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Lavoro ed investimenti, il filo che lega Coalizione Sociale di Landini e l’inchiesta “Sistema”

Il movimento di Landini, Coalizione Sociale, non è ancora nato e nemmeno si sa che obiettivi abbia.

Nonostante la fitta nebbia che ancora l’avvolge, tale iniziativa è già stata misconosciuta da tutte le forze che possono ricondursi alla sinistra eccezion fatta per SEL.
La CGIL non si è sentita di dare appoggio anche solo verbalmente a Landini e la stessa Camusso ha preso posizione contraria rincarando la dichiarazione ufficiale del portavoce nazionale del sindacato.
Il PD ha preso le distanze, e non solo quello renziano che era ovvio si sarebbe contrariato visto l’accantonamento dell’amore tra Premier e Segretario Fiom dei primi minuti al quale ora è preferita di gran lunga la partnership con Marchionne, anche nella sua componente DEM dei vari Civati, Cuperlo, Bersani, Mineo, D’Attorre, Chiti che ormai devono prendere atto di non essere più né influenti né considerati all’interno del partito del quale fanno ancora parte e che taluni di loro hanno contribuito a fondare.
Anche nell’aria DEM del PD le posizioni su come portare avanti i propri valori ed ideali politici di sinistra sono molto differenti: i più moderati facenti capo al nostalgico della ditta ormai inesistente Pierluigi Bersani vorrebbero esercitare dall’interno la loro influenza, mentre l’aria più Civatiana sarebbe anche disposta a valutare la fuoriuscita da un partito oggettivamente agli antipodi rispetto a quello di appena qualche mese fa.

Non c’è dubbio che i tempi cambiano e chi non sa capire il cambiamento ed adattarsi si farà fagocitare da esso subendolo inerme.

Incredibile e sorprendente come nella sinistra non ci sia capacità di unirsi e formare una coalizione politica degna di tale nome e che possa ambire ad un certo seguito, ovviamente a tutto vantaggio degli avversari.

La leva con la quale è stato aperto il vaso di pandora della furia landiniana è stata il lavoro. Strettamente legato al lavoro ed alle battaglie sia sindacali che industriali che della società civile più in generale sono la lotta alla corruzione, le pari opportunità nell’accesso al mondo del lavoro e la meritocrazia per consentire la scalata sociale che negli USA, alimentata dall’ambizione di crescita personale che può trovare riscontro nel sistema a stelle e strisce, è il motore trainante del PIL.
Proprio poche ora dopo la presentazione di “Coalizione Sociale” è emersa una nuova inchiesta “Sistema” riguardante ancora una volta corruzione, tangenti, turbative d’asta e grandi lavori pubblici. Non se ne sentiva di certo il bisogno poiché solo pochi mesi fa sono emersi episodi di corruzioni in merito all’EXPO 2015 su cui siamo osservati e misurati a livello mondiale e sul Mose di Venezia che ha comportato le dimissioni dell’ex sindaco Orsini ed il commissariamento della città. Proprio l’entità del problema ha spinto il Premier Renzi ad istituire un apposito Commissario Speciale anti corruzione: Raffaele Cantone.
L’indagine sistema va a toccare un’opera spesso al centro delle cronache, la TAV e nella fattispecie il tratto nella zona di Firenze. Ad essere coinvolti sono in tutta Italia circa una cinquantina tra manager pubblici, privati e membri delle istituzioni. Il protagonista indiscusso della vicenda è Ettore Incalza, un nome importante, non per il riferimento all’ellenico eroe (tra l’altro in questo periodo meno si ha a che fare col Peloponneso e meglio è), ma perché il settantenne Incalza è un personaggio noto nei palazzi romani, è colui che da decenni gestisce tutti i lavori pubblici, gli appalti e le grandi opere; è passato da governi di destra e sinistra mantenendo la sua posizione di prestigio e collocandosi in vari enti dalla cassa del mezzogiorno, all’amministrazione della TAV fino a divenire capo della Commissione del Ministero delle Infrastrutture. Evidentemente egli possiede una fitta rete di conoscenze e contatti nel mondo privato, pubblico e politico, una influenza enorme che testimonia come la burocrazia-tecnocrazia nascosta e poco presente nelle cronache e negli sguaiati dibattiti politici del quotidiano sia colei che in ultimo spinge ed indirizza le decisioni politiche. I governi restano, ma quelli che in senso spregiativo sono definiti i boiardi di stato invece rimangono e continuano imperterriti la loro azione.
Ad essere rammentati nella vicenda, non indagati, vi sono il Ministro Lupi ed il figlio Luca che avrebbe ricevuto regali e favori, oltre a Lupi, i cui rapporti con Renzi sembrano in via di rottura pur attendendo giustamente l’esito del percorso indagatorio, alcuni giornali fanno il nome di Alfano, ambedue sarebbero stati menzionati durante una telefonata intercettata. Sono poi presenti altri personaggi molto noti nell’ambito delle grandi opere pubbliche, decisamente meno alla cronaca del quotidiano. Per approfondire si rimanda all’articolo dell’agenzia ANSA (Link Ansa).

