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Dal CdM alle tensioni Russo – Ucraine con possibile risvolto energetico: complessità all’ordine del giorno

Giorno dell’importante consiglio dei ministri su giustizia, sblocca italia, scuola.

La presentazione delle linee guida sulla scuola sono slittate; probabilmente non c’è stato modo di reperire le coperture per le assunzioni previste ed anticipate dal Ministro Giannini. Grande è stata l’indignazione dei professori e dei precari. Il fronte scuola doveva essere un pezzo forte della giornata ed avrebbe dovuto “sorprendere”. Il Premier giustamente punta molto sul settore istruzione, università e ricerca. Ciò è più che giusto perché la ripartenza del paese non può prescindere da un sistema di formazione che miri all’eccellenza, al rilancio dei talenti e del capitale umano, così come gli investimenti e le aziende necessitano di competenze e di un sistema di istruzione che sia più vicino alle loro oggettive esigenze. Al momento lo scollamento è notevole.
Il miglioramento del settore istruzione dovrebbe inoltre garantire più opportunità per tutti, prescindendo dal ceto sociale e basandosi su meritocrazia e competenze in modo da demolire quel meccanismo di politica ed economia relazionale che ha dominato in Italia.
Link capitale umano
Il capitale sociale punto di ripartenza che necessita dell’impegno di istituzioni pubbliche, aziende private e singoli individui 30/03/14
Convegno “Il capitale sociale: la forza del Paese”. Tre personali punti per far si che l’istruzione valga davvero 28/03/14
CERVELLI IN FUGA, DEPAUPERAMENTO PER L’ITALIA ED IL SUO TESSUTO PRODUTTIVO 04/05/13

Al centro del CdM rimarranno dunque lo sblocca italia che deve assolutamente essere riempito di quei contenuti necessari a far ripartire gli investimenti. Risorse quindi destinate alla ripartenza di opere ferme, alla prosecuzione o inizio di opere immediatamente cantierabili, alla ristrutturazione dell’edilizia scolastica, ma anche al settore energetico per abbattere il costo dell’elettricità. Tolti questi ed altri paletti, come fisco, burocrazia, legalità – giustizia, aleatorietà del sistema regolatorio e normativo, investitori seriamente interessati a far fruttare i loro capitali nell’industria italiana si troveranno in modo automatica e saranno sia nostrani che internazionali.
Ovviamente per far ciò ci vuole la volontà politica ed è bene che si trovi alla svelta.
Giusto per citare due esempi, qualche anno fa la British Gas ha abbandonato il progetto di costruzione di un rigassificatore nel brindisino proprio per la burocrazia e l’incertezza normativa, dopo aver già speso e perso 250 milioni di €. Analogamente i giorni scorsi una ditta di bio-componentistica e protesi statunitense ha deciso di abbandonare il piano di investimento in italia sempre per le medesime ragioni legate a giustizia, burocrazia e norme sibilline talvolta incomprensibili che non lasciano spazio alle certezze necessarie per investire.

La Giustizia è il terzo tema presente al CdM, probabilmente in questa prima fase verrà coinvolta solo quella civile, lasciando il penale ad una seconda fase. Media maliziosi dicono che sia per non disturbare troppo l’alleanza con Forza Italia e con NCD.

