti, alle dimissioni di Fassina il cui scranno da viceministro dell’economia è ancora vacante, i ministri Carrozza e Saccomanni sugli adeguamenti salariali al personale scolastico, finendo con le intercettazioni della De Girolamo, ma senza dimenticare la presunta black list di ministri in bilico.

Alla nascita dell’esecutivo Letta le prime descrizioni del Governo lo definirono come un’entità d’emergenza che nessuno avrebbe voluto, nata con la benedizione del presidente Napolitano per agire rapidamente su pochi e critici fronti a cominciare dalla legge elettorale che sembrava dovesse essere il primo ed immediato traguardo da perseguire nell’arco di pochissime settimane se non giorni, mettendo da parte discussioni e rivalità e concentrandosi per un po’ di tempo solo sulle necessità politico-economiche del paese in modo da recuperare, a suon di riforme e tagli moralizzanti, credibilità interna ed internazionale e porre le base per una solida ripresa che avrebbe comunque necessitato di tempo per entrare a regime. Fatto ciò, ed i presupposti pareva ci fossero perché molti dei ministri e delle personalità impegnate sono indubbiamente illustri e dai curricula ineccepibili con importanti esperienze all’estero o in circoli, che piaccia o no, influenti (ECB, IMF, Golman Sachs, Bilderberg, Aspen, Vedrò e via discorrendo), si avrebbe dovuto nuovamente votare per un governo non più di intesa, ma politico.
Ora, a distanza di 9 o 11 mesi a seconda delle versioni, dalla nascita del governo, pare davvero che poco sia stato ottenuto.

Non è affatto strano dunque il pressing di Renzi per concludere la riforma sulla legge elettorale, né che egli vada ad interloquire con tutte le parti interessate, Berlusconi incluso, che rimane il leader di una fetta importante dell’elettorato italiano. Semmai il problema è di FI che non è ancora riuscita a trovare un successore convincete al Cavaliere. La situazione paradossale che i tre leader delle principali formazioni politiche, Renzi, Grillo e Berlusconi non fossero parte del governo non aveva lascito presagire nulla di buono fin da subito. Più strane e contraddittorie, ma non avulse dall’ottica partitica purtroppo bloccante e dominante fino ad ora, sono le opposizione alla riforma elettorale anche all’interno della maggioranza di governo e del PD stesso che alla formazione del governo Letta ne avevano sottoscritto i primordiali obiettivi e propositi. Da augurarsi dunque che il segretario PD riesca a concludere sul fronte della legge elettorale, come su quello dell’abolizione del Senato e delle province, anche se il vero centro di costo non sono le province, ma le regioni.
Le larghe intese, sia ante che post Berlusconi, di intenti comuni ne hanno ben pochi e questa percezione, avallata dalla lentezza nell’attuare riforme, la stanno iniziando ad avere anche all’estero a cominciare dalla Gran Bretagna. Ciò potrà rappresentare un problema quando sarà l’Italia a guidare il semestre europeo, a valle di elezioni EU che probabilmente vedranno numeri importanti per i movimenti anti europeisti.
Se larghe intese devono essere che lo siano realmente, come quella tedesca tra SPD e CDU (link) che funziona proteggendo la Germania anche a scapito dell’Europa, altrimenti non è un’eresia pensare di tornare rapidamente a votare, possibilmente con una nuova legge elettorale promessa da anni, ma mai realizzata.

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Ottimismo sincero per la nascita del governo Letta. Era già chiarissimo allora, 28 aprile, cosa dovesse essere fatto, in gergo aziendale i KPI, obiettivi raggiunti?

 

18/01/2014
Valentino Angeletti
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IMU: “the pacemaker”

“Nel 2013 non si pagherà l’IMU sulla prima casa e sui terreni agricoli” eccolo il comunicato dominante diramato ieri dalla maggioranza ancor prima della conclusione del CdM, che ha trattato anche altri importanti argomenti (CIG, mutui per giovani coppie, esodati). Come previsto e scritto, tutti i membri dell’Esecutivo rivendicano la vittoria ed il raggiungimento del proprio obiettivo, anche se in partenza nelle idee PDL c’erano l’abolizione totale sul qualsiasi tipo di prima casa ed anche la restituzione di quanto versato lo scorso anno, ipotesi mai presa in considerazione e se non ufficialmente smentita di sicuro messa pian piano sotto il tappeto dagli stessi proponenti.
La vittoria risulta però ancora debole e poco chiara se guardata dal punto di vista del provvedimento, è invece segno di accordo nella maggioranza che, volendo essere estremamente ottimisti, si spera sia l’inizio di una più stretta collaborazione per il bene del paese.
La prima rata dell’IMU non verrà pagata, le coperture deriveranno da alcune misure non strutturali, come l’IVA sulle fatture dei pagamenti (incrementati di 10 miliardi) dei debiti delle PA, ad alcuni tagli (non specificati) sulla spesa pubblica, e ad una sanatoria (quindi per definizione una tantum) sulle sale da gioco ed imprese connesse.
La seconda rata invece sarà ridiscussa nella legge di stabilità di ottobre, senza ad oggi definire quali siano le coperture. Coperture che sono sempre difficilissime da trovare, considerato che ad ogni necessità si accenna ad aumento di accise su carburanti (già in aumento a causa della crisi in Siria, Libano ed Egitto), tabacchi, alcol ecc. inoltre non è stato specificato chiaramente quali siano gli immobili che continueranno a pagare oppure quale sia il trattamento delle seconde e terze case o degli immobili industriali.

