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Un Primo Maggio dalle molte sfaccettature: Expo, Balck Bloc, Concertoni, disoccupazione. Intensi spunti e palesi contraddizioni

Quello appena trascorso è senza dubbio stato un primo di maggio decisamente particolare e ricco di intensi avvenimenti tra loro in contrapposizione.

Come di consueto abbiamo potuto assistere alle feste, ai concertoni pomeridiani e serali ed alle manifestazioni in onore del lavoro generalmente patrocinate dai sindacati che si sono svolte in tutta Italia, con la Sicilia meta della manifestazione ufficiale di CGIL, CISL e UIL, in onore del Sud sia perché il divario con il nord in tema del lavoro rimane drammatico, sia perché è il territorio, già di per se molto in difficoltà, che deve “sopportare” l’abnorme flusso migratorio, ingestibile per il nostro meridione senza adeguato supporto istituzionale nazionale, europeo e mondiale, perché quando muoiono centinaia di persone è il “mondo” intero a dover interrogarsi su un simile e problematico fenomeno. In tal senso l’accezione del primo maggio è stata proprio quella di festa di tutti i lavoratori.

Contemporaneamente però ieri è stata anche l’inaugurazione di Expo2015: “Nutrire il pianeta energie per la vita” che ha posto Milano al centro di numerosi eventi più o meno istituzionali, tra cui spiccano indubbiamente l’apertura ufficiale del Premier Renzi e la “Prima Primaverile” alla Scala dell’opera Turandot. L’intervento di Renzi è stato ovviamente un trionfo di ottimismo che lo ha portato a modificare (opinabilmente) l’inno nazionale, sostituendo “siam pronti alla morte” con “siam pronti alla vita” ed a scagliarsi contro tutti i “gufi” che gioiscono dei fallimenti italiani, che sono avvezzi al motto “non ce la faranno” e che mai avrebbero immaginato il successo di Expo2015 con 11 milioni di biglietti già venduti, che però si deve ancora capire se siano stati acquistati da agenzie o da privati. Il Premier si è poi speso in numerosi ringraziamenti, rivolti a tutti coloro i quali in un modo o nell’altro hanno contribuito a rendere possibile l’evento, ad iniziare dal sindaco dell’epoca della vittoria di Milano sulla turca Smirne per l’assegnazione dell’esposizione, Letizia Moratti, fino al commissario Sala, all’attuale sindaco Pisapia, al capocantiere ed a tutti gli operai, veri eroi, che soprattutto negli ultimi tempi hanno dovuto accollarsi turni massacranti. Non è stato menzionato, chissà quanto volutamente, e di certo per la persona quel è non si meriterebbe un trattamento simile, l’allora omologo di Renzi, Romano Prodi che le cronache vogliono abbia abbandonato anzi tempo la manifestazione non essendosi visto annoverare nella lista dei ringraziati (pur essendo a mio avviso uno dei principali ringraziandi, perché quando c’è da mettere l’Italia in mostra all’estero il Professore Bolognese non si risparmia ed è sempre in prima fila: fu uno dei primi ad intessere i rapporti con quella Cina a cui Renzi vorrebbe strizzare sempre di più l’occhio ed ancor maggiormente il portafoglio o con l’Africa che per renzi dovrebbe essere meta di grandi investimenti italiani).

Ora, partendo dal presupposto che è non solo giusto, ma doveroso aver criticato Expo, in preparazione da 7 anni, quando le cose non hanno seguito i programmi, quando si sono verificati scandali, quando sono emersi tangenti ed appalti taroccati, quando si sono manifestati ritardi ed aumenti di costi, è assolutamente vero che ora dobbiamo augurarci tutti, da italiani interessati al nostro paese e non alla lotta aspra del dibattito partitico distruttore, che l’Expo sia un successo, e per la nostra immagine nel mondo, e per il tema che tratta e per l’indotto che può creare, pur continuando a mantenere la giusta dose di criticismo utile a vigilare che tutto proceda in modo accettabile. Detto ciò il successo di Expo è ancora da costruirsi e speriamo che sia ampio ed oggettivo.

Quello di Renzi ha voluto essere un messaggio incoraggiante, positivo, che lascia intravedere una più che prossima e scontata rinascita dell’Italia dalle ceneri di una crisi sistemica e pervasiva, il clima che si poteva respirare in quel di Rho era senza dubbio di gran festa e di speranza in un futuro che ormai viene presentato come radioso. Forse lo è e lo è sempre stato, tra gli alti e bassi che non hanno mai compromesso un tenore di vita comunque alto, per i partecipanti alla Turandot rappresentata alla Scala, ma per molti altri il contesto è assai differente.

A ricordarcelo ci sono stati gli ingiustificabili e tremendi disordini avvenuti nel centro di Milano, tra Cadorna, Carducci, il Giambellino, dove il movimento Black Bloc metteva a ferro e fuoco la città scagliandosi contro i simboli del potere del loro problematico modo di interpretare, ma soprattutto di dissentire, una realtà che sta divenendo sempre più oggettivamente ed inaccettabilmente diseguale. A loro non vanno riservate giustificazioni di alcun tipo, sono teppisti, terroristi, violenti, mascalzoni, ma hanno vita facile a trovare supporto ed appoggio in un clima di insoddisfazione, povertà e disagio sociale come quello che si respira da anni. Questa condizione fa si che anche coloro che non avrebbero motivi di protestare o che non conoscono a pieno le “ragioni” dei blocchi neri, possano unirsi e dar man forte agli scellerati portatori di terrore, coperti da generiche motivazioni quali lotta al potere, all’etile della finanza, alla casta e via dicendo, tutti leit motive di questi anni di crisi facilmente adducibili come causa della totalità dei mali che si stanno vivendo, sentenza proferita ovviamente senza approfondirne davvero la natura ben più complessa ed eterogenea. La conseguenza di ciò è che anche “ultras da stadio” che poco hanno a che fare con i Black Bloc hanno sostenuto la violenza facendo si che numericamente i dissidenti fossero ben di più di quelli davvero riconducibili a frange ben organizzate. Gli pseudo Black Bloc non sanno neppure per quali “ideali” o meglio “motivazioni” (volutamente tra virgolette perché non ve ne sono di plausibili), i Blocchi Neri operano o in altri termini “fanno casino”. Queste persone, purtroppo temo come molti, si gettano nella bolgia senza avere ideali, che quand’anche fossero sbagliati una parvenza di rispetto potrebbero anche trasmetterla essendoci persone che rischiano botte e vita per la loro difesa. Costoro invece no, hanno il solo obiettivo di fare danni per un pomeriggio di adrenalina (visto che non c’è il calcio). Se poi gli venisse chiesto il perché, la risposta sarebbe genericamente: “la lotta contro il potere”; se gli si chiedesse chi è il potere, risponderebbero a suon di luoghi comuni, con un “banche e multinazionali” (magari con il babbo che lavora come promotore finanziario e la mamma impiegata al Carrefour); se si approfondisse chiedendo il perché ancor più nello specifico, non saprebbero rispondere, magari i più “astuti” potrebbero dire che le multinazionali inquinano e che sfruttano il lavoro dei poveri, mentre le banche sono piene di soldi quando la gente muore di fame…. Frasi fatte insomma che dimostrano totale incapacità di ragionamento e visione critica per approfondire la complessa realtà sociale. Questi facinorosi non sono degni di essere chiamati neppure Black Bloc, sono solo casinisti perdigiorno con un cervello che si può pesare tranquillamente usando bilancini da orefice. I Black Bloc, ripeto, sono delinquenti, quasi terroristi, pericolosi ed organizzati, questi invece, e, ribadisco, secondo me non pochi, forse in manifestazioni come quella di ieri addirittura più delle vere tute nere, sono tarati mentali maggiormente pericolosi dei primi perché rappresentano una parte del futuro dell’Italia che non emigrerà perché inetta e che andrà a pesare sulle spalle della società sana! Massimo rispetto sempre e comunque verso ogni opinione e forma di manifestazione, protesta e dissenso civile, massima condanna e pena esemplare per ogni tipo di violenza gratuita, ingiustificata ed ingiustificabile.

