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Lavoro ed investimenti, il filo che lega Coalizione Sociale di Landini e l’inchiesta “Sistema”

Il movimento di Landini, Coalizione Sociale, non è ancora nato e nemmeno si sa che obiettivi abbia.

Nonostante la fitta nebbia che ancora l’avvolge, tale iniziativa è già stata misconosciuta da tutte le forze che possono ricondursi alla sinistra eccezion fatta per SEL.
La CGIL non si è sentita di dare appoggio anche solo verbalmente a Landini e la stessa Camusso ha preso posizione contraria rincarando la dichiarazione ufficiale del portavoce nazionale del sindacato.
Il PD ha preso le distanze, e non solo quello renziano che era ovvio si sarebbe contrariato visto l’accantonamento dell’amore tra Premier e Segretario Fiom dei primi minuti al quale ora è preferita di gran lunga la partnership con Marchionne, anche nella sua componente DEM dei vari Civati, Cuperlo, Bersani, Mineo, D’Attorre, Chiti che ormai devono prendere atto di non essere più né influenti né considerati all’interno del partito del quale fanno ancora parte e che taluni di loro hanno contribuito a fondare.
Anche nell’aria DEM del PD le posizioni su come portare avanti i propri valori ed ideali politici di sinistra sono molto differenti: i più moderati facenti capo al nostalgico della ditta ormai inesistente Pierluigi Bersani vorrebbero esercitare dall’interno la loro influenza, mentre l’aria più Civatiana sarebbe anche disposta a valutare la fuoriuscita da un partito oggettivamente agli antipodi rispetto a quello di appena qualche mese fa.

Non c’è dubbio che i tempi cambiano e chi non sa capire il cambiamento ed adattarsi si farà fagocitare da esso subendolo inerme.

Incredibile e sorprendente come nella sinistra non ci sia capacità di unirsi e formare una coalizione politica degna di tale nome e che possa ambire ad un certo seguito, ovviamente a tutto vantaggio degli avversari.

La leva con la quale è stato aperto il vaso di pandora della furia landiniana è stata il lavoro. Strettamente legato al lavoro ed alle battaglie sia sindacali che industriali che della società civile più in generale sono la lotta alla corruzione, le pari opportunità nell’accesso al mondo del lavoro e la meritocrazia per consentire la scalata sociale che negli USA, alimentata dall’ambizione di crescita personale che può trovare riscontro nel sistema a stelle e strisce, è il motore trainante del PIL.
Proprio poche ora dopo la presentazione di “Coalizione Sociale” è emersa una nuova inchiesta “Sistema” riguardante ancora una volta corruzione, tangenti, turbative d’asta e grandi lavori pubblici. Non se ne sentiva di certo il bisogno poiché solo pochi mesi fa sono emersi episodi di corruzioni in merito all’EXPO 2015 su cui siamo osservati e misurati a livello mondiale e sul Mose di Venezia che ha comportato le dimissioni dell’ex sindaco Orsini ed il commissariamento della città. Proprio l’entità del problema ha spinto il Premier Renzi ad istituire un apposito Commissario Speciale anti corruzione: Raffaele Cantone.
L’indagine sistema va a toccare un’opera spesso al centro delle cronache, la TAV e nella fattispecie il tratto nella zona di Firenze. Ad essere coinvolti sono in tutta Italia circa una cinquantina tra manager pubblici, privati e membri delle istituzioni. Il protagonista indiscusso della vicenda è Ettore Incalza, un nome importante, non per il riferimento all’ellenico eroe (tra l’altro in questo periodo meno si ha a che fare col Peloponneso e meglio è), ma perché il settantenne Incalza è un personaggio noto nei palazzi romani, è colui che da decenni gestisce tutti i lavori pubblici, gli appalti e le grandi opere; è passato da governi di destra e sinistra mantenendo la sua posizione di prestigio e collocandosi in vari enti dalla cassa del mezzogiorno, all’amministrazione della TAV fino a divenire capo della Commissione del Ministero delle Infrastrutture. Evidentemente egli possiede una fitta rete di conoscenze e contatti nel mondo privato, pubblico e politico, una influenza enorme che testimonia come la burocrazia-tecnocrazia nascosta e poco presente nelle cronache e negli sguaiati dibattiti politici del quotidiano sia colei che in ultimo spinge ed indirizza le decisioni politiche. I governi restano, ma quelli che in senso spregiativo sono definiti i boiardi di stato invece rimangono e continuano imperterriti la loro azione.
Ad essere rammentati nella vicenda, non indagati, vi sono il Ministro Lupi ed il figlio Luca che avrebbe ricevuto regali e favori, oltre a Lupi, i cui rapporti con Renzi sembrano in via di rottura pur attendendo giustamente l’esito del percorso indagatorio, alcuni giornali fanno il nome di Alfano, ambedue sarebbero stati menzionati durante una telefonata intercettata. Sono poi presenti altri personaggi molto noti nell’ambito delle grandi opere pubbliche, decisamente meno alla cronaca del quotidiano. Per approfondire si rimanda all’articolo dell’agenzia ANSA (Link Ansa).

