Archivi tag: Monti

Sentenza Consulta sulle pensioni: un complesso nodo da sciogliere ereditato da Governo Renzi

Lo avevamo detto immediatamente che sarebbe stato un problema ed infatti ora la questione è sul tavolo del Governo che dovrebbe decretare entro venerdì. La sentenza della Consulta che ha giudicato incostituzionale il blocco, previsto dal provvedimento “Salva Italia” del Governo Monti, dell’adeguamento all’inflazione per gli anni 2012-2013 delle pensioni oltre 3 volte il minimo, quindi circa 1’500 € lordi al mese, deve essere in qualche modo rispettata.

Al momento la somma che dovrebbe gravare sul bilancio pubblico 2015 è ancora incerta, inizialmente la maggior parte dei media la collocavano in una fascia tra i 4 ed in 9 miliardi, aumentata poi nel tempo, attestandosi secondo le ultime stime nella forbice tra i 14 ed i 19 miliardi. Il conteggio complessivo, del resto, deve tenere conto degli adeguamenti mancati per il 2012-2013, ma anche degli adeguamenti successivi che avrebbero dovuto avere una base superiore oltre che degli interessi maturati. Tale cifra ovviamente non è onorabile dal Governo italiano, il quale, sotto il controllo dell’Europa che mercoledì passerà al vaglio il dossier riguardante proprio i conti italiani e l’impatto che la sentenza della Consulta potrebbe arrecare, ha confermato il rispetto dei vincoli di bilancio concordati. Il Ministro Padoan ha affermato che pagare tutto il rimborso causerebbe uno sforamento del tetto del 3% del rapporto defiti/pil, una deviazione dal suo percorso di rientro, ed un peggioramento ulteriore del debito che dal prossimo anno dovrebbe stabilizzarsi ed iniziare a scendere.  Al Ministro fa eco anche Bruxelles che non ipotizza neppure il non rispetto dei vincoli di bilancio a cui ha legato indissolubilmente la concessione dei margini di flessibilità che non possiamo permetterci di perdere perché si sommerebbero alle quote da rimborsare come uscite o mancati incassi in un bilancio statale senza margini, se non di un tesoretto di 1.6 miliardi evidentemente insufficiente per “l’imprevisto consulta”. Le previsioni di primavera della commissione, infatti, non hanno affatto tenuto conto del rimborso alle pensioni di cui lo Stato dovrà farsi carico.

Un’atavica domanda che sorge riguarda il perché di un simile ritardo della sentenza della Corte Costituzionale, le motivazioni erano facilmente intuibili fin da subito ed un precedente già sussisteva, ossia il veto sul contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro; era pertanto possibile un pronunciamento più repentino. Il Governo Renzi, incolpevole per il dissennato provvedimento di blocco della perequazione in un periodo quando avrebbero dovuto esser potenziati i consumi, si trova comunque costretto a dover a riparare una situazione altamente complessa. Un’altra questione riguarda il fatto che, e si spera che serva da lezione per il futuro, sarebbe stato meglio sottoporre al vaglio della Corte tale misura ben prima della sua entrata in vigore. All’epoca, va detto, che il Governo era sotto pressione dei mercati, con spread costantemente tra 300 e 500, e da parte dell’Europa che premeva per la rigorosa applicazione dell’austerità. Ciò ha portato, come spesso accade anche in questi ultimi periodi, ad agire d’urgenza, con rapidità, a prendere decisioni avventate senza valutarne in modo corretto ed oggettivo le ricadute. Analogo problema si è verificato con gli esodati e tutta la riforma delle pensioni. Ora l’attuale Esecutivo rischia di sterilizzare i benefici contabili goduti del blocco degli adeguamenti sui conti e fungere da fardello in un frangente in cui per le condizioni macroeconomiche al contorno si dovrebbe spingere sull’acceleratore.

L’Europa, come ricordato precedentemente, non cessa di tenere sotto controllo i nostri conti, ricordandoci che non è possibile deviare dal percorso di rientro. Questo fatto pone il Governo Renzi nella condizione di dover studiare, cosa su cui il Ministro Padoan ha detto di volersi impegnare, un modo per mantenere in ordine i conti ed al contempo rispettare la sentenza della Corte. Il peso dell’Europa nel provvedimento preso sotto il Governo Monti è stato rilevante e non v’è dubbio che abbia contribuito a creare una pressione ed una fretta tale da far percorrere al Governo la via più breve e di più rapido risultato senza approfondirne le conseguenze. Di questa sua “ingerenza” Bruxelles dovrebbe farsi parzialmente carico per non applicare una eccessiva severità nel valutare la sentenza e le proposte che il MEF di Padoan avanzerà. Non solo relativamente all’Italia, ma la richiesta di austerità europea è stata un elemento che non ha facilitato il percorso di mitigazione e contenimento della crisi economica.

Le ipotesi più probabili a cui sta pensando il Ministero di Padoan sono un rimborso scaglionato e solo per le fasce di reddito più basse. La soglia sopra il quale il rimborso non verrà effettuato è ballerina ed incerta, alcuni quotidiani la fissano a 2’000 € di pensione netti (decisamente bassa), altri (più probabile) ad otto volte il minimo (un lordo di circa 4’000€). La somma dovrebbe essere reperita in parte (minima) dal tesoretto di 1.6 mld ed in parte da tagli di spesa (che avrebbero dovuto andare a ripianare il debito e ad abbassare le tasse). Si ritiene però che, in dipendenza alla soglia ove verrà posto il limite sopra il quale non verrà conferito nessun rimborso, il rischio di una revisione al rialzo su IVA ed accise, come previsto dalle clausole di salvaguardia, sia più che concreto. Per evitare un nuovo ricorso ed un pronunciamento della Consulta il provvedimento sarà configurato in modo da rispettare i requisiti di progressività, secondo il principio costituzionale che la tassazione deve essere proporzionale al reddito (ognuno deve contribuire in base alle proprie capacità, e in ogni caso in grado di provvedere al proprio sostentamento). Allo stato attuale oltre alla progressività del rimborso, in unica soluzione una tantum, entro un certo range che si azzera sopra un limite fissato vi è il dilazionamento nel tempo ad iniziare, a giugno, dalle pensioni inferiori.

Una simile tegola è quanto di peggio in questo momento potesse abbattersi sul Governo Renzi e sui contribuenti. Essa casca proprio in periodo pre elettorale, circostanza che inevitabilmente avrà rilevanza nell’indirizzare o dettare i tempi dei provvedimenti riparatori (Renzi, in perfetto assetto da campagna elettorale, ha detto di non aver fretta e di non accettare ingerenze o imposizioni europee), inoltre sono in pista numerose riforme istituzionali molto “divisive” che comportano tensioni e scontri politici.

