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Renzi, lontano dai salotti buoni, dovrebbe far attenzione e pensare ad un piano di risk management; nulla è per sempre.

Dopo l’assenza al meeting di Comunicazione e Liberazione che ogni agosto anima Rimini e lo rende centro, oltre che vacanziero, d’incontri e di dibattiti con grandi nomi della politica, dell’economia, del volontariato, il Premir Renzi ha confermato la sua tendenza al mantenimento di un profilo basso, molto apprezzato in questo frangente dal grande pubblico e dal ceto, per così dire, popolare, mancando anche ad un altro appuntamento in cui politica, industria, finanza si incontrano, ossia il Forum Ambrosetti di Cernoobbio che tra dibattiti, propositi e soluzioni, da il LA alla stagione politico-economica autunnale.

Il Presidente Renzi ha preferito visitare l’apertura di una fabbrica di rubinetti nel bresciano assieme al numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi.

L’idea di Renzi è evidentemente quella di voler abbandonare i salotti buoni, le stanze della finanza ed i bunker dei bottoni, dove tutto si decide, o almeno così l’immaginario collettivo ritiene, in gran segreto. Questi ambienti per un certo verso mistici riuniscono coloro che effettivamente hanno per la posizione ricoperta, in alcuni casi non si sa quanto meritata o quanto consegnata per cooptazione quasiché delfini di un destino ineluttabilmente benevolo che in questo paese volta sovente le spalle ad ottimi talenti inghiottiti dal gorgo delle sue inefficienze oppure realizzatisi oltre i confini muniti di biglietto di sola andata,  notevole influenza nel paese. Si tratta di finanzieri, industriali, grandi manager e dirigenti che usualmente la politica, se non asseconda, tiene in considerazione, ma al contempo additati dai cittadini comuni come grandi responsabili assieme alla politica stessa del tracollo di un paese schiacciato dall’incapacità della classe che (sempre facendo le debite distinzioni) dovrebbe essere illuminata per lo sviluppo economico e per la gestione della cosa pubblica. Il Premier identifica come segno di rottura con la politica di relazionatone l’essere assente o al limite contrastare realtà come il meeting di Rimini, il forum di Cernobbio o gli stessi sindacati, tutti ritenuti colpevoli dell’interesse nella conservazione per proteggere rendite di posizione o potentati e burocrazie bloccanti a buon pro del loro stesso interesse, ovviamente nonostante discorsi orientati verso tutt’altra direzione.

Ai cittadini segni come questi possono effettivamente dare l’impressione del un desiderio di slegarsi ed essere indipendenti dal potere “nascosto”, così come la visita alla fabbrica di rubinetti può essere interpretata come interesse per le realtà pratiche, produttive ed in difficoltà del paese. Non v’è dubbio però che prima ancora di simili segnali in una fase ancora drammatica, come confermano tutti i dati economici e dell’occupazione, al cittadino interessino i risultati che hanno scandito i programmi e riempito le slide di Renzi. Quindi si ritorna al pacchetto di riforme istituzionali ed economiche, al sostegno alle classi meno agiate che vada al di là del bonus Irpef che a ben vedere non ha supportato i più poveri, al sostegno alle imprese in enorme difficoltà, alle modifiche sul lavoro, alla reale offerta di possibilità di accesso alla classe dirigente prescindendo da ceto sociale e conoscenze, ed a tutto ciò che può rilanciare investimenti ed aprire le porte a coloro che volessero farne dei nuovi. Il titanico lavoro si inserisce in una complessa partita a livello Europeo, giocata sotto il vessillo del semestre di presidenza così come in difficili, dinamici e fluidi scenari esteri.

