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Governo Renzi ed i venti che, reclamando risultati, cambiano. Adesso fare presto e bene!

Sembra passato un secolo dai tempi della Leopolda, quando la maggior parte dei media (a cominciare dalla carta stampata), degli imprenditori quelli nuovi ed illuminati (Farinetti, Guerra, Della Valle, Colao ecc), ed anche tanta politica non lesinavano manifestazioni di stima e di appoggio esplicito nei confronti di Matteo Renzi. Tutti ricordano (o forse no?) la sua raccolta fondi tramite la fondazione Big Bang con tanto di regolare pubblicazione su internet, la cena milanese col Gotha della finanza impersonata per Renzi dal rampante Davide Serra di Algebris, quella ad Arcore con Berlusconi ed altri non precisamente noti e si rammenta anche l’intesa con Landini della FIOM.
Ora a distanza di circa un anno molto è cambiato.
Le critiche al Premier piovono da più parti e forse l’unico a non aver mutato radicalmente il proprio atteggiamento è quel ramo del PD, gli scissionisti, che fin da subito non lo avrebbero voluto nelle posizioni che sta ricoprendo.
Le stoccate a Renzi sono arrivate pungenti dal Corriere, un tempo sostenitore esplicito, portate direttamente da Ferruccio De Bortoli, dall’ex amico Della Valle sempre tagliente e senza mezze misure, dalla CEI e dai Cardinali (Galantino, Bagnasco ed dal quotidiano Avvenire) che chiedono meno slogan e più fatti, dal Sole 24 Ore col direttore Napoletano e le “punture” di Stefano Folli e Barisoni, per non parlare del Sindacato, tra i quali con la CGIL esiste una evidente rottura.
Nel PD si parla addirittura di esplicita volontà di rompere (Civati), salvo poi smentite a mezzo di un poco edificante visti i precedenti “Stai Sereno” di Bersani.
La Camusso (CGIL) ha paventato la possibilità concreta di sciopero per via dell’apertissima partita sull’articolo 18 (che in realtà dovrebbe essere ampliata a tutta la riforma del lavoro e non limitata ad un solo articolo).
Di tutto ciò si avvantaggia il NCD che spinge sull’uso del decreto per riformare il lavoro (ipotesi inaccettabile per la CGIL) e FI che approfitta per provare a rinnovare la classe dirigente e ricordare la loro disponibilità a 360° sulle riforme pur sottolineando il ruolo di opposizione.
Che cosa è cambiato in questo lasso di tempo?
Allora come ora la situazione era di emergenza, riecheggiavano i “non c’è più tempo”, i “fate presto”, e l’Esecutivo non sembrava in grado di poter fornire lo shock necessario.
Renzi si era presentato, oltre che con grande capacità comunicativa, con un concetto di velocità e radicale cambiamento effettivamente indispensabili e condivisi, almeno negli intenti, trasversalmente. In seguito presentò un ambiziosissimo crono programma con tanto di precise date (che lo avrebbero differenziato da un sogno), 100 giorni, una riforma al mese da portare a termine, cambio radicale della classe dirigente industriale e dell’establishment politico, giovani e donne, grande importanza e leva sul semestre di presidenza italiano in UE, ipotizzò, appoggiato da Padoan, un pil a +0.8% nel 2014 definito per giunta pessimistico e con possibili sorprese positive.
Venendo al presente alcune cose sono state fatte, il taglio del 10% dell’Irap ed il bonus Irpef sono state due buone misure anche se gli effetti sono stati smorzati in gran parte dagli elementi congiunturali e macro economici peggiori.
Molte cose sono ancora in cantiere ed avranno a venire, ma i 100 giorni sono diventati 1000, molti provvedimenti (si parla di 700) dei Governi passati attendono ancora l’attuazione, la legge elettorale è ferma, le province sono diventare aree metropolitane ma comunque oggetto di elezione di secondo livello che di fatto mantengono in piedi buona parte degli “apparati”, la riforma del Senato è passata in prima lettura, ma ne serviranno altre tre e quindi almeno un altro anno di attesa, i debiti delle PA sono stati pagati al 50% (pur avendo stanziato fondi per una percentuale superiore) e l’Italia rimane cattivo pagatore contravvenendo alle norme UE e con la possibile scure di una procedura di infrazione, la riforma del lavoro non sarà né così rapida né così indolore, il decreto sblocca Italia deve ancora essere riempito di contenuti, grandi investimenti infrastrutturali non se ne vedono così come un sensibile aumento degli investimenti privati nostrani ed esteri, la burocrazia continua a fare il suo lavoro, il semestre UE è già a metà ed il PIL sarà negativo tra 0.2 e 0.4% con 1 pto percentuale di peggioramento rispetto alle previsioni.
Coloro che ora criticano Renzi a questo punto del percorso si aspettavano risultati più concreti.

