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Elezioni 2018, tracollo del PD: esiste un perché?

Conclusasi la fase di voto, spoglio ed elaborazione dei risultati, non possiamo dire archiviato, anzi, durerà a lungo, il periodo “elettorale”, intendendolo, ad ampio spettro, come transizione verso un nuovo Governo.
Sicuramente uno dei risultati che più hanno segnato lo spoglio e le susseguenti analisi, è stato il tracollo del PD, benché complessivamente sia ripartizione che entità delle percentuali non fossero così difficili da pronosticare.
La chiave di lettura di un tale epilogo è, a mio avviso, legata all’anima che ha dominato il PD in questi ultimi anni, ossia il Segretario Matteo Renzi. Il leader democratico si è sempre posto in modo molto netto in una posizione in cui o si era con lui e contro, o lo si ama o lo si odia, di tale atteggiamento non ha neppure fatto troppo segreto.
Inizialmente, ricordiamo le europee di qualche anno fa, fu premiato da un 40% perché il suo parlare, anche in modo violento con il conio del neologismo “rottamazione”, di rinnovamento della classe politica ed assoluta necessità di una nuova classe dirigente e di leader, aveva fatto breccia nel cuore degli elettori, sia del PD che dei più orientati a destra. Va oggettivamente ammesso che non si poteva dare assolutamente torto a quel proposito, in un paese in cui l’età media della politica era (e rimane) la più alta tra i paesi UE.
In seguito, il suo atteggiamento ha portato a numerose fratture all’interno del partito con la sinistra più radicale e con i sindacati, citiamo a titolo esplicativo il JOBS ACT e l’abolizione dell’articolo 18, che lo hanno accusato di portare avanti un programma politico troppo lontano dagli ideali fondanti il PD e vicino ai poteri cosiddetti di sistema.
Nell’ultimo periodo, ed i risultati referendari ne sono stati prova eclatante, la sua impostazione ha cominciato a non pagare più. Matteo non ha compreso questo nuovo vento di malcontento ed ha insistito, amplificandolo addirittura, il suo posizionamento come persona che o si odia o si ama, portando alla creazione dei LEU, l’ala più radicale dei fuoriusciti dal PD.
Il 19% e spiccioli racimolato dal PD di Renzi, sono la prova evidente che l’elettorato ha deciso di odiarlo, e con lui ha deciso di odiare tutto il centro sinistra a cui si può senza dubbio imputare di non essere stato coeso tanto quanto un centro destra sempre duro a morire. Tanti voti dal PD, assieme ai molti che nelle precedenti elezioni si erano astenuti, sono andati al M5S ed alla Lega, i veri vincitori nonostante il buon lavoro del Premier Gentiloni che ha pagato lo scotto di avere Renzi, il segretario, alle spalle, mossi dal medesimo sentimento che aveva mosso i votanti di Renzi della prima ora: la voglia di rinnovamento, discontinuità ed in parte opposizione rispetto al sistema.
Adesso attendiamo di vedere che alleanza si configurerà, i sostenitori del M5S si attendono cambi epocali, reddito di cittadinanza ed abolizione/modifica della Legge Fornero, e come deciderà di muoversi il Presidente Mattarella, che di certo, da veterano della politica, non avrà certo non previsto lo scenario in essere.

06/03/2018
Valentino Angeletti
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Merkel in Grecia, Lagarde a Washington, ed una strategia politico-economico-monetaria contro la stagnazione

Si è conclusa poche ore fa la visita del Cancelliere Merkel in Grecia. La prima impressione è stata di una Angela molto “accomodante”, come si usa dire per la politica monetaria, e comprensiva nei confronti del popolo greco che non ha fatto mancare manifestazioni di protesta più o meno violente in varie parti della capitale, culminate con l’ordigno piazzato a scopo dimostrativo nei presse della sede della Banca di Grecia.

