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La limitata visione italiana ed i grandi cambiamenti mondiali

In Thailandia dopo un ennesimo colpo di stato hanno istituito la corte marziale ed introdotto la censura su tutti i media; sono all’ordine del giorno episodi di violenza per le strade.
In Libia è stato sciolto il parlamento si è consumato un colpo di stato che ha portato le milizie al governo. La guerriglia e le violenze imperversano.
In Egitto ed in Siria, benché più silenziosamente a causa della minore influenza economica dei due paesi, la situazione è grave e nelle piazze gli scontri causano quotidianamente vittime.
La Cina e la Russia, in occasione della visita di Putin a Shanghai, sono in procinto di concludere un accordo da 456 miliardi di dollari secondo il quale, Mosca dovrebbe vendere a Pechino ogni anno 38 miliardi di metri cubi di metano a partire dal 2018.
Gli USA, ed in particolare il presidente Obama, prima volta nella storia, hanno multato cinque hacker cinesi per aver violato, impossessandosi di documentazione riservata, alcune aziende manifatturiere americane operanti nei settori dell’acciaio, dell’alluminio e della realizzazione di pannelli solari. A detta del Presidente Americano ciò avrebbe consentito ai competitors cinesi di realizzare prodotti identici a quelli americani, ma a minor costo risparmiando sulla sicurezza dei lavoratori, sul costo del lavoro e sulla progettazione. La Cina ha risposto asserendo che si trattasse di una “buffonata” ed ha sospeso l’accordo di collaborazione con gli USA relativo alla cybersecurity.
Il problema dell’immigrazione dall’Africa vero l’Europa si aggrava di giorno in giorno e la crisi libica così come la bella stagione lasciano presagire un intensificarsi dei flussi migratori.
A tutto ciò si aggiunge la crisi ucraina che ancora non ha trovato risoluzione e che le imminenti elezioni del 25 potrebbero ulteriormente esasperare.

Le ripercussione di questi eventi sul continente europeo potrebbero essere immense a cominciare da quella umanitaria dovuta all’immigrazione ed alla ferocia di certi conflitti, passando per la questione energetica potenzialmente di grande impatto per il nostro paese che, secondo l’ex AD di ENI, sarebbe in grado di resiste ad una crisi energetica in uno dei due maggiori stati fornitori, Russia e Libia, ma non a due eventi simultanei.

L’accordo Russia-Cina sul gas potrebbe potenzialmente, come in parte sta già facendo la crisi ucraina, sconvolgere definitivamente gli equilibri geo-politici ed i rapporti di forza tra le maggiori potenze mondiali, nonché modificare le rotte di approvvigionamento energetico europee ed asiatiche.

Le tensioni in campo cibernetico tra Cina ed USA potrebbero invece aprire scenari ancora non del tutto conosciuti, ma potenzialmente pericolosissimi proprio a causa della scarsa preparazione e conoscenza dell’argomento.

Tutto ciò dimostra quanto il continente Europeo dalla moneta unica, ma dalla politica frammentaria sia debole, tanto che Putin ha dichiaratamente detto che l’unico interlocutore europeo di valore rimasto è la Germania, non la commissione, né Barroso o Van Rompuy, ma la Merkel.

A prescindere dalle elezioni europee che si terranno il 25, dovrebbe essere ormai chiaro a tutti, in qualsiasi modo la si pensi, che i nostri piccoli stati sono veramente poca cosa rispetto agli scenari globali che ci circondano e di fronte a questi eventi le possibilità di competere contando in una autosufficienza nazionale nei fatti poco credibile è pari a zero. La stessa Europa unita e coesa potrebbe avere difficoltà, a causa del ritardo accumulato, a tornare ad essere un interlocutore autorevole e rispettato.

In Italia però nonostante tutto il “marasma” mondiale si continua a concentrarsi su una bassa campagna elettorale tirando fuori quando Hitler, quando la lupara bianca oppure urlando ai complotti, alle marce sulla capitale ed ai colpi di stato, quasi senza ragionare sul fatto che poco distante da noi questi eventi drammatici accadono realmente. Ci si illude addirittura che le nostre vicende interne possano avere una qualche influenza sullo spread e sulla finanza che indirizzerà i propri movimenti considerando contesti ben più ampi e magari giustificandoli, per i meno attenti, con i nostri fatti interni. Solo un’affermazione decisamente anti-europea alle elezioni potrebbe realmente contribuire ad influenzare la finanza.