Ancora più dei fenomeni di guerriglia urbana da tutti condannati come riprovevoli vi sono dati oggettivi dell’Istat, diramati alla vigilia della festa del lavoro, che da domani dovranno far smaltire al governo la sbornia da parata trionfale e rapirne la concentrazione ancor di più della legge elettorale Italicum. Sono i dati sulla disoccupazione tornata ai massimi livelli, 13% in totale (oltre 3 milioni di persone) e 43.1% per gli under 25 (solo Grecia, Croazia e Spagna fanno peggio). Il dato sembra contraddire quello che aveva fatto esultare le istituzioni e che vedeva un netto incremento di contratti di lavoro a tempo indeterminato. La discrepanza è presto detta, mentre l’Istat si occupa di valutare la condizione reale delle persone, i dati ministeriali trattavano i contratti, quindi vi è ora la prova che la maggior parte di nuovi contratti a tempo indeterminato sono stati trasformazioni di vecchi rapporti e non nuovi posti di lavoro (se ne aveva un sospetto al limite della certezza fin da subito – Link1 – Link2), inoltre i dati Istat confermano una volta in più che il lavoro si crea con investimenti e non con leggi e decreti, che hanno il compito di aiutare, ma non possono fare quello che solo una catena produttiva fatta da potere d’acquisto (disponibilità economica che ora manca), consumi (interni ed esportazioni), creazione di domanda di lavoro dovuta alla floridità e alle potenzialità di business, è in grado di realizzare.

Oltre a questo, noto, tema da dirimere celermente ve ne è un altro che sarà complesso da districare, cioè il pronunciamento della Corte Costituzionale contro i due anni di blocco dell’adeguamento delle pensioni per emolumenti oltre 3 volte il minimo (circa 1400€ lordi al mese) voluto dal Governo Monti – Fornero. La decisione non viene dal nulla, ma c’era da immaginarsi un esito simile, non solo perché i sindacati, primo tra tutti la CISL della Furlan (allora Bonanni), lo avevano anticipato, ma perché un precedente risiede nel pronunciamento di incostituzionalità anche per il contributo di solidarietà per le pensioni oltre i 90’000 €. Se del resto non è costituzionale un contributo dai soli più facoltosi non si capisce come avrebbe potuto esserlo dai i meno abbienti. Il principio che viene seguito dalla Corte è che all’interno di un medesimo gruppo, in tal caso i pensionati, non si possono applicare tassazioni differite tra differenti soggetti, se non seguendo eguale percentuale o specifiche aliquote. In altre parole o si tassano tutti o nessuno. Inoltre il blocco delle rivalutazioni ha una ulteriore motivazione di incostituzionalità e risiede nella riduzione della disponibilità economica di una platea già molto in difficoltà e difficilmente capace al sostentamento del proprio nucleo famigliare.

Conseguenza di tal sentenza è che lo Stato si vedrà costretto a risarcire, e il Ministro del Lavoro Poletti ed il Viceministro dell’Economia Morando hanno detto che se questo è il volere della Corte Costituzionale non può non essere rispettato, circa 6 milioni di pensionati per una somma complessiva che varia dai 6 agli 11 miliardi (ancora da verificare con certezza, ma dovrebbero essere corrisposti circa 1’500€ su una pensione di 2’000€) per gli arretrati 2012-2013. Somma evidentemente ben superiore degli 1.6 ipotetici miliardi di tesoretto virtuale che sarebbe bene non impiegare in anticipo se non per ridurre il debito. In realtà potrebbe esistere una sorta di scappatoia per il governo, valida per i referendum abrogativi: se la decisione presa è tale da mettere a rischio i conti dello Stato, essa può non essere applicata. Chissà se verrà trovato un cavillo per poter applicare clausola simile anche alla sentenza della Consulta.

In questo momento reperire anche “solo” 5 miliardi risulterebbe davvero complesso e, soprattutto quando a Bruxelles verranno a conoscenza di un simile “non banale dettaglio” per i conti già traballanti del nostro paese, il rischio che si ricorra alle clausole di salvaguardia, quali aumento accise ed Iva, è concreto. La soluzione “Iva più accise” è una coppia infausta, perché andrebbe una volta in più ad inserirsi come un grosso detrito nel meccanismo già pieno di attriti del rilancio economico, basato su potere d’acquisto, consumi, richiesta di nuovo lavoro, propensioni agli investimenti, che invece avrebbe bisogno di un lubrificante dalle strabilianti specifiche tecniche.

Insomma tutti tifiamo Expo, tutti tifiamo Italia, tutti condanniamo Balck Bloc, teppistelli e violenti, ma dobbiamo essere realisti, con i piedi per terra, diffidare dai falsi entusiasmi, consci che c’è ancora tanto da fare ed i sacrifici, pur nel clima festoso, solenne e sublime della Turandot alla Scala, sono tutt’altro che finiti.

02/05/2015
Valentino Angeletti
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Interim di Renzi al MIT in attesa del nuovo Ministro per un dicastero importante per crescita ed investimenti

Lupi-RenziLe dimissioni da Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) di Maurizio Lupi, dirigente e probabilmente futuro capogruppo del NCD nonché membro di spicco del movimento Comunione e Liberazione (CL), sono arrivate ufficialmente. L’ormai ex Ministro, non indagato ed innocente fino a prova contraria, a 72 ore, e non 72 giorni come ha tenuto a precisare durante la sua informativa alla Camera, dalla pubblicazione dei fatti relativi alle tangenti ed ai favoritismi nell’ambito della costruzione del tratto fiorentino della TAV che vedono coinvolti super burocrati della commissioni tecniche del MIT (Ercole Incalza è il protagonista indiscusso dello scandalo assieme all’ingegner Perotti) e super manager pubblici e privati rispetto ai quali vi è stata vicinanza con i Lupi padre e figlio, ha rassegnato, dandone comunicazione alla Camera, le proprie dimissioni. Certamente la decisione è stata partorita da un ragionamento strettamente personale, ma tenendo in conto anche le sicure pressioni del Premier che non potevano essere pubbliche per evitare di sentenziare contro un membro, in un certo senso scomodo, del partito alleato di Governo ma non facente parte del suo giglio magico e per scongiurare polemiche sulla sua tendenza accentratrice e volontà di colonizzare ogni posizione di Governo e di prestigio senza aver vinto elezioni governative. Inoltre il Premier avrebbe dovuto sopportare velenose critiche sul fatto di aver voluto pubblicamente la cacciata di Lupi quando alcuni membri (Commissari o Sottosegretari) del suo Governo sono a tutti gli effetti al centro di indagini. Le dimissioni di Lupi, accolte con plauso da Renzi impegnato a Bruxelles, hanno allontanato i rischi e consentito al Premier, dal suo punto d’osservazione, di poter rafforzare ulteriormente l’Esecutivo (vedremo se ed in che modo ci riuscirà). Renzi ha tenuto a precisare che le dimissioni sono state opportune e sagge, ma nè dovute e nè obbligate (volontarietà confermata anche da Lupi). Il motto di Renzi e renziani in questo frangente è che per dare le dimissioni da una posizione di potere non è necessaria una indagine a proprio carico, ma basta l’opportunità politica di una scelta errata, viceversa, il fatto di essere indagati non implica automaticamente che debbano essere rassegnate le dimissioni; con questo, che pare quasi uno scioglilingua, Renzi e i suoi porgono i loro encomi alla scelta dell’ex titolare del MIT e giustificano eventuali indagati tuttora in carica.