L’assenza di investimenti sia pubblici che provati rappresenta una piaga per l’Italia, in un certo senso certificata dall’Unione Europea, da Bankitalia e dalla BCE, queste vicende di corruzione e di appalti truccati inficiano la capacità di attirare capitali privati perché la corruzione è una delle peggiori piaghe che potenziali investitori vedono nel nostro paese (lo ricorda anche Nouriel Roubini dal Forum Ambrosetti) e perché i capitali pubblici investiti vengono sprecati e dirottati in mille rivoli di illegalità, col risultato che il costo medio al Km della TAV in Italia risulta, nella migliore delle ipotesi, doppio rispetto a quello di una analoga infrastruttura tedesca. Non è poi raro, come nell’indagine “Sistema” che i rincari una volta individuato il “giusto” appaltatore possano arrivare fino al 40%.

Evidentemente simili aspetti sono strettamente correlati anche al tema del lavoro, in primo luogo le ditte, le aziende e le imprese oneste non sono fin da subito della partita in quanto gli assegnatari dei lavori sono già definiti, viene dunque meno la sana e leale concorrenza e competizione, ed in secondo luogo le persone che sono chiamate a fornire prestazioni all’interno dell’immenso indotto che si crea attorno alle grandi opere non sono scelte con adeguati criteri. Anche l’indagine “Sistema” come le precedenti, mostra un reticolo di promozioni, collocamenti in posizioni più o meno prestigiose, regalie, poltrone create ad hoc o assegnate a persone specifiche andando così a collocare in caselle talvolta chiave non i più meritevoli, ma quelli “del giro” (già si scrisse in merito a ciò una sorta di sfogo: Tangenti Expo 2015 …. amara conferma che per “noi” non c’è spazio) con ulteriore spreco di soldi pubblici ed a tutto discapito dei risultati ottenibili sia nell’immediato e direttamente connessi all’opera in questione, sia nel futuro perché queste persone continueranno ad esercitare il loro potere, ed una volta entrati all’interno di una certa cerchia le trasmigrazioni tipicamente in crescendo verso posizioni sempre più delicate e ben retribuite sono quasi una naturale progressione, perseguitando così a precludere opportunità a coloro che per curriculum o meriti sul campo ne avrebbero diritto.

La corruzione e le pari opportunità nel mondo del lavoro, così come la crescita e l’escalation sociale sono valori cari tanto al sindacato quanto alle imprese e lo dovrebbero essere anche ai cittadini, per realizzare le proprie ambizioni, ed allo stato per conferire al PIL quella ulteriore spinta presente negli USA, che pur nelle contraddizione sussistenti oltre oceano, dal punto di vista delle opportunità è un sistema aperto e lontano dalla caste di illegalità oggettivamente comuni nel nostro paese.

Ciò che fa più indignare è che fatti simili non sono nuovi (scrivemmo in merito ad Expo, Mose e Mafia Capitale svariati pezzi, a fondo pagina i Link) così come non sono sconosciuti a chi è del mestiere i protagonisti che delinquono: anche nell’ambito dell’illecito i loro curriculum sono di “tutto rispetto”, anzi sono stimati e ricercati da coloro che cercano appoggi. Incalza ad esempio è sulla cresta dell’onda almeno dal 1990, e non è nuovo a vicende giudiziarie. Secondo “Il Giornale” il manager è stato processato ed assolto per 14 volte, è stato coinvolto nei lavori di Italia 90, nel G8, nel Mose, in Expo, nella costruzione del porto di Olbia e nella realizzazione dei grandi passanti autostradali come la Salerno Reggio Calabria ed il tratto Orte-Mestre. Nel 1996, Governo Prodi, con Antonio Di Pietro come Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Incalza fu cacciato, segno evidente che il suo operato era noto alla politica e che non servono ulteriori controlli e leggi se si applicano e si fanno rispettare quelle esistenti (come già scritto : I controlli su Expo 2015), salvo poi rientrare nel successivo Esecutivo Berlusconi. Da allora è sempre rimasto al suo posto fino a dicembre 2014 quando, oltre settantenne, non gli fu rinnovato il contratto dal Governo Renzi (forse per via dell’età o forse perché qualche indiscrezione sull’indagine in corso era già trapelata). Alcune voci riportano che attualmente svolga attività di consulenza per il Governo, tesi smentita dal sottosegretario Del Rio. Comunque va fatto presente che “Il Fatto Quotidiano” svariati mesi prima del dicembre 2014 aveva già fatto notare come sarebbe stato opportuno allontanare il manager dai ministeri.

