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Napolitano fino all’ultimo prova ad infondere fiducia e speranza, con alle porte i test delle elezioni Qurinalizie e le presidenziali in greche

Poco più di 25 minuti, tanto è durato l’ultimo discorso di fine anno del Presidente Napolitano. Nelle sue parole hanno trovato conferma le “imminenti” e “prossime” dimissioni sulle quali ha tenuto a precisare come esse siano previste dalla costituzione. La scelta è stata anche dovuta ad un senso di dovere nei confronti del paese poiché le sue condizione di salute non gli avrebbero più consentito di svolgere nel pieno delle sue forze e con il massimo impegno e concentrazione tutte le funzioni caratterizzanti la posizione istituzionale che ricopre, inoltre, essendo stato rieletto in condizione di emergenza e dopo un lungo e “doloroso” percorso politico, auspica il ritorno ad una elezione svolta secondo quanto sancito dalla Costituzione e possibilmente che goda del più ampio consenso tra i partiti.

Da queste sue parole emerge il fortissimo attaccamento alla Carta fondamentale e si evince un limitato riferimento alla politica, ripresa solamente in modo superficiale in seguito, nella speranza di un lavoro comune, condiviso e collaborativo, tanto in Italia quanto in Europa, svolto per il bene dei cittadini e per perseguire un crescita economica sostenibile, di prosperità, duratura e che abbracci tutti i membri della UE. Il fatto che i destinatari delle sue parole, meno politiche e più personali rispetto al discorso di insediamento del suo secondo mandato e del capodanno 2014, siano sostanzialmente i cittadini e non i politici, apostrofati in modo perentorio ed accusatorio nelle due occasioni precedenti, può star a significare, benché non detto esplicitamente, un po’ di delusione rispetto alla politica, lenta e poco fattiva nell’elaborare ed implementare il processo necessario di riforme istituzionali ed economiche, anche per colpa di circostanze macroeconomiche ed europee oltre che per i particolarismi ed i giochi di partito interni; Napolitano fa dunque appello a tutti noi cittadini per un cambiamento più ispirato e portato avanti dal basso.

Non entrano nei dettagli già sviscerati e che continueranno ad esserlo nelle più recondite pieghe sillabiche da analisti blasonati, è innegabile che Napolitano voglia infondere fiducia, evidenziare ciò che di buono è stato fatto e che lascerà in eredità al suo successore, guardare la metà colma della brocca. Rimanda infatti al processo di riforme indubbiamente avviato senza però far menzione al tempo ed all’impegno trasversale tra forze discordi (e non solo tra partiti) ancora necessari per portarlo a termine; parla di Mafia Capitale e della scandalosa ingerenza della malavita, ma mette principalmente in risalto i nomi che portano alto il labaro dell’Italia, dalla scienziata Giannotti all’astronauta Samanta Cristoforetti; si riferisce con encomio ai giovani che intraprendono esortandoli ad impegnarsi nel lavoro dopo gli studi senza cadere nell’ignavia, ma non ricorda con sufficiente enfasi il livello di disoccupazione “non voluto” dai senza lavoro e l’impossibilità di emergere nel nostro paese, il quale lascia spesso come sola opzione l’emigrazione, che sovente i giovani devono fronteggiare sbattuti nel gorgo del precariato o di stipendi e condizioni al limite dello sfruttamento, senza possibilità di sostentamento in grandi città facendo in modo che solo coloro già agiati possano accedere ad un certo livello di studi ampliando ulteriormente il divario sociale, non solo in campo economico, ma, il che è peggio, anche a livello culturale; redige un bilancio positivo del semestre italiano di presidenza europea essendo stati inseriti con più determinazione i concetti di flessibilità, di crescita, di occupazione, senza riconoscere che questa presa di coscienza è stata parzialmente imposta dall’evidenza di errori pregressi sia di Bruxelles che della BCE, dal precipitare della crisi e poiché le misure ad oggi intraprese si stanno verificando insufficienti, a cominciare dal prossimo, lento e poco convincete piano “investimenti Juncker”, a fronte di una condizione europea (ed italiana) grave e senza ulteriore tempo da spendere in prove e test di opinabile efficacia già in partenza; accusa le pericolose tendenze anti-europee e propendenti all’abbandono della moneta unica, senza poi calcare la mano in modo deciso, come fatto dal Cancelliere Merkel nel suo discorso di fine anno, su un sentimento, ormai diffusissimo e pieno di consensi nell’Unione, che porta ad una sempre maggiore chiusura rispetto alle istituzioni, rispetto ad altri popoli, rispetto al diverso, sfociando sempre più spesso in episodi di intolleranza e di xenofobia; non accenna alla crisi Greca e ad altre delicate elezione in Europa dalla Spagna al referendum Britannico sulla permanenza nell’Euro; non parla del’incapacità di risolvere la situazione dei Marò nè dei nuovi tragici flussi migratori dalla Siria attraverso l’Adriatico, che si aggiungono a quelli africani verso Lampedusa e la Sicilia, ingestibili solo dall’Italia ed anche dall’intera Europa se continua a comportarsi come fatto fino ad ora, quasi ignorando che tante vite disperate si spengono e si disperdono tra le acque, sulle carrette del mare nelle stive dei traghetti.