La Merkel si è detta vicina al popolo greco che ha dovuto accollarsi pesanti sacrifici, in particolare a tutti coloro che hanno perso il lavoro. Ha poi rimarcato come il governo di Antonis Samaras abbia attuato diligentemente i piani di rigore dei conti e dei bilanci portando gli indicatori a migliorare più di quanto si aspettassero. In sostanza la via imboccata è corretta e dovrà portare a lavorare sulla riduzione del debito. Ad Atene ha anche incontrato una delegazione di giovani imprenditori con i quali si è confrontata su svariati temi ed ha assicurato che essi verranno supportati nel rilancio della competitività del paese, elemento fondamentale per l’Eurozona. Nella conferenza congiunta col premer Samaras i due leader hanno poi annunciato lo stanziamento di un fondo al quale contribuiranno con 100 mln di € a testa proprio a sostegno delle piccole e medie imprese e la Merkel ha sottolineato l’importate apprezzamento che ha avuto il primo collocamento post-crisi di Bond greci. Con una domanda pari a 20 volte l’offerta sono stati infatti collocati 3 miliardi di € (ritoccati rispetto ai 2.5 miliardi stimati) ad un rendimento per il titolo a 5 anni del 4.75% passando dal 6.1% del 2010, il decennale invece è passato da un interesse del 44% del 2012 al 5.75%.

Il collocamento dei Bond lascia sì intravedere fiducia, ma fa parte di un meccanismo, quello finanziario, che troppo spesso non rispecchia il reale andamento dell’economia (Link Economia-Politica-Finanza). I capitali in questa fase economica si stanno spostando dagli incerti mercati emergenti, dove insorgono problematiche tra cui l’instabilità politica e monetaria, l’altissima inflazione, le tensioni sociali interne ed il rallentamento delle locomotive come ad esempio Cina (che ha dichiarato con tutta probabilità di non riuscire a centrare i target di crescita previsti per via della diminuzione dell’ export) e Brasile (che si trova di fronte ad un bivio – Link), verso economie più mature, a rischio inferiore (nel caso greco reso ancora più basso dal regolatorio scelto), e redimendo accettabile, come appunto la Grecia inserita in una area Euro in lenta ripresa. I titoli in questione (come tutte le venture emissioni) inoltre sono stai emessi in ottemperanza alla normativa britannica, vale a dire che qualora la Grecia facesse nuovamente default o dovesse ristrutturare il proprio debito le carte del procedimento sarebbero impugnate dai tribunali londinesi che nel 100% dei casi precedenti hanno dato ragione ai detentori dei titoli, costringendo gli emittenti, il governo greco appunto, a pagare. Evidentemente si tratta di un investimento al 4.75% di remunerazione con tasso di rischio ben più basso anche in ottica speculativa; infatti tutte le grandi banche dall’Ingelse HSBC alla tedesca DB hanno fatto da dealer nella collocazione.

La generosità della Merkel può essere interpretata, dai più maliziosi, come che fosse un tour elettorale a sostegno del governo Samaras, filo-europeista, rispetto al partito di sinistra radicale Syriza di Tsipras, più euro-scettico e critico nei confronti della politica tedesca ed europea di austerità. Syriza, secondo i sondaggi, è il primo partito in Grecia ed ha come obiettivo di vincere le Europee e proporsi a negoziare in modo duro con la Germania.

Effettivamente credo che al popolo greco, con una disoccupazione al 26.4% ed un salario decurtato in questi anni del 40%, poco importi del PIL previsto in crescita nel 2015 del 2.6% e degli endorsment della Merkel la quale forse dimentica che il livello di debito greco al 164% del PIL lascia ampiamente aperte le porte di un nuovo default e forse tralascia le condizioni di compromesso che hanno portato molti greci a rinunciare alla cure mediche, al cibo di qualità fino a correre ai banchi dei supermercati ai quali è stato concesso di vendere cibo scaduto a prezzo ridotto.

Assai probabile che la Merkel si stia rendendo conto della difficile prospettiva per l’Europa e per la Germania, che sarebbe profondamente colpita nella sua economia, nel caso di una forte affermazione degli schieramenti anti-europei che stanno avanzando un po’ in tutti i paesi e che potrebbero creare gravi ed imprevedibili instabilità.