Nei giorni scorsi dal Ministero dell’Economia si è assistito ad una accelerata molto potente sulla privatizzazione di Eni ed Enel. Le critiche come al solito quando si parla di queste tematiche sono molte. C’è chi parla di svendita, chi di cessione di asset strategici, chi ritiene che la fase di mercato non sia corretta e via dicendo. La cessione dovrebbe interessare il 5% di Enel e poco più del 4% di Eni per fruttare complessivamente circa 5 miliardi. Le aziende sono ovviamente strategiche ed è bene che si abbia modo di valutare ed appoggiare piani industriali che puntino a rilanciare la competitività del paese e delle aziende stesse, evitando di dare carta bianca a chicchessia senza un controllo e senza voce in capitolo.
Non c’è spazio però per l’avversione a priori, ad esempio il modello public company (appoggiato da Morando) che garantirebbe comunque il controllo statale è molto apprezzato altrove e vi sono esempi di ottimi risultati.
Non esistono altresì fasi di mercato favorevoli o sfavorevoli per azioni simili, il mercato può sempre crescere e sempre calare (fino allo zero), ma esistono fasi favorevoli o sfavorevoli se incrociate con le condizioni al contorno e le necessità impellenti.
In questo momento il vero punto su cui farsi qualche domanda è che queste privatizzazioni sono state anticipate di circa un anno da quelli che erano i programmi originari perché i dati economici si sono rivelati peggiori, perché le risorse sono sempre meno, perché la spending review (che avrebbe dovuto ridurre il debito) va a rilento ed anche gli interventi sulle partecipate pubbliche risultano complessi (anche solo il loro conteggio), perché ancora siamo lontani dalla flessibilità europea ed alla politica monetaria che potrebbero essere utili ed auspicabili, perché la privatizzazione di Fincantieri ha portato ad un gettito inferiore al previsto (450 mln € VS 600 mln € stimanti) e perché, alla luce dei conti e dei bilanci, i nuovi amministratori di Poste e Finmeccanica hanno ritenuto che non sia percorribile la quotazione immediata (stesso discorso vale per Enav). Queste son le domande da farsi per inquadrare una situazione davvero complicata.

Puntando il focus sull’Ucraina e la Russia continua l’escalation delle tensioni. La Nato, ed il Ministero degli Esteri svedese confermerebbe, avrebbe prove di interventi di uomini e mezzi dell’esercito regolare Russo in Ucraina, cosa sempre smentita da Puntin. Ciò ha portato il Premier Renzi, presidente di turno dell’Unione europea, a telefonare a Putin per esprimere le rimostranze europee di fonte ad un simile gesto. Il Presidente Obama, condannando l’azione, ha avanzato la più che realistica ipotesi di inasprire ulteriormente le sanzioni, le quali indubbiamente hanno già un pesante risvolto sulla già debole economia europea che a questo punto dovrà considerare di richiedere un maggior supporto agli USA stessi anche e soprattutto in tema energetico, cosa non semplice per via delle infrastrutture necessarie, e commerciale (TTIP?).
Quando si parla di Russia ed Ucraina l’energia non può non essere un tema centrale. Da tenere a mente anche i problemi gravi in medio oriente ed in Libia con possibili conseguenze sui prezzi delle materie prime.
L’ex AD Eni, Paolo Scaroni, nel tranquillizzare di fronte elle prime tensione russo-ucraine nei mesi scorsi, asseriva che per approvvigionamento energetico l’Italia è in grado di sopportare un evento critico singolo (N) in un paese fornitore (Russia ad esempio), ma non due eventi simultanei (N+1) presso nostri fornitori principali, quindi ad esempio in Russia e Libia.
La politica del nuovo corso Eni è basata proprio al riequilibrio ed alla diversificazione degli approvvigionamenti, ad esempio dall’Africa dove sta portando avanti importanti investimenti e dove ha trovato ulteriori idrocarburi, ma ancora la dipendenza russo – libica del nostro paese è preponderante e la ritorsione energetica russa a valle di nuove sanzioni assolutamente possibile. Vero è che le scorse stagioni relativamente miti hanno consentito buoni stoccaggi, ma è anche vero che le previsioni (con tutta la aleatorietà del caso) invernali parlano di un freddo anomalo da ottobre a gennaio con possibili -15°, -18° e nevicati su tutta la penisola incluse Napoli e Roma.

IN aggiunta l’Istat (www.istat.it) continua a diramare dati su inflazione ed occupazione tutt’altro che incoraggianti.

In sostanza la complessità degli scenari è all’ordine del giorno….

28/08/2014
Valentino Angeletti
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Draghi: parole “infraintendibili” per tutti, non per Schauble

draghi-schaeuble-227731_tn Secondo il Ministro dell’economia tedesco Wolfgang Schauble, il discorso di Draghi al meeting di Jackson Hole sarebbe  stato male interpretato. Per il Ministro non sarebbe stato nelle intenzioni del Governatore della BCE avanzare  l’ipotesi di  allentamenti monetari stile FED, precludendo quindi ogni tipo di strumento non convenzionale, QE,  acquisto di titoli di  stato o cartolarizzazioni bancarie.
Schauble sostiene, quasi volendosi arrogare il diritto di parlare per bocca di Draghi stesso, che non vi sarà assolutamente  un abbandono del rigore e del rispetto dei vincoli di bilancio e che risulta fondamentale il percorso riformatore che dovrà coinvolgere gli stati membri (includendo quasi in un impulso di ritrovata umiltà anche la stessa Germania) e l’Europa.