Il rischio è che vengano ulteriormente rimandate le riforme realmente rivolte all’economia, senza considerare il pericolo che la Consulta si pronunci contro il Governo su altri provvedimenti del tutto simili al blocco delle perequazioni delle pensioni, come il blocco degli adeguamenti salariali per i dipendenti pubblici.

Sono da attendersi altri colpi di scena e se vige il principio che un referendum (vedi quello sulla legge Fornero in merito ai pensionamenti ed agli esodati) non può essere indetto, poiché non costituzionale, qualora un suo risultato possa mettere in pericolo il bilancio dello Stato, c’è da giurare che qualcuno stia già pensando di estendere il medesimo principio anche alle decisioni della corte costituzionale.

11/05/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

Annunci

Covered bond, colpe tedesche ai tempi della Grecia ed ipotesi di asse Parigi-Berlino

La prevista pioggia di liquidità dovrebbe spingerci ad andare in giro ben muniti di ombrello. Lunedì 20 ottobre infatti si avvia la seconda, dopo il T-LTRO, delle misure non convenzionali decise dalla BCE per riportare l’inflazione attorno al 2% e vincolare denaro fresco verso le imprese e l’economia reale. Questa fase consiste nell’acquisto da parte dell’Istituto di Francoforte di covered bond emessi dalle banche. Questi titoli sono garantiti con rating almeno di Bbb- e potrebbero ammontare complessivamente a 1000 miliardi probabilmente spalmati in tre anni con obbligo per le banche di vincolare la liquidità ottenuta direttamente alle imprese.
Il provvedimento come detto segue la prima trance di T-LTRO e precede l’acquisto di ABS ed a differenza delle misure non convenzionali utilizzate precedentemente, quelle di questi giorni vincolerebbero appunto i beneficiari, quindi gli istituti di credito, a finanziare aziende ed economia reale (ad esclusione di prestiti immobiliari per evitare bolle).
Fino ad ora la politica monetaria di iniezione di liquidità non aveva mai imposto agli istituti di prestare ad imprese e famiglie e tale lacuna è stata determinante nel limitarne gli effetti.
Ancora prima però, e si è sostenuto più volte, i ritardi di intervento della BCE e la poca determinazione ad agire con politiche espansive differenziandosi dall’esempio della FED e senza seguire i consigli provenienti da più parti, a cominciare dal Fondo Monetario della Lagarde, hanno contribuito all’aggravarsi della crisi iniziata con il caso greco che se trattato diversamente e con miglior puntualità forse avrebbe avuto un minore impatto e non sarebbe stato il “la” alla recessione più grave dal 1929.
I ritardi fino ad ora attribuiti all’approccio eccessivamente conservativo della BCE sembrano adesso poter essere fatti risalire, in modo non così sorprendente, anche ad un altro attore. Sarebbe emerso da alcuni carteggi che già per risolvere il caso della Grecia molti Governi, tra cui il Governo Monti, sarebbero stati favorevoli all’utilizzo immediato di strumenti non convenzionali da parte della BCE, dal canto suo già pronta ad intervenire, tra cui anche l’acquisto diretto di titoli di stato .
Questa possibilità, che forse avrebbe permesso di scrivere una storia differente, sarebbe stata avversata dalla Germania, ed in particolare dal Governatore della BuBa Weidmann e dal Ministro delle finanze Schaeuble ai quali BCE e Commissione si sono rimessi assecondando così il commissariamento, l’intervento della Troika e la conseguente linea dell’austerità che ha messo in ginocchio la Grecia ad oggi nuovamente a rischio per via delle tensioni sui suoi titoli di stato con interessi balzati oltre il 7% (con punte fino a 9%).
L’ingerenza della Germania, potente azionista europeo e della banca centrale, se vera, avrebbe tenuto in scacco Draghi e la BCE dall’attuare misure più immediate e risolute consentendo solo la rincorsa agli eventi che stavano precipitando invece che agendo con azioni preventive e arrivando così al livello di inflazione (già deflazione in alcune zone) ad oggi presente.

Nonostante questa lezione, e ciò è preoccupante, pare che anche ora l’approccio tedesco non sia mutato. Weidmann e Schaeuble non hanno lesinato critiche al T-LTRO, all’acquisto di covered bond e soprattutto a quello degli ABS ritenendo che così facendo il rischio si trasferisse iin modo eccessivo sulla BCE. Ovviamente al momento non v’è nessuna apertura né a QE che acquistassero direttamente titoli di stato sovrani ed ovviamente neppure ad una condivisione del debito a mezzo di Euro-Bond. Nel frattempo la Germania, consapevole della sua forza e dei problemi patrimoniali di alcune sue banche territoriali, ha spinto affinché si rallentasse il processo di unificazione bancaria che avrebbe dovuto consentire di rendere più sostenibile il sistema finanziario europeo ed affinché si rendessero più laschi i criteri di valutazione del loro stato patrimoniale (criteri di Basilea).
Anche adesso, sempre a dispetto di quanto propagandato trasversalmente in tutta UE nel periodo pre-elezioni europee quando l’austerità ed il rigore (durante periodi recessivi) sembravano ormai sul punto di rimanere solo un ricordo in favore di un piano di investimenti (300 mld €) e nonostante dati di produzione, ordinativi e fiducia di consumatori ed imprese in netto calo, la Germania non si risparmia nel professare che la prima preoccupazione dovrebbe essere il rigore dei conti ed il rigido rispetto dei vincoli europei e ciò soprattutto per quel che concerne le “leggi finanziarie” che gli stati membri si apprestano ad inviare al vaglio della Commissione.

Il comportamento tedesco, che ha confermato ogni impegno preso con Bruxelles incluso l’azzeramento del deficit ed ha impostato una finanziaria su investimenti in ricerca-sviluppo ed istruzione, sembra ignorare il semplice ragionamento per il quale se il mercato principale di sbocco, rappresentato da quasi tutto il resto dell’Europa, va in crisi pesante e si blocca, la naturale conseguenza è che anche il mercato “esportatore”, con un fisiologico ritardo più o meno cospicuo, ne andrà a risentire.
Analogo rigore pare che vorrà applicare Katainen, attuale Commissario UE ad interim per gli affari economici e monetari, nel valutare le leggi di stabilità avendo dichiarato che utilizzerà l’aritmetica per l’analisi di ogni numero.
La legge di stabilità italiana difficilmente sarà bocciata, ma sicuramente saranno chieste precisazioni e cifre ben comprensibili, in particolare sulla spending review incluso il perché della dipartita di Cottarelli e con lui del suo report, sui tagli che le regioni/enti locali dovranno effettuare, sullo stato delle privatizzazioni, sul taglio del cuneo fiscale e probabilmente anche sul progresso delle riforme istituzionali. Oltre a ciò sarà messo sotto esame il debito in aumento, il livello di crescita (ottimistico per il momento in essere) considerato per le stime previsionali del DEF ed il rapporto deficit/pil al 3% che non verrà sforato, ma che è pur sempre superiore rispetto a quanto la tabella di marcia UE per il rientro del deficit prevede, così come ritardato di un anno è stato il pareggio strutturale di bilancio. Non è previsto comunque un respingimento, ma la richiesta di un qualche aggiustamento è probabile e vista la difficoltà nel reperire risorse se non con clausole di salvaguardia ben note ed odiose questa circostanza potrebbe essere preoccupante.