È chiaro, comprensibile e triste come senza risolvere questi problemi non sia possibile lo sviluppo del sistema paese, l’attrazione di investimenti e la crescita delle persone, vero capitale umano su cui puntare per la ripresa economica e per la creazione di quel nuovo paradigma fatto di sostenibilità ambientale, umana ed economica che tutti menzionano ma ancora ben lontano dall’essere concepito.

Alcuni buoni segnali vi sono sul fronte anti corruzione, infatti è stato presentato ieri in Parlamento con discussione prevista per la prossima settimana l’Emendamento dell’Esecutivo al DDL Anticorruzione ove sono state inasprite le pene per corruzione, turbative, falso in bilancio e che il Governo dovrebbe riuscire a far passare grazie ai voti di SEL (e non dell’alleato NCD a meno di un cambio all’ultimo minuto) testimoniando come Renzi possa contare su varie maggioranze mobili.

Sul fronte lavoro invece Tito Boeri, neo amministratore dell’INPS, fa notare come nei primi 20 giorni di febbraio le richieste di decontribuzione da parte delle aziende per la trasformazione (o nuova assunzione) di contratti precari in nuovi contratti a tutele crescenti siano arrivata a toccare 76’000. Per la maggior parte è pensabile che si tratti di trasformazioni di contratti già esistenti e non nuovi posti di lavoro, ma indubbiamente (pure con le precisazioni da farsi sul Jobs Act ed il mercato del lavoro presenti ai collegamenti di seguito) per coloro che si vedono trasformare un contratto precario con tutte le sue aleatorietà in uno a tutele crescenti, protetto da più garanzie, è una buona notizia.

Link su Mose, Expo, Mafia Capitale:

  1. Expo2015, Mose e gli investimenti esteri vanno a picco…
  2. L’ Expo 2015 e la credibilità da conquistare
  3. Il sottile filo conduttore tra mafia capitale, rapporto Censis 2014 e declassamento S&P
  4. Lo strano buffo paese che non riesce ad avere una visione d’insieme ed identificare le priorità
  5. Un Jobs Act “destrorso” divide le sinistre. Il MEF computa la crescita per le riforme nell’intento di abbonire l’UE
  6. Il “Jumpstart Our Business Start-up” Jobs Act che non accontenta nessuno….
  7. Velleità di Landini: fuoco di paglia o controparte tale da non poter essere ignorata?
  8. La revisione normativa può rilanciare il lavoro solo assieme ad interventi economici

Valentino Angeletti
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Expo2015, Mose e gli investimenti esteri vanno a picco…

Dopo lo scoppio degli scandali, solo gli ultimi a dire la verità, dell’EXPO2015 e del Mose che secondo gli esperti per somme in gioco e meccanismi implementati farebbero impallidire l’intera tangentopoli, unanimi e vigorose sono state le condanne alla corruzione.

Il Premier Renzi ha tuonato sia contro i politici, indipendentemente dal loro colore, sostenendo la possibilità del daspo a vita per coloro che venissero scoperti ad essere corrotti o corrompere, sia contro le aziende, arrivando a proporre l’impossibilità per le imprese disoneste e colluse con la malavita, di partecipare alle gare con le pubbliche amministrazioni.
A queste dichiarazioni si affiancano, solo per citare la seconda carica dello Stato, quelle del presidente del Senato Grasso che invece vorrebbe revocare il vitalizio a tutti quei politici incriminati per reati mafiosi.

Senza voler tirare in ballo il concetto di onorabilità della politica e del politico, principio che rientra nella Costituzione Italiana, secondo il quale un esponente che perdesse il requisito di onorabilità, venendo meno alla rettitudine, integrità morale ed etica, dovrebbe decadere avendo tradito il patto e la fiducia conferita dal cittadino affinché lo rappresenti nella complessa gestione della cosa pubblica per il bene collettivo, le frasi dette da Renzi, Grasso e gli altri membri dei vari partiti, non mi paiono quelle di grandi statisti o illuminati, mi sembrano piuttosto quelle di una qualsiasi persona di buon senso abituata a vivere, con tutte le difficoltà che ciò comporta nel nostro paese, nell’onestà.

