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Tempistiche dei provvedimenti e lo scostamento da problemi pratici: la rinascita di pericolose derive

Dagli USA il presidente della ECB Mario Draghi, in visita per vari impegni istituzionali tra Washington e New York, ribadisce a gran voce l’importanza e la necessità di un’ Europa unita e sinergica dove vengano abbandonati i particolarismi e non si tema di perdere la propria sovranità nazionale. Le parole di Draghi sono senza dubbio quelle condivise dalla maggior parte delle forze politiche europee e da buona parte dei cittadini. Vi sono però elementi che stanno riportando in auge movimenti estremisti o quanto meno anti europeisti. Dopo Alba Dorata in Grecia, il partito di estrema destra norvegese, l’ UKIP britannico, a diventare uno dei primi se non il primo partito in Francia è il Fronte Nazionale di Marine Le Pen dichiaratamente di destra e dalla vocazione anti europea.

In Italia è il M5S ad essere tornato ad attirare consensi, grazie in parte alle indecisioni degli “avversari” ed in parte alla modifica della propria strategia, che da movimento di protesta lo sta trasformando in un vero e proprio partito politico alla ricerca di consensi e che strizza l’occhio ai delusi di centro destra sfruttando in modo molto preciso le ultime divisioni attorno al voto di fiducia al Governo Letta. Le posizioni del M5S in merito alla legge Bossi Fini, al tema dell’ abolizione del reato di immigrazione clandestina, al totale rifiuto rispetto all’ indulto o all’ amnistia, lasciano evincere la volontà del leader di attrarre sempre maggiori consensi attraverso idee dalla connotazione politica e che non sono più mosse dalla protesta, come in partenza, ma sembrerebbero essere frutto di un piano più mirato. A conferma di questo atteggiamento vi è anche una delle ultime esternazioni del Leader penta-stellato che a proposito della necessità di abbassare il debito, poiché a causa dell’ammontare del debito sovrano, secondo lui, lo spread dovrebbe schizzare alle stelle e se ciò non avviene è solo per l’ artificio della ECB, conferma l’ idea di rinegoziare il debito stesso (che in altre parole vorrebbe dire sostanzialmente default controllato e durante i quali a farne le spese sono sempre stati i piccoli risparmiatori), ma affianca anche l’ipotesi degli euro-bond, idea comune a molti partiti tradizionali ed in grado di raccogliere consensi anche tra i più moderati.

Questa rinvigorita corrente anti europeista deriva senza dubbio dalla percezione del cittadino comune che non si stia reagendo alla velocità giusta e che, nonostante idee interessanti e potenzialmente vincenti, non si abbia la capacità di implementarle in modo rapido ed efficace. I dati non danno torto a questa scuola di pensiero: la disoccupazione cresce costantemente, oggi l’ ILO ha trasmesso il dato dello studio sull’ occupazione mondiale secondo il quale i disoccupati nel mondo sono oggi 202 milioni, 73 dei quali sono giovani, con la crisi è cresciuto di 32 milioni numero di senza lavoro in 5 anni ed il livello pre crisi è ancora lontano. Le grandi riforme europee come l’ unione ed il controllo centralizzato delle banche e dei loro bilanci (decisamente temuto dalla grandi e piccole banche tedesche e del nord Europa a causa della loro propensione al leverage grazie agli strumenti derivati) , menzionata da Draghi anche dagli Stati Uniti, la lotta congiunta all’ evasione ed all’ elusione fiscale, il mercato dell’energia ed il problema della sovrapproduzione, l’uniformazione della tassazione, le misure a sostegno dell’occupazione, l’armonizzazione dei tassi di prestito bancario tra i vari stati membri, non decollano. A ciò si aggiunge la richiesta di rigore ed il rispetto di rigidi vincoli di bilancio (rapporto deficit/PIL e fiscal compact) e l’impossibilità della ECB di poter agire stampando moneta ed attuando una svalutazione competitiva a sostegno degli investimenti necessari per la crescita. Esiste l’ OMT ma di fatto è stato utilizzato poco, solo in casi di emergenza ed è sotto processo dopo l’accusa di incostituzionalità da parte della Bundesbank al tribunale di Karlsruhe.

Sul fronte italiano vari imprevisti di volta in volta rallentano l’ Esecutivo: il caso Mediaset; l’agibilità politica; il voto di fiducia; le lotte intestine per la leadership di partito; gli scontri su temi marginali rispetto ai problemi globali (IMU ed IVA in primis) ed ora l’ indulto/amnistia. Le manovre messe in atto non sembrano poter dare i frutti sperati ed anche ove si è agito di comune accordo, come per il cuneo fiscale (link ad articolo), è mancata l’incisività necessaria (ma ci sarebbe ancora il tempo di rimediare). Ciò che inizialmente era stato definito prioritario, come una nuova legge elettorale è ancora un miraggio. Lo spostamento della tassazione, seguendo le direttive europee ribadite negli USA da Draghi, verso i consumi ed i patrimoni, non sono state recepite. La tassazione sui consumi come l’IVA non porta, considerando i livelli italiani di tassazione, benefici, di contro rischia di essere controproducente. L’idea di nuove aliquote presentata da Letta è buona come principio, ma non se l’intenzione è quella di far passare dal 4 al 7% tutti i beni di prima necessità, tipicamente alimentari, che andranno a colpire principalmente i meno abbienti riducendone di fatto i consumi (cosa che sta accadendo sistematicamente). Secondo la costituzione e secondo l’Europa, la tassazione deve essere progressiva ed a questo punto pensare ad una patrimoniale progressiva e strutturata in modo equo (considerando l’altissimo indice GINI che affligge il nostro paese) non sarebbe una idea balzana, l’ IMF e Bruxelles hanno ribadito all’ Italia di non aver apprezzato il taglio totale sull’ IMU e che quelle entrate dovranno essere rastrellate da altre parti. Il rapporto deficit/pil del paese è costato altri 1.6 miliardi, la manovrina di fine anno, queste risorse dovrebbero provenire da dismissioni di immobili statali alla CdP (che dovrà poi provvedere a venderli sul mercato, altrimenti si tratterebbe solo del gioco delle tre carte), e da tagli ai ministeri ed alla spesa, anch’ essi menzionati da Draghi.

Detto ciò è abbastanza comprensibile che le derive anti europee prendano piede, le persone che affrontano ogni giorno le spese per il sostentamento, pagano l’ affitto o il mutuo e si devono curare, non possono attendere la soluzione ogni volta del nuovo problema istituzionale e fintamente prioritario.

A ciò si aggiunge anche il rallentamento delle economie emergenti per il calo dei consumi nei paesi industrializzati e la “bomba” dello shutdown degli Stati Uniti, che rischia veramente di essere un uragano economico a livello mondiale e testimonia che troppo spesso politica ed economia finanziaria sono scollegati dalle reali necessità dei popoli. La Cina, grande creditrice degli USA, ha già mostrato le proprie paure e l’economia globale difficilmente potrebbe sopportare un default statunitense, che probabilmente alla fine non avverrà, ma che sta costando tanto in termini di perdite economiche ed occupazionali.