In realtà non si può dare la colpa a Renzi, ha ereditato una situazione più che difficile ed il Governo non è suo, ma di compromesso. Gli si può rimproverare però di essere stato troppo ambizioso, un po’ superbo e facilone ed aver posto l’asticella decisamente troppo in alto (LINK). Ad esempio se dici alle imprese che alla data X le PA salderanno i propri debiti, esse si attendono che al giorno X+1 i soldi siano accreditati sul loro conto corrente e non semplicemente stanziati e ostaggio dei soliti lacci e lacciuoli burocratici. Allo stesso modo è rimproverabile a persone di indubbia esperienza di essersi fatte prendere dalla voglia di speranza pensando che davvero in così poco tempo (100 giorni???) si potessero raggiungere risultati così ambiziosi.
Il Governo di compromesso, le lotte intestine al PD, i diverbi col Sindacato non fanno bene alla velocità e neppure alla bontà del risultato finale che dovrebbe essere il più possibile condiviso e mirato al bene collettivo.

Parla bene la CEI quando dice che l’articolo 18 non è un dogma, si può fare tutto, l’importante è che alla fine sia più facile assumere e dare lavoro; dicono bene i Sindacati, CISL in particolare, quando ricordano che la riforma del lavoro deve puntare a migliorare le condizioni e le dinamiche lavorative per le aziende e per tutti i lavoratori, sicuramente non peggiorarle; dice bene anche Renzi quando parla di necessità di una profonda riforma del lavoro e degli ammortizzatori sociali in caso di perdita del posto verso una efficace riqualificazione del lavoratore a spese dello stato in settori più funzionali (modello tedesco).

Meritano poi una brevissima menzione i cosiddetti poteri forti, chi sono costoro? Possono essere De Benedetti, Bazoli, Bisignani, Passera, Ligresti, Geronzi, Romiti, ma possono essere anche Carrai, lo stesso Serra, De Benedetti, Marchionne, Verdini, Letta e Berlusconi…. In sostanza a quei livelli porta che apri potere forte che trovi.

Insomma, il compito è arduo, il consiglio umilissimo, dote che in generale dovrebbe essere riscoperta, è che non devono esistere ideologie e preconcetti, si può fare e discutere su tutto, la vera sfida titanica è farlo in fretta e bene (ma forse le forze conservatrici sono ancora troppo presenti, pervasive e potenti), perché le alternative reali che pure non è vero non esistere (leggi Troika) possono essere devastanti per lo stato sociale e per i cittadini, in particolare coloro che a ben vedere hanno sempre pagato.

Link:
Renzi, lontano dai salotti buoni, dovrebbe far attenzione e pensare ad un piano di risk management; nulla è per sempre
L’ora ics un inizio, effettivamente perfettibile, ma mai intrapreso prima
Governo Renzi, quanti compromessi potrebbe dover accettare?
Riforme come quella del Senato sono importantissime; proviamo però ad inserirle in un ragionamento di respiro globale

 

28/09/2014
Valentino Angeletti
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Pelù VS Renzi

Sinceramente non provo antipatia nei confronti di Piero Pelù, però ieri avrebbe potuto avere più tatto.

Rivolgendosi a Renzi il cantante ha detto che non serve un’elemosina di 80€ al mese, ma serve lavoro.

In tutta onestà credo che sia stato mosso dalla voglia di compiacere una platea in gran parte anti Renzi e sostenitrice di una qualche ideale che rischia di diventare una benda che acceca. Forse la stessa ideologia che porta alcuni a difendere sempre e comunque i  manifestanti di piazza, inclusi coloro che in piazza fanno volutamente danni e che la piazza la rovinano e la mettono in cattiva luce. Poca differenza c’è tra questi difensori strenui e coloro che a prescindere, e sbagliando, difendono le forze dell’ordine anche quando abusano del loro potere e muovono mani e manganelli offuscando tutte le forze armate.