A questo punto prima che le vicende degenerino converrebbe davvero aprire gli occhi ed ampliare la nostra visuale, ma non vorrei che ormai ci siamo abituati a guardare solo ad un palmo dal nostro naso pensando che tutti i problemi, tutte le risposte e tutte le soluzioni risiedano in quella  circonferenza dal raggio infinitesimale.

19/05/2014
Valentino Angeletti
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Un difficile G20 per puntare alla resilienza

Sarà un G20 estremamente difficile e delicato quello che si svolgerà giovedì 5 e venerdì 6 settembre, a San Pietroburgo, in Russia, si intrecceranno le problematiche economico-sociali con quelle geo-politiche e relative agli scontri in medio oriente.

Nelle ultime settimane le tensioni tra USA e Russia hanno progredito in crescendo, a cominciare dal caso Snowden fino alla vicenda della Siria. Russia e Cina, che con USA, Gran Bretagna e Francia rappresentano i cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’ONU, potrebbero porre veto alla bozza di risoluzione presentata da Cameron che prevedeva un intervento armato in risposta al presunto utilizzo di armi chimiche in Siria. Già prima della vicenda siriana esistevano addirittura dubbi sulla partecipazione di Obama al meeting, che in seguito ha confermato la propria presenza.
Nonostante si sostenga che quella siriana non è una vicenda che verrà trattata al G20 è innegabile che qualche risvolto lo porterà, le atrocità attuate non possono e non devono essere taciute ed inoltre, pur non essendo la Sira un grosso esportatore di petrolio, si trova in un aria strategica per l’approvvigionamento energetico del Mediterraneo. Gli scontri in Siria, in Egitto ed Libano, oltre al dramma umanitario di prima importanza, hanno fatto sfiorare al greggio quota 120$ al barile ed i prezzi dei carburanti sono in aumento, queste ripercussione saranno probabilmente inserite nei dibattiti.

Astraendo e ponendoci su un piano più elevato rispetto alle discussioni di dettaglio che verranno affrontate non c’è dubbio che debbano essere messi al centro della discussione il cambiamento che la società ed il mondo stanno vivendo, addirittura in molti casi subendo, e le interconnessioni globali che rendono sempre più complessi ed intrigati i rapporti tra paesi, continenti ed intere regioni geografiche.
Strettamente collegata al cambiamento ed alla possibilità do continuare a vivere con una elevati standard di benessere, ma al contempo in modo sostenibile, e diffondendo questo benessere alla platea più grande possibile, è la capacità dei singoli paesi ed aree di essere rapidamente resilienti rinnovandosi ed adattandosi proattivamente alle evoluzioni esterne, intraprendendo percorsi anche molto complessi per modificare stili, abitudini e più in generale sistema.

L’energia e l’ambiente saranno punti da affrontare e di sicuro Russia, Cina e USA (ma non solo) non si lasceranno scappare l’occasione. Anche nell’ “Energy and Environment” il cambiamento è evidente e rapido da un lato si dovranno analizzare le mutate esigenze energetiche, in particolare lo spostamento del baricentro della domanda, le differenti disponibilità dovute a nuove scoperte ed a tecnologie innovative e la necessità, essendo l’energia fonte di vita e bisogno primario per il benessere dei popoli, di cercar di rendere disponibile a tutto il globo sufficienti risorse energetiche per uno standard di vita dignitoso, dall’altro si dovrà fare i conti con l’ambiente sempre più sofferente e che non può sopportare ulteriori massicce immissioni di anidride carbonica ed in generale di veleni. L’impegno USA, che comunque non ha ratificato gli ultimi protocolli sul clima, è stato ribadito a più riprese da Obama che ha intenzione di imporre limiti di legge alle emissioni di CO2 alle aziende energetiche americane così come ha intenzione di investire sempre più in efficienza energetica domestica ed industriale, nel rinnovabile e nello shale gas. Analoghi impegni dovranno essere presi anche dagli altri paesi, in primis Russia, Cina e Canada, e sottoscritti, e ciò vale anche per gli USA, in modo formale nelle sedi deputate.