Una parte della soluzione ad una situazione così complessa risiede sicuramente in una più unita, rapida ed incisiva politica europea, consentendo agli stati membri investimenti produttivi senza peccare di eccesso di rigidità a parametri numerici (l’applicazione della golden rule a certi investimenti sembra irrinunciabile), in una cessione parziale di sovranità nazionale all’ Unione. Da parte di Bruxelles poi dovrebbero essere valutate politiche monetarie ancora più accomodanti sfruttando magari il tapering degli USA, che progressivamente avverrà nei prossimi mesi e con il quale dovrà vedersela la futura presidente della Fed Yellen, per dirottare verso l’Europa nuovi capitali che probabilmente fuggiranno dagli Stati Uniti.
A livello nazionale invece la rapidità e la risolutezza nel prendere provvedimenti importanti ed incisivi (tagliare spese, incentivare l’occupazione, pensare a proposte fino ad ora sempre taciute come una piccola patrimoniale sui grandi patrimoni immobiliari e mobiliari, sostenere le aziende e la busta paga dei lavoratori), un approccio del Governo più Win-Win, ed una autorevolezza nel chiarire la nostra posizione e nel fare richieste di fronte all’ Europa si rendono necessari. Da ricordare che a luglio inizierà il semestre europeo presieduto dall’ Italia e che il prossimo anno ci saranno le elezioni europee.

Fermo restando che tanti progetti sia nazionali che europei (da Destinazione Italia all’ unione bancaria, passando per la lotta alla disoccupazione giovanile ed per una politica energetica di lungo di lungo termine e comune) sono validi e promettenti, adesso il tiranno con il quale devono fare i conti sia Europa che USA è il tempo di implementazione ed azione, necessariamente da ridurre al minimo.

12/10/2013
Valentino Angeletti
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Entrate tributarie: una chiave di lettura per individuare alcune azioni

Ieri sono stati diramati dal MEF (Ministero Economia e Finanza) alcuni dati relativi alle entrate tributarie dei primi 8 mesi del 2013.
Se nel complesso le entrate tributarie risultano stabili rispetto allo stesso periodo del 2012 (267.964 milioni di €, -0.3%) le singole voci hanno subito variazioni non trascurabili.
Il gettito dovuto all’IVA è diminuito del 5.2% (-3’724 milioni di €) sia a causa della diminuzione dei consumi interni (-2.0%) che delle importazioni (-22.1%), è chiaro che con una tendenza dei consumi simile, dovuta all’assenza di liquidità da destinare a consumi della maggior parte della popolazione, l’aumento del primo ottobre al 22% difficilmente porterà ultra gettito (e Laffer va a segno). Anche se i consumi rimanessero al livello attuale senza diminuire ulteriormente, il punto percentuale in più non sarebbe sufficiente a bilanciare il calo dei primi 8 mesi. In diminuzione anche le entrate dovute alle imposte sulla produzione di oli minerali e sul consumo di gas metano e di tabacchi.
Gli aumenti riguardano invece l’imposta di bollo (aumentata recentemente) e tutte quelle imposte relative al capitale, come interessi, rendite e plus valenze ed al ritorno agli utili e quindi alla contribuzione dei grandi contribuenti come banche ed assicurazioni (che però spesso hanno beneficiato di supporti esterni come ADC , bond dedicati ecc).
Complessivamente le imposte dirette aumentano del 2.4% (3’467 milioni di €).

(Per dettagli: AdnKronos)

In ultima summa, sono diminuite tutte le entrate derivanti dai consumi e sono aumentate quelle (come la tassazione sul reddito dei dipendenti pubblici) non comprimibili e quelle su capitali e grandi patrimoni.

Lo scenario si presta alla lettura che l’aumento delle imposte sui consumi, in maniera lineare e non differenziando tra i vari beni ed aliquote, come del resto ha dichiarato di voler fare il Premier Letta e come consiglia Bruxelles, non consente di far confluire all’ erario ultra gettito; l’aumento delle trattenute in busta paga garantisce entrate erariali, ma il livello è ormai insostenibile, ha raggiunto mediamente quasi il 50% e sia sindacati che associazioni di categoria (oltre che i singoli contribuenti) convengono che deve essere pesantemente ridimensionato; l’aumento delle tasse obbligatorie sulla burocrazia, come potrebbe essere l’imposta di bollo, assicura entrate, ma deprime e vessa in modo lineare colpendo le fasce più deboli e portando il 50% della popolazione che sta retrocedendo dalla la middle class a rivedere il proprio budget allocato sui consumi (quindi risulta un circolo vizioso); una quota molto alta delle entrate è invece garantita dai grandi contribuenti e dalle imposte sulle rendite finanziarie, interessi ecc.

Oltre all’indispensabile e pesante spendig review che il Professor, ex IFM, Carlo Cottarelli dovrà impostare ed applicare, per garantire gettito alle casse dello Stato, è bene (sembra un’ ovvietà, ma all’ atto pratico non è così) supportare le piccole e grandi aziende in difficoltà affinché ritornino in utile o lo incrementino cosi da poter contribuire in modo più consistente; rivedere l’imposizione su rendite e proventi finanziari, da portare avanti in maniera congiunta con Bruxelles per evitare fughe di massa dei capitali (l’Italia sui proventi finanziari offre condizioni più vantaggiose che in Francia ad esempio); ed infine, concludendo con una domanda, perché non prendere in considerazione, seguendo tra l’altro i consigli della EU, una patrimoniale progressiva ed equilibrata sui patrimoni mobiliari ed immobiliari oltre una certa soglia (magari un’ una-tantum, per il 50% della ricchezza detenuta dal 10% più facoltoso)? Non pare una idea così tanto estremista ed illogica.

08/10/2013
Valentino Angeletti
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Le contraddizioni che non sfuggono agli investitori

Il Governo ed il paese stanno attraversando l’ennesimo grave momento di fibrillazione, per usare un brutto termine tanto abusato nei mesi scorsi, che porterà il Premier a chiedere la fiducia. La causa scatenante, correlata alla votazione sulla decadenza del Senatore Berlusconi che ha stamani presentato la propria memoria difensiva, è stata la firma apposta dalla maggior parte dei parlamentari del PdL ad una lettera di dimissioni, all’ atto pratico più simboliche che reali considerando la complessità di una procedura simile, il tempo richiesto per portarla a conclusione e l’eventuale subentro dei primi non eletti. Il messaggio però è stato chiaro ed è apparso come una pugnalata alle spalle del Premier Letta che a New York aveva appena suonato la campanella di Wall Street e stava parlando con i più importanti investitori per promuovere l’Italia, dichiarando, un po’ ottimisticamente che nel nostro paese c’è stabilità politica e che in sostanza è un terreno fertile per gli investimenti; sicuramente data la crisi in corso qualche occasione interessante a buon mercato la si può trovare, ma è un dato di fatto che creare impresa è tutt’altro che semplice e profittevole, almeno per ora.