Oltre a ciò non si attendono grandi novità anche se alcune indiscrezioni danno un Katainen, che dovrebbe essere futuro VP della Commissione Juncker, ammorbidito verso le posizioni più riformiste e permissive professate dallo stesso Juncker, e soprattutto un “patto segreto” che vedrebbe la Germania soccorrere la Francia garantendo la sua legge finanziaria (con rapporto deficit/pil al 4.2%) affinché non venga rigettata da Bruxelles e soprattutto venga evitata la procedura di infrazione. Evidentemente se ciò fosse vero Berlino si sta rendendo conto che alla fin fine anche gli stati vicini, e suoi mercati naturali di esportazione, hanno una discreta importanza sull’economia tedesca. Un asse Franco-Tedesca però potrebbe essere controproducente per l’Italia che troverebbe maggiori difficoltà a fare squadra proprio con il paese transalpino che a quel punto dovrebbe sottostare alle condizioni dettate dei tedeschi, precludendo così un incremento dei margini di flessibilità per il nostro paese. Benché intriganti comunque allo stato attuale questi sono puri esercizi di analisi senza verificate fondamenta.

In questo frangente in cui la crisi e la recessione non sembrano aver mollato la presa ed in cui l’inflazione è bassa ed alta la forza dell’Euro (anche se ridimensionata) l’unica possibilità, che deve accompagnare le riforme che i singoli governi hanno l’obbligo di mettere rapidamente e proficuamente in atto per attrarre investimenti, supportare famiglie ed imprese ed agevolare l’occupazione (in Italia oltre 2 milioni di posti di lavoro persi in 6 anni solo tra gli under 35, dato ISTAT), è una governance europea realmente rivolta alla crescita ed una politica monetaria più espansiva che a questo punto sono assolutamente dipendenti dal cambio d’impostazione del Governo di Berlino e della BuBa.
Del resto Germania e BuBa, se vera è l’indiscrezione del loro veto rispetto ad un subitaneo ed espansivo intervento della BCE nel 2011 indirizzando invece verso il commissariamento di Atene il conseguente intervento della Troika ed un protratto regime di austerità, avrebbero da farsi perdonare forse gran parte dell’aggravarsi della crisi con tutte le ripercussioni economiche, sociali e di sentimento Anti-UE alle quali stiamo assistendo.

19/10/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

Pelù VS Renzi

Sinceramente non provo antipatia nei confronti di Piero Pelù, però ieri avrebbe potuto avere più tatto.

Rivolgendosi a Renzi il cantante ha detto che non serve un’elemosina di 80€ al mese, ma serve lavoro.

In tutta onestà credo che sia stato mosso dalla voglia di compiacere una platea in gran parte anti Renzi e sostenitrice di una qualche ideale che rischia di diventare una benda che acceca. Forse la stessa ideologia che porta alcuni a difendere sempre e comunque i  manifestanti di piazza, inclusi coloro che in piazza fanno volutamente danni e che la piazza la rovinano e la mettono in cattiva luce. Poca differenza c’è tra questi difensori strenui e coloro che a prescindere, e sbagliando, difendono le forze dell’ordine anche quando abusano del loro potere e muovono mani e manganelli offuscando tutte le forze armate.

Se l’idea dei sostenitori di Pelù è quella di un netto cambiamento, che condivido essere necessario, bisogna comprendere che i tempi di cui si ragiona sono il medio e lungo periodo. Certo che meglio dello sgravio IRPEF sarebbe un lavoro dignitoso per tutti e magari un incremento del minimo salariale e pensionistico a 2’000€ netti al mese, ma è impossibile. Il Governo può agire in sostegno del lavoro, crearne i presupposti, ma non può generarlo dal nulla, ed in ogni caso la dinamica occupazionale è più lenta di quella economica.

Mi rendo conto che, come ho scritto più volte (Link: OraIcs Inizio di lungo percorso), 80€ per alcuni possano essere nel complesso davvero poca cosa, non sono risolutivi, lasciano esclusi altri che ne avrebbero ugual diritto (Link, dedica ai piccoli artigiani e commercianti, da me che son dipendente), però sono un tentativo che può portare buoni risultati immediati in termini di aumento di fiducia (indispensabile) e lieve miglioramento dei consumi nel breve, mai intrapreso prima (ed effettivamente il sentiment è un poco migliorato: link ).

Se poi la fiamma si spegnerà con questi 80€ lo giudicheremo giustamente un fallimento, ma nelle dichiarazioni del premier ci sono interventi per le partite iva, gli incapienti, gli artigiani ed autonomi ecc; aspettiamo e per quanto possibile cerchiamo di dare un contributo.

I piani di lungo termine di cui abbisogna l’Italia non si fanno in un giorno, sono complessi e non dipendenti solo dal Governo (tagli spesa, riforme PA, dura lotta evasione ecc), ma vanno a toccare certi gruppi interessati al conservatorismo. Renzi è partito dalla misura di più semplice e di rapida implementazione, agendo su quella fascia di persone alle quali poteva essere facilmente dato un contributo senza dover trovare complesse forme o modificare qualche articolate norma.

Taluni beneficiari potranno anche ostinarsi a dire che si tratta di un’elemosina che, potendo, non accetterebbero, altri invece (sentiti personalmente) ne vedono una grande utilità, ad esempio per coprire l’abbonamento Marradi – Faenza necessario per mandare il figlio alle superiori. Altri ancora che dicono essere state aumentate le tasse altrove, ed in parte potrebbe anche essere vero, possono stare certi sarebbero aumentate ugualmente, anche senza contributo IRPEF; i vincoli di bilancio lasciano pochi margini e per questo è importante l’azione europea del Governo.

Personalmente, da individuo pragmatico, penso matematicamente che su uno stipendio di 1’100-1’200 € 80% sono circa il 6.5-7%; chi di finanza s’intende, mi dica dove posso investire i miei risparmi ottenendo un rendimento costante e certo del genere. Sinceramente lo trovo un “gain” che batte il mercato.

Infine, ed è un dato di fatto, a parlare sono sempre persone o artisti, anche simpatici e credo in buona fede, vedi Crozza, con introiti che se non sono decisamente alti di sicuro non possono definirsi da proletario e che consentono loro di vivere le giornate senza problemi di budget. Molta differenza sussiste tra sapere che c’è gente che non arriva a fine mese ed essere tra coloro che realmente rischiano di non sbarcare il lunario.