Sono le stesse parole che ogni persona per bene ha sicuramente detto se non quotidianamente almeno settimanalmente, da venti anni a questa parte e non c’è nulla di strano o rivoluzionarlo in esse, tanto che la mia prima reazione all’ipotesi di daspo per i politici corrotti, avanzata da Premier all’indomani della vicenda Expo2015, è stata:
“Bene che si faccia subito, oltre al daspo anche la galera ove il caso, perché si è aspettato così tanto!”.

Va assolutamente detto che l’Italia non è tutta corrotta e collusa. Vi sono aziende e politici che operano nella più totale legalità e nella completa adempienza delle norme e della burocrazia eccessiva, macchinosa, popolata da numerosissime figure con potere di veto che amplificano la possibilità di incappare nella richiesta della “mazzetta”, ma non v’è dubbio che questa correttezza sia motivo svantaggio competitivo rispetto a competitors meno ligi.

Quando però si tirano in ballo i grandi lavori ed appalti pubblici il destino sembra scontato, ed allora sia i politici che le persone comuni paiono non sorpresi da una metodologia che ormai si è consolidata e con la quale, in maniera altrettanto colpevole, si rischia di convivere scadendo quasi nella consuetudine. Addirittura nel caso Mose pare che alcuni politici incensurati e simbolo di cultura, ad oggi già incarcerati, ancora prima di assumere la carica in questione, si fossero rivolti alle ditte impegnate nei lavori per avanzare le loro pretese, ricambiando, quando e se mai avessero coperto l’incarico, con permessi ed azioni a loro vantaggio.

Alla luce di questi ultimi fatti, grosse vetrine per l’italia, non sorprende che il nostro paese abbia perso dal 2007 al 2013 il 58% degli investimenti esteri, pur con trend leggermente in miglioramento (forse risultato delle missioni estere del 2013 dei Premier Monti e Letta e del piano Destinazione Italia).
Questi impegni economici non sono volati solo nei paesi emergenti dove si potrebbe obiettare che i diritti umani sono lesi, le condizioni di lavoro irrispettose ecc, ecc, ma anche in Francia, Germania, Spagna, USA ed UK…. non cito tutte gli stati che ci sopravanzano perché sarebbe un elenco di 64 menzioni visto che ci collochiamo al 65 esimo posto. Inutile dire che la corruzione è il primo fattore deterrente e che quindi il suo costo stimato in 100-120 mld annui potrebbe essere ampiamente sottodimensionato.
Gli altri fardelli, tutti noti come la corruzione del resto, che respingono gli investimenti ed uccidono le nostre imprese, gli artigiani e commercianti, i cittadini comuni e l’economia, sono l’eccessiva burocrazia, l’incertezza normativa e della pena, la titanica mole di leggi e norme, lo sproporzionato carico fiscale, ma anche il divario tecnologico; solo per fare un esempio, un’azienda innovativa che sfrutta le potenzialità di internet necessita di connessioni alla rete ad altissima velocità, diciamo attorno ai 30 Mbps che in Italia su gran parte del territorio non vengono garantite.
A ciò si aggiunge una grossa tendenza alla fuga di sola andata delle risorse competenti, substrato a cui le aziende tecnologiche vorrebbero attingere. Questo fenomeno è causato in primis dell’assenza di speranza nel nostro paese, da quella di opportunità lavorative, ma anche per via dei salari che non consentono per figure laureate e specialistiche che entrano nel mondo del lavoro, di vivere in modo autosufficiente in grandi città, provvedendo all’affitto (o mutuo), alle spese domestiche ed eventualmente progettando di metter su famiglia. Le condizione di vita per queste figure spesso rasentano un compromesso con la dignità (che personalmente trovo intollerabile in un paese mediamente civile… Come può un laureato che lavora non riuscire a sostentarsi autonomamente??? E badare bene che questa condizione può protrarsi per svariati anni visto che gli avanzamenti di carriera e stipendio sono praticamente inesistenti).

Tutto tremendamente già notorio ed irrisolto da anni che ora passa alla cassa a chiedere il conto.
L’agenzia di rating S&P ha mantenuto la sua valutazione sull’Italia a BBB e con outlook negativo, volendo, giustamente, attendere che le riforme proposte dal Governo e viste positivamente dai mercati e dalla comunità finanziaria, vengano attuate e portino benefici reali (così come per le misure della ECB che potranno portare i primi frutti in 9-12 mesi, i movimenti in essere son osolo finanziari), perché la credibilità del nostro sistema paese è ai minimi e le promesse non bastano più.