La divisione, e se si vuole, l’ingessatura nelle attuazioni del Governo, è testimoniata dall’ incapacità di evitare l’incremento dell’IVA, provvedimento tanto recessivo al nostro livello di tassazione quanto penalizzante per le classi a medio-basso reddito. Più che per la sostanza, considerando che probabilmente le coperture necessarie sarebbero derivate da un aumento delle accise sui carburanti e da anticipi IRAP e IRES quindi misure ugualmente recessive e di brevissimo respiro, il punto cruciale è il fatto che una maggioranza sostanzialmente concorde nell’ attuare un provvedimento non sia stata in grado di portarlo a termine, pertanto da martedì 1 ottobre IVA al 22% ad affliggere consumatori, produttori, artigiani, commercianti, imprese.
La decisione slittata sull’ IVA assieme ad altri provvedimenti, sarebbe rientrata all’ interno della “manovrina” che avrebbe dovuto chiarire le coperture e gli introiti da presentarsi nella legge di stabilità con scadenza metà ottobre e che andrà al vaglio della EU dalla quale continuiamo ad essere osservati.

I peggiori dati dell’IMF, rispetto a quanto fornito dall’Esecutivo, relativi al PIL 2013 -1.8%, al rapporto deficit/PIL a 3.2%, alla stima di crescita 2014 a 0.7%, assieme alla instabilità politica, incapacità di applicazione di norme ormai definite, incertezza sulla coperture, dubbi sulle scelte fiscali, IMU in primo piano ed all’entità del debito, hanno fatto ipotizzare che le agenzie di rating stiano valutando un downgrade, che se avvenisse e fosse limitato ad un solo “step”, ci porterebbe ad un gradino dal “not investment grade” ed a quel punto lo spread schizzerebbe veramente alle stelle e si innescherebbe un effetto domino che porterebbe tutte le principali aziende del paese ad essere retrocesse.
Rimanendo in campo europeo, a tutto ciò si aggiunge la procedura di infrazione aperta sul caso ILVA (che non si è stati in grado di risolvere in più di un anno e che costerà denaro sotto forma di multe), citando l’ ANSA:
“La Commissione ‘ha accertato’ che Roma non garantisce che l’Ilva rispetti le prescrizioni Ue sulle emissioni industriali, con gravi conseguenze per salute e ambiente. Roma è ritenuta “inadempiente” anche sulla norma per la responsabilità ambientale. La direttiva sulla responsabilità ambientale, sancisce infatti il principio chi ‘inquina paga’”, e permangono le vicende, di cui abbiamo già parlato, su Alitalia, Telecom (il cui AD Franco Bernabè si potrebbe dimettere e dove si vorrebbero cambiare le carte in tavola a gioco iniziato e si vorrebbe frettolosamente porre una toppa a tutto ciò che non è stato fatto negli anni scorsi), Ansaldo Energia ed STS che dimostrano la totale assenza di politiche di lungo termine e non sono certo una buona pubblicità da proporre agli investitori esteri.

Da un lato quindi c’è l’Italia che si vorrebbe proporre e che si vorrebbe migliorare con il piano “Destinazione Italia” ed il pacchetto di riforme ben noto e condiviso per il rilancio della competitività, dall’altro ci sono le vicende interne reali, sempre più particolaristiche ed a scapito del paese, totalmente incuranti delle richieste europee, della legge di stabilità da sottoporre alla commissione tra 15 giorni, della coerenza e dell’agire programmato e lungimirante. Non c’è la minima traccia della coesione necessaria a presentare un paese solido ed appetibile e con la quale si potrebbe avere quella credibilità ed autorità internazionale per confrontarsi e negoziare da pari a Bruxelles. Le vie da percorrere urgentemente sono delineate, ma agli occhi esterni sembra non esservi la determinazione per intraprenderle. Nel paese qualche esempio positivo e che nel suo piccolo cerca di contribuire esiste, ENEL ad esempio, ma non è l’unica, ha avviato un piano di assunzione di 2000 giovani diplomati, conscia che quello dell’occupazione è un problema fondamentale. Questi gesti sono ammirevoli e testimoniano la sensibilità di molte realtà nazionali, ma da sole, senza il supporto e l’impegno delle istituzioni non sono sufficienti.

28/09/2013
Valentino Angeletti
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Per Bruxelles una domenica tra Merkel e Saccomanni

È giorno di elezioni in Germania e di certo a Bruxelles le stanno seguendo con trepidazione. Il futuro governo Tedesco, probabilmente presieduto nuovamente dalla Merkel, dovrà scegliere se essere più europeista e meno particolarista, cercando di trainare realmente la competitività dell’Unione.

Il movimento antieuropeo e pro Marco, Alternativa per la Germania, ha ottime possibilità di superare il 5% ed entrare in Parlamento. Se così fosse sarebbe a scapito principalmente dei liberali. Tale ipotesi porrà la Merkel in una condizione non invidiabile nella quale sicuramente dovrà tenere in considerazione questi delusi dell’Europa Unita, tipicamente provenienti dalla destra anche estrema. Molto più favorevole a Bruxelles e probabilmente è l’esito che Euro Tower e ECB auspicano, è una grande coalizione tra CDU ed SPD, dichiaratamente più propensi ad una reale unificazione europea.

Il Cancelliere Merkel, ha sottolineato come un ritorno al Marco sia impensabile e rischioso vestendo i panni di europeista convinta, ma poi ha dichiarato, in una delle sue ultime uscite pubbliche, che la Germania non farà sconti ai paesi meno virtuosi o più in difficoltà, dirà no agli Eurobond e porrà il veto su alcuni punti dell’unione bancaria che nella realtà dei fatti fanno tremare gli istituti tedeschi, dai Land territoriali ai colossi Deutsche Bank e Commerzbank, molto esposti a causa di un elevato leverage.

Il bene del continente, dell’istituzione Europea e della competitività sono strettamente connessi alle decisioni tedesche che fino ad ora, probabilmente anche per via delle imminenti elezioni, sono state poco accomodanti. L’auspicio è che, una volta posto alle spalle lo scalino delle votazioni, l’atteggiamento della Merkel e degli alleati, chiunque essi siano, si faccia più rilassato, è questa la sfida che il nuovo esecutivo dovrà cogliere per essere davvero la locomotiva intercontinentale dell’EU, poiché non v’è dubbio che in summa la via dell’austerità inflessibile ha fallito e quindi una strada alternativa deve essere trovata ed applicata congiuntamente dagli stati membri senza diktat e veti bloccanti in favore di pochi.