Io dico di attendere, giudicare con elementi concreti alla mano, attenzionare i comportamenti in Europa e perdere il vizio di sentenziare a priori in modo disfattista, smettendo di agire, più o meno consapevolmente, a sostegno del conservatorismo che ci sta uccidendo (e che pare abbia fatto fuori il Governo Monti, nell’immaginario di tanti emblema dei poteri forti e del mitico Bilderberg).

02/05/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

L’Italia: una casa diroccata nonostante alcuni buoni intenti condivisi

Fa abbastanza sorridere, sicuramente in modo un po’ isterico, quello che si sente negli ultimi giorni nel panorama politico. Mettendo da parte i continui colpi di scena sull’IMU, ultimo quello che ha visto il ministro Saccomanni dichiarare che l’eventuale abolizione per il 2013 (se ci sarà) sarà solo una mossa singola, poiché negli anni venturi un’imposta sugli immobili è necessaria per assicurare i bilanci comunali (anche il più stolto si chiederebbe dunque perché sia stata formalmente tolta), fa ridere come adesso tornino prepotenti i contratti, i punti, le priorità, gli impegni da assolvere rapidamente e con la massima urgenza.

Se si analizzano molti di essi sono trasversali e non così nuovi. C’erano nel contratto con gli italiani del 1994, nel governo Monti, erano presenti come “pillars” dei 180 giorni nei quali il governo Letta si era prefissato di risolvere le 2 o 3 questioni di massima urgenza, ci sono nelle proposte di Alfano nel suo nuovo contratto da proporre al Governo, non più delle larghe intese, ma delle chiare intese, ci sono nei programmi del nuovo PD rappresentato dai tre candidati alla segreteria, che rispetto a quanto è stato in passato sono comunque un bell’esempio di partecipazione e di rinnovo, un tentativo di discontinuità da mettere alla prova, in ultimo sono presenti addirittura nel programma che Grillo ha presentato all’odierno V-Day di Genova, per certi versi meno audace, fatto salvo l’impeachment del Presidente della Repubblica, rispetto al passato.

La necessità di ridurre il costo del lavoro, di abbassare o cancellare le imposte su persone fisiche ed imprese, di rivedere i trattati europei con la volontà di arrivare ad un’ Europa dei popoli e non dell’austerità, che sia animata dal concetto di solidarietà ed integrazione sostenuto da Schuman nel 1950, la tendenza di rimettere la finanza al servizio dell’economia facilitando il credito alle famiglie ed alle imprese, il taglio dei costi della politica, degli sprechi, del numero dei parlamentari, delle province, l’integrazione dell’area mediterranea, la riforma della legge elettorale, che tra pochi giorni potrebbe essere dichiarate incostituzionale, sono tutti punti condivisi, sia all’interno del governo, che all’esterno, e lo sono non da poco tempo, nonostante ciò da molto se ne parla, ma nulla è mai stato fatto.

A volte è stata data la parola al popolo, come nel caso dei finanziamenti pubblici ai partiti, salvo poi continuare a perseverare con modalità che sfiorano la truffa, tanto che anche il rimborso ai partiti potrebbe essere dichiarato incostituzionale. Altre volte alcune cose sono state cominciate, come la spending review del commissario Bondi o la commissione di saggi per indicare le linee di indirizzo della ripresa, Governo Monti, ma nulla è stato portato a termine. Ora è la volta del Commissario Cottarelli, vedremo quanta libertà avrà.

Sembra che in ultimo, oltre a tante parole, i fatti non riescano ad essere compiuti, non solo per colpa dei politici, che rifiuto di credere siano tutti in malafede e che lavorino solo per se stessi, anzi ritengo che tanti lo facciano con passione e dedizione, ma è il sistema che non consente loro mobilità di azione, sono le tecnocrazie, la burocrazia, è lo stesso sistema, che ormai è evidente vada cambiato e che perciò tende ad auto-proteggersi, ad impedirlo.
Anche per tali ragioni le azione sono sempre stare rivolte a porre rimedio a problemi marginali, insignificanti se inseriti nel contesto macro, si è sempre agito alla giornata, senza piani di lungo termine, senza aprire gli occhi sui temi di vera importanza globale, come la situazione di Russia, Ucraina, Iran, del Medio Oriente, le possibilità offerte dai mercati emergenti, l’Africa, il Sahel, le nuove sfide della tecnologia e dell’energia, la diffusione e l’utilizzo consapevole e produttivo di internet, il clima, l’inquinamento, la crescita della popolazione mondiale, i flussi migratori e molti altri ve ne sono che dovrebbero essere affrontati ed in taluni casi potrebbero essere facilmente trasformati in grandi opportunità.
A ciò non si è mai guardato seriamente, si è preferito ad esempio pensare all’IMU, 3 miliardi su un debito di 2’070 miliardi, un PIL di 1’600 miliardi ed una spesa pubblica di oltre 800 miliardi; il confronto è impietoso.

Pensando all’Italia ed ai provvedimenti di cui si discute, viene in mente una casa diroccata con le fondamenta pericolanti ed erose da anni di incuria e barbarie. Il Governo dovrebbe essere il direttore dei complessi lavori di ristrutturazione. Esso invece di solidificare e ripristinare le fondamenta stesse seguendo un inesistente dettagliato progetto di risanamento, si concentra or sugli infissi, or sull’intonaco, or sul tetto, quasi che fosse incapace di capire che la priorità sono le fondamenta, altrimenti l’edificio benché con belle finestre e tetto a prova di alluvione non potrà reggersi in piedi. Ed anche quantunque si decidesse a lavorare sulle fondamenta non utilizza calcestruzzo, cemento armato e legno per rendere l’edificio antisismico, ma, affidandosi a ditte non all’altezza o truffaldine, fa uso di sabbione e rena marina senza legante alcuno. Il destino dell’edificio è più che chiaro, non v’è sancta manu che lo possa salvare.

Che fare allora? Innanzi tutti iniziare a mettere in pratica quei punti trascinati da anni che mai sono stai implementati, farlo in poche ore perché il consenso necessario, volendo, c’è. Serve poi pianificare immediatamente il futuro, non di domani, ma dei prossimi 50 anni; farlo ponendosi obiettivi chiari, pensando ai nuovi scenari in evoluzione, avendo la flessibilità di cambiare i piani in corsa perché la mutevolezza della nostra era lo richiede ed a tal pro avvalersi dei migliori talenti, trattenendoli, giovani ed anziani che possono contribuire, con freschezza ed audacia di idee i primi, con saggezza ed esperienza i secondi.

C’è da tempo consapevolezza diffusa ed apartitica che si deve cambiare radicalmente, creare discontinuità con il passato, ma nessuno è mai stato così coraggioso da prendersi la responsabilità di farlo. Ancora una volta l’insegnamento, se vogliamo semplice ed immediato, di Papa Francesco calza precisamente con la politica. Il pontefice ha detto alla sua platea di Universitari in occasione dei Vespri di Avvento, di prendere rischi, essere audaci, non temere di mettersi in gioco e raccogliere le sfide in modo onesto e leale, di non omologarsi e cadere nella mediocrità che spesso caratterizza il pensiero dominante, di contribuire, con le proprie unicità, al servizio della collettività, di vivere non vivacchiare.
Da troppo tempo invece il nostro paese sta vivacchiando.