L’assenza di investimenti sia pubblici che provati rappresenta una piaga per l’Italia, in un certo senso certificata dall’Unione Europea, da Bankitalia e dalla BCE, queste vicende di corruzione e di appalti truccati inficiano la capacità di attirare capitali privati perché la corruzione è una delle peggiori piaghe che potenziali investitori vedono nel nostro paese (lo ricorda anche Nouriel Roubini dal Forum Ambrosetti) e perché i capitali pubblici investiti vengono sprecati e dirottati in mille rivoli di illegalità, col risultato che il costo medio al Km della TAV in Italia risulta, nella migliore delle ipotesi, doppio rispetto a quello di una analoga infrastruttura tedesca. Non è poi raro, come nell’indagine “Sistema” che i rincari una volta individuato il “giusto” appaltatore possano arrivare fino al 40%.

Evidentemente simili aspetti sono strettamente correlati anche al tema del lavoro, in primo luogo le ditte, le aziende e le imprese oneste non sono fin da subito della partita in quanto gli assegnatari dei lavori sono già definiti, viene dunque meno la sana e leale concorrenza e competizione, ed in secondo luogo le persone che sono chiamate a fornire prestazioni all’interno dell’immenso indotto che si crea attorno alle grandi opere non sono scelte con adeguati criteri. Anche l’indagine “Sistema” come le precedenti, mostra un reticolo di promozioni, collocamenti in posizioni più o meno prestigiose, regalie, poltrone create ad hoc o assegnate a persone specifiche andando così a collocare in caselle talvolta chiave non i più meritevoli, ma quelli “del giro” (già si scrisse in merito a ciò una sorta di sfogo: Tangenti Expo 2015 …. amara conferma che per “noi” non c’è spazio) con ulteriore spreco di soldi pubblici ed a tutto discapito dei risultati ottenibili sia nell’immediato e direttamente connessi all’opera in questione, sia nel futuro perché queste persone continueranno ad esercitare il loro potere, ed una volta entrati all’interno di una certa cerchia le trasmigrazioni tipicamente in crescendo verso posizioni sempre più delicate e ben retribuite sono quasi una naturale progressione, perseguitando così a precludere opportunità a coloro che per curriculum o meriti sul campo ne avrebbero diritto.

La corruzione e le pari opportunità nel mondo del lavoro, così come la crescita e l’escalation sociale sono valori cari tanto al sindacato quanto alle imprese e lo dovrebbero essere anche ai cittadini, per realizzare le proprie ambizioni, ed allo stato per conferire al PIL quella ulteriore spinta presente negli USA, che pur nelle contraddizione sussistenti oltre oceano, dal punto di vista delle opportunità è un sistema aperto e lontano dalla caste di illegalità oggettivamente comuni nel nostro paese.

