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Rafforzare il governo, riempire la bisaccia, cambiare marcia in Italia ed in Europa: settimana decisiva, che non sia una delle tante

Dalle Olimpiadi invernali di Sochi il premier Enrico Letta ha dichiarato che al suo rientro, Lunedì 10, si precipiterà al Quirinale per discutere col Presidente Napolitano una strategia, che avrebbe già in mente, per rilanciare l’Italia, cambiare marcia, rafforzare l’Esecutivo e forse per riempire la “bisaccia” che Squinzi non vorrebbe ancora vuota il 19 febbraio, quando, durante il Direttivo Confindustria, gli industriali incontreranno Letta.
Questa strategia, al momento ignota, un po’ rimanda al “piano segreto” di Berlusconi per vincere le elezioni al primo turno superando la soglia del 37%.
Il Premier ha aggiunto che non v’è necessità di un “one man show”, bensì, mostrandosi in sintonia con lo spirito olimpico, di un gioco di squadra; nella situazione in essere non è possibile consentire però neppure un “one party show”, né, estendendo il concetto a livello europeo, un “one country show”, né tanto meno accontentarsi di partecipare.

Questa dichiarazione fa un po’ sorridere, perché la marcia avrebbe già dovuto essere cambiata da tempo (Link: “il tempo scaduto da tempo”). Al suo insediamento, 10 mesi or sono, il Governo Letta si definì come il Governo che nessuno avrebbe voluto, un Governo a termine, nato per agire con snellezza, rapidità e risolvere quattro o cinque questioni fondamentali alcune delle quali si trascinano da decenni, il tutto in circa 18 mesi. Una priorità era la legge elettorale che solo adesso sembra possa essere imbastita e modificata, dopo essere stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Sugli altri fronti, non solo per colpa di Letta, ma per le finte priorità che di volta in volta subentravano, per le frizioni, i particolarismi intestini ai partiti ed il protezionismo nei riguardi di vantaggi settari o personali, poco è stato fatto e la dimostrazione è che Confindustria, sindacati, PD stesso, FI, Scelta Civica ed i partiti del centro così come quelli più a destra e sinistra denunciano unanimemente una lentezza ed un immobilismo che non possono far altro che peggiorare una situazione quasi compromessa.

Per quel che riguarda il Governo le opzioni potrebbero essere: un “Letta Bis” con eventuale innesto di forze renziane, gradito particolarmente a Letta e Napolitano che vuole assicurare più continuità possibile in vista delle Euopee, ed anche a Renzi purché non vi siano inserimenti di suoi esponenti e purché la durata residua sia di soli 8 mesi per risolvere le questioni urgenti, le stesse del 2010; le elezioni con l’Italicum o con il proporzionale modificato; un nuovo Governo capace di durare fino al 2018, ma in tal caso le forze dell’Esecutivo, ed ancor di più i piani, dovrebbero essere rivisti e probabilmente questa ipotesi aprirebbe la strada ad una successione di Renzi.
Considerando le inclinazioni di Napolitano, Letta, Renzi ed anche Berlusconi la prima opzione sembra quella più plausibile, benché ci sarà da capire se vi saranno ingressi vicini a Renzi, in che posizioni, e soprattutto il programma e le tempistiche delle riforme.

Detto ciò si comprende l’esclamazione “era ora” di Renzi, perché effettivamente sarebbe l’ora di provare ad aggredire i problemi.
Problemi che da anni sono gli stessi e che ormai tutti i partiti politici mettono all’inizio dei loro programmi, sotto certi punti di vista ormai non così dissimili.
Il Governatore della Banca d’Italia Visco, in occasione del Forex di Roma, ha messo in luce alcuni buoni risultati a livello di credibilità politica, ma soprattutto le difficoltà persistenti di un’economia che probabilmente vedrà nel 2014 una lenta ripresa del PIL che segnerebbe +0.75%, inferiore all’ 1% del Governo, e più allineato allo 0.7% di Confindustria, in ogni caso troppo poco per arginare la disoccupazione ormai al 13%.
La produzione manifatturiera nell’ultimo trimestre 2013 ha visto un leggerissimo miglioramento, ma senza interventi per abbattere il cuneo fiscale, aumentare il potere d’acquisto e la domanda, diminuire la tassazione sul lavoro come intimato dall’Europa, tagliare spesa ed evasione e, per quel che riguarda le banche, concedere più credito alle aziende che fino ad ora se lo sono visto sistematicamente negare, la crescita è ancora lontana e la deflazione potrebbe essere un problema da non sottovalutare.
Per il settore bancario uno stimolo alla concessione di credito può essere rappresentato dalla rivalutazione delle quote di Bankitalia, ma c’è da vedere se gli istituti non vorranno accantonare questa plusvalenza per affrontare più solidamente gli stress test europei. La possibilità delle creazione di una Bad Bank dove convogliare tutti i crediti deteriorati (ma poi che fine faranno questi crediti?) testimonia come effettivamente il settore bancario in questi anni sia stato poco efficiente non riuscendo ad assistere adeguatamente l’economia ed al contempo concedendo troppo facilmente crediti, tipicamente di grande entità ad una élite molto ristretta, senza sufficienti garanzie; in aggiunta a ciò le necessità di ricapitalizzazione, dovuta a volte all’uso dissennato di strumenti finanziari complessi, di alcune banche, come MPS, Carige, BPM è pari al proprio valore, addirittura superandolo come nel caso dell’istituto di Via Salimbeni. Di certo non una situazione di facile soluzione.
La più critica Confindustria, per bocca del presidente Squinzi, ritiene invece la situazione economica reale addirittura terrorizzante