Senza andare oltre, ribadiamo come Napolitano abbia voluto provare ad infondere fiducia a tutti noi, ben conscio dall’alto della sua esperienza del reale stato delle cose, della giustificata stanchezza nei confronti della politica e di un sentimento diffuso e comprensibile (forse non pienamente scusabile) di apatia e rassegnazione, sicuramente non orfano, ma che ha i genitori ben definiti nei partiti (ovviamente non in tutti i componenti), nelle evidenti protezioni di Status Quo e rendite di posizione, di scontri divisivi forieri di conservazione, di inutili vessilli ideologici, di una UE distante e meccanica e via dicendo in un impietoso quanto noto elenco. La fiducia, anche nella politica, è fondamentale per la ripresa economica, la crescita, la propensione ai consumi di medio e lungo termine, per la dinamicità sociale e Napolitano ha provato a fomentarla lasciando un messaggio di speranza al suo successore ed a tutti i cittadini. Sappiamo però che la fiducia, che i sondaggi danno ulteriormente in calo, si perde con facilità ed è difficile da riconquistare, per guadagnarla servono molto impegno, dimostrazioni concrete di buona volontà e risultati ed atti tangibili.

A livello nazionale il primo test per mettere alla prova il recepimento (dubbio, perché la condivisione di circostanza per taluni discorsi spesso lascia subitamente spazio ad una sordità cronica) delle parole e degli auspici di Napolitano, saranno le elezioni Quirinalizie. Il Presidente dall’alto della sua esperienza sa che esse stanno catalizzando i movimenti di partito e già giochi di forza sono in atto, influenzando l’attività parlamentare. Forse a questo punto sarebbe doveroso da parte sue dare una dimensione temporale precisa ai concetti di “IMMINENTI” e “PROSSIME” in modo da focalizzare entro un limite ben definito la preparazione e le manovre per il Colle, definendo una data oltre la quale, con un nuovo Presidente, tutto dovrà tornare alla normalità politica ed alla piena concentrazione sul lavoro di riforma che non dovrebbe cessare, ma è in evitabile che si interrompa.

Guardando all’Europa invece le elezioni in Grecia, che per come sono nate lasciano sospettare una volontà trasversale della politica greca di dare freno all’austerità non più sostenibile, sono la prima prova. Il 25 gennaio i sondaggi danno favorito Alexis Tsipras, leader del partito di sinistra Syriza, che ha nei suoi programmi non l’uscita dall’Euro, ma il rinegoziato dei trattati, una nuova discussione sul debito sovrano, aumento della spesa pubblica per investimenti e salari e la convergenza verso una Unione meno oppressiva e più vicina ed assistenziale verso i cittadini, teorie non molto differenti da quelle di molti economisti e partiti europei. Le urne, benché il FMI abbia interrotto il piano di aiuti, al momento non spaventano troppo i mercati per quattro ragioni principali:

  1. Draghi è atteso nel suo discorso di giovedì 22 gennaio; in tale occasione i broker e le piazze finanziarie confidano che i dettagli dei QE siano precisati e siano sufficientemente potenti.
  2. L’ Europa ha toccato con mano che in certe occasioni il costo per il mantenimento del rigore e dell’austerità è ben superiore rispetto a quello di un salvataggio immediato della situazione difficoltosa; si crede quindi che lo stesso errore non verrà ripetuto.
  3. La TROIKA non ha risolto la situazione ed il sentimento popolare, con il consenso a Tsipras e più duramente con gli scontri di piazza, ha prevaricato i freddi dati  ed i parametri economici in miglioramento.
  4. Il governo Tsipras probabilmente governerà in coalizione, non avrebbe quindi carta totalmente bianca.

Se le condizioni di cui sopra si verificheranno tutte e la vicenda sarà gestita da Bruxelles con trattative WIN-WIN senza diktat, ostruzionismi, arroccamenti ed inserendo elementi di flessibilità e garanzia per la sostenibilità dei conti (più tempo, proroghe o sospensioni dei trattati nel periodo di crisi ecc) i mercati, il governo Tsipras ed il popolo greco digeriranno, altrimenti potrebbe scoppiare una tempesta dovuta non al peso economico ellenico, ma al fattore “precedente che fa giurisprudenza”.

Un ruolo fondamentale lo avrà la BCE, Draghi e la Germania, con la triplice Merkel, Schauble, Weidmann, per consentire all’istituto di Francoforte la messa in atto di acquisti di titoli di stato ed a Bruxelles per alleggerire la morsa del rigore introducendo elementi di flessibilità. Pur avendo Schauble assicurato con durezza che lo contraddistingue che qualsiasi governo salirà nello stato ellenico i trattati europei non sono in discussione nè possono essere disdetti, la Merkel ha la possibilità di dar atto alle parole sui timori per le tendenze xenofobe e violente presenti nel suo discorso di fine 2014 muovendosi una volta tanto concretamente e senza mettere dinnanzi a tutto l’interesse germanico.