Ciò che fa più indignare è che fatti simili non sono nuovi (scrivemmo in merito ad Expo, Mose e Mafia Capitale svariati pezzi, a fondo pagina i Link) così come non sono sconosciuti a chi è del mestiere i protagonisti che delinquono: anche nell’ambito dell’illecito i loro curriculum sono di “tutto rispetto”, anzi sono stimati e ricercati da coloro che cercano appoggi. Incalza ad esempio è sulla cresta dell’onda almeno dal 1990, e non è nuovo a vicende giudiziarie. Secondo “Il Giornale” il manager è stato processato ed assolto per 14 volte, è stato coinvolto nei lavori di Italia 90, nel G8, nel Mose, in Expo, nella costruzione del porto di Olbia e nella realizzazione dei grandi passanti autostradali come la Salerno Reggio Calabria ed il tratto Orte-Mestre. Nel 1996, Governo Prodi, con Antonio Di Pietro come Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Incalza fu cacciato, segno evidente che il suo operato era noto alla politica e che non servono ulteriori controlli e leggi se si applicano e si fanno rispettare quelle esistenti (come già scritto : I controlli su Expo 2015), salvo poi rientrare nel successivo Esecutivo Berlusconi. Da allora è sempre rimasto al suo posto fino a dicembre 2014 quando, oltre settantenne, non gli fu rinnovato il contratto dal Governo Renzi (forse per via dell’età o forse perché qualche indiscrezione sull’indagine in corso era già trapelata). Alcune voci riportano che attualmente svolga attività di consulenza per il Governo, tesi smentita dal sottosegretario Del Rio. Comunque va fatto presente che “Il Fatto Quotidiano” svariati mesi prima del dicembre 2014 aveva già fatto notare come sarebbe stato opportuno allontanare il manager dai ministeri.

È chiaro, comprensibile e triste come senza risolvere questi problemi non sia possibile lo sviluppo del sistema paese, l’attrazione di investimenti e la crescita delle persone, vero capitale umano su cui puntare per la ripresa economica e per la creazione di quel nuovo paradigma fatto di sostenibilità ambientale, umana ed economica che tutti menzionano ma ancora ben lontano dall’essere concepito.

Alcuni buoni segnali vi sono sul fronte anti corruzione, infatti è stato presentato ieri in Parlamento con discussione prevista per la prossima settimana l’Emendamento dell’Esecutivo al DDL Anticorruzione ove sono state inasprite le pene per corruzione, turbative, falso in bilancio e che il Governo dovrebbe riuscire a far passare grazie ai voti di SEL (e non dell’alleato NCD a meno di un cambio all’ultimo minuto) testimoniando come Renzi possa contare su varie maggioranze mobili.

Sul fronte lavoro invece Tito Boeri, neo amministratore dell’INPS, fa notare come nei primi 20 giorni di febbraio le richieste di decontribuzione da parte delle aziende per la trasformazione (o nuova assunzione) di contratti precari in nuovi contratti a tutele crescenti siano arrivata a toccare 76’000. Per la maggior parte è pensabile che si tratti di trasformazioni di contratti già esistenti e non nuovi posti di lavoro, ma indubbiamente (pure con le precisazioni da farsi sul Jobs Act ed il mercato del lavoro presenti ai collegamenti di seguito) per coloro che si vedono trasformare un contratto precario con tutte le sue aleatorietà in uno a tutele crescenti, protetto da più garanzie, è una buona notizia.