Sbrogliare i nodi delle riforme, della semplificazione normativa e burocratica, del fisco, della giustizia, della corruzione ed evasione è quindi necessario e deve segnare un reale ed oggettivo cambio di passo.
Dal 2010 si sente dire che il tempo è scaduto, che non ci sono più alibi e che il tempo delle riforme è arrivato, ma da allora, a dispetto della gravità della situazione, l’azione è stata lenta e non incisiva, anzi spesso ha creato ulteriori problemi a cui far fronte in mezzo alle urgenze.
Sta ora a Renzi ed a tutto l’Esecutivo, che nonostante di larghe intese dovrà necessariamente agire lontano da logiche partitiche e con il solo obiettivo di risolvere una situazione che si aggrava di ora in ora, riconquistare la fiducia persa ed ulteriormente minata da quello che, ahinoi, quotidianamente si legge e che anche all’estero notano.

08/06/2014
Valentino Angeletti
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L’ Expo 2015 e la credibilità da conquistare

Expo 2015: nutrire il pianeta energie, per la vita.

Expo 2015: nutrire il pianeta, energie per la vita

Incombono le elezioni Europee in un susseguirsi, a dire il vero neanche troppo  serrato, di dibattiti e campagna elettorale. Sia a livello nazionale che  internazionale tutti gli schieramenti politici, eccezion fatta per le correnti  estremamente anti Europa, condividono il concetto di una Unione Europea da  cambiarsi ed in tutta sincerità le grandi tematiche affrontate non sono così  dissimili tra loro, pur permanendo differenze in alcuni dettagli ed ordine di  priorità.

In Italia tra le tante idee di Europa che i partiti, in modo più o meno marcatamente condiviso, hanno, vi è un concetto in sostanza trasversale e cioè quello di avanzare e riuscire ad ottenere da Bruxelles, grazie anche ai sacrifici fatti ed al rigore dei conti preservato, qualche concessione, che può configurarsi in più tempo per il pareggio di bilancio (come chiesto da Padoan a Bruxelles – Link ma di cui Draghi non sembra entusiasta – Link), una differente applicazione della golden rule, la possibilità di sforamento del tetto del 3% o la rinegoziazione dei trattai.

Ogni richiesta avanzate però non può prescindere dalla nostra credibilità e se da un lato i conti in ordine e la capacità di sacrificarci giocano a nostro favore, dall’altro vi sono poco invidiabili evidenze, come il fatto che 1 Km di autostrada o ferrovia costi anche più del doppio rispetto ad altri paesi europei; oppure i ritardi quasi sempre presenti, o ancora i “veti sempre, comunque ed a prescindere” (dalle pastoie burocratiche ed autorizzative ad una sindrome del NIMBY talvolta portata all’eccesso estremo) che in certi casi ostacolano progetti di interesse europeo e che in altri luoghi sono stati portati avanti e conclusi efficacemente spesso con vantaggi in termini di occupazione e competitività; il record di procedure di infrazioni e livello europeo; ed ora il bruttissimo episodio di Expo 2015 (che oltre a quanto sotto mi ha fatto sorgere il seguente quesito: Allora per “noi altri” non c’è davvero spazio?).

L’esposizione universale è un evento mondiale, probabilmente dopo Mondiali di calcio e le Olimpiadi quello con più visibilità, ospiterà 147 paesi e durerà sei mesi trattando il nobile tema del cibo e dell’energia (nutrire il pianeta, energia per la vita); è normale dunque che tanti occhi importanti lo osservino costantemente ed ora con preoccupazione.

Come possiamo pensare che con credenziali simili si possa richiedere all’ Europa qualche concessione, che tipicamente coinvolge il campo economico, quando corriamo il rischio di apparire, in una generalizzazione forse troppo severa, come incapaci di gestire grandi progetti, grandi appalti, lavorare ottimizzando tempi e costi, il tutto con lo spettro della malavita, della corruzione, delle tangenti e dei favoritismi che troppo spesso fanno la loro indegna comparsa?

Oltre all’Italia corrotta io credo che ve ne sia un’altra differente, la quale al momento, nonostante tutto l’ottimismo possibile, ha veramente pochissime chance di emergere pur non volendo né rassegnarsi né espatriare.

Sconfiggendo la corruzione, la criminalità organizzata e tutti i meccanismi deviati ai quali si è rischiato di assuefarci, oltre a risparmiare in modo diretto i circa 100 miliardi annui stimati, si guadagnerebbe ben di più per via della conseguente apertura delle porte all’altra Italia, quella buona, affinché diriga e porti avanti il paese con tutta la voglia e la passione che la contraddistingue.