Temi correlati:

Il Meglio per il cambiamento.

Indice GINI e meritocrazia.

Europa dei popoli.

Adattamento al futuro.

Mettersi in gioco.

01/12/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

Anche l’ Africa chiede più Europa

Non si può e non si deve rimanere indifferenti di fronte a ciò che è successo qualche giorno fa a Lampedusa. Nessuno se lo può permettere, con la consapevolezza che il problema degli sbarchi non è nuovo e questo è solo uno degli ultimi episodi dall’ epilogo drammatico che calamita ogni attenzione, ma il fenomeno non è affatto nuovo e troppo spesso taciuto poiché fortunatamente non sempre così tragico.

Adesso a mente più fredda si fa appello a politiche comunitarie per cercare di porre rimedio alla piaga dell’immigrazione incontrollata in terra europea. Lo fa l’ Italia che, fuor di dubbio, vive il problema sulla propria pelle, lo fa la Germania che, abbandonando il suo rigore spesso un po’ egoistico, si dichiara favorevole a quote di immigrati per singoli stati e ad accordi con gli stati di partenza degli emigranti, e lo fa la Francia, che per bocca del suo primo ministro Jean-Marc Ayrault ritiene necessario un intervento europeo per cercare una soluzione al fenomeno dell’ immigrazione nell’ Unione.
Con questo fine si riuniranno nei prossimi giorni, probabilmente mercoledì 9 ottobre, i Ministri degli Interni di tutti gli stati membri.

Politiche comuni e forti valide per tutto il continente europeo sono necessarie per affrontare ogni tematica che comporti conseguenze per i singoli stati; più in generale ogni politica finalizzata ad incrementare la competitività del continente, a rafforzare la sua posizione attualmente un po’ barcollante e ad affrontare le sfide globali, non può prescindere dal seguire una linea dettata centralmente all’insegna della solidarietà e dell’integrazione tra gli stati membri in modo da avere realmente “più Europa” come invocato da molti esponenti istituzionali (il Premier italiano Letta primo tra tutti, ma anche l’ex Premier Mario Monti o il Professor Romano Prodi). Questa considerazione vale ovviamente per le tematiche monetarie e finanziarie, per quelle fiscale e relative alla tassazione ed all’evasione/elusione, per le politiche energetiche ed il mercato dell’energia, per la lotta ai cambiamenti climatici ed alla sostenibilità energetico – ambientale. Tutti campi che, senza un moto sincrono ed unitario, amplificheranno disuguaglianze ed accentueranno i problemi degli stati più deboli i quali saranno la zavorra della UE e non le consentiranno di competere a livello globale con le grandi potenze, come parimenti non potrebbero farlo le singole economie, anche quelle più forti, perché pur sempre troppo piccole di fronti ai giganti del mondo. A maggior ragione questa considerazione va applicata, e pare che, almeno a parole, anche i più reticenti come la Germania se ne siano accorti, al tema della demografia e più nello specifico dell’immigrazione che non è più verso una nazione, ma è verso un continente e che troppo spesso finisce in tragedia.

Il commissario europeo responsabile per gli affari interni e l’immigrazione Cecilia Malmström ha dichiarato da Bruxelles che l’ Europa ha messo in campo strumenti per il controllo dei flussi migratori, come il Frontex e l’Eurosur, e che ha allocato molti fondi, dei quali uno dei maggiori destinatari è l’ Italia (232 milioni nel periodo 2010-2012 e 137 milioni solo per il 2013). La Malmström ha anche affermato che l’ EU è disponibile ad agire, ma gli Stati devono chiarire cosa vogliono. Quest’ ultima affermazione forse non è troppo precisa, in realtà dovrebbe essere elaborata, con la partecipazione di tutti gli stati membri, una politica e delle modalità comuni per cercare di risolvere il complesso problema. Non è esaudendo le proposte di singoli stati, i quali potrebbero avere visioni limitate, che si può affrontare la situazione a livello continentale come dovrebbe essere fatto, altrimenti si rischierebbe solamente di spostare in problema da un confine ad un altro.

Il problema demografico animerà i prossimi anni e l’ immigrazione dai paesi africani e del medio oriente rappresenta una risorsa che tramite l’ integrazione ed attraverso la creazione di un’ area economico-sociale “Paneuromediterranea” (Cit. editoriale del trimestrale Oxygen di Antonio Tajani, Vice Presidente commissione Europea) potrà portare benefici a tutti i continenti che si affacciano sul Mare Nostrum. Il flusso migratorio deve essere controllato e non essere animato dalla disperazione per guerre civili, terrorismo, estrema povertà oppure non deve essere la via di fuga per criminali. A tal fine i dialoghi con i paesi africani o del medio oriente interessati sono indispensabili, ma difficili anche per il fatto che spesso i governi sono dittatoriali, militarizzati o non ben definiti. Da parte dei paesi più industrializzati, ricchi ed attenti alla sostenibilità anche in campo umanitario e politico, come l’ Europa si presenta, deve essere compiuto uno sforzo non interessato per portare stabilità anche in quelle aree flagellate e devastate dalle dittature militari, per instaurare un tessuto sociale più armonioso ed autosufficiente grazie all’ approvvigionamento di acqua, al miglioramento di prassi sanitarie, all’ elettrificazione ed alla creazione di una agricoltura e piccolo artigianato locale che regolerebbe in modo automatico il flusso migratorio.
È chiaro che questi interventi richiedono tempo ed una organizzazione impeccabile che solo una istituzione od continente veramente unito e mosso da politiche comuni può garantire. Ne è un esempio l’ ONU o la Banca Mondiale e lo deve diventare anche l’ Unione Europea, perche anche l’ Africa sta chiedendo più Europa.
Se le dichiarazioni della Germania, della Francia e di tutti i paesi che non possono rimanere silenti di fronte ad un simile dramma, verranno applicate ed estese anche ad altri temi chiave, allora sarà seriamente possibile convergere verso un’ Unione più forte che dovrà davvero diventare l’ Europa dei Popoli che ormai è richiesta anche oltre i confini del continente e per affrontare problemi ben più nobili dell’economia e della crescita, quelli legati alla vita. Se ciò accadrà i poveri profughi di Lampedusa ne saranno di diritto i martiri padri fondatori.

06/10/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

Comprensibili e giustificate ingerenze europee

Queste sono giornate d’attesa per il voto della giunta sulla decadenza, per il video messaggio, che parrebbe già da tempo circolare in multiple versioni, e per le sorti del Governo.