L’appoggio alla Merkel però non può e non deve venire gratuitamente, in particolare da parte di quei paesi che più hanno sofferto e pagato la crisi e che non possono accollarsi ulteriori sacrifici. Con l’austerità che si protrae ad oltranza la Germania e gli stati forti hanno goduto e godranno di benefici nel breve, ma saranno inevitabilmente trascinati essi stessi a fondo, soccombendo nella sfida globale. Questo meccanismo non pare ancora totalmente compreso dalla Germania e dai cosiddetti falchi del nord grandi influenzatori della linea politica Europea. Tra gli stati maggiormente creditori verso l’austerità vi sono Italia, Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna ed anche Francia.

Particolarmente importante, vista l’incidenza delle tre economie nel contesto europeo e mondiale, sarà un forte asse italo – franco – spagnolo facendo leva sulla presidenza italiana, sulla condivisione di vedute e programmi tra Renzi ed il nuovo Premier francese Valls e con l’appoggio di Schulz, leader del PSE e presente nella grande coalizione tedesca CDU-SPD, molto aperto nei discorsi e con le parole ad una nuova idea di Europa, più vicina alle esigenze delle persone, più alla ricerca di una vera identità unificata e meno soggetta al rigore che pure va preservato.

L’idea di Europa più flessibile, più aperta ai repentini cambiamenti degli scenari economici globali, pronta a leggere ed interpretare contesti avendo la capacità di agire proattivamente, è qui più volte stata reclamata, ed ora pare che tutte le parti politiche, a meno delle fazioni più estreme e nazionaliste, convengano su questa conclusione, forse in ritardo. In Italia a profetizzare una Europa diversa sono tutti i partiti, da quelli maggiori, PD, PDL, NCD ai quelli più piccoli del centro o simpatizzanti destra e sinistra fino a concludere con lo stesso M5S che, mantenendo toni duri e coloriti, non ha più quella propulsione anti Europa che aveva al momento delle sue prime apparizioni. Adesso si limita ad asserire, come più o meno tutti, che vanno ridiscussi i trattati, al massimo avanza l’ipotesi di un referendum nei fatti probabilmente irrealizzabile perché non previsto dalla regolamentazione ed anche qualora fosse indetto la vittoria, per quel che riguarda l’Italia, della permanenza nell’Unione è scontata.

Lato governi nazionali quindi dovranno essere portate avanti le riforme previste nei vari programmi, Renzi in primis, per rilanciare l’economia partendo dal mercato del lavoro, dalla lotta alla burocrazia, dal sostegno alle famiglie ed al credito a privati ed imprese. Su questa linea è anche il FMI, che da Washington, per bocca della Direttrice Lagarde, ha sottolineato l’importanza delle riforme affinché i flebili segnali di ripresa si possano consolidare, ma al contempo sollecita anche la BCE all’utilizzo degli strumenti non convenzionali in modo da sollecitare l’economia reale e dare l’abbrivio necessario per cercare di invertire le tendenze congiunturali che si riflettono anche nel periodo di bassa inflazione, attualmente ad un livello decisamente inferiore rispetto al target europeo del 2%. La Lagarde ha anche ricordato l’importanza di una ridistribuzione della ricchezza, che qui era già stata suggerita a Gennaio, a valle del discorso di chiusura al World Economic Forum di Davos tenuto proprio dalla Direttrice (Link articolo di Gennaio 2014).

La politica monetaria e le misure che la BCE potrebbero mettere in campo avrebbero il compito di innescare la fase di breve termine della ripresa che deve proseguire con l’effetto nel medio e lungo periodo fornito dalle riforme strutturali richieste ai vari stati membri.

In sostanza la strategia che si ritiene vincente per superare questo periodo si articolata a livello europeo con un forte asse transazionale volto a far superare l’approccio rigorista fino ad ora imposto da Germania ed assecondato da Bruxelles e col favorire l’accesso al credito tramite una regolamentazione bancaria unica; a livello nazionale con un piano mirato di riforme strutturali volto principalmente a sostenere lavoro, consumi ed imprese; sul piano monetario attraverso uno stimolo non convenzionale di QE o sostegno alle PMI tramite la cartolarizzazione dei loro debiti in modo da iniettare liquidità direttamente nel sistema economico, che non ha la pretesa di risolvere il problema ma di sostenere il sistema nel mentre si attendono i risultati strutturali del processo riformatore.