Bruxelles però oggi avrà trovato preoccupante anche la situazione italiana, dove il Ministro Saccomanni, dando una spallata alla stabilità politica, ha paventato le sue dimissioni se non cesseranno gli scontri sul tema IVA, il cui aumento ora come ora non può essere scongiurato, contrariamente a quanto vorrebbero sia PD che PDL i quali, in modi più o meno pacati, lanciano il loro ultimatum. Per giunta poi anche la seconda rata dell’IMU ha esito incerto.

Le vie comuni e condivise sono alla base di un governo di grande coalizione, e l’aumento dell’IVA è spinoso poiché non garantirebbe gettito certo e stabile visti i consumi sempre più in calo. Quello dell’IVA sarebbe  con tutta probabilità un ritardo al massimo fino al 31 dicembre poiché va ricordato che solo poche settimane fa Visco di Bankitalia ha ammonito che non è pensabile che l’IVA non aumenti nel 2014.

La situazione generale è ancora più complessa se si considera che l’ IFM ha rivisto ulteriormente al ribasso le stime del paese, portando la crescita (che pesa sul rapporto deficit/PIL) 2013 a -1.8% da -1.7% e la previsione sul 2014 a +0.7% invece che +1% inoltre il tetto del 3% sul rapporto deficit/PIL è stato sforato di 0.1% il che equivale a dover reperire altri 1.5 miliardi di € entro fine anno.

Alla luce di ciò la reazione di Saccomanni è comprensibile, ma verrebbe da chiedersi perché non si sia manifestata prima; almeno a partire da quando gli scontri erano sull’IMU, la cui abolizione non è affatto piaciuta all’Europa, al fine di mettere in chiaro duramente lo scopo di uno strano Governo che per tempi e modi dovrebbe agire rapidamente ed incidendo profondamente su priorità ben note, senza doversi inventare strane alchimie. L’Europa da questo punto di vista alla fantasia mediterranea preferisce sicuramente il pragmatismo e l’ordine nordico.

 

22/09/2013

Valentino Angeletti

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Rapporto Deficit/PIL al 3.1% sforamento temporaneo, ma la crescita economica necessita di investimenti a lungo termine

In occasione dell’aggiornamento del DEF il Premier Letta ed il Ministro Saccomanni hanno confermato il dato che in maniera non ufficiale era stato sospettato già dall’Ecofin di Vilnius, ossia il raggiungimento del 3.1% per quanto riguarda il rapporto Deficit/PIL.

Le cause dello sforamento di un decimo di punto percentuale, quantificabile circa in 1.5 miliardi di euro, sono molteplici, sicuramente l’instabilità politica menzionata da Letta, ma anche il peggioramento del dato sul PIL a -1.7%, che, essendo il denominatore del rapporto, calando contribuisce ad un innalzamento del quoziente, è stato fondamentale, come l’insufficiente taglio delle spese, che il Premier ha quantificato in 1.7 miliardi di Euro. Vi sono poi gli investimenti di 12 miliardi nel triennio in corso che ancora non hanno portato frutti benefici, i pagamenti dei debiti delle PA già in corso, le manovre su IMU, il rifinanziamento della CIG e delle missioni all’estero, che hanno avuto un certo peso.
I comuni dichiarano che potrebbero sussistere problemi nel pagare gli stipendi a partire dalla fine di settembre qualora non fosse versato dal Governo il corrispettivo dell’IMU, ed in oltre c’è il nodo IVA il cui aumento potrebbe non apportare il gettito previsto come è accaduto fino ad ora e ridurre ulteriormente i consumi interni, ma che rappresenta un ennesimo fattore importante di stabilità politica.

È evidente la complessità della situazione e lo è anche agli occhi di Bruxelles che conferma la fiducia nelle parole di Saccomanni, rassicuranti sul fatto che a fine anno l’impegno di rimanere sotto il 3% verrà rispettato e che le misure attuate porteranno, una volte a regime, il differenziale BTP-BUND a 100 punti base (ma a che prezzo?).

Il 3% però non deve essere visto come un obiettivo di fine anno, ma deve essere una costante da monitorare in ogni momento della vita politico-economica del governo. Di certo l’abbattimento delle spese ed il contenimento dei costi sono fondamentali, ma non si può prescindere dal far ripartire l’economia e quindi il PIL. La crescita economica nel nostro paese si può ottenere non puntando solamente su un fattore, come potrebbe essere l’export che pare riprendersi, ma dal rilancio dei consumi e della produzione interna e da un mix di provvedimenti che portino benefici anche nel lungo termine, altrimenti ad ogni legge di stabilità si dovrà fronteggiare il medesimo problema.

In tal ottica il progetto Destinazione Italia è fondamentale ed il testo uscito oggi sembra promettente. Vi è però un altro punto piuttosto problematico, gli investimenti, principalmente i grandi investimenti infrastrutturali, energetici e di riqualificazione edile, devono venire anche dallo Stato stesso che in questo frangente non ha coperture per affrontare spese con ritorno a lungo termine. I mercati e gli investitori osservano e questi hanno vista molto breve, ragionano in giorni a volte anche in ore o minuti, basti pensare alle oscillazioni dello spread sull’oda di rumors. Se necessario proprio per questo genere di investimenti, con ritorno sul PIL a lungo termine, è necessario negoziare con la EU e Bruxelles affinché concedano un temporaneo sforamento del rapporto Deficit/PIL, con la garanzia, e qui entra in gioco la serietà del paese e la capacità di raggiungere gli obiettivi non sempre dimostrata, che, in un tempo definito a priori, la crescita del prodotto interno lordo nel lungo periodo abbatterà il rapporto, idealmente più di quanto gli sia stato momentaneamente concesso di salire.

20/09/2013
Valentino Angeletti
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Quell’agibilità che limita la vision politica globale