Anche i giorni scorsi sono stati però densi di avvenimenti importanti e di respiro internazionale. Il commissario degli affari europei Olli Rehn è stato in visita presso le Camere italiane in occasione di una delle discussioni sulla legge di stabilità (si dovrebbe fermare fino a venerdì 20 quando è previsto un CDM di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza), vale a dire quella che fino a qualche anno fa era chiamata legge finanziaria. Per molti questa “intromissione” ha già sapore di commissariamento, quasi una anticipazione della Troika. A pensarla così sono esponenti di tutte le parti politiche (M5S, PDL, PD), ad eccezione di Scelta Civica di Monti, che hanno ritenuto una invasione di perimetro, adducendo che l’ Europa non ha da insegnare nulla, anzi dovrebbe pensare agli sbagli fatti negli anni e mesi scorsi, a cominciare dalla Grecia ed al suo ingresso in Europa nonostante conti, a detta loro, notoriamente truccati.

Si potrebbe essere non totalmente d’accordo con alcune politiche Europee, in particolare con l’eccessiva austerità “ad ogni costo”, con l’assenza di flessibilità sui conti, inclusi il rapporto deficit/PIL e la procedura di infrazione, volta alla redistribuzione degli oneri dai paesi meno in difficoltà a quelli più problematici, fermo restando un controllo continuo e constante da parte delle autorità di Bruxelles, o con la decisione di attuare una politica monetaria che avrebbe potuto essere più aggressiva per rilanciare competitività, investimenti ed esportazioni.

Detto ciò è altresì innegabile che, nonostante l’impegno italiano ed i risultati ottenuti a partire dall’Esecutivo Monti e continuati con quello Letta grazie ai quali, con grandi sacrifici della popolazione, qualche voce di bilancio è stata riequilibrata, molte linee guida europee applicabili in modo relativamente semplice sono state disattese; in particolare non è avvenuto lo spostamento della tassazione dalle persone, imprese ed attività produttive, quindi il cuneo fiscale sul lavoro, alle rendite, proprietà e consumi, anzi, proprio con l’IMU la direzione intrapresa è stata quella opposta causando le osservazioni e la richiesta di chiarimenti sulle coperture da parte di Bruxelles che aveva già definito l’abolizione della tassa sulla proprietà immobiliare oltre che pericolosa per i conti anche iniqua. Proprio il taglio del cuneo fiscale è un provvedimento condiviso da ogni partito, dai sindacati e dalle stesse associazioni di categoria, ma che l’instabilità politica ed i veti incrociati su tutti i temi oggetto di discussione hanno bloccato rallentando ulteriormente il paese.

Se volessero essere mantenuti i piani, quindi abolizione completa dell’ IMU, mantenimento dell’IVA al 21% fino a dicembre, rifinanziamento delle missioni all’estero e considerando il dato sul PIL del secondo trimestre 2013 a -2.1% ed inferiore alle previsioni, entro fine anno dovrebbero essere reperiti circa 6.5 – 7 miliardi. Tali somme difficilmente potranno essere trovate solamente con tagli agli sprechi, benché si tratterebbe di solo il 2% della spesa immediatamente aggredibile di 300 miliardi su un totale di circa 850, e l’aumento dell’ IVA, o comune un incremento del livello di tassazione che è auspicabile non sia lineare ma progressivo e proporzionale alla ricchezza,  risulta quindi molto probabile al fine di rispettare il rapporto del 3% che tassativamente è stato ribadito essere intoccabile. Ci sono inoltre l’instabilità politica e le attenzioni da parte della commissione europea che spingono lo spread e gli interessi sul debito al rialzo, portandoli ai livelli della Spagna, la quale, secondo la EU, assieme ad altre nazioni come il Portogallo, ha recepito le istruzioni europee in modo migliore ed ora ne sta raccogliendo qualche beneficio.

Sicuramente gli sprechi sono un elemento chiave su cui agire per reperire risorse economiche senza appesantire ulteriormente una tassazione non più sopportabile che si piazza ai massimi livelli in Europa. Per fare un esempio il tratto di autostrada Salerno – Reggio Calabria costa al Km circa 52 milioni di euro, 4 volte la  media europea.

Alla luce di quanto detto non è insensato che Olli Rehn vanga a farci visita e si permetta in un certo qual modo di redarguirci. Non è questione se la legge di stabilità verrà fatta in Italia o a Bruxelles, il punto è farla bene in modo equilibrato e sostenibile, ed a quanto pare a Roma fino ad ora hanno avuto evidenti difficoltà che forse possono essere superate con un po’ di costruttivo pressing europeo.

Gli obiettivi da porsi nei prossimi mesi dovrebbero essere orientati all’ottenimento di condizioni più favorevoli per finanziare investimenti e crescita, confidando che la Germania e la Merkel (probabilmente rieletta) abbiano posizioni meno rigide, a rilanciare l’export, i consumi, la domanda interna e la produzione supportata da una diminuzione della tassazione sul lavoro e da una maggior concessione di credito alle imprese. Inoltre di estrema importanza è la capacità di attrarre nuovi investimenti di aziende nostrane ed estere, tanto che sul tavolo del Governo ci sarebbe già un programma di possibili dismissioni di asset statali. In tal direzione, e non si può non fargli un in bocca al lupo vista la sua complessità ed importanza, si sta muovendo il progetto “destinazione Italia” (CDM previsto per il 19 ore 9:30) patrocinato non a caso del Ministero degli Esteri (gli investimenti provenienti da altri paesi sono fondamentali per l’Italia, ed attualmente sono ostacolati dall’alto costo del lavoro, dalla burocrazia, dall’incertezza politico-normativa ed anche dalla corruzione).

Ovviamente presupposto e condizione necessaria per giungere a risultati positivi, soprattutto in campo europeo ed internazionale, sono, come ripetuto più volte, la credibilità e la stabilità politica ancora lacunosa.

17/09/2013
Valentino Angeletti
LinkedIn: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

Mediaset, ma non solo, a bloccare la politica

Solo qualche giorno fa, alla vigilia del processo Mediaset, il profilo adottato da media e politica era piuttosto basso, la linea comune era quella che vicende giudiziarie del Cavaliere e politica dovessero essere separate, benché fossero chiari ed evidenti i contrasti che permeavano trasversalmente i partiti.

La sentenza è stata pronunciata e resa esecutiva, proprio oggi 3 agosto. L’interdizione dai pubblici uffici è rimandata al tribunale di Milano e probabilmente sarà ritoccata temporalmente passando da 5 a 3 anni, mentre è stata confermata la condanna penale per frode fiscale a 4 anni, ridotta a 1 per via dell’indulto. La Corte non ha influenzato il titolo Mediaset che nell’ultimo anno ha guadagnato oltre il 100% consentendo alla famiglia Berlusconi di aumentare il valore delle loro azioni per un ammontare pari circa a quanto dovrebbero pagare a De Benedetti per il caso CIR-Mondadori, 470 milioni di €. Forse la Consob in queste situazioni dovrebbe preventivamente vigilare poiché in un periodo di crisi e con il settore pubblicitario che arranca in tutta Europa, una performance simile del Biscione pare appena sospetta, pur non essendoci fondamento alcuno.