A ben vedere il discorso proferito da Draghi a Jackson Hole (LINK) lascia ben pochi margini di interpretazione. L’importanza delle riforme, ricalcando quanto già detto in interventi precedenti, ossia di conferire all’Unione una maggior influenza ed una maggior sovranità nei processi di riforme economico-istituzionale delle nazioni, è confermata, in particolare per quel che concerne la spinta verso un incremento di investimenti pubblici e privati e verso la lotta alla disoccupazione.
Su questo primo macro-punto il Governatore ed il Ministro tedesco sono facilmente confrontabili.

Differente invece è il discorso che riguarda prettamente la finanza e la politica monetaria. Come sempre Draghi non ha voluto calcare la mano oltremodo su flessibilità dei trattati né ha esplicitamente appoggiato un eventuale alleggerimento del rigore, ma ha sottolineato prepotentemente la necessità che in Europa ed in tutti gli stati (Italia in primis) sia il privato che il pubblico tornino ad investire.

Questo processo necessita indubbiamente delle riforme che, nel caso italiano sono parzialmente rappresentate dai testi che verranno presentati nel CdM del 29, quindi: scuola/istruzione in modo che vi sia più vicinanza al mondo del lavoro, e sia un sistema più efficiente, efficace, meritocratico e di qualità; sbocca-italia per allocare risorse ad investimenti produttivi confidando anche in fondi europei visto che i margini sono decisamente stretti; giustizia cosicché gli investitori stranieri e nostrani possano confidare in un meccanismo di legalità funzionante, snello, rapido e che giunga rapidamente a sentenza (stessa cosa dovrebbe valere anche per l’aspetto normativo e regolatorio, nel nostro paese troppo ballerino per offrire le certezze richieste nel mondo degli investimenti e degli affari).
Innegabile però che Draghi abbia anche fatto esplicito riferimento a strumenti finanziari non convenzionali per assolvere la missione della BCE di riportare l’inflazione a ridosso del 2% e garantire la stabilità dei prezzi, obiettivi fino ad ora mancati probabilmente proprio a causa di tempi di reazioni lenti dell’istituto di Francoforte e per l’intermediazione bancaria che ha rappresentato un meccanismo inceppato dell’ingranaggio banca centrale – economia reale/imprese.
Del resto, e forse Schauble non lo ricorda, a settembre partiranno i meccanismi di ABS, TLTRO ed eventualmente i QE su titoli di stato e cartolarizzazioni.

Innegabile che poi gli investimenti in una fase di crisi come quella in atto siano legato saldamente alle possibilità di spesa, basse sia per gli stati in crisi che per molte delle aziende europee che devono far fronte a mercati stagnanti e ad un Euro, benché in calo, ancora troppo forte per puntare tutto sull’export. A ciò si aggiungono le sanzioni commerciali alla Russia (estese in queste ore oltre che all’alimentare anche al lusso) e le crisi medio orientali che potrebbero influire sui prezzi delle materie prime come gas e petrolio.
In fasi simili gli investimenti possono essere fatti sul lato pubblico solo rivedendo i patti a livello europeo (oltre che agendo sui tagli alla spesa che però in un paese come l’Italia stando ai piani dichiarati dovrebbero andare a riduzione del debito ed alla detassazione), mentre sul lato privato fornendo liquidità, quindi credito, a basso costo, cosa che potrebbe fare in modo relativamente rapido proprio la BCE con una politica monetaria più accomodante (in attesa degli effetti delle riforme che non devono rallentare), magari assieme ad azioni volte a deprezzare la moneta unica supportando l’export, anche alla luce dell’indebolimento del mercato russo come destinazione a causa delle sanzioni.