In questo momento i risultati ed il raggiungimento di alcuni obiettivi tangibili per i cittadini nel giro di poco tempo sono fondamentali, perché se da un lato il liberarsi da quelli da lui definiti come poteri forti e salotti buoni, leggasi Cernobbio, CL, Sindacati, Mediobanca ecc, ha guadagnato in popolarità, parallelamente questa popolarità non è per sempre e per essere mantenuta necessita di azioni concrete. La decisione di proseguire col blocco della rivalutazione degli stipendi per le forze di polizia già allo stremo e per altre categoria deboli sembra tanto uno di quei tagli lineari che tanto i cittadini detestano e che vanno contro il principio che ormai tutti vorrebbero fosse esaudito di ridistribuzione della ricchezza, indubbiamente uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale renziana. Vi sono poi molti sostenitori e leopoldiani della prima ora che stanno avanzando apertamente critiche al Premier, non così rapido ed incisivo come atteso, ci si riferisce ad alcuni giornali e direttori di media e/o testate ed a manager “amici” come Della Valle. All’interno del PD poi le tensioni si fanno sempre più evidenti e manifeste palesemente. A favore del Premier gioca la lapalissiana circostanza di assenza di avversari concreti e strutturati in grado di contrastarlo, adeguatamente carismatici, con spiccate capacità comunicative e metodi guascon-fiorentini tali da raggiungere la pancia delle masse, benché poco popolari tra le alte sfere.

Il programma renziano da 100 giorni è passato a 1000, in questa sede si era avanzata la necessità di 10 anni di duro, meticoloso, calibrato e perfetto lavoro per risollevare la situazione economico-sociale raggiungendo una crescita relativamente strutturale, il giornalista del Financial Times, Wolf, pronostica almeno 5 anni. Quindi tempi non immediati durante i quali, se meramente di attesa ed aspettativa, non è certa la tenuta sociale.

Se v’è la sensazione di non essere in grado di raggiungere ciò che è stato presentato nel crono programma, anche alla luce della situazione complessa ereditata e delle altissime aspettative che Renzi si è accollato per avere ampio consenso, forse questo momento potrebbe essere l’ultimo per pensare a nuove elezioni in modo da poter essere totalmente legittimato ed avere un proprio governo tale da presentare qualche possibilità di scalfire i poteri delle burocrazie e tecnocrazie bloccanti che, tanto sono potenti, riescono a frapporsi al percorso delle riforme e del cambiamento. Ovviamente è una partita a poker che, con la legge elettorale in essere, richiede un ampio consenso per avere la maggioranza in ambedue le Camere, ma del resto Renzi del “mi ci gioco la faccia” ha fatto un motto, forse quindi è arrivato il momento di un “all-In”.

Link: Governo Renzi, quanti compromessi potrebbe dover accettare? 07/05/14

06/09/2014
Valentino Angeletti
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Quell’agibilità che limita la vision politica globale

Gli impegni di governo per gli ultimi scampoli di agosto sono molteplici ed importanti. Nel CdM di oggi si è discusso di tagli agli sprechi delle istituzioni con particolare riferimento, alle consulenze, all’utilizzo delle auto blu, al loro acquisto ed alla loro manutenzione, si è discusso dei precari delle PA presentando alcuni meccanismi affinché le prossime assunzioni li favoriscano che però dovranno essere ridiscussi il 26 agosto. Nel CdM del 28 agosto invece verranno trattati i nodi di IMU ed IVA i quali costituiscono una tappa importante per il governo, benché sia ormai chiaro che il loro impatto sull’economia del paese sarà limitato rispetto ai ben noti problemi di caratura superiore che ancora sussistono. Di oggi è il dato sui fallimenti delle imprese, che includono anche quelle storiche (oltre 50 anni) e più solide, relativo ai primi sei mesi del 2013 che ammontano a 6500, +5.9% rispetto allo scorso anno. La prossima settimana, come detto, saranno al vaglio IMU, IVA e CIG che richiedono coperture per un ammontare totale di circa 6-7 miliardi, considerando anche che le coperture fin ora utilizzate per l’IMU derivano da anticipi di tesoreria da reintegrarsi.
Il Wall Street Journal, citando l’economista di Capital Economics Jonathan Loynes, riporta che l’Italia avrebbe bisogno di una crescita del Pil del 3% l’anno per i prossimi 20 anni per riuscire a ridurre il suo debito dal 130 al 90% del Pil quando dal 1999 ad oggi l’Italia è cresciuta in media di appena lo 0,5% all’anno.
In Europa Gran Bretagna e Germania crescono sopra le attese, questa ultima in particolare grazie alla ripresa di investimenti esteri e dei consumi interni, cresce anche la fiducia dei consumatori europei, ai massimi dal 2011. La Grecia, secondo quanto dichiarato da ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, potrebbe necessitare di un nuovo pacchetto di aiuti, più contenuto dei precedenti, per la fine del 2014.
In USA il mercato immobiliare dopo un’impennata è tornato in calo e la FED ha annunciato una riduzione del QE (tapering) che, benché non siano state definite le tempistiche, potrebbe iniziare da settembre e che sta causando la fuga di capitali ed investimenti istituzionali dalle economie emergenti le cui monete stanno soffrendo in favore dei mercati maturi.
La situazione al di fuori dei confini europei, in Africa e medio oriente, come ricordato dal Ministro Bonino, è drammatica con particolare riferimento all’ Egitto ed alla Siria, dove si sospettano atroci crimini contro l’umanità e l’utilizzo di armi chimiche.