Gli impegni di governo per gli ultimi scampoli di agosto sono molteplici ed importanti. Nel CdM di oggi si è discusso di tagli agli sprechi delle istituzioni con particolare riferimento, alle consulenze, all’utilizzo delle auto blu, al loro acquisto ed alla loro manutenzione, si è discusso dei precari delle PA presentando alcuni meccanismi affinché le prossime assunzioni li favoriscano che però dovranno essere ridiscussi il 26 agosto. Nel CdM del 28 agosto invece verranno trattati i nodi di IMU ed IVA i quali costituiscono una tappa importante per il governo, benché sia ormai chiaro che il loro impatto sull’economia del paese sarà limitato rispetto ai ben noti problemi di caratura superiore che ancora sussistono. Di oggi è il dato sui fallimenti delle imprese, che includono anche quelle storiche (oltre 50 anni) e più solide, relativo ai primi sei mesi del 2013 che ammontano a 6500, +5.9% rispetto allo scorso anno. La prossima settimana, come detto, saranno al vaglio IMU, IVA e CIG che richiedono coperture per un ammontare totale di circa 6-7 miliardi, considerando anche che le coperture fin ora utilizzate per l’IMU derivano da anticipi di tesoreria da reintegrarsi.
Il Wall Street Journal, citando l’economista di Capital Economics Jonathan Loynes, riporta che l’Italia avrebbe bisogno di una crescita del Pil del 3% l’anno per i prossimi 20 anni per riuscire a ridurre il suo debito dal 130 al 90% del Pil quando dal 1999 ad oggi l’Italia è cresciuta in media di appena lo 0,5% all’anno.
In Europa Gran Bretagna e Germania crescono sopra le attese, questa ultima in particolare grazie alla ripresa di investimenti esteri e dei consumi interni, cresce anche la fiducia dei consumatori europei, ai massimi dal 2011. La Grecia, secondo quanto dichiarato da ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, potrebbe necessitare di un nuovo pacchetto di aiuti, più contenuto dei precedenti, per la fine del 2014.
In USA il mercato immobiliare dopo un’impennata è tornato in calo e la FED ha annunciato una riduzione del QE (tapering) che, benché non siano state definite le tempistiche, potrebbe iniziare da settembre e che sta causando la fuga di capitali ed investimenti istituzionali dalle economie emergenti le cui monete stanno soffrendo in favore dei mercati maturi.
La situazione al di fuori dei confini europei, in Africa e medio oriente, come ricordato dal Ministro Bonino, è drammatica con particolare riferimento all’ Egitto ed alla Siria, dove si sospettano atroci crimini contro l’umanità e l’utilizzo di armi chimiche.

L’importanza dell’Europa, della moneta unica, della stabilità politica dei singoli governi e della pericolosità nel paventare la possibilità di uscita dall’Euro di un paese membro, contrariamente ad alcune autorevoli prese di posizioni tedesche risalenti a qualche mese fa, è stata ribadita dal tedesco presidente della Bundesbank, e membro del board della ECB, Jens Weidmann; il che fa pensare ad un mutato atteggiamento della Germania nei confronti dell’Unione, forse dovuto alle elezioni del 22 settembre o ad una presa d’atto della realtà.

Dall’annuale Meeting CL di Rimini il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha sottolineato come “l’austerità ad ogni costo” sia una via errata e come l’Europa abbia necessità di viaggiare su un binario singolo a velocità costante perché l’interconnessione delle varie economie non consente l’esistenza di paesi di serie A e paesi di seria B. Molto più proficuo sarebbe un mix di rigore, disciplina ed investimenti sul quale però non vi è il consenso di tutta la commissione europea. Il politico tedesco auspica che con le prossime elezioni del parlamento la direzione possa cambiare. Infine Schulz ricorda l’importanza di lavorare per una governance europea forte, per una politica monetaria comune e per un’unione bancaria solida e soggetta alle medesime regole.

Queste parole dovrebbero essere carpite avidamente, studiate ed approfondite dalla politica italiana in preparazione del semestre europeo dal 1° luglio al 31 dicembre, detenuto, quasi come fosse un esame di maturità, proprio dall’Italia che dovrà presentarsi solida e coesa politicamente.

Invece, nonostante tutto ciò, i partiti rimangono principalmente concentrati sul tema dell’agibilità politica di Silvio Berlusconi. Le divergenze si notano all’interno di tutte le forze politiche: nel PD il Premier Letta non è disposto a barattare governo con legalità, la linea del segretario Epifani è quella di non fare sconti ed applicare la sentenza, più possibilisti sono invece altri esponenti di spicco, come Luciano Violante, disposti a posticipare il voto per la decadenza di qualche settimana rispetto al 9 settembre. All’interno di Scelta Civica Mario Mauro propende per l’amnistia in contro tendenza rispetto al suo partito che non è disposto a concedere l’agibilità. Anche all’interno del PDL, benché sempre in difesa del proprio leader, ci sono posizioni differenti, in particolare c’è la linea dura disposta a proporre le dimissioni in massa dei propri esponenti causando una crisi di governo e c’è la linea moderata la quale ritiene una crisi di governo non sostenibile e che si augura un mutamento di pena in pecuniaria. Il M5S vorrebbe correre immediatamente alle elezioni, anche con il “porcellum”, in precedenza tanto vituperato, che a loro detta, così stati le cose, li favorirebbe.
È probabile che al momento del suo insediamento a capo del Governo di emergenza, che nessuno avrebbe voluto e che avrebbe dovuto agire con rapidità, agilità e risolutezza, il Premier Letta pensasse, dopo 180 giorni di Esecutivo, di aver centrato più obiettivi e portato a termine più riforme, ma effettivamente sta gestendo situazioni estremamente tese.
Certamente tutto questo denota un certo livello di incoscienza bi/tri-partisan o una non comune assenza di vision e strategia politica ostaggio di un provincialismo deleterio per le attività necessarie ad affrontare i complessi e delicati scenari globali circostanti.

23/08/2013
Valentino Angeletti
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I 500 milioni per l’IVA dovrebbero provenire da altrove

Spesso nei giorni scorsi si è parlato di lievi segnali di inversione di tendenza (ben lontani da esser prova di ripresa) per quel che riguarda consumi, produzione, concessione di credito alle famiglie per l’acquisto della prima casa, pagamento dei debiti delle PA, rallentamento della contrazione del PIL (-0.2% nel secondo trimestre 2013), ordinativi in timida crescita, che il governo deve sfruttare lavorando sinergicamente ed oltrepassando le divisioni interne che lo contraddistinguono.

Oggi c’è stata la conferma di un aumento delle entrate tributare relative al primo semestre 2013 rispetto all’anno precedente. L’ammontare complessivo per i primi sei mesi dell’anno in corso è di 197’029 milioni di €, +3.1% (5’898 milioni di €) rispetto allo stesso periodo del 2012.

Il maggior contributo alle entrate è stato dovuto all’ IMU che ha apportato 9 miliardi, in aumento anche gli introiti per Irpef ed Ires. La lotta all’evasione ha contribuito con un ammontare di 3.655 milioni di € (329 milioni di euro pari a +9,9% sul 1H 2012) che rimangono sempre troppo pochi rispetto al totale evaso, ma sono un miglioramento.

In calo invece quelle che sono le imposte indirette, dovute sostanzialmente al calo dei consumi. In particolare sono diminuite le entrate dovute alle imposte su tabacco, oli minerali, gas metano in controtendenza quelle relative alle imposte di bollo in aumento (e non poteva essere altrimenti essendo le imposte di bollo, aumentate negli ultimi mesi, obbligatorie). Nel contesto dell’importante diminuzione dei consumi, che ha colpito, in modo preoccupante per la qualità della vita in Italia, anche beni di prima necessità come cibo (sia in quantità che in qualità), istruzione e visite mediche, è calato di conseguenza anche il gettito IVA, per la precisione -2,866 miliardi di €, – 2,3% sugli scambi interni e -22,3% su quelli esterni.