In quel momento si potrà davvero andare a testa alta a parlare con chiunque, con l’Europa, con Obama, con Merkel, Putin o Xi Jinping non dovendo più assicurare di essere diligenti e senza mettere in evidenza come siamo dotati di indubbie potenzialità le quali però per troppo tempo non si è stati in grado di concretizzare, ma portando le evidenze delle nostre capacità e risultati tangibili che vadano al di là della fantasia e della capacità tipicamente italiana, che qualche volta è stata salvifica ma non deve divenire una panacea, di adattarsi e di rimediare in un modo o nell’altro le situazioni.

10/05/2014
Valentino Angeletti
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Tangenti Expo 2015 …. amara conferma che per “noi” non c’è spazio

Expo 2015: nutrire il pianeta energie, per la vita.

Expo 2015: nutrire il pianeta energie, per la vita.

Tangenti ad Expo 2015.
Una persona gestore di appalti e contratti avrebbe detto ai suoi interlocutori:
“vi do tutti gli appalti che volete basta che mi fate fare carriera”

Bruttissimo caso di meritocrazia all’italiana che uccide il capitale umano e l’intero paese.
Quali speranze allora per i giovani e meno giovani che abbiano una qualche ambizione di crescita?
Forse emigrare che per i giovani potrebbe essere più semplice, ma per i meno giovani, magari con famiglia, in certi casi impossibile?

Bhe’, in ogni caso, sarebbe il più grande insuccesso per l’Italia stessa:

essere incapace di dare opportunità e valorizzare le proprie persone; il costo annuo della corruzione, stimato in decine forse centinaia di miliardi di Euro, nulla è rispetto all’inestimabile ricchezza persa dal paese che non punta sulle proprie risorse umane.

E lo è ancora di più se si pensa che uomini e donne di valore, innamorati del proprio paese e volenterosi di farne parte attiva non mancano in Italia, anzi, tutti coloro che sono riusciti in un certo qual modo a seguire una propria strada, anche senza raggiungere livelli eccellenti, come per esempio posizioni dirigenziali nelle aziende, in politica oppure importanti giri d’affari nelle imprese private obiettivi i quali, ahinoi, esulano dal nostro esclusivo dominio d’influenza poiché serve anche “altro”, probabilmente all’estero in un sistema più sano (dal punto di vista della corruzione, della burocrazia, della tassazione ecc) avrebbero raggiunto risultati encomiabili e forse non avrebbero dovuto accontentarsi di quelle briciole che, come scarti cadenti dalle tavole una volta padronali ora di politici e burocrazie corrotte, da anni vengono elargite alla cittadinanza affinché non ascenda oltremodo il disagio sociale, che pure in questo momento sta crescendo visto che alcune carte, come il debito pubblico, la spesa, le inefficienze, sono state scoperte e messe sotto osservazione. In un contesto simile non sorprende la perdita di ambizione, di speranza e dei sogni della maggior parte della popolazione che, disgustata, potrebbe tendere a disinteressarsi di tutto e tutti e puntare a “sbarcare il lunario” in una non stimolante battaglia quotidiana spesso contro mille mulini a vento.

Quanto potenziale e quante opportunità lasciate indietro per l’Italia, che non ha saputo puntare sul proprio capitale umano, e per noi ai quali sono state precluse occasioni?

Che amarezza, proprio l’Expo che avrebbe dovuto rappresentare la vetrina dell’Italia al mondo intero, dove le nostre eccellenze avrebbero potuto confermarsi ed altri settori altrettanto pregevoli ma più nell’ombra avrebbero avuto occasione di farsi conoscere; evento che ci pone al centro di tante attenzioni internazionali e per il quale tanti incontri internazionali sono stati fatti al fine di invitare quante più nazioni possibili; occasione per smentire le diffuse voci secondo le quali l’Italia non sarebbe in grado di portare avanti in modo efficiente ed efficace grandi progetti; dal titolo “Nutrire il pianta, energia per la vita”…. (per la verità di certo qualcuno, meno nobile del pianeta terra, si è ben nutrito)….

Forse, anzi certamente, era allo scuro di tutto, ma a distanza di qualche settimana riecheggia ancora più forte l’appello del commissario per Expo2015 Giuseppe Sala quando gridò e supplicò di non essere lasciato solo in quell’opera.