L’importanza dell’Europa, della moneta unica, della stabilità politica dei singoli governi e della pericolosità nel paventare la possibilità di uscita dall’Euro di un paese membro, contrariamente ad alcune autorevoli prese di posizioni tedesche risalenti a qualche mese fa, è stata ribadita dal tedesco presidente della Bundesbank, e membro del board della ECB, Jens Weidmann; il che fa pensare ad un mutato atteggiamento della Germania nei confronti dell’Unione, forse dovuto alle elezioni del 22 settembre o ad una presa d’atto della realtà.

Dall’annuale Meeting CL di Rimini il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha sottolineato come “l’austerità ad ogni costo” sia una via errata e come l’Europa abbia necessità di viaggiare su un binario singolo a velocità costante perché l’interconnessione delle varie economie non consente l’esistenza di paesi di serie A e paesi di seria B. Molto più proficuo sarebbe un mix di rigore, disciplina ed investimenti sul quale però non vi è il consenso di tutta la commissione europea. Il politico tedesco auspica che con le prossime elezioni del parlamento la direzione possa cambiare. Infine Schulz ricorda l’importanza di lavorare per una governance europea forte, per una politica monetaria comune e per un’unione bancaria solida e soggetta alle medesime regole.

Queste parole dovrebbero essere carpite avidamente, studiate ed approfondite dalla politica italiana in preparazione del semestre europeo dal 1° luglio al 31 dicembre, detenuto, quasi come fosse un esame di maturità, proprio dall’Italia che dovrà presentarsi solida e coesa politicamente.

Invece, nonostante tutto ciò, i partiti rimangono principalmente concentrati sul tema dell’agibilità politica di Silvio Berlusconi. Le divergenze si notano all’interno di tutte le forze politiche: nel PD il Premier Letta non è disposto a barattare governo con legalità, la linea del segretario Epifani è quella di non fare sconti ed applicare la sentenza, più possibilisti sono invece altri esponenti di spicco, come Luciano Violante, disposti a posticipare il voto per la decadenza di qualche settimana rispetto al 9 settembre. All’interno di Scelta Civica Mario Mauro propende per l’amnistia in contro tendenza rispetto al suo partito che non è disposto a concedere l’agibilità. Anche all’interno del PDL, benché sempre in difesa del proprio leader, ci sono posizioni differenti, in particolare c’è la linea dura disposta a proporre le dimissioni in massa dei propri esponenti causando una crisi di governo e c’è la linea moderata la quale ritiene una crisi di governo non sostenibile e che si augura un mutamento di pena in pecuniaria. Il M5S vorrebbe correre immediatamente alle elezioni, anche con il “porcellum”, in precedenza tanto vituperato, che a loro detta, così stati le cose, li favorirebbe.
È probabile che al momento del suo insediamento a capo del Governo di emergenza, che nessuno avrebbe voluto e che avrebbe dovuto agire con rapidità, agilità e risolutezza, il Premier Letta pensasse, dopo 180 giorni di Esecutivo, di aver centrato più obiettivi e portato a termine più riforme, ma effettivamente sta gestendo situazioni estremamente tese.
Certamente tutto questo denota un certo livello di incoscienza bi/tri-partisan o una non comune assenza di vision e strategia politica ostaggio di un provincialismo deleterio per le attività necessarie ad affrontare i complessi e delicati scenari globali circostanti.

23/08/2013
Valentino Angeletti
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