Considerando che il nodo IVA è una spina nel fianco per il Governo, che necessità 500 milioni di € per scongiurare l’incremento di un punto percentuale ad ottobre e di 4 miliardi per coprire anche il 2014, si potrebbe fare una valutazione differente.

(Per approfondimenti si rimanda all’articolo del “sole 24 ore”: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-08-05/primi-mesi-2013-aumentano-153147.shtml ).

Era già stata menzionata la curva di Laffer che mostra come aumentando la pressione fiscale oltre un certo livello l’effetto ottenuto è un calo del gettito complessivo ed evidentemente il punto di inversione o di massimo della curva in Italia è stato superato.

(https://valentinoangeletti.wordpress.com/2013/07/20/superare-lempasse-agostana-poi-concentrarsi-sul-concreto/ ).

Paradossalmente il passaggio al 22% dell’Iva potrebbe portare entrate inferiori al “forecast” dei 500 milioni di € fino al 31 dicembre 2013 e 4 miliardi per il 2014, creando di fatto un buco che andrebbe coperto in altro modo: con tagli sui costi nel mondo ideale, con nuove imposte di più rapida attuazione e dal risultato immediato nel mondo reale. Questa analisi molto semplice, avvallata dai dati, unita al fatto che l’aumento dell’IVA pesa non poco su privati ed aziende in un momento particolarmente difficile, dovrebbe ulteriormente chiarire che aumentare l’IVA non è un provvedimento benefico, molto più efficace e strutturale sarebbe operare sui costi, sui centri di acquisto unici, sul patrimonio immobiliare statale e sulle partecipazioni, proseguire sulla via della lotta all’evasione, ma ovviamente i risultati non sarebbero immediati. Per le entrate a breve termine potrebbe essere adeguata la tassazione sui proventi finanziari, attualmente più bassa rispetto a molti altri stati europei. L’uscita dalla crisi non può prescindere, anche se non unicamente, dalla ripresa dei consumi per i quali è necessario creare lavoro, incrementare il potere d’acquisto delle famiglie ed aumentare l’export sul quale l’Italia deve convincersi ed ostinarsi a puntare sempre di più individuando anche altri bacini di utenza. Interessante è il fatto che molte aziende nostrane, rispondendo ad un sondaggio abbiano detto di stare pensando ad operazioni di M&A, in particolare operando in paesi ad alti tassi di crescita ed inferiore costo del lavoro senza però rinunciare a qualità e professionalità in grado di competere con l’Italia oppure tramite la creazione di “Joint Venture” in modo da aumentare il loro potenziale, in particolare relativo alla catena distributiva che nel nostro paese rimane molto lacunosa. L’esperimento intelligente portato avanti dall’imprenditore Farinetti con la sua Eataly dimostra come, supportato da una catena distributiva buona sia fisica che on-line, il made in Italy e le eccellenze del nostro paese abbiano ovunque un grande successo.

05/08/32013

Valentino Angeletti

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Superare l’impasse agostana, poi concentrarsi sul concreto

Il voto di sfiducia al Governo ha avuto esito negativo.

Il Premier Letta ed il suo Esecutivo l’hanno scampata dunque? A dire il vero solo parzialmente perché la vicenda Kazaka ha lasciato strascichi di non poco conto, del resto la questione è complessa sul piano geopolitico internazionale, un vero e proprio intrigo. Nonostante il voto a favore del Governo nel PD si sta diffondendo l’idea della necessità di un rimpasto dell’Esecutivo in ottobre. Ciò si aggiunge alle tensioni già in essere dovute principalmente all’esito del “processo Berlusconi” del 30 luglio che ha sicuramente un’importante valenza politica ed alle decisioni che dovranno essere prese entro il 31 agosto.

Come un eventuale voto di sfiducia al Governo anche un rimpasto non è un provvedimento banale non sono convito che passerà inosservato agli occhi degli altri stati europei ed a quelli delle istituzioni di Bruxelles poiché testimonierebbe che gli attriti già evidenti, ma fino ad ora domati dal Premier con il supporto del Presidente Napolitano, stanno assumendo dimensioni sempre maggiori col rischio di minare seriamente la stabilità politica. In Europa attualmente i paesi che stanno fronteggiando crisi di governo, mettendo i apprensione i mercati, sono non a caso il Portogallo e la Grecia le cui difficili condizioni sono ben note.

Il contesto che stiamo attraversando impone collaborazione e negoziati produttivi sia perché non c’è tempo da perdere in contrasti sia perché le risorse sono poche e vanno utilizzate al meglio, quindi tutte le energie dovrebbero essere vincolate in modo costruttivo. Abbiamo l’onere e l’onore, effettivamente non sempre riconosciuto dagli altri stati membri, di essere un paese fondatore dell’Unione Europea e la terza economia del vecchio continente, questo deve essere chiaro a Bruxelles, ma anche a Roma, non ci possiamo permettere di essere ulteriormente causa o capro espiatorio per movimenti di mercato problematici o alibi per gli speculatori che, considerando le situazioni economiche di Asia ed USA, vedono nel nostro continente la preda più debilitata ed il nostro paese ne rappresenta la vitale giugulare ove attaccare mortalmente.

A proposito di risorse il 31 agosto è il termine per prendere decisioni in merito a quattro temi fondamentali per la resistenza dell’esecutivo: il nodo esodati, la procedura di pagamento della prima tranche da 20 miliardi dei debiti alle PA che vorrebbe essere anticipata rispetto al 2014 ed infine il nodo IMU ed IVA. La cancellazione totale dell’IMU richiesta dal PDL non è ormai evidentemente percorribile, ma la soluzione definitiva è ancora lontana, si parla di franchigia entro un certo limite (i capannoni industriali produttivi non dovrebbero essere tassati in accordo con Confindustria, ma pronunciamenti definitivi non si sono sentiti), oppure di integrazione con TARES e TARSU, o ancora una imposta comunale che tenga conto del patrimonio immobiliare incrociato con il nuovo indice ISEE, ovviamente anche l’ipotesi di un rinvio alla
legge di stabilità del 2014 non manca, servirebbero 4 miliardi, ma la riunione odierna della Cabina di Regia ha confermato, senza esplicitare i modi, una definitiva risoluzione entro il 31 agosto.

L’IVA, che dovrebbe passare al 22% dal 1 ottobre, analizzando i dati è un falso problema, non dovrebbe essere aumentata in quanto non strutturale, non porterebbe gettito e vesserebbe ulteriormente consumatori ed imprese. È dimostrato (Curva di Laffer in figura) che aumentare l’imposta oltre un certo livello (in Italia già superato) deprime i consumi portando incassi molto inferiori rispetto a quanto previsto. È successo con l’aumento dal 20 al 21% e si è ripetuto con l’incremento delle accise sui carburanti che, a causa del drastico calo dell’utilizzo delle auto ed alle difficoltà delle grandi aziende di autotrasporto, ha apportato un gettito inferiore rispetto a quando le accise erano più basse.