Personalmente mi sento disilluso (alla fine sono sempre stato portato a sperare fino all’ultimo, in ogni situazione) indignato ed impotente di fronte a questi meccanismi radicati e troppo spesso colpevolmente accettati (a ben vedere sono le stesse persone coinvolte in tangentopoli 20 anni fa).
In fondo forse esprimere sdegno, disgusto, pensare e “rodersi il fegato” per questi fatti non vale neppure la pena per quanto siano di dominio pubblico e drammaticamente “scontate”, così come scontato è che per gli “altri”, cioè per “noi normali persone comuni”, non c’è spazio se non qualche buio e marginale anfratto o qualche briciola rinsecchita.

Converrebbe cogliere il monito di Nelson Mandela il quale disse che l’uomo è talmente in grado ed abile nell’adattarsi alle situazioni che rischia di abituarsi a tutto, anche a quei contesti e meccanismi che non dovrebbero essere sopportati, ma rivoltati letteralmente.

PS: per contribuire alla copertura di parte (13) dei 25 milioni che il comune di Milano avrebbe dovuto versare a supporto di Expo 2015 aumenterebbero ulteriormente le accise sulla benzina. La somma in valore assoluto non è abnorme, ma risulta totalmente inaccettabile in una situazione di corruzione, tangenti e sprechi simili.

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08/05/2014
Valentino Angeletti
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Superare l’impasse agostana, poi concentrarsi sul concreto

Il voto di sfiducia al Governo ha avuto esito negativo.

Il Premier Letta ed il suo Esecutivo l’hanno scampata dunque? A dire il vero solo parzialmente perché la vicenda Kazaka ha lasciato strascichi di non poco conto, del resto la questione è complessa sul piano geopolitico internazionale, un vero e proprio intrigo. Nonostante il voto a favore del Governo nel PD si sta diffondendo l’idea della necessità di un rimpasto dell’Esecutivo in ottobre. Ciò si aggiunge alle tensioni già in essere dovute principalmente all’esito del “processo Berlusconi” del 30 luglio che ha sicuramente un’importante valenza politica ed alle decisioni che dovranno essere prese entro il 31 agosto.

Come un eventuale voto di sfiducia al Governo anche un rimpasto non è un provvedimento banale non sono convito che passerà inosservato agli occhi degli altri stati europei ed a quelli delle istituzioni di Bruxelles poiché testimonierebbe che gli attriti già evidenti, ma fino ad ora domati dal Premier con il supporto del Presidente Napolitano, stanno assumendo dimensioni sempre maggiori col rischio di minare seriamente la stabilità politica. In Europa attualmente i paesi che stanno fronteggiando crisi di governo, mettendo i apprensione i mercati, sono non a caso il Portogallo e la Grecia le cui difficili condizioni sono ben note.

Il contesto che stiamo attraversando impone collaborazione e negoziati produttivi sia perché non c’è tempo da perdere in contrasti sia perché le risorse sono poche e vanno utilizzate al meglio, quindi tutte le energie dovrebbero essere vincolate in modo costruttivo. Abbiamo l’onere e l’onore, effettivamente non sempre riconosciuto dagli altri stati membri, di essere un paese fondatore dell’Unione Europea e la terza economia del vecchio continente, questo deve essere chiaro a Bruxelles, ma anche a Roma, non ci possiamo permettere di essere ulteriormente causa o capro espiatorio per movimenti di mercato problematici o alibi per gli speculatori che, considerando le situazioni economiche di Asia ed USA, vedono nel nostro continente la preda più debilitata ed il nostro paese ne rappresenta la vitale giugulare ove attaccare mortalmente.

A proposito di risorse il 31 agosto è il termine per prendere decisioni in merito a quattro temi fondamentali per la resistenza dell’esecutivo: il nodo esodati, la procedura di pagamento della prima tranche da 20 miliardi dei debiti alle PA che vorrebbe essere anticipata rispetto al 2014 ed infine il nodo IMU ed IVA. La cancellazione totale dell’IMU richiesta dal PDL non è ormai evidentemente percorribile, ma la soluzione definitiva è ancora lontana, si parla di franchigia entro un certo limite (i capannoni industriali produttivi non dovrebbero essere tassati in accordo con Confindustria, ma pronunciamenti definitivi non si sono sentiti), oppure di integrazione con TARES e TARSU, o ancora una imposta comunale che tenga conto del patrimonio immobiliare incrociato con il nuovo indice ISEE, ovviamente anche l’ipotesi di un rinvio alla
legge di stabilità del 2014 non manca, servirebbero 4 miliardi, ma la riunione odierna della Cabina di Regia ha confermato, senza esplicitare i modi, una definitiva risoluzione entro il 31 agosto.