Se l’idea dei sostenitori di Pelù è quella di un netto cambiamento, che condivido essere necessario, bisogna comprendere che i tempi di cui si ragiona sono il medio e lungo periodo. Certo che meglio dello sgravio IRPEF sarebbe un lavoro dignitoso per tutti e magari un incremento del minimo salariale e pensionistico a 2’000€ netti al mese, ma è impossibile. Il Governo può agire in sostegno del lavoro, crearne i presupposti, ma non può generarlo dal nulla, ed in ogni caso la dinamica occupazionale è più lenta di quella economica.

Mi rendo conto che, come ho scritto più volte (Link: OraIcs Inizio di lungo percorso), 80€ per alcuni possano essere nel complesso davvero poca cosa, non sono risolutivi, lasciano esclusi altri che ne avrebbero ugual diritto (Link, dedica ai piccoli artigiani e commercianti, da me che son dipendente), però sono un tentativo che può portare buoni risultati immediati in termini di aumento di fiducia (indispensabile) e lieve miglioramento dei consumi nel breve, mai intrapreso prima (ed effettivamente il sentiment è un poco migliorato: link ).

Se poi la fiamma si spegnerà con questi 80€ lo giudicheremo giustamente un fallimento, ma nelle dichiarazioni del premier ci sono interventi per le partite iva, gli incapienti, gli artigiani ed autonomi ecc; aspettiamo e per quanto possibile cerchiamo di dare un contributo.

I piani di lungo termine di cui abbisogna l’Italia non si fanno in un giorno, sono complessi e non dipendenti solo dal Governo (tagli spesa, riforme PA, dura lotta evasione ecc), ma vanno a toccare certi gruppi interessati al conservatorismo. Renzi è partito dalla misura di più semplice e di rapida implementazione, agendo su quella fascia di persone alle quali poteva essere facilmente dato un contributo senza dover trovare complesse forme o modificare qualche articolate norma.

Taluni beneficiari potranno anche ostinarsi a dire che si tratta di un’elemosina che, potendo, non accetterebbero, altri invece (sentiti personalmente) ne vedono una grande utilità, ad esempio per coprire l’abbonamento Marradi – Faenza necessario per mandare il figlio alle superiori. Altri ancora che dicono essere state aumentate le tasse altrove, ed in parte potrebbe anche essere vero, possono stare certi sarebbero aumentate ugualmente, anche senza contributo IRPEF; i vincoli di bilancio lasciano pochi margini e per questo è importante l’azione europea del Governo.

Personalmente, da individuo pragmatico, penso matematicamente che su uno stipendio di 1’100-1’200 € 80% sono circa il 6.5-7%; chi di finanza s’intende, mi dica dove posso investire i miei risparmi ottenendo un rendimento costante e certo del genere. Sinceramente lo trovo un “gain” che batte il mercato.

Infine, ed è un dato di fatto, a parlare sono sempre persone o artisti, anche simpatici e credo in buona fede, vedi Crozza, con introiti che se non sono decisamente alti di sicuro non possono definirsi da proletario e che consentono loro di vivere le giornate senza problemi di budget. Molta differenza sussiste tra sapere che c’è gente che non arriva a fine mese ed essere tra coloro che realmente rischiano di non sbarcare il lunario.

Io dico di attendere, giudicare con elementi concreti alla mano, attenzionare i comportamenti in Europa e perdere il vizio di sentenziare a priori in modo disfattista, smettendo di agire, più o meno consapevolmente, a sostegno del conservatorismo che ci sta uccidendo (e che pare abbia fatto fuori il Governo Monti, nell’immaginario di tanti emblema dei poteri forti e del mitico Bilderberg).

02/05/2014
Valentino Angeletti
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Risorse tra evasione del canone e tagli

La lotta all’evasione fiscale deve essere una priorità per il nostro paese privandolo di circa 100 miliardi l’anno. Ovviamente quando si parla di evasione, ed elusione ci si riferisce principalmente a capitali di medio – grande entità e non di quella piccola evasione (a molti non piace, ma anche io definisco di sopravvivenza: Link1Link2) che sarebbe sconfitta con un prelievo fiscale inferiore, più progressivo, più legato ai singoli contesti e con una burocrazia meno opprimente (caso emblematico gli studi di settore). I grandi risultati si potranno ottenere solamente quando entreranno in vigore comuni norme europee principalmente in merito a tassazione, fisco, segreto e trasparenza bancaria, unificazione della regolamentazione degli istituti di credito.