Dal 2014 poi l’IMU sarà sostituita od integrata nella tassa sui servizi, la TASER. In questa nuova imposta, necessariamente il più progressiva possibile, dovranno essere presenti misure di natura strutturale altrimenti si corre il rischio che vi sia solamente una modifica nel nome ed una più amplia platea (gli affittuari ad esempio) su cui spalmare quello che prima era l’introito dell’IMU. L’auspicio è che finalmente si agisca in modo concreto ed incisivo sulla spesa pubblica tenendo in considerazione anche l’etica e la morale con le quali si deve fare i conti in una situazione di difficoltà sociale come quella che in essere. Si rammenta che l’Europa ha sottolineato che l’eliminazione della tassa sugli immobili rappresenta una misura non equa e che incrementa, contrariamente a quanto Bruxelles vorrebbe perseguire, le differenze sociali,tanto che Olli Rehn, commissario europeo per gli affari economici e monetari, ha dichiarato che l’ Unione attende di conoscere la fonte delle risorse economiche per la cancellazione dell’imposta immobiliare al fine di valutarne l’efficacia ed appunto l’equità.

Questo rinnovato slancio collaborativo del governo che ha unito la maggioranza facendo tutti vincitori, probabilmente non avrà un impatto tremendamente positivo su quello che è l’obiettivo della riduzione della tassazione, cioè il rilancio dei consumi. I meno abbienti già pagavano poco o nulla, i più ricchi dovrebbero continuare a pagare ed il risparmio della classe media, considerando che mediamente l’IMU pagata è stata di circa 180€, difficilmente sarà destinato a consumi sfrenati. A giungo i consumi degli italiani sono calati del 3.0% su base annua e dello 0.2% rispetto al mese precedente. In calo anche i consumi alimentari (-2.9%) inclusi quelli dei discount (-1.3%). In leggero aumento invece i risparmi degli italiani, che si privano di beni di prima e seconda necessità, mortificando in molti casi la loro qualità della vita e la loro salute, per cercare di mettere in banca qualche euro. Ciò evidenzia come le aspettative e le prospettive per il futuro degli italiani non siano positive. Il Governo deve eseguire quelle riforme e misure che ormai sono state elencate numerose volte e dare la sensazione di essere vicino al cittadino, alle imprese ed ai loro problemi cercando di ripristinare l’equità sociale venuta decisamente meno (secondo paese dopo UK per iniquità), anche tramite l’eliminazione dei privilegi alla politica ed interventi sulle super pensioni che non potranno, da soli, fornire i denari necessari alla soluzione dei problemi, ma concorrerebbero a pacificare cittadini e governanti, perché, non dimentichiamolo, il rapporto continua ad essere incrinato ed il distacco marcato.

29/08/2013
Valentino Angeletti
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I 500 milioni per l’IVA dovrebbero provenire da altrove

Spesso nei giorni scorsi si è parlato di lievi segnali di inversione di tendenza (ben lontani da esser prova di ripresa) per quel che riguarda consumi, produzione, concessione di credito alle famiglie per l’acquisto della prima casa, pagamento dei debiti delle PA, rallentamento della contrazione del PIL (-0.2% nel secondo trimestre 2013), ordinativi in timida crescita, che il governo deve sfruttare lavorando sinergicamente ed oltrepassando le divisioni interne che lo contraddistinguono.

Oggi c’è stata la conferma di un aumento delle entrate tributare relative al primo semestre 2013 rispetto all’anno precedente. L’ammontare complessivo per i primi sei mesi dell’anno in corso è di 197’029 milioni di €, +3.1% (5’898 milioni di €) rispetto allo stesso periodo del 2012.

