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Risultato delle politiche UE: trionfo di Le Pen alle regionali in Francia. Anche se il secondo turno è molto più complesso

Le ultime settimane sono state ricche di vicende politiche di rilevanza non trascurabile. Sì è partiti, come in un climax ascendente, dai rapporti interni al PD, che sono andati via via risanandosi, seppur con alle porte la scelta dei candidati per le primarie in vista delle amministrative del 2016. Questa aura di pace, da molto tempo assente tra i democratici, non ha fatto in tempo a sedimentarsi, almeno all’apparenza, che dati economici diramati dall’ISTAT, peggiorativi rispetto a quanto ipotizzato dal Governo (0.7% contro 0.9% di PIL), hanno risvegliato la divergenza di vedute tra ampie parti del PD ed il suo Segretario-Premier, in particolare riguardo alle misure votate all’economia ed al lavoro, rispetto alle quali anche i sindacati e le organizzazioni datoriali hanno espresso, con modalità e vigore differenti, numerose perplessità. Ma il vero catalizzatore politico dell’ultimo periodo sono state le elezioni amministrative regionali francesi.

L’esito, senza precedenti, è stato eclatante ed assolutamente inconfutabile: vittoria schiacciante, al primo turno del partito di estrema destra “Front Nationalle” guidato dalle eredi di Jean Marie: Marine Le Pen e la cugina Marion Maréchal Le Pen. La vittoria è stata netta in 6 delle 13 regioni d’oltralpe (vedere immagine) ed ha raggiunto a livello nazionale un dato attorno al 30%. Le 6 regioni sono state spartite tra le due cugine Le Pen: quelle del Nord hanno visto candidata direttamente Marine, mentre quelle più a Sud la nipote Marion, ben più estrema nelle sue ideologie rispetto alla zia. Mentre Marine ha posizioni, sì radicali, ma più aperte nei confronti di immigrazione ed islamismo, che rimangono un pilastro dell’economia francese, e sui diritti omosessuali, la più giovane Le Pen risulta quasi “nazista” in taluni aspetti dei suoi programmi, ove spicca il totale ripudio degli immigrati, degli islamici e la pressoché totale preclusione nei confronti dei diritti omosessuali. Ambedue sono accomunate dallo spiccato spirito anti europeo. Ricordiamo che Marine, quando il leghista Salvini si proclamava Lepenista e professava certe politiche di estrema restrizione nei confronti degli immigrati e degli islamici, la Marine, navigata conoscitrice delle dinamiche economiche e politiche francesi, se ne è prontamente discostata.

Esito 13 regioni elezioni regionali francesi 2015

Esito 13 regioni elezioni regionali francesi 2015

Queste votazioni sono state le prime dopo gli attentati di stampo islamico presso la redazione Charlie Hebdo e quella identificata come “strage del Bataclan”, ma collegare idealmente la vittoria della estrema destra a questi tragici episodi è o totalmente strumentale oppure denota cecità tipica di sinistri (inteso da aggettivo qualificativo) personaggi, come ad esempio lo statunitense Donald Trump. Possono aver infervorato gli animi degli indecisi o di coloro già elettori dell’estrema destra, ma che abbiano ampliato l’assenso nei confronti di FN tanto da spostare l’ago della bilancia, è impensabile.

Già da tempo la vittoria della Le Pen era nell’aria, sia in francia che a Bruxelles. Questa ha le radici nella crisi economica e soprattutto in come è stata affrontata dall’Unione Europea. La stessa Marine ha dichiarato che la sua vittoria, preludio, nei suoi piani, alla scalata all’Eliseo nel 2017, è il risultato nella popolazione francese delle politiche e delle imposizioni dei burocrati di Bruxelles. Medesime parole, senza troppa originalità d’analisi, sono state usate dal Premier Renzi per descrivere la vittoria Lepenista e la debacle di Hollande e del partito socialista, alleato del PD presso il Partito Socialista Europeo. Non sfugge a questa analisi anche il presidente della Commissione UE Junker, il quale ha aggiunto che, continuando nella direzione dei nazionalismi, entro 10 anni l’Unione rischia di essere cancellata.

A ben vedere la preoccupazione di J. C. Junker non è affatto remota. I nazionalismi imperversano in molti paesi europei, principalmente dell’est, ma non solo. In Italia siamo relativamente immuni a questa deriva, non esiste una destra, nè di centro nè estrema, in grado di mirare allo scranno nazionale. La Lega, movimento indubbiamente che più ha tratto vantaggio dalle derive destrorse anti europee, non ha ancora saputo elaborare una politica nazionale che richiederebbe o un totale assoggettamento di partiti quali FI al leader Salvini oppure un alleggerimento delle proprie posizioni, in contrasto con quelle che sono le caratteristiche di “originalità” leghista 2.0. Coloro che più possono assurgere al ruolo di partito di protesta sono i militanti ed i politici a 5 Stelle, che, stando ai sondaggi, potrebbero togliersi soddisfazioni nella prossima tornata amministrativa di primavera, ma che di certo poco hanno a che spartire coi programmi lepenisti.