Link su Mose, Expo, Mafia Capitale:

  1. Expo2015, Mose e gli investimenti esteri vanno a picco…
  2. L’ Expo 2015 e la credibilità da conquistare
  3. Il sottile filo conduttore tra mafia capitale, rapporto Censis 2014 e declassamento S&P
  4. Lo strano buffo paese che non riesce ad avere una visione d’insieme ed identificare le priorità
  5. Un Jobs Act “destrorso” divide le sinistre. Il MEF computa la crescita per le riforme nell’intento di abbonire l’UE
  6. Il “Jumpstart Our Business Start-up” Jobs Act che non accontenta nessuno….
  7. Velleità di Landini: fuoco di paglia o controparte tale da non poter essere ignorata?
  8. La revisione normativa può rilanciare il lavoro solo assieme ad interventi economici

Valentino Angeletti
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Convegno “Il capitale sociale: la forza del Paese”. Tre personali punti per far si che l’istruzione valga davvero

Oggi e domani a Bari il Centro Studi Confindustria (CSC) ed Enel promuovono il convegno: “Il capitale sociale: la forza del Paese” incentrato sullo sviluppo dei talenti come driver di innovazione e di sviluppo del sistema Italia.

Secondo il CSC puntare sull’istruzione potrebbe far incrementare il reddito pro capite in media del 15%, inclusi bambini ed anziani, in totale circa 320 miliardi di € all’anno. I Neet, coloro che non studiano, non lavorano e non si stanno formando costano circa 32 miliardi di € all’anno, senza considerare che più istruzione vorrebbe dire una società più equa, con più opportunità, più flessibile, più aperta e recettiva. In sostanza più capace di cogliere gli elementi positivi della globalizzazione.

Quanto emerge dallo studio di CSC è totalmente condivisibile, ma presuppone, secondo una mia personalissima opinione, alcuni elementi imprescindibili.

Il primo punto, del quale si deve fare carico principalmente il Governo, è che il sistema di istruzione deve essere riformato profondamente in modo che riesca a sfornare laureati e dottori, ma anche tecnici e professionisti, validi ed eccellenti, che sappiano rispondere alle esigenze dell’azienda. Serve dunque un sistema scolastico-universitario di qualità e che agisca in stretto rapporto con le imprese, i distretti industriali, i territori e le multinazionali e ne assecondi le richieste.

Il secondo punto, da affrontarsi in collaborazione tra pubblico e privato, è che il substrato economico-sociale deve essere in grado di assorbire queste risorse e nel farlo deve dare importanza alla meritocrazia. In media ciò al momento non accade neppure per le figure a più alto profilo, le quali tendono ad andare all’estero ove solitamente possono realizzarsi con più facilità. Il dilemma di una famiglia se risparmiare per dare un piccolo capitale al figlio o se investire nella sua istruzione deve trovare risposta nella seconda opzione. Per semplificare, in questo momento capire se sia meglio dare un pesce o insegnare a pescare non ha risposta chiara, perché il pesce si consuma in un solo pasto ed al contempo manca il fiume in cui pescare. Si deve quindi creare, non senza sforzi, un bacino artificiale e riempirlo di salmonidi.

Infine il terzo punto è principalmente in carico alle aziende private. Il meccanismo di formazione interno alle aziende è anch’esso sovente lacunoso. Non vi è trasparenza e formazione adeguata e non si da la possibilità alle risorse meritevoli ed ispirate di intraprendere percorsi di approfondimento che magari singolarmente o col solo supporto della famiglia non hanno potuto affrontare principalmente per ragioni economiche (si fa riferimento a master, MBA, dottorati, ecc).
Le aziende inoltre denotano una sostanziale incapacità nel riuscire a valorizzare al meglio le risorse (di ogni età) che impiega, di comprenderne potenzialità ed inclinazioni, aspettative ed ambizioni, preferendo percorsi, quando esistono, standard e lineari che potrebbero portare le persone ad annichilirsi, sentirsi non realizzate ed a contribuire in maniera infinitesimale rispetto a quanto potrebbero, finanche, nel caso di persone particolarmente determinate, a cercare l’uscita dall’azienda.