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Morando Renzi, Villa D’Este Cernobbio

11/04/2014
Valentino Angeletti
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Fassina capro espiatorio, ma a che condizioni questo Governo può proseguire?

Un’altra tegola è precipitata sul, o forse giù dal Governo. Si tratta del viceministro PD all’Economia Stefano Fassina il quale proprio ieri in serata ha dato le sue irrevocabili dimissioni. Ufficialmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una risposta del segretario Democratico Matteo Renzi ad un giornalista che gli chiedeva in merito al rimpasto di governo. Che un leader politico tiri in ballo ironicamente Fassina non è la prima volta, era già capitato durante il governo Monti, per bocca dello stesso Premier, rimediando ad un suo piccolo errore che lo aveva visto credere Fassina Senatore. Il medesimo Fassina è stato poi protagonista di dichiarazioni forse un po’ troppo impulsive che hanno suscitato reazioni contrastanti, a cominciare dall’evasione di sopravvivenza (link pezzo evasione di sopravvivenza) o dell’impossibilità di togliere l’IMU, imposta che, a detta dell’allora viceministro, visti i conti pubblici e le difficoltà dei comuni, sempre e comunque sarebbe rientrata.

L’idea di abbandonare il governo non è nuova all’ex viceministro che aveva già provato a dimettersi, bloccato poi da Enrico Letta, per incompatibilità col suo superiore Saccomanni. Stavolta la decisione sembra più ferma e difficilmente il Premier riuscirà a recuperarlo.

La prima dichiarazione di Fassina è stata che, essendo lui di un’altra corrente rispetto a Renzi, fosse doveroso tirarsi da parte per far si che il Governo potesse, con un nuovo innesto, rappresentare la reale conformazione del PD supportata alla primarie da circa 3 milioni di elettori.

Questa affermazione di Fassina, il cui posto potrebbe rimanere vacante fino ad ulteriori chiarimenti sul patto di governo, mette in luce, al di là del caso specifico, un quesito importante e di primaria importanza. Dopo la scissione interna al PDL che ha visto la nascita di una forza di maggioranza, il NCD, ed una di opposizione, il PDL fortemente orientata alle elezioni anticipate e dopo le primarie del PD che hanno stravolto l’assetto del partito, si può ancora dire che l’attuale esecutivo abbia i numeri elettorali, in termini di reali elettori, per rimanere in carica?

La domanda avrebbe potuto essere evitata se, come era stato auspicato, dopo la nascita del NCD il Governo fosse stato più debole numericamente, ma più forte e coeso sul da farsi e nell’azione, cosa che non si è verificata in modo evidente. A parte le parole questa armonia tra le due forze di maggioranza non è stata così manifesta e, benché in modo più pacato rispetto al passato, non sono mancati i diktat; ora con la decisione di Fassina medesima questione si propone per lo stesso PD ove il Segretario vuole immediatamente accelerare per giungere nel brevissimo ad una riforma elettorale, proposito condiviso trasversalmente, spesso però messo in secondo piano rispetto ad altre questioni importanti, ma in questo momento a priorità leggermente inferiore, come le unioni di fatto ed i diritti delle coppie omosessuali.

Il patto che avrebbe dovuto essere mantenuto era che un Governo d’emergenza o non avente più l’appoggio della maggioranza dell’elettorato avrebbe potuto continuare a governare se e solo se avesse fatto rapidamente le riforme e preso le decisioni che la situazione attuale richiede. Questa cosa non sta avvenendo e quindi è legittimo chiedersi se sia il caso, con una nuova legge elettorale, tornare immediatamente alle urne. La stabilità di governo serve, come ci ricordano in Europa, ma ancora di più, ed è sempre l’Europa a ricordarcelo, servono le riforme e le politiche in favore di lavoro, reddito, redistribuzione ricchezza ecc. La stabilità “statica ed immobile” tra le altre cose mina anche la credibilità e l’autorevolezza del nostro Esecutivo che stiamo piano piano riguadagnando nei consessi mondiali e che necessita comunque di una moralizzazione ed uno spirito di sacrificio maggiore messo sul piatto dalla politica stessa.