Un paese come l’Italia, che rimane molto interessante per gli investitori i quali sono scoraggiati ad investire proprio per la burocrazia, le tasse, la legalità, l’incertezza normativa, il costo del lavoro, ecc, si gioverebbe enormemente di una prima fase di sbocco di investimenti tramite QE e revisione dei patti UE, in attesa che la burocrazia venga alleggerita, le norme e la giustizia vengano rese più snelle e certe, il fisco e la rigidità del lavoro riviste. Raggiunti quei traguardi importantissimi non sarebbe necessario più alcun supporto esterno perché il meccanismo degli investimenti riprenderebbe in automatico ad opera di investitori nazioni ed esteri sia del campo pubblico che privato.

Per ora i mercati non hanno dato troppo peso alle parole di Schauble, ritenendo probabile il verificarsi di operazioni straordinarie da parte della BCE e assieme alla prosecuzione del tapering della FED (il PIL USA Q2 ha battuto le attese registrando +4.2% rispetto al 3.8%). Questa possibile ulteriore liquidità renderebbe il mercato UE forse anche più interessante di quello USA. Secondo Nomura ci sono il 30% delle probabilità che la BCE adotti misure non convenzionali entro l’anno.

Verrebbe da chiedere alle imprese ed ai consumatori tedeschi, ricordando loro i valori del PIL e dell’indice di fiducia IFO se siano totalmente d’accordo con le parole del loro Ministro (sempre più ostinatamente falco). Credo che qualche oppositore non lesinerebbe critiche alle dichiarazioni di un Ministro che a volte sembra cieco di fronte all’avvitarsi della situazione economica.

Link:

La BCE si mostra attendista anche in emergenza ed offre, pungente, una ricetta ben nota 08/08/14
La crisi di governo francese ha rotto il fronte anti austerità? Problemi in vista? 26/08/14
Eccola la deflazione… brevemente, c’è poco da dire, solo le due solite domande 13/08/14
L’Italia e le riforme: la lesson learnt spagnola ed il filo guida europeo che ci ricordano (Moody’s) di non perdere 11/08/14

27/08/2014

Valentino Angeletti
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Problema carceri di chirurgica precisione

L’ultimo motivo di tensioni e scontri nello scenario politico italiano è il dibattito sull’ amnistia e l’indulto. Le opinioni delle varie parti politiche, ovviamente discordi all’ interno del PD,  ormai si conoscono, tanto ce le stanno proponendo sui giornali ed in TV. Tutti sappiamo che il Presidente della Repubblica dopo la sua ultima visita in alcune carceri si sia espresso totalmente a favore dei provvedimenti, da espletare in modo urgentissimo.

Quello dei carcerati è un problema grave e annoso, che costa sanzioni a livello europeo ed una bruttissima figura in tutto il mondo poiché tali condizioni di sovraffollamento ed igienico sanitarie non sono ammissibili in un paese civile. Questa situazione non è affatto nuova, perdura da anni, per essere risolta necessita di una riforma profonda in materia di carcerazione e giustizia (tra cui anche il reato di clandestinità per essere concreti) ed è un capo saldo dei programmi dei Radicali Italiani e del Ministro degli Affari Esteri Emma Bonino, ma finora è sempre stata messa in secondo piano.

A prescindere se potrà essere applicata ai reati finanziari e di frode, cosa mai accaduta secondo la Cancellieri, quindi in sostanza a Berlusconi, il quale ha già beneficiato dell’ indulto su due anni di condanna, ad insospettire è la precisioni chirurgica, immediatamente dopo l’inaspettato voto di fiducia al Governo, con la quale viene proposta alla collettività attraverso una imponente campagna comunicativa, sapendo ovviamente che avrebbe spostato il dibattito sul solito Cavaliere, all’ insegna del giustissimo motto che non possono esistere leggi “ad personam” ma neppure “contra personam” e distogliendo attenzione ed impegno da ben altri e più concreti problemi.

Sembrerebbe quasi un “do ut des” (che fa leva su un grave e reale problema e per ciò ancor più di cattivo gusto), ovviamente non scontato e certo, un tentativo, una possibilità, una porta lasciata aperta poi si vedrà, ma che avrebbe sollevato polemiche, prese di posizione, ritardi, scontri, animato i sentimenti di una certa opinione pubblica, cosa effettivamente verificatasi.

La domanda che sorge è: “non ci si poteva pensare prima” ??

Un vecchio saggio di poca memoria e di grandi archivi, che spesso aveva ragione, diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende…..

14/10/2013
Valentino Angeletti
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