Figura 1. Curva di Laffer: prelievo fiscale vs gettito

Figura 1. Curva di Laffer: prelievo fiscale vs gettito

 

Questi nodi sono fondamentali più per consentire al Governo di sboccarsi e concentrarsi su questioni sostanziali che per il loro valore assoluto, pochi spiccioli nel mare magnum del debito. Alcune ombre sulle coperture di qui a fine anno sono state sollevate, poi smentite dai Ministeri competenti. Si sono sentite voci su una possibile manovra correttiva da 12 miliardi, del resto l’oggettiva necessità di concentrarsi sull’abbattimento del debito di oltre 2060 miliardi di € ha portato il Ministro Saccomanni a paventare l’ipotesi, durante il G20 di Mosca, di cessione delle aziende partecipate (leggi le strategiche ENI – ENEL – FINMECCANICA molto appetibili per settore merceologico a stati asiatici, arabi ed anche la stessa Russia dove il Ministro era intervistato) subito smentita modificando “cessione” in “garanzie collaterali” (oggettivamente ai valori attuali più che vendita sarebbe una svendita con conseguente rinuncia ai dividendi che nel complesso, tra Ministero del Tesoro e CdP, ammontano a quasi 2 miliardi annui) ed inserendo la possibilità di quotare Poste e Ferrovie dello Stato che già si sono affacciate sul mercato obbligazionario.

La vera questione da chiarire nell’immediato è che senza investimenti strutturali non conteggiati nel deficit (applicare la golden rule per grandi investimenti infrastrutturali, interventi nell’ambito dell’Expo 2015, detassazione del lavoro ecc), abbattimento della pressione fiscale e del costo del lavoro applicando entro dicembre i provvedimenti della Youth Guarantee, modifica dei contesti produttivi e del modello economico trainante (mettere la finanza al servizio dell’economia reale e di produzione, comprendere quale siano i nuovi settori che saranno trainanti riconvertendo quelli più tradizionali e dei quali l’Europa sta perdendo il primato), spostamento della fiscalità dalle persone ed imprese ai consumi, lotta all’evasione, alla corruzione ed alla burocrazia, abbattimento della spesa pubblica e gestione profittevole del patrimonio statale, costo dell’energia allineato a quello del resto d’Europa, incremento dell’export, riforma delle pensioni e del mercato del lavoro favorendo la riallocazione e riconversione dei lavoratori sarà la stessa Unione e non uscire dalla crisi e rischiare l’implosione.

Le misure sono quello ormai note e devono essere prese in sede Europea: unione bancaria e fiscale, mercato unico dell’energia, condivisione trasparente dei dati bancari, regimi sui proventi finanziari comuni e soprattutto politica monetaria che temporaneamente inietti liquidità (applicando il meccanismo OMT dell’ ESM o stampando direttamente) per far partire la fase degli investimenti come hanno fatto, fino ad ora a ragione, il Giappone, momentaneamente in attesa del rinnovo della Camera Alta, e gli USA che hanno registrato buoni dati in termini occupazionali ed hanno i loro indici borsistici ai massimi storici.

L’esempio della Grecia, col senno di poi, dovrebbe essere una lesson learnt. Avere agito subito senza ricorrere in modo quasi ostinato all’austerità che ha portato in ultimo al taglio di 25000 dipendenti pubblici che sicuramente contribuiranno a deprimere ulteriormente economia e consumi nonostante un drastico abbassamento dell’IVA su certi prodotti e servizi per supportare il turismo estivo favorito dalle tensioni in medio oriente ed Egitto, avrebbe ridotto di 10 volte il costo sostenuto fino ad ora dai greci e dall’ Europa tutta.

L’obiettivo è dunque superare il 31 agosto, sbloccare l’empasse e lavorare con determinazione così a Roma come a Bruxelles senza pensare in questo frangente a rimpasti, congressi e vicende processuali. Cosa fare si sa, come fare si studia e si implementa, cominciare e subito a farlo è fondamentale.

20/07/2013

Valentino Angeletti

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Incomprensibilmente ancora troppi attriti

Nei giorni scorsi sono stati diffusi alcuni dati interessanti. L’ISTAT ha certificato che i consumi degli italiani sono al minimo dal 1997, cioè da quando ebbe inizio la serie storica, prima del 1997 non si raccoglievano dati relativi ai consumi. Rispetto all’anno precedente nel 2012 la spesa delle famiglie ha registrato un calo del 2.8%  attestandosi a 2’419 € per nucleo. Dal 53,6% è passata al 62,3% le percentuale delle famiglie che ha dichiarato di aver ridotto la spesa alimentare sia per quantità che per qualità ed anche la spesa per medicinali e cure mediche sono diminuite, posticipate in attesa e nella speranza di tempi migliori. Questi ultimi due dati sono a mio avviso quasi umilianti e davvero poco si addicono ad un paese civile ed in linea teorica benestante. Non vedo benessere in rinunce a cibo e cure, per questo è necessario intervenire al fine d incrementare il potere d’acquisto delle classi meno abbienti.

L’Assoviaggi-Confesercenti ha rilevato un calo delle prenotazioni turistiche, sia in entrata che in uscita rispettivamente del 15% e del 7%. Il turismo e più in generale i consumi stanno sopravvivendo grazie alle presenze straniere, come sostenuto dell’ente organizzatore dell’evento “Notte Rosa” sulla riviera romagnola. Segno che comunque il settore “tira”, va sviluppato e va creata la filiera e l’indotto annesso che colpevolmente in Italia manca, come manca, causando un eccesso di spesa, una sinergia tra le regioni ed i vari enti per pubblicizzare e vendere le bellezze ed il prodotto Italia. Criticamente direi che questa conclusione non è di certo degna del più acuto stratega.

Una buona notizia arriva invece dal settore agricolo che, secondo la Coldiretti, nei primi tre mesi del 2013 registra un aumento delle assunzione tra gli under 35 del 9%. Le figure ricercate non sono solo stagionali, ma anche imprenditoriali, così come i lavori spaziano dal tipico lavoro di raccolta nel campo ad impieghi più specializzati legati a produzioni tipiche o particolari (prosciutti e salumi locali, primizie, yogurt, latticini, confetture, vini e spumanti, oli ecc). In aumento sono anche i ragazzi che scelgono di formarsi in istituti agrari, restituendo la giusta dignità ai mestieri della terra dei quali dobbiamo necessariamente far tesoro e tutelare gelosamente perché all’estero l’enogastronomia italiana è sempre più apprezzata.