L’IVA, che dovrebbe passare al 22% dal 1 ottobre, analizzando i dati è un falso problema, non dovrebbe essere aumentata in quanto non strutturale, non porterebbe gettito e vesserebbe ulteriormente consumatori ed imprese. È dimostrato (Curva di Laffer in figura) che aumentare l’imposta oltre un certo livello (in Italia già superato) deprime i consumi portando incassi molto inferiori rispetto a quanto previsto. È successo con l’aumento dal 20 al 21% e si è ripetuto con l’incremento delle accise sui carburanti che, a causa del drastico calo dell’utilizzo delle auto ed alle difficoltà delle grandi aziende di autotrasporto, ha apportato un gettito inferiore rispetto a quando le accise erano più basse.

Figura 1. Curva di Laffer: prelievo fiscale vs gettito

Figura 1. Curva di Laffer: prelievo fiscale vs gettito

 

Questi nodi sono fondamentali più per consentire al Governo di sboccarsi e concentrarsi su questioni sostanziali che per il loro valore assoluto, pochi spiccioli nel mare magnum del debito. Alcune ombre sulle coperture di qui a fine anno sono state sollevate, poi smentite dai Ministeri competenti. Si sono sentite voci su una possibile manovra correttiva da 12 miliardi, del resto l’oggettiva necessità di concentrarsi sull’abbattimento del debito di oltre 2060 miliardi di € ha portato il Ministro Saccomanni a paventare l’ipotesi, durante il G20 di Mosca, di cessione delle aziende partecipate (leggi le strategiche ENI – ENEL – FINMECCANICA molto appetibili per settore merceologico a stati asiatici, arabi ed anche la stessa Russia dove il Ministro era intervistato) subito smentita modificando “cessione” in “garanzie collaterali” (oggettivamente ai valori attuali più che vendita sarebbe una svendita con conseguente rinuncia ai dividendi che nel complesso, tra Ministero del Tesoro e CdP, ammontano a quasi 2 miliardi annui) ed inserendo la possibilità di quotare Poste e Ferrovie dello Stato che già si sono affacciate sul mercato obbligazionario.

La vera questione da chiarire nell’immediato è che senza investimenti strutturali non conteggiati nel deficit (applicare la golden rule per grandi investimenti infrastrutturali, interventi nell’ambito dell’Expo 2015, detassazione del lavoro ecc), abbattimento della pressione fiscale e del costo del lavoro applicando entro dicembre i provvedimenti della Youth Guarantee, modifica dei contesti produttivi e del modello economico trainante (mettere la finanza al servizio dell’economia reale e di produzione, comprendere quale siano i nuovi settori che saranno trainanti riconvertendo quelli più tradizionali e dei quali l’Europa sta perdendo il primato), spostamento della fiscalità dalle persone ed imprese ai consumi, lotta all’evasione, alla corruzione ed alla burocrazia, abbattimento della spesa pubblica e gestione profittevole del patrimonio statale, costo dell’energia allineato a quello del resto d’Europa, incremento dell’export, riforma delle pensioni e del mercato del lavoro favorendo la riallocazione e riconversione dei lavoratori sarà la stessa Unione e non uscire dalla crisi e rischiare l’implosione.

Le misure sono quello ormai note e devono essere prese in sede Europea: unione bancaria e fiscale, mercato unico dell’energia, condivisione trasparente dei dati bancari, regimi sui proventi finanziari comuni e soprattutto politica monetaria che temporaneamente inietti liquidità (applicando il meccanismo OMT dell’ ESM o stampando direttamente) per far partire la fase degli investimenti come hanno fatto, fino ad ora a ragione, il Giappone, momentaneamente in attesa del rinnovo della Camera Alta, e gli USA che hanno registrato buoni dati in termini occupazionali ed hanno i loro indici borsistici ai massimi storici.

L’esempio della Grecia, col senno di poi, dovrebbe essere una lesson learnt. Avere agito subito senza ricorrere in modo quasi ostinato all’austerità che ha portato in ultimo al taglio di 25000 dipendenti pubblici che sicuramente contribuiranno a deprimere ulteriormente economia e consumi nonostante un drastico abbassamento dell’IVA su certi prodotti e servizi per supportare il turismo estivo favorito dalle tensioni in medio oriente ed Egitto, avrebbe ridotto di 10 volte il costo sostenuto fino ad ora dai greci e dall’ Europa tutta.

L’obiettivo è dunque superare il 31 agosto, sbloccare l’empasse e lavorare con determinazione così a Roma come a Bruxelles senza pensare in questo frangente a rimpasti, congressi e vicende processuali. Cosa fare si sa, come fare si studia e si implementa, cominciare e subito a farlo è fondamentale.

20/07/2013

Valentino Angeletti

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