Agendo su questi tre fattori a mio avviso si potrebbero ottenere davvero ottimi risultati in termini di riequilibro sociale, redistribuzione della ricchezza, creazione di posti di lavoro ad altissimo profilo, inclinazione all’innovazione ed all’ottimizzazione nell’uso delle nuove tecnologie, crescita dei talenti e del sistema paese nel suo insieme, reimpostazione di una logica meritocratica, felicità dei singoli, benessere generalizzato, benefici per le persone, per il paese e per le aziende.
I lacci ed i lacciuli che Ignazio Visco durante un seminario alla Luiss ha accusato di bloccare lo sviluppo del paese con complicità di associazioni datoriali e sindacali, devono essere sciolti anche nel sistema dell’istruzione, dell’università, della formazione, della scuola e della ricerca.
In caso contrario la laurea, il prestigioso master o dottorato rimarranno un vessillo da appendere alla parete della camera da letto…. neppure in quella dell’ufficio che presuppone la chimera dell’impiego.

Il lavoro, le aziende, la società sono costituite in primis da persone, che ne costituiscono gli atomi. Se esse si trovano bene, se sono realizzate, se sono stimolate, anche attraverso il miglioramene ed il cambiamento continuo (e non il balletto tra contratti precari e part time al limite dello sfruttamento), se sono ascoltate e gratificate, fortificano l’insieme di cui fanno parte e contagiano con la loro voglia, curiosità, spinta innovativa e proattività ogni età e livello gerarchico.

28/03/2014
Valentino Angeletti
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Cancellieri, Ligresti storie di “Non” Libertè, “Non” Egalitè, “Non” Fraternitè….

Ancora una volta una telefonata, un’ intercettazione gettano nel caos le istituzioni e dividono l’opinione pubblica. Questa volta si tratta della telefonata che il Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri avrebbe effettuato alla moglie di Salvatore Ligresti, Gabriella Fragni, nella quale il Ministro mostrerebbe tutta la propria disponibilità nell’ aiutare la famiglia dell’Ingegnere proprietaria di Fonasi riguardo all’ arresto della figlia Giulia, la quale, in carcere, avrebbe riscontrato problemi di salute.
A prescindere da come poi evolverono le cose, pare non influenzata dalla telefonata, ed a prescindere dall’ amicizia che legava da tempo le due famiglie e che effettivamente avrebbe potuto muovere il sentimento umano di vicinanza della Cacellieri alla ragazza, la vicenda solleva almeno tre punti importanti di riflessione.

Il primo riguarda la carcerazione preventiva e la necessità della totale rivisitazione di questa misura che contribuisce ad intasare il sistema carcerario italiano, già vicino al collasso e causa di multe e sanzioni provenienti dalla commissione europea, che non tutela a dovere la libertà ed il principio di innocenza.

Il secondo riguarda l’ugual trattamento delle persone rispetto alle istituzioni. Anche se fosse vero che non è il primo caso di interessamento diretto da parte del Ministro Cancellieri nei confronti di carcerati in difficoltà è impensabile che tutti i casi simili o anche più gravi abbaino usufruito del medesimo interesse. Che il fatto poi non abbia attivamente concorso al passaggio di Giulia Ligresti agli arresti domiciliari è ancora da dimostrare, così come è indubbio il peso della telefonata, direttamente da Ministro della Giustizia. Quante persone, madri, padri, amici e familiari hanno un caro in carcere, in certi casi per reati al limite del banale, in condizioni igieniche inadeguate e magari gravemente sofferente e livello fisico o psicologico, o perché precedentemente malato oppure perché indotto da condizioni ai limiti dell’umano? La risposta è un’ infinità. Il loro sentimento non può che essere di rabbia, sdegno, impotenza e frustrazione, poiché anche il solo giovarsi di una frase come:
“Conta su di me poiché farò qualsiasi cosa sia in mio potere”, per giunta proferita dal Ministro di Giustizia, predispone l’animo e la mente in modo differente e li apre a speranze che, anche con la loro semplice presenza, arrecano sollievo e danno la forza di affrontare le difficoltà con diverso vigore e spirito.