Inevitabilmente l’esito sta avendo un impatto importante. All’interno del PD il segretario Epifani chiede il rispetto della sentenza ed in particolare il voto per far uscire Berlusconi dal Parlamento poiché dal 2012, Esecutivo Monti, chiunque abbia una condanna definitiva di oltre 2 anni non ne può far parte. Il PD rimane anche in questa circostanza diviso internamente (Civati, Epifani, Renzi ad esempio hanno opinioni discordanti), complice il congresso e le elezioni primarie che rendono il clima all’interno dei democratici costantemente da campagna elettorale.

I leader del PDL si schierano a favore del Cavaliere arrivando a chiedere al Presidente della Repubblica la grazia per Berlusconi il quale si limita a dichiarare, molto astutamente, di voler mettere dinnanzi a tutto il bene del paese, ma poi richiede una imminente riforma della giustizia e nuove elezioni nel breve termine. L’ipotesi della grazie è molto remota, non sono i leader politici ad avere facoltà di richiederla e Napolitano, pur favorevole ad una modifica della riforma della giustizia, non è assolutamente intenzionato a concederla nonostante le minacce del PDL di dimissioni di massa che porterebbero immediatamente alla caduta del Governo ed addirittura il clima da guerra civile intimato da Bondi. Esiste inoltre il punto che riguarda la successione, Marina Berlusconi non è gradita a tutti i membri del PDL, ma il nome che consentirebbe di mantenere il simbolo con la dicitura “Berlusconi” e l’esperienza imprenditoriale la pongono di fatto in lizza, quasi che il centro destra liberale in Italia possa essere rappresentato solamente dalla famiglia di Arcore.

Scelta Civica, con l’ex Premier Monti, ricorda saggiamente che in questo momento una crisi di governo potrebbe non essere sostenibile, nonostante sul fronte dei mercati gli spread siano rimasti constanti.

Il Premier Letta, concordando con Monti, dichiara che non è pensabile, anzi si tratterebbe di un “delitto” far cadere ora l’Esecutivo.

La situazione è molto complessa ed intrigata, è probabile che il Presidente della Repubblica stia ripensando alle parole che disse quando accettò il secondo mandato, cioè che in caso di gravi tensioni avrebbe valutato le dimissioni; attriti e scontri non sono mai mancati, ma ora sembrano essersi davvero aggravati e rischiano di compromettere seriamente la tenuta del Governo, lo testimonia una improvvisa accelerazione che qualche giorno fa c’è stata sul fronte della legge elettorale.

Le tensioni politiche, nonostante qualche progresso sul fronte dei conti, dei consumi e della produzione, hanno già portato il rating del debito del nostro paese a due step dalla classificazione “spazzatura”, che vorrebbe dire divieto di acquisto per statuto da parte di molti Stati, ed investitori istituzionali, comprese banche e fondi; a quel punto il rifinanziamento sarebbe più difficile ed avrebbe costi sempre maggiori.

Oltre ai mercati, che guardano il nostro paese con costante attenzione (debito, riforme, mercato del lavoro, disoccupazione sono sorvegliati speciali), vi sono i problemi interni all’Esecutivo. Questo governo che doveva essere rapido, dinamico e flessibile, in grado di affrontare, grazie alla maggioranza ampia, le questioni urgenti in modo celere, si è rivelato ingessato ed ostaggio della stessa maggioranza, quando non delle opposizioni, che lo compongono. Nonostante alcuni buoni risultati sia a Bruxelles (accordi sul lavoro giovanile) che al livello nazionale (sblocco dei pagamenti della PA, qualche riforma per rendere il lavoro più flessibile utilizzando l’EXPO come driver, incentivi alle ristrutturazioni e bonus per elettrodomestici e  riqualificazione/risparmio energetico, qualche flebile cenno alla sburocratizzazione ed alla sua digitalizzazione, che però pecca di educazione digitale della popolazione, in particolare quella più anziana etc) il ritmo è lento ed il Premier Letta è costretto ad impegnare più risorse nella mediazione interna rispetto a quelle che impegna in Europa per cercare di fare in modo che vengano presentare ed approvate quella serie di norme volte ad armonizzare l’ EU ed in grado di creare i presupposti per la ripartenza economica e la competitività che risultano spesso osteggiate dai paesi nordici i quali, come entità particolari, beneficiano di questa situazione contravvenendo allo spirito europeista che dovrebbe essere condiviso e difeso da tutti i membri. In tal senso si possono rammentare l’unione bancaria, l’armonizzazione fiscale e della tassazione, la lotta comune all’evasione, le politiche monetarie della ECB e, limitatamente al nostro paese, l’applicazione della “golden rule” agli investimenti in innovazione ed infrastrutture; tutte norme che necessiterebbero di una pressione costante dei principali rappresentati del Governo italiano.

Alcuni dati stanno lentamente volgendo in territorio positivo rispetto agli ultimi mesi, come la produzione ed i consumi, dopo aver visto cali drammatici, e forse anche il PIL 2014 sarà lievemente positivo, +0.7%; i livelli pre crisi rimangono ben lontani ed anche la disoccupazione continuerà ad aumentare per molti anni, in ogni caso i pochi segnali di inversione di tendenza dovrebbero essere sfruttati, le azioni essere più incisive e rapide, ed il governo non dovrebbe incagliarsi ogni giorno in nuovi  problemi interni.

In questo momento in Italia, come in Europa, si dovrebbero realmente superare gli egoismi e le posizioni da campagna elettorale per operare in ottica di più ampio respiro e risanamento di lungo termine. La maggioranza dovrebbe accordarsi, trovare un compromesso legalmente accettabile sul destino politico di Berlusconi e passare oltre andando ad affrontare i temi di interesse economico per il paese, come il costo dell’energia che necessita di un nuovo piano energetico ed una differente gestione delle rinnovabili e degli incentivi, il lavoro giovanile che deve vedere entro fine anno applicate quelle misure previste dalla “youth guarantee” concordata a Bruxelles e per la quale si ricevono contributi europei, la riforma previdenziale e degli ammortizzatori sociali, il digital divide, il livello fiscale insostenibile, il credit crunch ed il sostegno alle imprese, la riforma elettorale ed il finanziamento pubblico ai partiti, il taglio della burocrazia e della spesa pubblica, la gestione del patrimonio immobiliare e delle aziende controllate o partecipate. Il DDL del Fare per ora è un piccolo tassello di un grande mosaico che in breve tempo dovrebbe essere completato, ma i giocatori, quasi che non riescano a rendersi conto delle situazioni economico sociali in cui versano il paese e le persone, non sembrano essere troppo motivati, continuando ad avere un visione molto limitata e sempre più “divisiva”.