Pur non sussistendo reato, dopo il Rolex da 10’000 € regalato da Incalza per la laurea di Luca Lupi, alcuni capi d’abbigliamento, la telefonata di Maurizio Lupi allo stesso incalza l’8 gennaio 2014 e la successiva assunzione di Luca (pare dietro un salario di 2’000 € lordi al mese, quindi certamente non spropositato) presso un cantiere su cui la coppia Perotti – Incalza avevano influenza, la posizione di Lupi senior risultava oggettivamente non più sostenibile nè difendibile. Per un politico vi è la questione dell’opportunità, del buon esempio etico-morale e del rispetto delle pari possibilità tra gente comune (che in questo paese rischia sempre più di sentirsi quasi marmaglia) ed élite politico-dirigenziale di poter emergere. In Italia del resto il concetto di “conflitto di interessi” è molto più lasco rispetto all’Europa, ormai siamo quasi pericolosamente assuefatti ai meccanismi clientelari. In qualsiasi altro paese non sarebbe stato normale che un amico quindicennale (Perotti) di una persona poi divenuta Ministro delle Infrastrutture e dei i Trasporti (Lupi), avesse una importante azienda di costruzioni, facesse regali alla famiglia del Ministro e vincesse tutte le gare per le maggiori opere pubbliche. Nel bel paese invece, non che sia la norma, ma capita sovente ed è ben tollerato dall’opinione pubblica… del resto l’amicizia è l’amicizia, ed un amico e per sempre (soprattutto se regala che so, un diamante).

Purtroppo questa vicenda riporta in auge oltre che gli scandali, il vizio della mazzetta e dell’approntamento degli appalti, anche quel meccanismo silente, in vigore da talmente tanto tempo da essere divenuto quali rassegnatamente accettato dalla popolazione, della relazione, delle conoscenze e del castismo quasi settario che permea ogni settore dell’economia, della finanza, del lavoro inteso come ingresso, progressione ed assunzione di posizioni apicali presso aziende sia pubbliche, sia partecipate parzialmente dallo Stato, sia totalmente private (principalmente grandi realtà che a mezzo di favori a personaggi di spicco potrebbero avere in cambio vantaggi che vanno da leggi favorevoli, a controlli più blandi ecc). Della possibilità, o per meglio dire non possibilità, di crescita sociale in Italia con conseguente incremento del divario economico-sociale, solo per citare gli ultimi due episodi, si era già parlato in occasione dell’affare Cancellieri – Ligresti e per lo scandalo Expo 2015 (nel quale, ora si scopre, essere coinvolto lo stesso Incalza).

La defezione in un ministro importate come il MIT da spazio a Renzi, che nel frattempo (che sarà poco precisa Renzi) ne ha ha assunto la carica ad interim, per fortificare ulteriormente la sua posizione, inserendo una nuova pedina a lui vicina all’interno dell’Esecutivo che piano piano sta diventando totalmente renziano. I nomi che si sentono più insistentemente, mantenendo costantemente alta l’attenzione perché in queste occasioni gli outsider sono sempre possibile, sono il renziano Luca Lotti, il sottosegretario Graziano Del Rio, il commissario anticorruzione Raffaele Cantone, l’AD Finmeccanica Mauro Moretti ed anche il PM Gratteri. Le posizioni da Ministro potrebbero addirittura essere due perché non è stata scartata l’ipotesi di una scissione tra infrastrutture e trasporti, dando i natali a due dicasteri separati, come un tempo lo fu già stato. Inoltre è possibile un movimento interno ai ministeri che necessiterà di un successivo e più ampio rimpasto di Governo.

Il MIT è un dicastero fondamentale soprattutto in un momento economico come quello che stiamo vivendo. La vicinanza all’EXPO (che ci mette al centro dei riflettori mondiali) ed al Giubileo sono solamente due elementi di indiscusso impatto, ma non quelli centrali.

Ciò che va considerato è che il MIT è responsabile di quelle infrastrutture verso le quali dovrebbero essere convogliati gli investimenti sia provenienti da Bruxelles (inclusi quelli del piano Juncker) sia nazionali, sia pubblici che privati, al momento deficitari in Italia ed Europa che dovrebbero fornire nuove opportunità di occupazione, spinta all’economia ed al mercato del lavoro, rendendo più strutturali quei segnali di ripresa che a margine dell’Eurogruppo lo stesso Presidente della Commissione UE Juncker ha ribadito essere non ancora strutturali a livello Europeo (e l’Italia dell’UE è il fanalino di coda). Ricordiamo che gli investimenti infrastrutturali sono stati una componente importante per il rilancio statunitense. Oltre a ciò non va mai dimenticata la necessità impellente del nostro paese di nuove infrastrutture, come la banda larga che per alcune tipologie di lavori rientra nelle competenze del MIT, e dell’aggiornamento di quelle esistente così come un più stringente e severo monitoraggio dei costi ed applicazione delle norme esistenti per evitare scandali, appalti gonfiati e gare truccate che afferiscono al perimetro degli sprechi i quali vanno ad incrementare quella spesa pubblica, zavorra dei conti pubblici che l’Europa ha intimato più volte di tagliare a mezzo della celeberrima spending review ad oggi ancora in qualche cassetto ministeriale.

Proprio sul debito è incentrato l’ultimo monito europeo e della BCE che certifica come per Italia e Belgio gli squilibri strutturali e di bilancio siano in aumento. Per quel che riguarda il nostro paese il problema principale rimane il debito che non rispetterà il percorso di rientro concordato e sottoscritto. La spesa pubblica è infatti ulteriormente aumentata nonostante maggiori ingressi fiscali ed il debito ha superato il 132% del PIL contro una stima presente nel DEF consegnato a Bruxelles di circa 128%; fortunatamente uno spread più basso riduce in modo non trascurabile la spesa per interessi.

Il MIT è quindi una funzione fondamentale, perché parimenti alla sanità, dispone di un’enorme ammontare di risorse economiche includendo la possibilità di attingere a fondi europei, ha la possibilità di gestire infrastrutture ed opere ad alto potenziale in termini di ritorno sul lavoro, sulla creazione di indotto, sul PIL e sull’economia in generale (la conclusione di una grande opera può portare fino a qualche punto di PIL); i risultati del MIT sono facilmente valutabili dall’UE; gli sprechi e gli scandali che coinvolgono le infrastrutture sono di grande portata e visibili a tutto il mondo, ormai è noto che 1 Km ferroviario in Italia costa nel migliore dei casi il doppio che in Germania, ma ad esempio nell’indagine Sistema che coinvolge Incalza si sale ben oltre tale percentuale.

Fare in modo che il MIT funzioni correttamente, che vi sia un Ministro competente ed onesto non scelto solo per appartenenza e vicinanza politica e che le commissioni e le burocrazie tecnocratiche, che in certa misura sono necessarie a supportare un dicastero complesso come il MIT, non siano invise dei soliti volti con le mani in pasta ovunque e che lavorano per posizionare persone ed ottenere favori personali e di partito più che per costruire il progresso del paese, è fondamentale. Lo è per l’immagine dell’Italia per il suo sviluppo e per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nelle singole persone che ne fanno parte. Fiducia comprensibilmente mai stata così bassa che deve essere riconquistata allontanando i sospetti attuali, le vicende del passato e dimostrando fattivamente la volontà di cambiare le persone non meritevoli ed eticamente non probe, le prassi e le procedure così come i metodi e le modalità di lavoro che lasciano spazio a comportamenti viziosi, facendo rispettare controlli, leggi, norme e pene già esistenti.

Link:

  1. L’ Expo 2015 e la credibilità da conquistare 10/05/14
  2. I controlli su Expo 2015 12/05/14
  3. Expo2015, Mose e gli investimenti esteri vanno a picco… 08/06/14

21/03/2015
Valentino Angeletti
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Lavoro ed investimenti, il filo che lega Coalizione Sociale di Landini e l’inchiesta “Sistema”

Il movimento di Landini, Coalizione Sociale, non è ancora nato e nemmeno si sa che obiettivi abbia.