Altra notizia buona è data dalle esportazioni. Uno studio di I.T.A.L.I.A. – Geografie del novo made in Italy rivela che oltre ai noti settori dell’ alimentare, del lusso, della moda, molto richiesti all’estero sono i prodotti della manifattura di precisione ad esempio per la lavorazione del legno, di mezzi di trasporti, di sistemi per la navigazione aerea e spaziale (Finmeccanica nonostante tutte le vicissitudini rimane una eccellenza mondiale), del caffè torrefatto, della rubinetteria, alla ricerca sulla graphene e molto altro, segno che l’export può dare un contributo notevole al rilancio ed alla crescita del nostro paese. Se non fosse per l’elevato costo dell’energia, dove in ogni caso il governo e l’ Europa devono agire, il Made in Italy sarebbe al 4° posto per esportazioni all’interno del G20. Altra evidente indicazione è data dall’aumento del e-commerce, cresciuto del 144% in un anno, quindi sfruttare le nuove tecnologie ed abbattere il digital divide non sono semplici discorsi, tra l’altro in voga già da molto tempo, ma necessità. Riallacciandoci al turismo sia turisti che agenzie utilizzeranno sempre più lo strumento elettronico per creare pacchetti ad hoc e quindi imprese turistiche ed una filiera turistica off-line risultano fuori mercato.

In un contesto del genere, dove permangono i segnali negativi, ma si hanno anche chiare indicazioni su dove puntare e l’EXPO, se ben sfruttato, non come le Olimpiadi in Grecia, potrebbe costituire un eccellente driver, pare veramente difficile capire come il Governo, che pure ha ottenuto buoni risultati in Europa per quel che riguarda la procedura di infrazione e sul fronte interno con una decisa accelerazione dell’abolizione delle province, rimanga ostaggio di particolarismi e lotte intestine.

Da un lato si moltiplicano le correnti, i candidati alla segreteria, gli scontri sul congresso di partito, in sostanza il problema della leadership interna è messo in primo piano rispetto a tutto. Sull’altro fronte l’ostinazione sul tema della cancellazione dell’IMU, che dovrebbe essere definitiva per Ferragosto, è vincolante alla stabilità dell’Esecutivo a tal punto che indiscrezioni attribuirebbero al PDL la richiesta di dimissioni del Ministro Saccomanni definito inadatto. Come se durante una guerra in un piccolo paese si stesse a discutere sul divieto di sosta nella piazza principale.

Lo stesso IMF ha ammonito asserendo che l’imposta sugli immobili non può essere cancellata (si ricorda che originariamente oltre alla cancellazione totale avrebbe dovuto sussistere anche la restituzione dell’imposta versata nell’anno trascorso). Il nostro debito pubblico oltre il 130% del PIL è stato paragonato a quello della Grecia, la quale però ha avuto il merito di riuscire nonostante tutto a ridurlo. Non si poteva attendere altro monito riguardo all’IMU, vero è che non sempre l’ IMF ha avuto ragione, ma un’imposta sugli immobili esiste in tutti gli altri paesi europei, è un’imposta la cui cancellazione non avvantaggia le fasce a più basso reddito bensì quelle a reddito maggiore che secondo la Costituzione dovrebbero contribuire al benessere dello Stato in misura superiore. Il problema dell’ Italia non è l’ IMU, ma è l’unione tra tassazione elevata (abbiamo raggiunto il 4° posto in Europa con il 44% sul PIL, superando la Finlandia, l’ EU27 si attesta al 40.5%) in particolare sulle persone e sulle imprese, al netto dell’evasione le tasse pesano quasi il 50% sulle persone e circa il 60% sulle imprese, il cuneo fiscale, gli sprechi e le spese della macchina pubblica elevatissime, la cattiva gestione del patrimonio statale e dei lavori pubblici, la mancanza di politiche di sviluppo a lungo termine, la burocrazia insostenibile, il sistema di welfare iniquo e spesso inefficiente, che hanno portato a questa situazione ed al debito di oltre 2 triliardi di € che significano tra gli 85 ed i 90 miliardi di interessi annui.

Considerando che molte delle misure intraprese fino ad ora sono oggettivamente scoperte, si pensi al rifinanziamento della CIG che è stata possibile attingendo alle risorse per i salari di produttività che dovranno essere reintegrati come pure il budget allocato sulla TAV che ha consentito la ripartenza di alcuni cantieri di piccole e medie opere pubbliche rimaste bloccate, è decisamente improbabile che si possa pensare ad una cancellazione dell’IMU. La sua rimodulazione ed eventualmente ridefinizione delle soglie e dei target paiono invece una via decisamente più percorribile e sostenibile. Si dovrà anche cercare di abbassare la tassazione sul lavoro e di evitare l’aumento dell’IVA. Positivo è che si cominci a sentire qualche dichiarazione, benché ritardataria, in favore di un fondo privato di gestione del patrimonio immobiliare, già da tempo sostenuto da alcuni …. I 400 miliardi che circolano sembrano decisamente ottimistici, ma sicuramente cifre importanti si possono ottenere.

Ultimo episodio che vorrei mettere in luce riguarda la vicenda di una piccola impresa del Veneto che, avendo visto un lieve incremento di ordini dall’estero, ha chiesto ai suoi dipendenti, per SALVARE l’azienda e dunque tutti i POSTI DI LAVORO, di potersi trattenere, in alcune circostanze, 30 minuti aggiuntivi rispetto al normale orario di lavoro per consentire il rispetto dei tempi di consegna. Questi straordinari non sarebbero stati immediatamente retribuiti, ma lo sarebbero stati a fine anno qualora la situazione fosse migliorata. Il parere dei lavoratori è stato favorevole, ma ad opporsi in modo deciso sono stati invece i sindacati. L’impresa oggetto della vicenda è una piccola impresa di 30 dipendenti probabilmente a gestione famigliare, dove non c’è gerarchia, ma amicizia, una di quelle che non gioca con la finanza, ma che produce, che paga le tasse e che ha impossibilità di accesso al credito. Anche in tal caso, sempre considerando il contesto che stiamo attraversando, maggior flessibilità ed un approccio win-win ai negoziati è fondamentale. I tempi dei muri e degli arroccamenti a posizioni fisse è finito tanto in politica quanto in economia. Vince chi è in grado di cambiare, adattarsi rapidamente comprendendo ed anticipando i trends e rivedendo se necessario le proprie convinzioni. Non esiste una teoria od un provvedimento adatto sempre e comunque, tutto dipende dai periodi e dalle circostanze.

Evidentemente in un clima ove sussistono tutti i conflitti ai quali assistiamo: politici, generazionali, di classe, dove si mettono in primo piano i particolarismi, gli egoismi e la propaganda non è possibile portare avanti nel migliore dei modi l’interesse della cosa pubblica, lo dimostrano i rallentamenti sul fronte del risarcimento dei debiti delle PA alle imprese emersi negli ultimi giorni.

Ritengo incredibilmente controproducente questo atteggiamento e non credo che la politica non lo abbia capito, stento però a comprendere, senza usare malizia o forse realismo, il perseverare di attriti così significativi.

 

07/07/2013

Valentino Angeletti

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