Il maggior contributo alle entrate è stato dovuto all’ IMU che ha apportato 9 miliardi, in aumento anche gli introiti per Irpef ed Ires. La lotta all’evasione ha contribuito con un ammontare di 3.655 milioni di € (329 milioni di euro pari a +9,9% sul 1H 2012) che rimangono sempre troppo pochi rispetto al totale evaso, ma sono un miglioramento.

In calo invece quelle che sono le imposte indirette, dovute sostanzialmente al calo dei consumi. In particolare sono diminuite le entrate dovute alle imposte su tabacco, oli minerali, gas metano in controtendenza quelle relative alle imposte di bollo in aumento (e non poteva essere altrimenti essendo le imposte di bollo, aumentate negli ultimi mesi, obbligatorie). Nel contesto dell’importante diminuzione dei consumi, che ha colpito, in modo preoccupante per la qualità della vita in Italia, anche beni di prima necessità come cibo (sia in quantità che in qualità), istruzione e visite mediche, è calato di conseguenza anche il gettito IVA, per la precisione -2,866 miliardi di €, – 2,3% sugli scambi interni e -22,3% su quelli esterni.

Considerando che il nodo IVA è una spina nel fianco per il Governo, che necessità 500 milioni di € per scongiurare l’incremento di un punto percentuale ad ottobre e di 4 miliardi per coprire anche il 2014, si potrebbe fare una valutazione differente.

(Per approfondimenti si rimanda all’articolo del “sole 24 ore”: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-08-05/primi-mesi-2013-aumentano-153147.shtml ).

Era già stata menzionata la curva di Laffer che mostra come aumentando la pressione fiscale oltre un certo livello l’effetto ottenuto è un calo del gettito complessivo ed evidentemente il punto di inversione o di massimo della curva in Italia è stato superato.

(https://valentinoangeletti.wordpress.com/2013/07/20/superare-lempasse-agostana-poi-concentrarsi-sul-concreto/ ).

Paradossalmente il passaggio al 22% dell’Iva potrebbe portare entrate inferiori al “forecast” dei 500 milioni di € fino al 31 dicembre 2013 e 4 miliardi per il 2014, creando di fatto un buco che andrebbe coperto in altro modo: con tagli sui costi nel mondo ideale, con nuove imposte di più rapida attuazione e dal risultato immediato nel mondo reale. Questa analisi molto semplice, avvallata dai dati, unita al fatto che l’aumento dell’IVA pesa non poco su privati ed aziende in un momento particolarmente difficile, dovrebbe ulteriormente chiarire che aumentare l’IVA non è un provvedimento benefico, molto più efficace e strutturale sarebbe operare sui costi, sui centri di acquisto unici, sul patrimonio immobiliare statale e sulle partecipazioni, proseguire sulla via della lotta all’evasione, ma ovviamente i risultati non sarebbero immediati. Per le entrate a breve termine potrebbe essere adeguata la tassazione sui proventi finanziari, attualmente più bassa rispetto a molti altri stati europei. L’uscita dalla crisi non può prescindere, anche se non unicamente, dalla ripresa dei consumi per i quali è necessario creare lavoro, incrementare il potere d’acquisto delle famiglie ed aumentare l’export sul quale l’Italia deve convincersi ed ostinarsi a puntare sempre di più individuando anche altri bacini di utenza. Interessante è il fatto che molte aziende nostrane, rispondendo ad un sondaggio abbiano detto di stare pensando ad operazioni di M&A, in particolare operando in paesi ad alti tassi di crescita ed inferiore costo del lavoro senza però rinunciare a qualità e professionalità in grado di competere con l’Italia oppure tramite la creazione di “Joint Venture” in modo da aumentare il loro potenziale, in particolare relativo alla catena distributiva che nel nostro paese rimane molto lacunosa. L’esperimento intelligente portato avanti dall’imprenditore Farinetti con la sua Eataly dimostra come, supportato da una catena distributiva buona sia fisica che on-line, il made in Italy e le eccellenze del nostro paese abbiano ovunque un grande successo.

05/08/32013

Valentino Angeletti

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Incomprensibilmente ancora troppi attriti

Nei giorni scorsi sono stati diffusi alcuni dati interessanti. L’ISTAT ha certificato che i consumi degli italiani sono al minimo dal 1997, cioè da quando ebbe inizio la serie storica, prima del 1997 non si raccoglievano dati relativi ai consumi. Rispetto all’anno precedente nel 2012 la spesa delle famiglie ha registrato un calo del 2.8%  attestandosi a 2’419 € per nucleo. Dal 53,6% è passata al 62,3% le percentuale delle famiglie che ha dichiarato di aver ridotto la spesa alimentare sia per quantità che per qualità ed anche la spesa per medicinali e cure mediche sono diminuite, posticipate in attesa e nella speranza di tempi migliori. Questi ultimi due dati sono a mio avviso quasi umilianti e davvero poco si addicono ad un paese civile ed in linea teorica benestante. Non vedo benessere in rinunce a cibo e cure, per questo è necessario intervenire al fine d incrementare il potere d’acquisto delle classi meno abbienti.