Le politiche monetarie dei vari Stati sono una questione che potrebbe sembrare troppo specifica e geograficamente limitata per essere affrontata in un G20, ma non è così. I soli annunci da parte della FED di un tapering, cioè riduzione dell’acquisto di titoli di stato, tramite stampa di nuovo denaro, che al momento ammonta ad 80-85 miliardi di dollari al mese, ha avuto un impatto importante sui mercati mondiali. E conseguenze ancora peggiori stanno avendo le crisi monetarie in India e Brasile dove per fronteggiare il rallentamento della crescita ha avuto luogo una enorme svalutazione delle valute locali che ha creato problemi al commercio, agli investimenti ed alle borse di tutto il mondo. Anche il rallentamento della crescita cinese che si è attestato al 7% circa (valore spaventoso per le economie sviluppate) e la politica del nipponico Abe si sono ripercosse sull’economia globale.

Il mondo della finanza e più semplicisticamente delle banche ha influenzato in modo drammatico gli ultimi anni. La decisione di unificare le banche d’investimento con le banche “commerciali” presa nel 1999 in USA ha contribuito, oltre che alla crisi dei mutui subprime iniziata nel 2008, alla deriva della finanza rispetto all’economia reale, creando un substrato di ricchezza virtuale ad appannaggio di pochi, così come han fatto, in modo minore, lo scandalo Libor o lo zelo del trader londinese di J.P. Morgan soprannominato la “balena di Londra”.
Il periodo pre-crisi è stato un periodo di indubbia crescita economica e prosperità viziato però da un fatto singolare nella storia, cioè che la ricchezza creata veniva incanalata verso pochissime persone aumentando sempre più marcatamente il divario tra i ricchi ed i poveri. Il Brasile, la Cina, la Russia ed in generale i paesi in via di sviluppo, ma anche quelli pesantemente basati sulla finanza come la Gran Bretagna e non dimentichiamo la stessa Italia vedono una disuguaglianza sociale enorme che il G20 dovrebbe discuterne al fine di implementare piani di intervento per riportare la finanza al servizio dell’economia. In tutti i periodi di crescita economica precedenti a quello conclusosi nel 2008 a beneficiare del maggior benessere era tutta la società, ciò dimostra una distorsione negli ingranaggi del sistema che necessità di un cambiamento radicale del paradigma ed in ogni caso di un maggior controllo, in particolare su tutta quell’aria finanziaria al momento non regolamentata, la shadow banking, popolata da derivati, cds, etf e strumenti che di per se non sono diabolici, ma non essendo stati regolati, avendo meccanismi incomprensibili se non a pochissimi esperti (il caso MPS dimostra come l’utilizzo di questi strumenti non sia banale neppure per addetti ai lavori) ed avendo superato per valore il PIL mondiale (poco meno di 70 mila miliardi di $) possono dare adito a speculazioni e crisi economiche e sistemiche di dimensioni catastrofiche.

In Europa problemi in paesi relativamente poco rilevanti come incidenza del loro PIL su quello dell’Eurozona hanno portato centinaia di miliardi di perdita in capitalizzazioni di borsa ed influito negativamente, in modo diretto sui loro cittadini, in modo indiretto su quelli europei, così come le scelte di politica monetaria della ECB o la propensione all’austerity della Germania hanno portato ripercussioni da est ad ovest.

Le interconnessioni tra le varie economie e la rapidità con cui enormi flussi di capitale e di investimenti, sia finanziari che reali (la Cina è molto attiva nel settore energetico, Oil&Gas e minerario), in poche parole la globalizzazione, si spostano tra zone geograficamente lontanissime a seconda della convenienza, rendono il sistema tanto interdipendente da ampliarne enormemente sia le potenzialità di crescita e sviluppo che le vulnerabilità le quaoli si ripercuotono su tutti gli attori dello scenario globale.

Il modo di affrontare una situazione che in relativamente poco tempo è mutata radicalmente necessita di un cambiamento incisivo, convinto, simultaneo e sincronizzato di tutti i sistemi paese e delle popolazioni. La resilienza che governi del G20 devono discutere assieme ad altri importanti attori della globalizzazione, come banche, multinazionali energetiche, fondi di investimento ed ovviamente istituzioni politiche e divulgare nei loro confini di competenza consiste nell’adattamento proattivo al cambiamento, della politica, delle amministrazioni, delle aziende e delle genti, che la ricerca del trade-off ottimo tra sviluppo e sostenibilità ci impone di perseguire in tutti i settori economico-sociali con il fine ultimo di modificare e porre dei limiti a quel sistema ed a quel paradigma che ha portato le distorsioni e le disuguaglianze foriere di crisi e tensioni sociali.

29/08/2013
Valentino Angeletti
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