Ciò che però Juncker dimentica di aggiungere, è che la situazione attuale altro non è che l’esito di una prolungata insistenza europea verso certe direttrici politico-economiche sicuramente errate almeno per taluni contesti, tra i quali annoveriamo Francia ed Italia, senza peraltro cogliere l’esempio di quanto attuato in USA per far ripartire con vigore (ovviamente non senza problemi) l’economia, il PIL e soprattutto il lavoro. L’agire austero di Bruxelles altro non ha fatto che allontanare sempre di più la popolazione del vecchio continente dai valori fondanti l’unione, rendendola apatica e diffidente nei confronti della politica, alla quale è stata posta come controreazione un ritorno ai nazionalismi, alle chiusure nazionalistiche ed alla paura del diverso, in opposizione alla necessaria contaminazione ed arricchimento culturale del mondo globalizzato.

Ora in Francia vi sarà il secondo turno, dove l’incognita principale è l’astensionismo. La vittoria della Le Pen, percentualmente eclatante, si sminuisce se letta con l’aritmetica dei numeri assoluti. Solo il 50% degli aventi diritto si è recata alla urne, ne risulta che FN ha vinto con il 30% del 50% degli elettori, quindi il 15% degli aventi diritto (chiaro è che il ragionamento si estende, amplificandosi, anche alle altre forze politiche i cui risultati sono quasi risibili, principalmente per Hollande).

Per Le Pen il secondo turno di domenica prossima sarà durissimo perché si prospetta una coalizione Socialisti – Repubblicani (pur non richiesta dal furbo Sarkozy, che ben sa che, anche senza suo esplicito messaggio, Hollande chiederà ai suoi di sostenere l’UMP dell’ex presidente Sarkò) in chiave anti FN e perché gli astensionisti, “partito” vincente come in Italia, non sono votanti di FN, che come ogni movimento di protesta ha mobilitato alle urne, con la speranza di un cambiamento radicale, la quasi totalità dei suoi elettori, ma principalmente delusi ed ex votanti tipicamente di Hollande, che di certo tutto vorrebbero meno che vedere un partito di estrema destra al governo.

Il messaggio all’Europa è stato lanciato, sicuramente sarà colto da partiti simili a FN in altri paesi europei (in Italia dalla Lega), ma soprattutto, per non incappare in una cocente sconfitta istituzionale, dovrà essere recepito nei palazzi di Bruxelles, per reindirizzare una politica che da tempo diciamo essere inappropriata al contesto economico, sociale e politico che stiamo vivendo.

08/12/2015
Valentino Angeletti
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Mercati furbescamente toro dopo l’esito delle elezioni…. ma non c’è da fidarsi

All’indomani della tornata elettorale europea e dell’inaspettato, per dimensione, successo del PD, ma leggasi Matto Renzi, i mercati hanno reagito con un energico Toro. Milano ha fatto segnare +3.61% ed anche lo spread dei BTP è sceso a 158 pti base (pur rimanendo superiore a quello dei Bonos spagnoli).

Si legge che le motivazioni di questo sprint finanziario che ha abbracciato in modo più o meno palese tutta l’Europa, siano la ritrovata stabilità del nostro paese, il ridimensionamento del M5S che comunque rimane la seconda forza incontrastata ed alcuni scrivono addirittura  la stabilità politica europea.

Attenzione però, come già scrissi (Link: L’influenza ininfluente della stabilità politica sulla finanza 14/02/2014) i mercati si muovono seguendo dinamiche ben più ampie tipiche di un mondo interconnesso e complesso in cui si stanno verificando importanti cambiamenti geo-politici (accordo su Gas Russia-Cina ne è l’ultimo esempio) ed in cui le economie emergenti, con le loro dinamiche politiche e monetarie, indirizzano ancora il flusso di capitali; la stabilità di un singolo paese può essere condizione necessaria ma non sufficiente per impostare un trend rialzista potente oppure rappresentare, come sembra essere in questo caso, una scusa per ricoprire vendite precedenti.

Il risultato del PD e di un leader, Renzi, che per ora gode della stima della finanza (anch’essa molto labile ed effimera) per i cambiamenti e le riforme che vorrebbe apportare, ha ben giustificato l’impulsiva euforia dei mercati.

Ad approfondire il conteso dell’EU, considerando qualche grado in più rispetto ai 360/28 (quanti erano i paesi europei in cui si è votato), si nota però che la situazione è meno chiara.