L’Assoviaggi-Confesercenti ha rilevato un calo delle prenotazioni turistiche, sia in entrata che in uscita rispettivamente del 15% e del 7%. Il turismo e più in generale i consumi stanno sopravvivendo grazie alle presenze straniere, come sostenuto dell’ente organizzatore dell’evento “Notte Rosa” sulla riviera romagnola. Segno che comunque il settore “tira”, va sviluppato e va creata la filiera e l’indotto annesso che colpevolmente in Italia manca, come manca, causando un eccesso di spesa, una sinergia tra le regioni ed i vari enti per pubblicizzare e vendere le bellezze ed il prodotto Italia. Criticamente direi che questa conclusione non è di certo degna del più acuto stratega.

Una buona notizia arriva invece dal settore agricolo che, secondo la Coldiretti, nei primi tre mesi del 2013 registra un aumento delle assunzione tra gli under 35 del 9%. Le figure ricercate non sono solo stagionali, ma anche imprenditoriali, così come i lavori spaziano dal tipico lavoro di raccolta nel campo ad impieghi più specializzati legati a produzioni tipiche o particolari (prosciutti e salumi locali, primizie, yogurt, latticini, confetture, vini e spumanti, oli ecc). In aumento sono anche i ragazzi che scelgono di formarsi in istituti agrari, restituendo la giusta dignità ai mestieri della terra dei quali dobbiamo necessariamente far tesoro e tutelare gelosamente perché all’estero l’enogastronomia italiana è sempre più apprezzata.

Altra notizia buona è data dalle esportazioni. Uno studio di I.T.A.L.I.A. – Geografie del novo made in Italy rivela che oltre ai noti settori dell’ alimentare, del lusso, della moda, molto richiesti all’estero sono i prodotti della manifattura di precisione ad esempio per la lavorazione del legno, di mezzi di trasporti, di sistemi per la navigazione aerea e spaziale (Finmeccanica nonostante tutte le vicissitudini rimane una eccellenza mondiale), del caffè torrefatto, della rubinetteria, alla ricerca sulla graphene e molto altro, segno che l’export può dare un contributo notevole al rilancio ed alla crescita del nostro paese. Se non fosse per l’elevato costo dell’energia, dove in ogni caso il governo e l’ Europa devono agire, il Made in Italy sarebbe al 4° posto per esportazioni all’interno del G20. Altra evidente indicazione è data dall’aumento del e-commerce, cresciuto del 144% in un anno, quindi sfruttare le nuove tecnologie ed abbattere il digital divide non sono semplici discorsi, tra l’altro in voga già da molto tempo, ma necessità. Riallacciandoci al turismo sia turisti che agenzie utilizzeranno sempre più lo strumento elettronico per creare pacchetti ad hoc e quindi imprese turistiche ed una filiera turistica off-line risultano fuori mercato.

In un contesto del genere, dove permangono i segnali negativi, ma si hanno anche chiare indicazioni su dove puntare e l’EXPO, se ben sfruttato, non come le Olimpiadi in Grecia, potrebbe costituire un eccellente driver, pare veramente difficile capire come il Governo, che pure ha ottenuto buoni risultati in Europa per quel che riguarda la procedura di infrazione e sul fronte interno con una decisa accelerazione dell’abolizione delle province, rimanga ostaggio di particolarismi e lotte intestine.

Da un lato si moltiplicano le correnti, i candidati alla segreteria, gli scontri sul congresso di partito, in sostanza il problema della leadership interna è messo in primo piano rispetto a tutto. Sull’altro fronte l’ostinazione sul tema della cancellazione dell’IMU, che dovrebbe essere definitiva per Ferragosto, è vincolante alla stabilità dell’Esecutivo a tal punto che indiscrezioni attribuirebbero al PDL la richiesta di dimissioni del Ministro Saccomanni definito inadatto. Come se durante una guerra in un piccolo paese si stesse a discutere sul divieto di sosta nella piazza principale.