Una volta fatta la nuova legge elettorale se il governo non cambierà davvero marcia e si deciderà ad essere più risoluto anche a costo di dover arrivare a qualche scontro, come avvenne tra SPD e CDU in Germania o tra Repubblicani e Democratici in USA, le elezioni potrebbero essere l’unica vera soluzione per avere un governo dal programma più chiaro e che possa “portare in cascina” almeno qualche vittoria significativa senza procedere cercando di accontentare tutti, ma di fatto non avendo le risorse sufficienti, tanto che ogni misura anche se ammirevole nell’intento risulta inefficace nella pratica.

A ben vedere gli unici a poter temere le elezioni sono quelli di NCD, formazione ancora troppo recente e che paga il trascorso forte legame con Berlusconi il quale dal canto suo rimane leader “de facto” di un PDL stando ai sondaggi ancora ben appoggiato dal proprio elettorato storico ed in cerca di un successore.

A ricordare la necessità di serietà e di una chiara e decisa linea sono ancora una volta i dati: consumi mai così bassi, nonostante le feste, da 9 anni a questa parte; potere d’acquisto delle famiglie fermo a 30 anni or sono; i tanti aumenti scattati dal primo gennaio; lo spettro della bassissima inflazione che potrebbe ulteriormente deprimere i consumi; le stime sull’occupazione 2014; la perdurante incertezza sull’IMU; il livello impositivo per le imprese ai massimi livelli in Europa che per artigiani, commercianti e piccole industrie oscilla tra il 53 ed il 68% che rende impossibile ogni investimento. La CGIA di Mestre, stessa associazione che pochi giorni fa ha certificato una riduzione per alcune famiglie, le più fortunate, della tassazione relativa al 2013 fino a 250€ (ma sono considerati gli aumenti di molte tariffe, la stagnazione degli stipendi, le imposte locali/regionali e lo slittamento di alcune imposte come quelle sugli immobili e servizi indivisibili?), riporta un aumento impositivo relativo allo scorso anno tra i 270 ed i 1000€ per le PMI, artigiani e commercianti.
A chi poi vorrà addurre la riduzione dello Spread a 197 pti base, va ricordato che il risultato è senza dubbio importante ed effettivamente porta beneficio per il paese in termini di minori interessi sul debito, ma che principalmente è dovuto ad una politica monetaria Europea accomodante (nonostante manchi di alcuni importanti strumenti) e soprattutto dall’aumento degli interessi sui Bund tedeschi, benchmark per il calcolo dello spread degli altri paesi, tanto che i tassi di interesse dei BTP, ora appena sotto il 4%, non sono diminuiti tanto quanto i punti di spread rispetto ai massimi degli anni scorsi.

Incastrando Fassina come capro espiatorio per questa riflessione, è lecito e doveroso rimarcare il concetto che un Governo stabile paga se agisce e si prodiga per il paese, e ciò è quello che anche in Europa stanno iniziando ad intimare con sempre maggior decisione, altrimenti, poiché “mai fur vivo”, sarebbe da confinare nel girone infernale che Dante, animato dal suo più profondo disprezzo, riserva ad inganvi e pusillanimi, mai risoluti e sempre neutrali.

05/01/2013
Valentino Angeletti
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Fine anno, tutti con Napolitano. Quindi da domani si cambia?