Nonostante la fitta nebbia che ancora l’avvolge, tale iniziativa è già stata misconosciuta da tutte le forze che possono ricondursi alla sinistra eccezion fatta per SEL.
La CGIL non si è sentita di dare appoggio anche solo verbalmente a Landini e la stessa Camusso ha preso posizione contraria rincarando la dichiarazione ufficiale del portavoce nazionale del sindacato.
Il PD ha preso le distanze, e non solo quello renziano che era ovvio si sarebbe contrariato visto l’accantonamento dell’amore tra Premier e Segretario Fiom dei primi minuti al quale ora è preferita di gran lunga la partnership con Marchionne, anche nella sua componente DEM dei vari Civati, Cuperlo, Bersani, Mineo, D’Attorre, Chiti che ormai devono prendere atto di non essere più né influenti né considerati all’interno del partito del quale fanno ancora parte e che taluni di loro hanno contribuito a fondare.
Anche nell’aria DEM del PD le posizioni su come portare avanti i propri valori ed ideali politici di sinistra sono molto differenti: i più moderati facenti capo al nostalgico della ditta ormai inesistente Pierluigi Bersani vorrebbero esercitare dall’interno la loro influenza, mentre l’aria più Civatiana sarebbe anche disposta a valutare la fuoriuscita da un partito oggettivamente agli antipodi rispetto a quello di appena qualche mese fa.

Non c’è dubbio che i tempi cambiano e chi non sa capire il cambiamento ed adattarsi si farà fagocitare da esso subendolo inerme.

Incredibile e sorprendente come nella sinistra non ci sia capacità di unirsi e formare una coalizione politica degna di tale nome e che possa ambire ad un certo seguito, ovviamente a tutto vantaggio degli avversari.

La leva con la quale è stato aperto il vaso di pandora della furia landiniana è stata il lavoro. Strettamente legato al lavoro ed alle battaglie sia sindacali che industriali che della società civile più in generale sono la lotta alla corruzione, le pari opportunità nell’accesso al mondo del lavoro e la meritocrazia per consentire la scalata sociale che negli USA, alimentata dall’ambizione di crescita personale che può trovare riscontro nel sistema a stelle e strisce, è il motore trainante del PIL.
Proprio poche ora dopo la presentazione di “Coalizione Sociale” è emersa una nuova inchiesta “Sistema” riguardante ancora una volta corruzione, tangenti, turbative d’asta e grandi lavori pubblici. Non se ne sentiva di certo il bisogno poiché solo pochi mesi fa sono emersi episodi di corruzioni in merito all’EXPO 2015 su cui siamo osservati e misurati a livello mondiale e sul Mose di Venezia che ha comportato le dimissioni dell’ex sindaco Orsini ed il commissariamento della città. Proprio l’entità del problema ha spinto il Premier Renzi ad istituire un apposito Commissario Speciale anti corruzione: Raffaele Cantone.
L’indagine sistema va a toccare un’opera spesso al centro delle cronache, la TAV e nella fattispecie il tratto nella zona di Firenze. Ad essere coinvolti sono in tutta Italia circa una cinquantina tra manager pubblici, privati e membri delle istituzioni. Il protagonista indiscusso della vicenda è Ettore Incalza, un nome importante, non per il riferimento all’ellenico eroe (tra l’altro in questo periodo meno si ha a che fare col Peloponneso e meglio è), ma perché il settantenne Incalza è un personaggio noto nei palazzi romani, è colui che da decenni gestisce tutti i lavori pubblici, gli appalti e le grandi opere; è passato da governi di destra e sinistra mantenendo la sua posizione di prestigio e collocandosi in vari enti dalla cassa del mezzogiorno, all’amministrazione della TAV fino a divenire capo della Commissione del Ministero delle Infrastrutture. Evidentemente egli possiede una fitta rete di conoscenze e contatti nel mondo privato, pubblico e politico, una influenza enorme che testimonia come la burocrazia-tecnocrazia nascosta e poco presente nelle cronache e negli sguaiati dibattiti politici del quotidiano sia colei che in ultimo spinge ed indirizza le decisioni politiche. I governi restano, ma quelli che in senso spregiativo sono definiti i boiardi di stato invece rimangono e continuano imperterriti la loro azione.
Ad essere rammentati nella vicenda, non indagati, vi sono il Ministro Lupi ed il figlio Luca che avrebbe ricevuto regali e favori, oltre a Lupi, i cui rapporti con Renzi sembrano in via di rottura pur attendendo giustamente l’esito del percorso indagatorio, alcuni giornali fanno il nome di Alfano, ambedue sarebbero stati menzionati durante una telefonata intercettata. Sono poi presenti altri personaggi molto noti nell’ambito delle grandi opere pubbliche, decisamente meno alla cronaca del quotidiano. Per approfondire si rimanda all’articolo dell’agenzia ANSA (Link Ansa).

L’assenza di investimenti sia pubblici che provati rappresenta una piaga per l’Italia, in un certo senso certificata dall’Unione Europea, da Bankitalia e dalla BCE, queste vicende di corruzione e di appalti truccati inficiano la capacità di attirare capitali privati perché la corruzione è una delle peggiori piaghe che potenziali investitori vedono nel nostro paese (lo ricorda anche Nouriel Roubini dal Forum Ambrosetti) e perché i capitali pubblici investiti vengono sprecati e dirottati in mille rivoli di illegalità, col risultato che il costo medio al Km della TAV in Italia risulta, nella migliore delle ipotesi, doppio rispetto a quello di una analoga infrastruttura tedesca. Non è poi raro, come nell’indagine “Sistema” che i rincari una volta individuato il “giusto” appaltatore possano arrivare fino al 40%.

Evidentemente simili aspetti sono strettamente correlati anche al tema del lavoro, in primo luogo le ditte, le aziende e le imprese oneste non sono fin da subito della partita in quanto gli assegnatari dei lavori sono già definiti, viene dunque meno la sana e leale concorrenza e competizione, ed in secondo luogo le persone che sono chiamate a fornire prestazioni all’interno dell’immenso indotto che si crea attorno alle grandi opere non sono scelte con adeguati criteri. Anche l’indagine “Sistema” come le precedenti, mostra un reticolo di promozioni, collocamenti in posizioni più o meno prestigiose, regalie, poltrone create ad hoc o assegnate a persone specifiche andando così a collocare in caselle talvolta chiave non i più meritevoli, ma quelli “del giro” (già si scrisse in merito a ciò una sorta di sfogo: Tangenti Expo 2015 …. amara conferma che per “noi” non c’è spazio) con ulteriore spreco di soldi pubblici ed a tutto discapito dei risultati ottenibili sia nell’immediato e direttamente connessi all’opera in questione, sia nel futuro perché queste persone continueranno ad esercitare il loro potere, ed una volta entrati all’interno di una certa cerchia le trasmigrazioni tipicamente in crescendo verso posizioni sempre più delicate e ben retribuite sono quasi una naturale progressione, perseguitando così a precludere opportunità a coloro che per curriculum o meriti sul campo ne avrebbero diritto.

La corruzione e le pari opportunità nel mondo del lavoro, così come la crescita e l’escalation sociale sono valori cari tanto al sindacato quanto alle imprese e lo dovrebbero essere anche ai cittadini, per realizzare le proprie ambizioni, ed allo stato per conferire al PIL quella ulteriore spinta presente negli USA, che pur nelle contraddizione sussistenti oltre oceano, dal punto di vista delle opportunità è un sistema aperto e lontano dalla caste di illegalità oggettivamente comuni nel nostro paese.

Ciò che fa più indignare è che fatti simili non sono nuovi (scrivemmo in merito ad Expo, Mose e Mafia Capitale svariati pezzi, a fondo pagina i Link) così come non sono sconosciuti a chi è del mestiere i protagonisti che delinquono: anche nell’ambito dell’illecito i loro curriculum sono di “tutto rispetto”, anzi sono stimati e ricercati da coloro che cercano appoggi. Incalza ad esempio è sulla cresta dell’onda almeno dal 1990, e non è nuovo a vicende giudiziarie. Secondo “Il Giornale” il manager è stato processato ed assolto per 14 volte, è stato coinvolto nei lavori di Italia 90, nel G8, nel Mose, in Expo, nella costruzione del porto di Olbia e nella realizzazione dei grandi passanti autostradali come la Salerno Reggio Calabria ed il tratto Orte-Mestre. Nel 1996, Governo Prodi, con Antonio Di Pietro come Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Incalza fu cacciato, segno evidente che il suo operato era noto alla politica e che non servono ulteriori controlli e leggi se si applicano e si fanno rispettare quelle esistenti (come già scritto : I controlli su Expo 2015), salvo poi rientrare nel successivo Esecutivo Berlusconi. Da allora è sempre rimasto al suo posto fino a dicembre 2014 quando, oltre settantenne, non gli fu rinnovato il contratto dal Governo Renzi (forse per via dell’età o forse perché qualche indiscrezione sull’indagine in corso era già trapelata). Alcune voci riportano che attualmente svolga attività di consulenza per il Governo, tesi smentita dal sottosegretario Del Rio. Comunque va fatto presente che “Il Fatto Quotidiano” svariati mesi prima del dicembre 2014 aveva già fatto notare come sarebbe stato opportuno allontanare il manager dai ministeri.