Non ci rimane che attendere queste imminenti, prossime e fondamentali vicende, confidando davvero nell’apertura, non solamente verbale, di un reale periodo di cambiamento la cui fase embrionale ha animato il discorso dell’ancora Presidente Napolitano ed è stata da lui ritenuta sufficiente, in decisiva concomitanza con la stanchezza fisica tipica della sua veneranda età, per stabilire che è il momento di collaborare con le istituzioni da altra sede rispetto all’Ufficio del Quirinale.

Link:
Le dimissioni di Napolitano sanciscono una sconfitta politica? 02/12/14
Il Presidente Napolitano, stanco e forse deluso, verso le dimissioni? 09/11/14
Fine anno, tutti con Napolitano. Quindi da domani si cambia? 01/01/14

01/01/2015
Valentino Angeletti
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Fine anno, tutti con Napolitano. Quindi da domani si cambia?

Il tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica è stato, seguendo la tendenza del momento, all’insegna della comunicazione.
In particolare la prima parte, che ha visto la lettura ed il racconto di storia di vita vissuta da comuni cittadini alle prese con la crisi e le sfide del quotidiano, è stato un tentativo forte e toccante di riavvicinamento tra popolazione ed istituzioni politiche, rapporto che, come confermano svariati sondaggi (es. studio Demetra su la Repubblica di Lunedì 30/12), è andato sempre più ledendosi fino a sfociare in totale distacco, disaffezione e disinteresse. Sentimenti mossi dalla convinzione diffusa tra i ceti popolari e non, avvallati da alcune evidenti dimostrazioni, che la politica non riesca ad interpretare i reali bisogni dei cittadini e non sia in grado di capire i problemi o perché guidata da interessi puramente personali o perché, malgrado la buona volontà, lo status quo di politico con al seguito innumerevoli benefici e lauti stipendi, perfettamente legittimati dalle norme e che consentono disponibilità quasi illimitata per ogni eventualità, non possano permettere la completa comprensione di coloro che non arrivano a fine mese, devono scegliere tra pagare i propri dipendenti o garantire il necessario alla propria famiglia (caso presente tra le letture di Napolitano) o hanno un muto per la casa che faticano ad onorare (il classico esempio è la concessione di un mutuo, ormai chimera di molte persone comuni non lo è invece per i politici che hanno accesso a tassi di favore, 1%, e dispongono di stipendi e prebende fisse e sostanziose). Napolitano ha auspicato che questo divario inizi a colmarsi fin da subito ed ha suggerito alla politica di moralizzarsi e sacrificarsi, di tornare davvero al servizio del cittadino comprendendone bisogni, necessità, pretendendo doveri, ma assicurando diritti a partire dai fondamentali.

Il resto del discorso è stato più o meno prevedibile, dai toni non aggressivi o da ultimatum senza però tralasciare di sottolineare la natura transitoria del suo mandato né di respingere con vigore ogni accusa di assolutismo nei suoi confronti, mettendo in primo piano la necessità di andare avanti con le riforme, inaugurare un periodo di cambiamento e perseguire una larga comunione di intenti, o se si preferisce di intese, trasversali tra i partiti per lavorare assieme in favore della cosa pubblica.

Le reazioni dei partiti e del leader politici sono state critiche per quel che riguarda le forze di opposizione, ma di totale consenso ed approvazione considerando i partiti di maggioranza e del centro, quindi PD, dal Premier Letta al Segretario Matteo Renzi, NCD, a cominciare dal vice Premier Alfano, l’UDC, il cui leader Casini si è detto entusiasta e Scelta Civica, ove Monti si è complimentato per il discorso del Presidente definito pacato e forte.

Dunque nella maggioranza e nel centro tutti d’accordo.
Da domani, si consenta che il primo gennaio anche le istituzioni si dedichino al riposo, si potrà davvero lavorare in sintonia ed accordo per cambiare il paese e ritrovare i binari di una Italia al limite dello smarrimento o comunque in costante stato di “vivacchiamento”, rendendo realmente utili le larghe intese e la stabilità politica, insignificanti se fini a se stesse?
Visti i precedenti, al di là delle frasi di circostanza più o meno sincere e commoventi, sarà difficile che una data particolare come Capodanno ed un unico messaggio, uno dei tanti e neanche dei più critici, possa far mutare quell’attitudine che tra alti e bassi si protrae almeno da 240 giorni, da maggio dell’anno ormai scorso.

Il fortissimo augurio, accanto a quello di un 2014 ricco di soddisfazioni e gioia, è di sbagliare previsione. L’attesa non sarà lunga, da domani si vedrà.

01/01/2014
Valentino Angeletti
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