Il terzo punto è più materiale, tipicamente e drammaticamente italiano e riguarda un retroscena della vicenda. Il figlio di Anna Maria Cancellieri, Piergiorgio Peluso, è stato Direttore Generale di Fondiaria-Sai. Una intercettazione ai danni della stessa Giulia Ligresti farebbe emergere che questa carica non deriva propriamente da meriti o CV ineccepibile, bensì dai potenti conoscenze e legami personali detenuti da Peluso. La Ligresti lamentava anche il fatto che dopo un solo anno di incarico, per giunta con risultati scadenti, Peluso avrebbe lasciato la compagna, già in difficoltà finanziarie, percependo 3.6 milioni di € di buonuscita per entrare in Telecom. Forse, ma nessuno può dirlo se non l’anima e la coscienza dei protagonisti, il sentimento di amicizia oltre quarantennale era ulteriormente supportato da un senso di profonda riconoscenza per la famiglia dell’Ingegnere. Un caso simile successe in Fincantieri con un esponente della Lega Nord, ma sicuramente è in numerosissima compagnia.

Ciò è un’ ennesima prova di come l’Italia sia ineguale, ingiusta, statica, socialmente immobile e di come troppo spesso il sogno dello studio, dell’impegno, della dedizione, della gavetta per avere anche una sola possibilità di colmare un divario sociale che si sta sempre più pericolosamente allargando rimanga sogno già in partenza.
Questa è una profonda iniquità che contribuisce all’ assenza di prospettiva, di voglia di emergere e di combattere, di sudare ed a volte di sperare di tanti giovani che o si rassegnano e si annichiliscono oppure cercano all’ estero mete, non più favorevoli, ma semplicemente dove giocarsela alla pari, senza vantaggi, ma soprattutto senza una zavorra notoriamente incolmabile. L’assenza di meritocrazia o il saper già che vi sono dei limiti non prevaricabili, non tanto perché qualcuno, e se così fosse chapeau nei suoi confronti, sia più bravo o meritevole, ma perché facente parte del giro giusto (in the right loop direbbero gli inglesi…) lascia l’amaro in bocca ed indigna non poco. Inoltre non sembra esistano vie per migliorare la situazione, e cosa peggiore, in tanti, giovani e non, considerano questa prassi una consolidata normalità sicuramente errata ma ormai da accettare rassegnatamente.
La situazione economica italiana, dove lo Stato ed intere aziende una vota eccellenze e campioni mondiali (la Telecom è un caso emblematico) arrancano, è figlia anche di comportamenti e pratiche simili.

Il Premier Letta ha dichiarato la necessità di più Europa (e qui si è ribadito da tempo, più e più volte), di una Europa dei popoli, di fratellanza, ricalcando il motto della rivoluzione francese, dove i falchi, tipicamente del nord, rinunciano a qualche loro privilegio per supportare i Paesi più in difficoltà al fine di giungere rapidamente ad una unione reale proveniente da un profondo processo riformatore che è l’unica via per non fare del sogno europeo solo un tentativo sgretolatosi sotto gli egoismi ed i particolarismi che ingoieranno anche coloro che fino all’ ultimo hanno persistito nel loro mantenimento.
Sicuramente mossi da interessi economici anche gli USA hanno fatto questo monito alla EU ed in particolare alla Germania.
Noi, come Italia, che avremo il prossimo anno la guida del semestre europeo e che dovremo avere la forza, l’autorevolezza e la credibilità per mettere in discussione vincoli europei eccessivamente rivolti all’ austerità e poco alla crescita, come possiamo pensare di centrare l’obiettivo se internamente siamo vittima di continue tensioni politiche, scontri interni al governo e se per di più la nostra politica ed il nostro tessuto industriale e multinazionale (come era proprio Telecom, Alitalia, Fondiaria) di prima importanza sono stati governati da meccanismi impeccabilmente oliati affinché vigano successioni quasi dinastiche o comunque nomine per cognome?

02/11/2013
Valentino Angeletti
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