È chiaro, comprensibile e triste come senza risolvere questi problemi non sia possibile lo sviluppo del sistema paese, l’attrazione di investimenti e la crescita delle persone, vero capitale umano su cui puntare per la ripresa economica e per la creazione di quel nuovo paradigma fatto di sostenibilità ambientale, umana ed economica che tutti menzionano ma ancora ben lontano dall’essere concepito.

Alcuni buoni segnali vi sono sul fronte anti corruzione, infatti è stato presentato ieri in Parlamento con discussione prevista per la prossima settimana l’Emendamento dell’Esecutivo al DDL Anticorruzione ove sono state inasprite le pene per corruzione, turbative, falso in bilancio e che il Governo dovrebbe riuscire a far passare grazie ai voti di SEL (e non dell’alleato NCD a meno di un cambio all’ultimo minuto) testimoniando come Renzi possa contare su varie maggioranze mobili.

Sul fronte lavoro invece Tito Boeri, neo amministratore dell’INPS, fa notare come nei primi 20 giorni di febbraio le richieste di decontribuzione da parte delle aziende per la trasformazione (o nuova assunzione) di contratti precari in nuovi contratti a tutele crescenti siano arrivata a toccare 76’000. Per la maggior parte è pensabile che si tratti di trasformazioni di contratti già esistenti e non nuovi posti di lavoro, ma indubbiamente (pure con le precisazioni da farsi sul Jobs Act ed il mercato del lavoro presenti ai collegamenti di seguito) per coloro che si vedono trasformare un contratto precario con tutte le sue aleatorietà in uno a tutele crescenti, protetto da più garanzie, è una buona notizia.

Link su Mose, Expo, Mafia Capitale:

  1. Expo2015, Mose e gli investimenti esteri vanno a picco…
  2. L’ Expo 2015 e la credibilità da conquistare
  3. Il sottile filo conduttore tra mafia capitale, rapporto Censis 2014 e declassamento S&P
  4. Lo strano buffo paese che non riesce ad avere una visione d’insieme ed identificare le priorità
  5. Un Jobs Act “destrorso” divide le sinistre. Il MEF computa la crescita per le riforme nell’intento di abbonire l’UE
  6. Il “Jumpstart Our Business Start-up” Jobs Act che non accontenta nessuno….
  7. Velleità di Landini: fuoco di paglia o controparte tale da non poter essere ignorata?
  8. La revisione normativa può rilanciare il lavoro solo assieme ad interventi economici

Valentino Angeletti
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Expo2015, Mose e gli investimenti esteri vanno a picco…

Dopo lo scoppio degli scandali, solo gli ultimi a dire la verità, dell’EXPO2015 e del Mose che secondo gli esperti per somme in gioco e meccanismi implementati farebbero impallidire l’intera tangentopoli, unanimi e vigorose sono state le condanne alla corruzione.

Il Premier Renzi ha tuonato sia contro i politici, indipendentemente dal loro colore, sostenendo la possibilità del daspo a vita per coloro che venissero scoperti ad essere corrotti o corrompere, sia contro le aziende, arrivando a proporre l’impossibilità per le imprese disoneste e colluse con la malavita, di partecipare alle gare con le pubbliche amministrazioni.
A queste dichiarazioni si affiancano, solo per citare la seconda carica dello Stato, quelle del presidente del Senato Grasso che invece vorrebbe revocare il vitalizio a tutti quei politici incriminati per reati mafiosi.

Senza voler tirare in ballo il concetto di onorabilità della politica e del politico, principio che rientra nella Costituzione Italiana, secondo il quale un esponente che perdesse il requisito di onorabilità, venendo meno alla rettitudine, integrità morale ed etica, dovrebbe decadere avendo tradito il patto e la fiducia conferita dal cittadino affinché lo rappresenti nella complessa gestione della cosa pubblica per il bene collettivo, le frasi dette da Renzi, Grasso e gli altri membri dei vari partiti, non mi paiono quelle di grandi statisti o illuminati, mi sembrano piuttosto quelle di una qualsiasi persona di buon senso abituata a vivere, con tutte le difficoltà che ciò comporta nel nostro paese, nell’onestà.

Sono le stesse parole che ogni persona per bene ha sicuramente detto se non quotidianamente almeno settimanalmente, da venti anni a questa parte e non c’è nulla di strano o rivoluzionarlo in esse, tanto che la mia prima reazione all’ipotesi di daspo per i politici corrotti, avanzata da Premier all’indomani della vicenda Expo2015, è stata:
“Bene che si faccia subito, oltre al daspo anche la galera ove il caso, perché si è aspettato così tanto!”.

Va assolutamente detto che l’Italia non è tutta corrotta e collusa. Vi sono aziende e politici che operano nella più totale legalità e nella completa adempienza delle norme e della burocrazia eccessiva, macchinosa, popolata da numerosissime figure con potere di veto che amplificano la possibilità di incappare nella richiesta della “mazzetta”, ma non v’è dubbio che questa correttezza sia motivo svantaggio competitivo rispetto a competitors meno ligi.

Quando però si tirano in ballo i grandi lavori ed appalti pubblici il destino sembra scontato, ed allora sia i politici che le persone comuni paiono non sorpresi da una metodologia che ormai si è consolidata e con la quale, in maniera altrettanto colpevole, si rischia di convivere scadendo quasi nella consuetudine. Addirittura nel caso Mose pare che alcuni politici incensurati e simbolo di cultura, ad oggi già incarcerati, ancora prima di assumere la carica in questione, si fossero rivolti alle ditte impegnate nei lavori per avanzare le loro pretese, ricambiando, quando e se mai avessero coperto l’incarico, con permessi ed azioni a loro vantaggio.

Alla luce di questi ultimi fatti, grosse vetrine per l’italia, non sorprende che il nostro paese abbia perso dal 2007 al 2013 il 58% degli investimenti esteri, pur con trend leggermente in miglioramento (forse risultato delle missioni estere del 2013 dei Premier Monti e Letta e del piano Destinazione Italia).
Questi impegni economici non sono volati solo nei paesi emergenti dove si potrebbe obiettare che i diritti umani sono lesi, le condizioni di lavoro irrispettose ecc, ecc, ma anche in Francia, Germania, Spagna, USA ed UK…. non cito tutte gli stati che ci sopravanzano perché sarebbe un elenco di 64 menzioni visto che ci collochiamo al 65 esimo posto. Inutile dire che la corruzione è il primo fattore deterrente e che quindi il suo costo stimato in 100-120 mld annui potrebbe essere ampiamente sottodimensionato.
Gli altri fardelli, tutti noti come la corruzione del resto, che respingono gli investimenti ed uccidono le nostre imprese, gli artigiani e commercianti, i cittadini comuni e l’economia, sono l’eccessiva burocrazia, l’incertezza normativa e della pena, la titanica mole di leggi e norme, lo sproporzionato carico fiscale, ma anche il divario tecnologico; solo per fare un esempio, un’azienda innovativa che sfrutta le potenzialità di internet necessita di connessioni alla rete ad altissima velocità, diciamo attorno ai 30 Mbps che in Italia su gran parte del territorio non vengono garantite.
A ciò si aggiunge una grossa tendenza alla fuga di sola andata delle risorse competenti, substrato a cui le aziende tecnologiche vorrebbero attingere. Questo fenomeno è causato in primis dell’assenza di speranza nel nostro paese, da quella di opportunità lavorative, ma anche per via dei salari che non consentono per figure laureate e specialistiche che entrano nel mondo del lavoro, di vivere in modo autosufficiente in grandi città, provvedendo all’affitto (o mutuo), alle spese domestiche ed eventualmente progettando di metter su famiglia. Le condizione di vita per queste figure spesso rasentano un compromesso con la dignità (che personalmente trovo intollerabile in un paese mediamente civile… Come può un laureato che lavora non riuscire a sostentarsi autonomamente??? E badare bene che questa condizione può protrarsi per svariati anni visto che gli avanzamenti di carriera e stipendio sono praticamente inesistenti).