Nel nostro paese l’affermazione del PD è enorme, ed è confermata anche alle regionali di Abruzzo e Piemonte ed alle amministrative per le elezioni dei sindaci, ma il Governo centrale italiano nei suoi rapporti di forza non cambia e le parti che si contrapponevano prima è possibile che, smaltito questo risultato, continuino a scontrarsi rallentando i processo riformatore che indubbiamente ora Renzi può e deve cercare di incalzare con più veemenza; oppure, ma la previsione non è facile, potrebbe essere che il M5S faccia un esame di coscienza e si dimostri più collaborativo.

In Europa poi la situazione è più complessa, tutt’altro che chiara e stabile. Sarà necessaria una grande coalizione tra PPE e PSE con il supporto dei liberali e forse anche di altri partiti filo europei. Addirittura, pare dietro pressioni tedesche, che il candidato del PPE, partito vincitore con 213 parlamentari, Juncker, possa essere estromesso da un altro nome meno forte (contrariamente alla logica che vorrebbe una Europa autorevole anche nei nomi; evidentemente se confermato, si tratterebbe dell’ennesimo tentativo tedesco di mantenere più alta possibile la propria influenza).

In Francia ed in UK i primi partiti sono quelli dichiaratamente anti europei: FN ed UKIP; in Germania la CDU perde voti, avanza un poco la SPD, ma avanzano anche gli euri scettici ed un parlamentare europeo tedesco sarà neo-nazista. In molti altri stati avanzano gli anti europeismi con pericolose derive naziste e xenofobe come in Austria, Danimarca, Ungheria, Grecia (Alba Dorata al 9%); in Spagna si rafforza il movimento degli “indignados” ed altri esempi minori potrebbero essere elencati. Fortunatamente queste forze non sembrano portate ad aggregarsi, confermando la loro chiusura ed il loro stampo esclusivamente nazionalista.

Il calo di approvazione nei confronti dei partiti dei governi in carica in gran parte dei paesi membri indica chiaramente una volontà del popolo europeo di essere parte di una Unione differente che per come è configurata non risponde alle esigenze dei cittadini. Di certo per il nostro paese la vittoria schiacciante di un partito europeista  come il PD è un ottimo viatico ed un ottima opportunità per avere più forza in Europa, magari anche nella nomina di qualche importante posizione istituzionale ora vacante (le principali sono il presidente della commissione, dell’eurogruppo, del consiglio e delle politiche estere; già si fanno i nomi di Letta e Monti) e dei membri delle varie commissioni tra cui agricoltura, energia ed ambiente (dove è indispensabile che Matteo Renzi scelga persone valide e competenti a prescindere dai legami politici, dal ceto sociale, dal genere e dall’età).

A ben vedere quindi la situazione europea nel suo insieme è tutt’altro che stabile, anzi, oltre all’avanzata dei movimenti euro scettici, si è perso il bipolarismo tra popolari e socialisti ed il Parlamento Europeo risulta frammentato.

Evidentemente quindi i mercati hanno interpretato il dato che più in questo frangente gli ha fatto comodo, ma avrebbero potuto facilmente leggere i risultati in modo diverso. Adesso l’attesa è per le dichiarazioni dei banchieri centrali, riuniti in Portogallo, sulle politiche monetarie europee e le misure non convenzionali contro la bassa inflazione (anche se con ritardo essendo l’inflazione da tempo sotto il target Eu del 2%) e soprattutto per la riunione del board ECB del 5 giugno dove possono essere avviate le misure non convenzionali, tanto parlate ma ancora non applicate, che dovrebbero contribuire ad agevolare il credito alle persone ed alle imprese iniettando liquidità direttamente nel sistema economico bypassando o dando meno potere all’intermediario bancario che nei mesi scorsi ha in gran parte neutralizzato l’incisività delle misure applicate dalla ECB.

Link:

Link (con collegamenti a fondo pagina ad articoli su inflazione-deflazione): Due interpretazioni delle elezioni europee 26/05/2014 

Verso le europee, che poco dovrebbero incidere sul Governo nazionale, ma molto sulla governance dell’Unione 24/005/2014

Draghi, unione bancaria ed un sistema finanziario troppo shadow 19/03/2013
“Stress Test”: nessun complotto, ma normale ‘amministrazione’ 14/05/2014
Eurogruppo sul lavoro, Ecofin sulle banche e campanelli di allarme sull’Italia 28/06/2013
Nessuna novità dalle stime di Bruxelles e la necessità di concretizzare la volontà comune di Europa 05/05/2014
La deflazione diventa un rischio sicuramente non casuale o imprevedibile…01/04/2014

 

26/05/2014
Valentino Angeletti
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