Lo stesso IMF ha ammonito asserendo che l’imposta sugli immobili non può essere cancellata (si ricorda che originariamente oltre alla cancellazione totale avrebbe dovuto sussistere anche la restituzione dell’imposta versata nell’anno trascorso). Il nostro debito pubblico oltre il 130% del PIL è stato paragonato a quello della Grecia, la quale però ha avuto il merito di riuscire nonostante tutto a ridurlo. Non si poteva attendere altro monito riguardo all’IMU, vero è che non sempre l’ IMF ha avuto ragione, ma un’imposta sugli immobili esiste in tutti gli altri paesi europei, è un’imposta la cui cancellazione non avvantaggia le fasce a più basso reddito bensì quelle a reddito maggiore che secondo la Costituzione dovrebbero contribuire al benessere dello Stato in misura superiore. Il problema dell’ Italia non è l’ IMU, ma è l’unione tra tassazione elevata (abbiamo raggiunto il 4° posto in Europa con il 44% sul PIL, superando la Finlandia, l’ EU27 si attesta al 40.5%) in particolare sulle persone e sulle imprese, al netto dell’evasione le tasse pesano quasi il 50% sulle persone e circa il 60% sulle imprese, il cuneo fiscale, gli sprechi e le spese della macchina pubblica elevatissime, la cattiva gestione del patrimonio statale e dei lavori pubblici, la mancanza di politiche di sviluppo a lungo termine, la burocrazia insostenibile, il sistema di welfare iniquo e spesso inefficiente, che hanno portato a questa situazione ed al debito di oltre 2 triliardi di € che significano tra gli 85 ed i 90 miliardi di interessi annui.

Considerando che molte delle misure intraprese fino ad ora sono oggettivamente scoperte, si pensi al rifinanziamento della CIG che è stata possibile attingendo alle risorse per i salari di produttività che dovranno essere reintegrati come pure il budget allocato sulla TAV che ha consentito la ripartenza di alcuni cantieri di piccole e medie opere pubbliche rimaste bloccate, è decisamente improbabile che si possa pensare ad una cancellazione dell’IMU. La sua rimodulazione ed eventualmente ridefinizione delle soglie e dei target paiono invece una via decisamente più percorribile e sostenibile. Si dovrà anche cercare di abbassare la tassazione sul lavoro e di evitare l’aumento dell’IVA. Positivo è che si cominci a sentire qualche dichiarazione, benché ritardataria, in favore di un fondo privato di gestione del patrimonio immobiliare, già da tempo sostenuto da alcuni …. I 400 miliardi che circolano sembrano decisamente ottimistici, ma sicuramente cifre importanti si possono ottenere.

Ultimo episodio che vorrei mettere in luce riguarda la vicenda di una piccola impresa del Veneto che, avendo visto un lieve incremento di ordini dall’estero, ha chiesto ai suoi dipendenti, per SALVARE l’azienda e dunque tutti i POSTI DI LAVORO, di potersi trattenere, in alcune circostanze, 30 minuti aggiuntivi rispetto al normale orario di lavoro per consentire il rispetto dei tempi di consegna. Questi straordinari non sarebbero stati immediatamente retribuiti, ma lo sarebbero stati a fine anno qualora la situazione fosse migliorata. Il parere dei lavoratori è stato favorevole, ma ad opporsi in modo deciso sono stati invece i sindacati. L’impresa oggetto della vicenda è una piccola impresa di 30 dipendenti probabilmente a gestione famigliare, dove non c’è gerarchia, ma amicizia, una di quelle che non gioca con la finanza, ma che produce, che paga le tasse e che ha impossibilità di accesso al credito. Anche in tal caso, sempre considerando il contesto che stiamo attraversando, maggior flessibilità ed un approccio win-win ai negoziati è fondamentale. I tempi dei muri e degli arroccamenti a posizioni fisse è finito tanto in politica quanto in economia. Vince chi è in grado di cambiare, adattarsi rapidamente comprendendo ed anticipando i trends e rivedendo se necessario le proprie convinzioni. Non esiste una teoria od un provvedimento adatto sempre e comunque, tutto dipende dai periodi e dalle circostanze.

Evidentemente in un clima ove sussistono tutti i conflitti ai quali assistiamo: politici, generazionali, di classe, dove si mettono in primo piano i particolarismi, gli egoismi e la propaganda non è possibile portare avanti nel migliore dei modi l’interesse della cosa pubblica, lo dimostrano i rallentamenti sul fronte del risarcimento dei debiti delle PA alle imprese emersi negli ultimi giorni.

Ritengo incredibilmente controproducente questo atteggiamento e non credo che la politica non lo abbia capito, stento però a comprendere, senza usare malizia o forse realismo, il perseverare di attriti così significativi.

 

07/07/2013

Valentino Angeletti

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