Tutto tremendamente già notorio ed irrisolto da anni che ora passa alla cassa a chiedere il conto.
L’agenzia di rating S&P ha mantenuto la sua valutazione sull’Italia a BBB e con outlook negativo, volendo, giustamente, attendere che le riforme proposte dal Governo e viste positivamente dai mercati e dalla comunità finanziaria, vengano attuate e portino benefici reali (così come per le misure della ECB che potranno portare i primi frutti in 9-12 mesi, i movimenti in essere son osolo finanziari), perché la credibilità del nostro sistema paese è ai minimi e le promesse non bastano più.

Sbrogliare i nodi delle riforme, della semplificazione normativa e burocratica, del fisco, della giustizia, della corruzione ed evasione è quindi necessario e deve segnare un reale ed oggettivo cambio di passo.
Dal 2010 si sente dire che il tempo è scaduto, che non ci sono più alibi e che il tempo delle riforme è arrivato, ma da allora, a dispetto della gravità della situazione, l’azione è stata lenta e non incisiva, anzi spesso ha creato ulteriori problemi a cui far fronte in mezzo alle urgenze.
Sta ora a Renzi ed a tutto l’Esecutivo, che nonostante di larghe intese dovrà necessariamente agire lontano da logiche partitiche e con il solo obiettivo di risolvere una situazione che si aggrava di ora in ora, riconquistare la fiducia persa ed ulteriormente minata da quello che, ahinoi, quotidianamente si legge e che anche all’estero notano.

08/06/2014
Valentino Angeletti
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Tangenti Expo 2015 …. amara conferma che per “noi” non c’è spazio

Expo 2015: nutrire il pianeta energie, per la vita.

Expo 2015: nutrire il pianeta energie, per la vita.

Tangenti ad Expo 2015.
Una persona gestore di appalti e contratti avrebbe detto ai suoi interlocutori:
“vi do tutti gli appalti che volete basta che mi fate fare carriera”

Bruttissimo caso di meritocrazia all’italiana che uccide il capitale umano e l’intero paese.
Quali speranze allora per i giovani e meno giovani che abbiano una qualche ambizione di crescita?
Forse emigrare che per i giovani potrebbe essere più semplice, ma per i meno giovani, magari con famiglia, in certi casi impossibile?

Bhe’, in ogni caso, sarebbe il più grande insuccesso per l’Italia stessa:

essere incapace di dare opportunità e valorizzare le proprie persone; il costo annuo della corruzione, stimato in decine forse centinaia di miliardi di Euro, nulla è rispetto all’inestimabile ricchezza persa dal paese che non punta sulle proprie risorse umane.

E lo è ancora di più se si pensa che uomini e donne di valore, innamorati del proprio paese e volenterosi di farne parte attiva non mancano in Italia, anzi, tutti coloro che sono riusciti in un certo qual modo a seguire una propria strada, anche senza raggiungere livelli eccellenti, come per esempio posizioni dirigenziali nelle aziende, in politica oppure importanti giri d’affari nelle imprese private obiettivi i quali, ahinoi, esulano dal nostro esclusivo dominio d’influenza poiché serve anche “altro”, probabilmente all’estero in un sistema più sano (dal punto di vista della corruzione, della burocrazia, della tassazione ecc) avrebbero raggiunto risultati encomiabili e forse non avrebbero dovuto accontentarsi di quelle briciole che, come scarti cadenti dalle tavole una volta padronali ora di politici e burocrazie corrotte, da anni vengono elargite alla cittadinanza affinché non ascenda oltremodo il disagio sociale, che pure in questo momento sta crescendo visto che alcune carte, come il debito pubblico, la spesa, le inefficienze, sono state scoperte e messe sotto osservazione. In un contesto simile non sorprende la perdita di ambizione, di speranza e dei sogni della maggior parte della popolazione che, disgustata, potrebbe tendere a disinteressarsi di tutto e tutti e puntare a “sbarcare il lunario” in una non stimolante battaglia quotidiana spesso contro mille mulini a vento.

Quanto potenziale e quante opportunità lasciate indietro per l’Italia, che non ha saputo puntare sul proprio capitale umano, e per noi ai quali sono state precluse occasioni?

Che amarezza, proprio l’Expo che avrebbe dovuto rappresentare la vetrina dell’Italia al mondo intero, dove le nostre eccellenze avrebbero potuto confermarsi ed altri settori altrettanto pregevoli ma più nell’ombra avrebbero avuto occasione di farsi conoscere; evento che ci pone al centro di tante attenzioni internazionali e per il quale tanti incontri internazionali sono stati fatti al fine di invitare quante più nazioni possibili; occasione per smentire le diffuse voci secondo le quali l’Italia non sarebbe in grado di portare avanti in modo efficiente ed efficace grandi progetti; dal titolo “Nutrire il pianta, energia per la vita”…. (per la verità di certo qualcuno, meno nobile del pianeta terra, si è ben nutrito)….

Forse, anzi certamente, era allo scuro di tutto, ma a distanza di qualche settimana riecheggia ancora più forte l’appello del commissario per Expo2015 Giuseppe Sala quando gridò e supplicò di non essere lasciato solo in quell’opera.

Personalmente mi sento disilluso (alla fine sono sempre stato portato a sperare fino all’ultimo, in ogni situazione) indignato ed impotente di fronte a questi meccanismi radicati e troppo spesso colpevolmente accettati (a ben vedere sono le stesse persone coinvolte in tangentopoli 20 anni fa).
In fondo forse esprimere sdegno, disgusto, pensare e “rodersi il fegato” per questi fatti non vale neppure la pena per quanto siano di dominio pubblico e drammaticamente “scontate”, così come scontato è che per gli “altri”, cioè per “noi normali persone comuni”, non c’è spazio se non qualche buio e marginale anfratto o qualche briciola rinsecchita.

Converrebbe cogliere il monito di Nelson Mandela il quale disse che l’uomo è talmente in grado ed abile nell’adattarsi alle situazioni che rischia di abituarsi a tutto, anche a quei contesti e meccanismi che non dovrebbero essere sopportati, ma rivoltati letteralmente.

PS: per contribuire alla copertura di parte (13) dei 25 milioni che il comune di Milano avrebbe dovuto versare a supporto di Expo 2015 aumenterebbero ulteriormente le accise sulla benzina. La somma in valore assoluto non è abnorme, ma risulta totalmente inaccettabile in una situazione di corruzione, tangenti e sprechi simili.

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08/05/2014
Valentino Angeletti
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Decreto “del fare”: WiFi, EXPO ed il solito colpo di coda

Anche sul decreto “del fare” si notano numerosi traccheggiamenti e discordie che hanno imposto il voto di fiducia. Purtroppo la tendenza è sempre quella a rallentare le azioni, nonostante la rapidità sia fondamentale, è la realtà a ricordalo ogni volta.

Oggi ad esempio è uscito un dato non positivo per l’Italia, l’export extra europeo nel mese di giugno è calato del 2.9%. La giornata lavorativa in meno è sicuramente complice, ma il fatto che i cali maggiori si siano registrati nei confronti degli USA e del Giappone, paesi che hanno dati migliori rispetto alla UE, fa pensare come effettivamente le loro politiche monetarie stiano influenzando positivamente economia e consumi interni.

Da inizio anno il dato sulle esportazioni rimane positivo, in buona parte grazie alla Cina, verso la quale le esportazioni del mese di giugno sono aumentate del 14.9%, Russia, India e Medio Oriente che registrano a Giugno +2%, in calo rispetto alla media del primo semestre.