03/08/2013

Valentino Angeletti

LinkedIn: Valentino Angeletti

Twitter: @Angeletti_Vale

Come comunica la politica? Dalla Fornero alla vicenda kazaka

 

Sempre più spesso rimango colpito, quando non addirittura basito, di fronte all’incapacità di alcuni politici di comunicare in maniera efficace o di pesare quanto stanno per dire alla luce delle loro importanti cariche istituzionali o di quante poche relazioni interne ed esterne ci siano tra vari enti di Governo.

Si ricordi ad esempio la definizione di “choosy”, letteralmente “schizzinoso”, che l’allora Ministro Fornero affibbiò ai quei ragazzi che non volessero accontentarsi, prescindendo dal loro titolo di laurea, di un posto di lavoro più o meno qualsiasi. Personalmente interpretai il discorso del Ministro come voler spronare i ragazzi ad entrare in un meccanismo lavorativo che, piano piano, partendo dalla gavetta, magari allontanandosi da casa, rischiando un po’ e  sfruttando le proprie capacità, potesse portare gradualmente nuove prospettive e nuove opportunità. In tal contesto si può, anzi si deve, consigliare ad un giovane di non essere choosy, ma di adattarsi, impegnandosi e dimostrando il proprio valore. Purtroppo questo meccanismo difficilmente in Italia esiste ed il rischio molto concreto è che un ragazzo neo laureato rimanga disoccupato o entri in una spirale infinita di contratti a termine e precariato senza tutele, diritti, prospettive ed al limite dello sfruttamento che si vede costretto ad accettare per necessità. Considerando la posizione istituzionale della Fornero e l’indubbia conoscenza del problema, essendo allora il Ministro del Lavoro, la sua uscita non fu di sicuro felice come non fu felice la definizione di “noioso” che l’ ex Premier Monti diede al posto di lavoro fisso. Anche in tal caso in una società o azienda dove vi fossero opportunità di cambiare lavoro, se necessario seguire un percorso di riconversione (magari con sostegno statale come accade in Germania), acquisire nuove competenze, ampliare la propria visione, conoscere nuovi mondi e nuovi approcci ai problemi, in sostanza arricchirsi personalmente, sarei il primo a non voler fare per 40 anni la stessa mansione, anzi mi augurerei di cambiare periodicamente. Purtroppo in Italia non funziona così e le aziende che danno queste possibilità di mobilità intra o extra company sono pochissime e nel nostro paese la riconversione del lavoratore non esiste.

L’ultimo episodio di comunicazione molto scadente e non consono al ruolo, è l’accostamento che il Vice presidente del Senato Calderoli ha fatto tra il Ministro per l’integrazione Cecilie Kyenge ed un Orango, proseguendo dicendo che sarebbe un ottimo ministro in Congo e che non parla correttamente l’Italiano, cosa tra l’altro falsa. Il riferimento al razzismo è lampante e del tutto differente rispetto ad altri paragoni animaleschi avvenuti in politica, ma soprassediamo. Gli aspetti più improbabili e peggiorativi sono staiti i tentativi di giustificazione addotti. Il primo è stato che il riferimento non era politico, ma “semplicemente” di somiglianza fisica, bene, un galantuomo il Vice Presidente. Poi disse che era una frase da comizio, suvvia per agitare le folle acclamanti, come se ad un comizio un Vice Presidente del Senato possa esprimersi in quei termini, anche se la cosa più preoccupante è che esistano ancora folle, magari poco consistenti ma sempre troppo numerose, che nel 2013 nella civile Italia si esaltano per frasi simili. Infine, la scusa più patetica è stata la confessione di una “forma mentis” per la quale Calderoli associa ad ogni persona un animale, si trovano quindi l’airone Letta, la rana Alfano, il cane San Bernardo Ministro Cancellieri definita paciosa ma sempre pronta a mordere, infine l’apoteosi: il Ministro delle politiche agricole Nunzia De Girolamo associata, udite udite, ad una gallina ovaiola!

La reazione della Kyenge dal canto sue è stata impeccabile, non ha mostrato alcun rancore o livore nei confronti del Vice Presidente ed anche dal punto di vista comunicativo ha abbassato i toni non scadendo nella facile polemica, accettando le successive scuse e limitandosi a dire molto tranquillamente nei modi e nei toni che quello è il tipo di atteggiamento dal quale la politica dovrebbe liberarsi.

Un altro importante caso degli ultimi giorni è rappresentato dalla vicenda kazaka che causerà il 19 luglio la procedura di voto di sfiducia al Governo. La vicenda denuncia una totale mancanza di comunicazione ed in particolare di relazioni interne e passaggio di informazioni tra enti relazionati gerarchicamente, che in una nazione rappresenta un fatto gravissimo. Sia il Ministro degli Interni che quello degli Esteri si sono detti ignari di tutto, mentre 50 poliziotti speciali compivano una azione non proprio all’ ordine del giorno ed un aereo (non si sa se kazako o austriaco) partiva da Ciampino alla volta probabilmente di Astana con a bordo una mamma ed una bimba di sei anni. Si potrebbe pensare ad un accordo tra Italia e Kazakistan per via delle importanti relazioni strategiche oppure semplicemente a lacune nel passaggio di informazioni. In ambedue i casi si nota come la comunicazione o la condivisione di importanti informazioni tra elementi interessati non abbia funzionato per nulla.

Altri casi simili che hanno rischiato di compromettere un paese, la sua immagine o gli equilibri politici, economici e sociali, esistono non solo a livello italiano, ma anche europeo e mondiale; ad esempio quando Dijsselbloem disse che tutto sommato le modalità di intervento nella crisi cipriota avrebbero potuto rappresentare un modello per l’Europa, causando le reazioni immediate dei mercati e delle istituzioni europee.

Un rapporto odierno dell’Istat rivela che:

“in Italia sono 9 milioni 563 mila le persone in povertà relativa, pari al 15,8% della popolazione. Di questi, 4 milioni e 814 mila (8%) sono i poveri assoluti, che non riescono ad acquistare beni e servizi essenziali per una vita dignitosa”.

Non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno improvvisandosi filosofo arrivasse a dire che alla fin fine un po’ di povertà potrebbe aiutarci a riscoprire gli antichi valori e magari ad avvicinarci a stili alimentari più corretti….. (che tra parentesi sarebbe anche falso).

Ci si potrebbe domandare: ma come comunica la politica?

Raggiungerà mai un totale, benché comprensibilmente difficile, dominio della comunicazione che la renderà in grado di diffondere il messaggio voluto senza fraintendimenti e soprattutto pesando intelligentemente quanto sta trasmettendo in relazione al ruolo istituzionale del proferente parola?

16/07/2013

Valentino Angeletti

LinkedIn: Valentino Angeletti

Twitter: @Angeletti_Vale