Qualunque sia il nuovo scacchiere politico che si profilerà, questa volta non sussiste nessuna scusa, le riforme da farsi internamente sono ben note ed in Europa è giunta davvero l’ora di alzare la voce oppure, come andava di moda dire fino a qualche mese fa, battere i bugni sui tavoli di Bruxelles per far capire la nostra importanza all’interno dell’Unione e la necessità di più collaborazione e distribuzione di sacrifici in un momento di difficoltà generalizzato.
La Corte Costituzionale di Karlsruhe si è appena pronunciata sulla legittimità del meccanismo europeo OMT di salvaguardia dei paesi in difficoltà, parte dell’ESM, affermando che un simile giudizio non è di propria competenza, bensì della Corte di Giustizia Europea, alla quale rimanda il pronunciamento non senza esprimersi ritenendo, in accordo con la Bundesbank, che l’accezione di “illimitatezza” sull’acquisto di bond esuli dai poteri della ECB.
Questa sentenza da un lato rappresenta una positiva ammissione di sovranità dell’organo europeo, dall’altro non lesina di criticare, in accordo con la BuBa e con l’austero e rigido spirito tedesco fin qui dominante nelle strategie dell’Unione, le politiche europee.
Mai come ora, oltre ad un impronta più autoritaria degli stati in difficoltà, capeggiati dall’Italia che rappresenta la quarta economia, serve che internamente il Governo tedesco cambi atteggiamento e si mostri più collaborativo poiché deve comprendere che il tessuto europeo è necessario anche alla propria prosperità, probabilmente sarebbe l’ultimo stato ad andare in difficoltà, ma se la situazione continuerà a deteriorarsi anche i tedeschi dovranno arrendersi. A far pressione internamente affinché venga ridimensionato il concetto di austerità e rigore dei conti dovrebbe essere, in stretta collaborazione col governo italiano con il quale esiste un buon rapporto, la SPD, in grande coalizione con la CDU, che annovera nei suoi ranghi anche il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, il quale in un’intervista al QN ha effettivamente denunciato una eccessiva austerità del Governo tedesco, in accordo con le parole di Napolitano al Parlamento EU di Strasburgo, ma ha anche aggiunto che il Governo tedesco è solo uno tra tutti quelli che prendono le decisioni (indubbiamente però il più potente ed quasi dotato di potere di veto).

Per il venturo Esecutivo italiano, qualsiasi esso sia, il da farsi è chiaro (Link: “Italia casa diroccata”), complesso e sfidante, necessita di risolutezza, rapidità, incisività, lungimiranza, autorevolezza dentro e fuori i confini e grande capacità di tessere e mantenere relazioni con controparti europee e mondiali su temi politico-economici, caratteri che fino ad ora sono stati deficitari, ma senza i quali non v’è alcuna possibilità di trovare il bandolo di una matassa intrigata più che mai.

09/02/2014
Valentino Angeletti
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Quell’agibilità che limita la vision politica globale