Anche il dato sull’import extra UE è in calo (-8.7% a giugno)  a testimonianza di una stagnazione totale dei consumi e di domanda che dovrebbe portare a puntare il più possibile le esportazioni.

Nel paese stiamo assistendo a delocalizzazioni di aziende verso l’estero non per usufruire del basso costo del lavoro, infatti i paesi preferiti sono Austria, Germania, Francia ed anche Svizzera, ma per non dover lottare contro la burocrazia, avere leggi, normative e tassazione chiare e stabili nel tempo potendosi quindi concentrare sullo sviluppo del business (la Fiat è stata l’ultima azienda a dichiarare di valutare l’opzione di delocalizzazione in Olanda, ma dietro le dichiarazioni della Fiat vi sono motivazioni più complesse).

Tornando al decreto “del fare” punterei un attimo lo sguardo sulla “liberalizzazione” del WiFi e sull’accordo occupazionale finalizzato ad EXPO 2015.

L’accesso WiFi nei luoghi e negli esercizi o locali pubblici non è più soggetto ad identificazione e tracciatura delle utenze e diventa sostanzialmente libero, purché non rappresenti il core business dell’esercizio che lo offre. Questo passo è decisamente positivo, ma non fa altro che allinearci a quanto in Europa, ivi inclusi paesi che nell’immaginario collettivo molti pensano più arretrati dell’Italia, accade già da anni. Nella maggioranza degli stati europei è sostanzialmente possibile essere sempre connessi ad una rete WiFi pubblica tanto che, portando il concetto all’estremo, potrebbe non essere necessario essere dotati di un abbonamento privato. Ciò, assieme ad un reale processo di liberalizzazione, ha consentito alle tariffe degli abbonamenti, siano essi domestici, mobili o aziendali, di raggiungere livelli molto più bassi che da noi.

Il punto da dover affrontare, che rappresenta il collo di bottiglia dello sviluppo delle nuove tecnologia in Italia, è il digital divide. L’Italia, come si può osservare dalla figura 1, ha registrato nel primo quarto del 2013 una velocità media delle connessioni internet di 4.4 Mbps (ultima in Europa) con velocità massima di picco pari a 30.6 Mbps. Si consideri che una connessione ad almeno 20 Mbps medi è quella necessaria alle aziende medio grandi che vogliano utilizzare la rete come pilastro del loro business. Rimangono inoltre numerose le zone non coperte dalla risorsa internet.

Figura 1. Velocità delle connessioni internet media e di picco nel Q1 del 2013 (fonte: Akamai)

Figura 1. Velocità delle connessioni internet media e di picco nel Q1 del 2013 (fonte: Akamai)

Passando al “mobile” le cose non migliorano, molti altri stati europei adottano già ampiamente la tecnologia 4G, anche in zone rurali, mentre in Italia sono in atto solo recenti sperimentazioni in alcune zone metropolitane.

Oltre alle lacune infrastrutturali vi sono anche quelle di educazione. È stata istituita la PEC (posta elettronica certificata) per ogni attività, anche una semplice impresa artigiana del solo proprietario, per snellire la burocrazia opprimente che è oggettivamente pesante. Obiettivo encomiabile quello di Brunetta, fervente sostenitore della PEC, il punto è che molti piccoli e piccolissimi imprenditori non hanno la minima idea di come si gestisca una casella di posta e visto che ormai tutte le comunicazioni importanti delle pubbliche amministrazioni arrivano esclusivamente via PEC il risultato ottenuto è stato quello di costringerli a rivolgersi ad un ente terzo (i CAF, la CNA ecc) affinché venisse gestita la PEC conto terzi e non sempre gratuitamente. Quindi oltre al costo della PEC stessa (la versione gratuita benché esista è conosciuta solo dal 52% degli italiani), oltre al costo eventuale dell’ente per il supporto, si è incrementata ulteriormente la burocrazia, questa volta fatta non più di carta, ma di uffici e deleghe.

In sostanza la liberalizzazione del WiFi è un passo verso la civiltà, la vera sfida è vincere il digital divide in termini di infrastrutture ed educazione alle potenzialità di business che interne offre.

Il secondo punto del decreto “del fare” di cui vorrei far menzione è l’accordo sull’impiego nel lambito dell’ EXPO2015. Esso introduce nuovi elementi di flessibilità che consentono assunzioni per la gestione e realizzazione del grande evento EXPO e potrebbe essere un modello per tutti i grandi eventi. Nel dettaglio la società Expo assumerà 340 giovani con contratto di apprendistato di età inferiore ai 29 anni ed implementerà specifici piani formativi. Circa 300 persone  saranno individuate partendo dalle liste di mobilità e di disoccupazione e saranno assunte con contratto a tempo determinato. Un totale di 195 persone potranno svolgere uno stage percependo buoni pasto ed un rimborso mensile di 516 euro. Con le regole attuali le assunzioni non avrebbero potuto avere luogo del resto applicare rigidi criteri tipici dei contratti a tempo indeterminato per un evento “spot”, benché di grande rilevanza, come l’EXPO2015 avrebbe avuto oggettivamente poco senso. L’accordo, ritenuto positivo dalla maggior parte delle associazioni e dei partiti politici,  è stato sottoscritto dalla società EXPO (AD Giuseppe Sala) e di sindacati (CGIL, CISL, UIL) dando esempio di flessibilità e collaborazione di cui ora più che mai c’è necessità.

Quella dell’EXPO è una vetrina importante per l’Italia e per i giovani impegnati in ogni forma (assunti, stagisti o volontari) perché mette in contatto con realtà differenti, arricchisce culturalmente e da la possibilità di crearsi un network lavorativo utile. In tal caso a prescindere dalle condizioni economiche si deve consigliare ai giovani, citando la ex ministro Fornero, di non essere “Choosy” e di mettersi in gioco.

Purtroppo anche questa volta non è mancato il colpo di coda della vecchia politica che con un’abile manovra, inserendo un innocuo “NON” all’interno di una frase del decreto, ha annullato la proposta elaborata dall’ esecutivo Monti di mettere un tetto (circa 300’000 Euro all’anno)  allo stipendio dei manager delle società pubbliche e partecipate dalla Stato non quotate in borsa, guarda caso a poche ore dal rinnovo del mandato di AD delle Ferrovie ed a pochi mesi di quello delle Poste… un saggio della politica italiana possessore di un grande archivio avrebbe detto che a pensar male si fa peccato ma….

 

27/07/2013

Valentino Angeletti

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Incomprensibilmente ancora troppi attriti

Nei giorni scorsi sono stati diffusi alcuni dati interessanti. L’ISTAT ha certificato che i consumi degli italiani sono al minimo dal 1997, cioè da quando ebbe inizio la serie storica, prima del 1997 non si raccoglievano dati relativi ai consumi. Rispetto all’anno precedente nel 2012 la spesa delle famiglie ha registrato un calo del 2.8%  attestandosi a 2’419 € per nucleo. Dal 53,6% è passata al 62,3% le percentuale delle famiglie che ha dichiarato di aver ridotto la spesa alimentare sia per quantità che per qualità ed anche la spesa per medicinali e cure mediche sono diminuite, posticipate in attesa e nella speranza di tempi migliori. Questi ultimi due dati sono a mio avviso quasi umilianti e davvero poco si addicono ad un paese civile ed in linea teorica benestante. Non vedo benessere in rinunce a cibo e cure, per questo è necessario intervenire al fine d incrementare il potere d’acquisto delle classi meno abbienti.

L’Assoviaggi-Confesercenti ha rilevato un calo delle prenotazioni turistiche, sia in entrata che in uscita rispettivamente del 15% e del 7%. Il turismo e più in generale i consumi stanno sopravvivendo grazie alle presenze straniere, come sostenuto dell’ente organizzatore dell’evento “Notte Rosa” sulla riviera romagnola. Segno che comunque il settore “tira”, va sviluppato e va creata la filiera e l’indotto annesso che colpevolmente in Italia manca, come manca, causando un eccesso di spesa, una sinergia tra le regioni ed i vari enti per pubblicizzare e vendere le bellezze ed il prodotto Italia. Criticamente direi che questa conclusione non è di certo degna del più acuto stratega.