Sempre nell’ambito della lotta all’evasione rientra la possibilità di studiare metodi alternativi volti a ridurre e scoraggiare “gli abusivi” del canone Rai. Si tratta di un fenomeno di minore entità ed in questo frangente un simile impegno appare strettamente legato al reperimento di risorse per la definizione delle imminenti coperture per il taglio dell’Irpef, il conseguente bonus medio di 80 € e la possibilità di estensione anche agli incapienti con reddito inferiore agli 8’000 € annui.

La premessa è che andrebbe probabilmente valutata la legittimità dell’imposta per il possesso di una TV e la congruità tra la tassa ed il servizio offerto non sempre all’altezza soprattutto se paragonato ai palinsesti delle pay-per-view per quanto concerne manifestazioni sportive importanti, film di un certo livello e di recente presentazione ed informazione (fatto salvo per Rai News 24 che rimane una delle migliori piattaforme informative del panorama televisivo e multimediale).

Il meccanismo proposto è quello di legare il pagamento del canone all’allacciamento alla rete elettrica, quindi alla bolletta. L’assunto è che se un utente RESIDENZIALE paga una bolletta elettrica allora con altissima probabilità è detentore una televisione. Effettivamente non si può negare che nel 90%, probabilmente anche oltre, dei casi è così. Certamente non è un’equazione matematica; si potrà dare la possibilità a coloro che, e ne hanno tutto il diritto, non posseggono una TV di non pagare il canone presentando una autocertificazione nelle medesime scadenze entro le quali andrebbe pagata la tassa.
Chiaramente in tal modo sarà più semplice effettuare controlli mirati rivolti quelli che hanno dichiarato di non possedere una TV. Inoltre, qualora la TV venisse acquistata in un secondo tempo, potrebbe essere il venditore che telematicamente trasmette l’avvenuto acquisto agli uffici competenti se l’acquirente non presenta ricevuta di pagamento del canone essendosi auto-esentato.

Il meccanismo risulta equo (presupponendo l’equità della tassazione che non è scontata), di facile ed immediata implementazione e consentirebbe il recupero di buona parte dei 300 milioni di euro in tal modo evasi e rappresentanti il 25% circa del totale.

Rimanendo in tema di reperimento delle risorse, in particolare per coprire le detrazioni IRPEF e consentire l’incremento di 80 € al mese per le buste paga inferiori a 28’000 € lordi così come un bonus anche per gli incapienti, è apparsa su alcuni giornali la possibilità di tagli alle detrazioni (scuola, assicurazioni, mutui, ecc) per i redditi medio – alti, individuati oltre i 50’000 € annui.
Come suggerisce il Premier è doveroso attendere venerdì le carte definitive, ma sorge una considerazione.

Se fosse vero, il meccanismo potrebbe rientrare in un inizio di ridistribuzione di ricchezza che potrebbe essere funzionante solo una tantum ed in una primissima fase emergenziale, diciamo solo per il 2014, non deve diventare strutturale. Il rischio reale è che il supplemento medio di 80 € non vada ad aumentare i consumi, ma li sposti solamente da chi percepisce più di 50’000 € lordi a chi ne percepisce meno di 28’000. In ottica rodistributiva ed in via del tutto eccezionale è un sacrificio che potrebbe essere anche chiesto, ma se si vuole ridistribuire la ricchezza senza colpire ulteriormente i consumi i capitali da cui attingere sono ben altri; sono quelli oltre la somma “di saturazione della spesa” tale per cui a maggior disponibilità economica non corrisponde maggiore spesa, in tal caso potrebbe essere pensabile un’imposta progressiva via via crescente.

Le coperture, in tal caso per le detrazioni IRPEF ma è valido in generale, per avere efficacia, natura strutturale e per consentire di raggiungere un duplice vantaggio, dovranno necessariamente pervenire dal taglio della spesa e delle inefficienze, non da un semplice spostamento dei soggetti tassati o delle modalità del prelievo altrimenti il possibile effetto di spinta economica viene azzerato ancor prima di potersi innescare come è stato dimostrato dal verificarsi della teoria di Laffer nei mesi e negli anni scorsi.