Gli impegni di governo per gli ultimi scampoli di agosto sono molteplici ed importanti. Nel CdM di oggi si è discusso di tagli agli sprechi delle istituzioni con particolare riferimento, alle consulenze, all’utilizzo delle auto blu, al loro acquisto ed alla loro manutenzione, si è discusso dei precari delle PA presentando alcuni meccanismi affinché le prossime assunzioni li favoriscano che però dovranno essere ridiscussi il 26 agosto. Nel CdM del 28 agosto invece verranno trattati i nodi di IMU ed IVA i quali costituiscono una tappa importante per il governo, benché sia ormai chiaro che il loro impatto sull’economia del paese sarà limitato rispetto ai ben noti problemi di caratura superiore che ancora sussistono. Di oggi è il dato sui fallimenti delle imprese, che includono anche quelle storiche (oltre 50 anni) e più solide, relativo ai primi sei mesi del 2013 che ammontano a 6500, +5.9% rispetto allo scorso anno. La prossima settimana, come detto, saranno al vaglio IMU, IVA e CIG che richiedono coperture per un ammontare totale di circa 6-7 miliardi, considerando anche che le coperture fin ora utilizzate per l’IMU derivano da anticipi di tesoreria da reintegrarsi.
Il Wall Street Journal, citando l’economista di Capital Economics Jonathan Loynes, riporta che l’Italia avrebbe bisogno di una crescita del Pil del 3% l’anno per i prossimi 20 anni per riuscire a ridurre il suo debito dal 130 al 90% del Pil quando dal 1999 ad oggi l’Italia è cresciuta in media di appena lo 0,5% all’anno.
In Europa Gran Bretagna e Germania crescono sopra le attese, questa ultima in particolare grazie alla ripresa di investimenti esteri e dei consumi interni, cresce anche la fiducia dei consumatori europei, ai massimi dal 2011. La Grecia, secondo quanto dichiarato da ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, potrebbe necessitare di un nuovo pacchetto di aiuti, più contenuto dei precedenti, per la fine del 2014.
In USA il mercato immobiliare dopo un’impennata è tornato in calo e la FED ha annunciato una riduzione del QE (tapering) che, benché non siano state definite le tempistiche, potrebbe iniziare da settembre e che sta causando la fuga di capitali ed investimenti istituzionali dalle economie emergenti le cui monete stanno soffrendo in favore dei mercati maturi.
La situazione al di fuori dei confini europei, in Africa e medio oriente, come ricordato dal Ministro Bonino, è drammatica con particolare riferimento all’ Egitto ed alla Siria, dove si sospettano atroci crimini contro l’umanità e l’utilizzo di armi chimiche.

L’importanza dell’Europa, della moneta unica, della stabilità politica dei singoli governi e della pericolosità nel paventare la possibilità di uscita dall’Euro di un paese membro, contrariamente ad alcune autorevoli prese di posizioni tedesche risalenti a qualche mese fa, è stata ribadita dal tedesco presidente della Bundesbank, e membro del board della ECB, Jens Weidmann; il che fa pensare ad un mutato atteggiamento della Germania nei confronti dell’Unione, forse dovuto alle elezioni del 22 settembre o ad una presa d’atto della realtà.

Dall’annuale Meeting CL di Rimini il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha sottolineato come “l’austerità ad ogni costo” sia una via errata e come l’Europa abbia necessità di viaggiare su un binario singolo a velocità costante perché l’interconnessione delle varie economie non consente l’esistenza di paesi di serie A e paesi di seria B. Molto più proficuo sarebbe un mix di rigore, disciplina ed investimenti sul quale però non vi è il consenso di tutta la commissione europea. Il politico tedesco auspica che con le prossime elezioni del parlamento la direzione possa cambiare. Infine Schulz ricorda l’importanza di lavorare per una governance europea forte, per una politica monetaria comune e per un’unione bancaria solida e soggetta alle medesime regole.

Queste parole dovrebbero essere carpite avidamente, studiate ed approfondite dalla politica italiana in preparazione del semestre europeo dal 1° luglio al 31 dicembre, detenuto, quasi come fosse un esame di maturità, proprio dall’Italia che dovrà presentarsi solida e coesa politicamente.

Invece, nonostante tutto ciò, i partiti rimangono principalmente concentrati sul tema dell’agibilità politica di Silvio Berlusconi. Le divergenze si notano all’interno di tutte le forze politiche: nel PD il Premier Letta non è disposto a barattare governo con legalità, la linea del segretario Epifani è quella di non fare sconti ed applicare la sentenza, più possibilisti sono invece altri esponenti di spicco, come Luciano Violante, disposti a posticipare il voto per la decadenza di qualche settimana rispetto al 9 settembre. All’interno di Scelta Civica Mario Mauro propende per l’amnistia in contro tendenza rispetto al suo partito che non è disposto a concedere l’agibilità. Anche all’interno del PDL, benché sempre in difesa del proprio leader, ci sono posizioni differenti, in particolare c’è la linea dura disposta a proporre le dimissioni in massa dei propri esponenti causando una crisi di governo e c’è la linea moderata la quale ritiene una crisi di governo non sostenibile e che si augura un mutamento di pena in pecuniaria. Il M5S vorrebbe correre immediatamente alle elezioni, anche con il “porcellum”, in precedenza tanto vituperato, che a loro detta, così stati le cose, li favorirebbe.
È probabile che al momento del suo insediamento a capo del Governo di emergenza, che nessuno avrebbe voluto e che avrebbe dovuto agire con rapidità, agilità e risolutezza, il Premier Letta pensasse, dopo 180 giorni di Esecutivo, di aver centrato più obiettivi e portato a termine più riforme, ma effettivamente sta gestendo situazioni estremamente tese.
Certamente tutto questo denota un certo livello di incoscienza bi/tri-partisan o una non comune assenza di vision e strategia politica ostaggio di un provincialismo deleterio per le attività necessarie ad affrontare i complessi e delicati scenari globali circostanti.

23/08/2013
Valentino Angeletti
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