Una buona notizia arriva invece dal settore agricolo che, secondo la Coldiretti, nei primi tre mesi del 2013 registra un aumento delle assunzione tra gli under 35 del 9%. Le figure ricercate non sono solo stagionali, ma anche imprenditoriali, così come i lavori spaziano dal tipico lavoro di raccolta nel campo ad impieghi più specializzati legati a produzioni tipiche o particolari (prosciutti e salumi locali, primizie, yogurt, latticini, confetture, vini e spumanti, oli ecc). In aumento sono anche i ragazzi che scelgono di formarsi in istituti agrari, restituendo la giusta dignità ai mestieri della terra dei quali dobbiamo necessariamente far tesoro e tutelare gelosamente perché all’estero l’enogastronomia italiana è sempre più apprezzata.

Altra notizia buona è data dalle esportazioni. Uno studio di I.T.A.L.I.A. – Geografie del novo made in Italy rivela che oltre ai noti settori dell’ alimentare, del lusso, della moda, molto richiesti all’estero sono i prodotti della manifattura di precisione ad esempio per la lavorazione del legno, di mezzi di trasporti, di sistemi per la navigazione aerea e spaziale (Finmeccanica nonostante tutte le vicissitudini rimane una eccellenza mondiale), del caffè torrefatto, della rubinetteria, alla ricerca sulla graphene e molto altro, segno che l’export può dare un contributo notevole al rilancio ed alla crescita del nostro paese. Se non fosse per l’elevato costo dell’energia, dove in ogni caso il governo e l’ Europa devono agire, il Made in Italy sarebbe al 4° posto per esportazioni all’interno del G20. Altra evidente indicazione è data dall’aumento del e-commerce, cresciuto del 144% in un anno, quindi sfruttare le nuove tecnologie ed abbattere il digital divide non sono semplici discorsi, tra l’altro in voga già da molto tempo, ma necessità. Riallacciandoci al turismo sia turisti che agenzie utilizzeranno sempre più lo strumento elettronico per creare pacchetti ad hoc e quindi imprese turistiche ed una filiera turistica off-line risultano fuori mercato.

In un contesto del genere, dove permangono i segnali negativi, ma si hanno anche chiare indicazioni su dove puntare e l’EXPO, se ben sfruttato, non come le Olimpiadi in Grecia, potrebbe costituire un eccellente driver, pare veramente difficile capire come il Governo, che pure ha ottenuto buoni risultati in Europa per quel che riguarda la procedura di infrazione e sul fronte interno con una decisa accelerazione dell’abolizione delle province, rimanga ostaggio di particolarismi e lotte intestine.

Da un lato si moltiplicano le correnti, i candidati alla segreteria, gli scontri sul congresso di partito, in sostanza il problema della leadership interna è messo in primo piano rispetto a tutto. Sull’altro fronte l’ostinazione sul tema della cancellazione dell’IMU, che dovrebbe essere definitiva per Ferragosto, è vincolante alla stabilità dell’Esecutivo a tal punto che indiscrezioni attribuirebbero al PDL la richiesta di dimissioni del Ministro Saccomanni definito inadatto. Come se durante una guerra in un piccolo paese si stesse a discutere sul divieto di sosta nella piazza principale.

Lo stesso IMF ha ammonito asserendo che l’imposta sugli immobili non può essere cancellata (si ricorda che originariamente oltre alla cancellazione totale avrebbe dovuto sussistere anche la restituzione dell’imposta versata nell’anno trascorso). Il nostro debito pubblico oltre il 130% del PIL è stato paragonato a quello della Grecia, la quale però ha avuto il merito di riuscire nonostante tutto a ridurlo. Non si poteva attendere altro monito riguardo all’IMU, vero è che non sempre l’ IMF ha avuto ragione, ma un’imposta sugli immobili esiste in tutti gli altri paesi europei, è un’imposta la cui cancellazione non avvantaggia le fasce a più basso reddito bensì quelle a reddito maggiore che secondo la Costituzione dovrebbero contribuire al benessere dello Stato in misura superiore. Il problema dell’ Italia non è l’ IMU, ma è l’unione tra tassazione elevata (abbiamo raggiunto il 4° posto in Europa con il 44% sul PIL, superando la Finlandia, l’ EU27 si attesta al 40.5%) in particolare sulle persone e sulle imprese, al netto dell’evasione le tasse pesano quasi il 50% sulle persone e circa il 60% sulle imprese, il cuneo fiscale, gli sprechi e le spese della macchina pubblica elevatissime, la cattiva gestione del patrimonio statale e dei lavori pubblici, la mancanza di politiche di sviluppo a lungo termine, la burocrazia insostenibile, il sistema di welfare iniquo e spesso inefficiente, che hanno portato a questa situazione ed al debito di oltre 2 triliardi di € che significano tra gli 85 ed i 90 miliardi di interessi annui.

Considerando che molte delle misure intraprese fino ad ora sono oggettivamente scoperte, si pensi al rifinanziamento della CIG che è stata possibile attingendo alle risorse per i salari di produttività che dovranno essere reintegrati come pure il budget allocato sulla TAV che ha consentito la ripartenza di alcuni cantieri di piccole e medie opere pubbliche rimaste bloccate, è decisamente improbabile che si possa pensare ad una cancellazione dell’IMU. La sua rimodulazione ed eventualmente ridefinizione delle soglie e dei target paiono invece una via decisamente più percorribile e sostenibile. Si dovrà anche cercare di abbassare la tassazione sul lavoro e di evitare l’aumento dell’IVA. Positivo è che si cominci a sentire qualche dichiarazione, benché ritardataria, in favore di un fondo privato di gestione del patrimonio immobiliare, già da tempo sostenuto da alcuni …. I 400 miliardi che circolano sembrano decisamente ottimistici, ma sicuramente cifre importanti si possono ottenere.

Ultimo episodio che vorrei mettere in luce riguarda la vicenda di una piccola impresa del Veneto che, avendo visto un lieve incremento di ordini dall’estero, ha chiesto ai suoi dipendenti, per SALVARE l’azienda e dunque tutti i POSTI DI LAVORO, di potersi trattenere, in alcune circostanze, 30 minuti aggiuntivi rispetto al normale orario di lavoro per consentire il rispetto dei tempi di consegna. Questi straordinari non sarebbero stati immediatamente retribuiti, ma lo sarebbero stati a fine anno qualora la situazione fosse migliorata. Il parere dei lavoratori è stato favorevole, ma ad opporsi in modo deciso sono stati invece i sindacati. L’impresa oggetto della vicenda è una piccola impresa di 30 dipendenti probabilmente a gestione famigliare, dove non c’è gerarchia, ma amicizia, una di quelle che non gioca con la finanza, ma che produce, che paga le tasse e che ha impossibilità di accesso al credito. Anche in tal caso, sempre considerando il contesto che stiamo attraversando, maggior flessibilità ed un approccio win-win ai negoziati è fondamentale. I tempi dei muri e degli arroccamenti a posizioni fisse è finito tanto in politica quanto in economia. Vince chi è in grado di cambiare, adattarsi rapidamente comprendendo ed anticipando i trends e rivedendo se necessario le proprie convinzioni. Non esiste una teoria od un provvedimento adatto sempre e comunque, tutto dipende dai periodi e dalle circostanze.

Evidentemente in un clima ove sussistono tutti i conflitti ai quali assistiamo: politici, generazionali, di classe, dove si mettono in primo piano i particolarismi, gli egoismi e la propaganda non è possibile portare avanti nel migliore dei modi l’interesse della cosa pubblica, lo dimostrano i rallentamenti sul fronte del risarcimento dei debiti delle PA alle imprese emersi negli ultimi giorni.

Ritengo incredibilmente controproducente questo atteggiamento e non credo che la politica non lo abbia capito, stento però a comprendere, senza usare malizia o forse realismo, il perseverare di attriti così significativi.

 

07/07/2013

Valentino Angeletti

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