16/04/2014
Valentino Angeletti
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Nessun taglio alle detrazioni, ma la spending review sta diventando la panacea di tutti i mali

Di certo si tratta di una buona notizia, il MEF ha comunicato che non verranno ridotte le detrazioni IRPEF dal 19% al 18% per l’anno 2013, anche se all’interno della delega fiscale verranno sicuramente riordinate, cercando di evitare tagli lineari, assicura il sottosegretario all’economia Baretta.
Questo intervento è senza dubbio positivo soprattutto per le classi meno abbienti perché evita di penalizzare settori importanti, come ad esempio spese mediche, mutui, istruzione e cultura e perché avviene in un periodo dove si stanno ampliando notevolmente nella società e nel mondo del lavoro i divari di classe siano essi prettamente economici che di opportunità. Dati da Bruxelles rivelano che in Italia il 12% degli stipendi non consente di arrivare a fine mese, il nostro paese è davanti solamente alla Grecia ed alla Romania, a fronte di ciò l’Italia è al 4° posto per numero di nuovi milionari “sfornati” nel 2013, 127’000, a dimostrazione che il divario tra ricchi e poveri continua ad incrementarsi, deriva tipica delle economie anglosassoni basate sulla finanza speculativa e dove il personalismo ed carrierismo prevalgono sistematicamente sul bene del paese e delle aziende. Anche dal forum economico di Davos si conferma la tendenza a drenare denaro dai ceti medio bassi verso quelli altissimi, infatti gli 85 uomini più ricchi detengono lo stesso patrimonio dei 3,5 miliardi di persone più povere, vale a dire il 50% di tutta la popolazione mondiale; probabilmente ispirato a ciò il Papa ha lanciato il suo messaggio secondo cui non è più pensabile morire di fame e secondo cui la ridistribuzione della ricchezza è una necessità.

Tornando al mantenimento delle detrazioni al 19% il nostro paese continua a scontrarsi col medesimo principio della coperta corta. Servono infatti, per coprire questo intervento, circa 488 milioni per il 2014, 772 per il 2015 e 564 nel 2016, che al momento non sono disponibili. Il reperimento di tali risorse è demandato alla spending review di Cottarelli, il quale, senza mandato attuativo rispetto alle sue proposte, è ogni giorno caricato di un peso sempre crescerete. Non che i circa 200’000 € l’anno non lo giustifichino, però il timore è che si stia facendo troppo affidamento su di una operazione che deve essere fatta, deve essere incisiva e radicale, ma che è ancora un’ipotesi dalla complessità realizzativa, non tanto tecnica quanto di interessi particolari, molto elevata; né Giarda, né Bondi, né la commissione dei Saggi, ancora all’opera nel loro pensatoio, sono riusciti a scalfire la mole della spesa pubblica in modo significativo.

Insomma ogni piano importante continua a basarsi su ipotesi, si sono ridotte (dire abolite non è corretto) entrate strutturali quali l’IMU con notevoli difficoltà e si continua a non voler seguire la linea europea che propone di tassare i patrimoni e le rendite. Ovviamente farlo in modo lineare ed indiscriminato non sarebbe corretto, ma implementare un meccanismo progressivo contribuirebbe alla ridistribuzione della ricchezza, a patto che l’introito non vada sprecato, cosa non infrequente in Italia. La spesa pubblica va abbattuta senza se e senza ma, è una priorità ed un obiettivo importante, ma non credo che si possa rischiare, e sicuramente l’Europa nel momento in cui il 29 gennaio il Premier Letta presenterà le proposte nostro piano economico ce lo ricorderà, di errare pesantemente nel prevedere entrate imprevedibili come quelle della complicata spending review. Così come sarebbe una priorità che lo stato riuscisse a recuperare più dei miseri 30 miliardi di evasione rispetto ai 545 sottratti al fisco negli ultimi 15 anni.
Lo scotto di errori che potrebbero essere macroscopici sarebbe un altro pasticcio ed una corsa ai ripari, probabilmente clausole di salvaguardia come accise, IVA ed altre simili amenità.

Come in ogni settore importante quello del fisco, della tassazione ed in generale del piano economico necessita di strategia e valutazioni che tengano in considerazioni le necessità e gli impatti nel brevissimo, nel breve e si spingano almeno al medio termine. In Italia fino ad ora non è stato così, ma si è sempre vissuto, o meglio vivacchiato, alla giornata.

21/01/2014
Valentino Angeletti
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