Il tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica è stato, seguendo la tendenza del momento, all’insegna della comunicazione.
In particolare la prima parte, che ha visto la lettura ed il racconto di storia di vita vissuta da comuni cittadini alle prese con la crisi e le sfide del quotidiano, è stato un tentativo forte e toccante di riavvicinamento tra popolazione ed istituzioni politiche, rapporto che, come confermano svariati sondaggi (es. studio Demetra su la Repubblica di Lunedì 30/12), è andato sempre più ledendosi fino a sfociare in totale distacco, disaffezione e disinteresse. Sentimenti mossi dalla convinzione diffusa tra i ceti popolari e non, avvallati da alcune evidenti dimostrazioni, che la politica non riesca ad interpretare i reali bisogni dei cittadini e non sia in grado di capire i problemi o perché guidata da interessi puramente personali o perché, malgrado la buona volontà, lo status quo di politico con al seguito innumerevoli benefici e lauti stipendi, perfettamente legittimati dalle norme e che consentono disponibilità quasi illimitata per ogni eventualità, non possano permettere la completa comprensione di coloro che non arrivano a fine mese, devono scegliere tra pagare i propri dipendenti o garantire il necessario alla propria famiglia (caso presente tra le letture di Napolitano) o hanno un muto per la casa che faticano ad onorare (il classico esempio è la concessione di un mutuo, ormai chimera di molte persone comuni non lo è invece per i politici che hanno accesso a tassi di favore, 1%, e dispongono di stipendi e prebende fisse e sostanziose). Napolitano ha auspicato che questo divario inizi a colmarsi fin da subito ed ha suggerito alla politica di moralizzarsi e sacrificarsi, di tornare davvero al servizio del cittadino comprendendone bisogni, necessità, pretendendo doveri, ma assicurando diritti a partire dai fondamentali.

Il resto del discorso è stato più o meno prevedibile, dai toni non aggressivi o da ultimatum senza però tralasciare di sottolineare la natura transitoria del suo mandato né di respingere con vigore ogni accusa di assolutismo nei suoi confronti, mettendo in primo piano la necessità di andare avanti con le riforme, inaugurare un periodo di cambiamento e perseguire una larga comunione di intenti, o se si preferisce di intese, trasversali tra i partiti per lavorare assieme in favore della cosa pubblica.

Le reazioni dei partiti e del leader politici sono state critiche per quel che riguarda le forze di opposizione, ma di totale consenso ed approvazione considerando i partiti di maggioranza e del centro, quindi PD, dal Premier Letta al Segretario Matteo Renzi, NCD, a cominciare dal vice Premier Alfano, l’UDC, il cui leader Casini si è detto entusiasta e Scelta Civica, ove Monti si è complimentato per il discorso del Presidente definito pacato e forte.

Dunque nella maggioranza e nel centro tutti d’accordo.
Da domani, si consenta che il primo gennaio anche le istituzioni si dedichino al riposo, si potrà davvero lavorare in sintonia ed accordo per cambiare il paese e ritrovare i binari di una Italia al limite dello smarrimento o comunque in costante stato di “vivacchiamento”, rendendo realmente utili le larghe intese e la stabilità politica, insignificanti se fini a se stesse?
Visti i precedenti, al di là delle frasi di circostanza più o meno sincere e commoventi, sarà difficile che una data particolare come Capodanno ed un unico messaggio, uno dei tanti e neanche dei più critici, possa far mutare quell’attitudine che tra alti e bassi si protrae almeno da 240 giorni, da maggio dell’anno ormai scorso.

Il fortissimo augurio, accanto a quello di un 2014 ricco di soddisfazioni e gioia, è di sbagliare previsione. L’attesa non sarà lunga, da domani si vedrà.

01/01/2014
Valentino Angeletti
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Tra emendamenti e scissioni il senso di distacco aumenta

È scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti alla Legge di Stabilità approvata dalla maggioranza composta da PD e PDL. 3’090 sono le proposte di modifica, una cifra impressionante che conferma per l’ennesima volta la viscosità e la pervasività della burocrazia che contribuisce a bloccare il paese mettendolo nelle mani delle tecnocrazie.
Risulta difficile pensare che tutti i quasi 3’100 emendamenti possano essere, nel poco tempo disponibile, analizzati con la dovuta attenzione, così come non è credibile che siano tutti realmente sensati.
Il maggior numero delle proposte è stato per giunta presentato dagli stessi gruppi creatori, solo qualche giorno fa, della legge, ossia PDL con oltre 800 misure e PD con coltre 900; verrebbe quasi da chiedersi se si tratti davvero delle stesse persone.
I temi più dibattuti rimangono il cuneo fiscale, le detrazioni, la nuova imposta sui servizi (TASI) e l’IMU della quale la seconda rata si conferma cancellata benché non siano ancora state individuate le coperture; a questi si aggiunge un possibile contributo di solidarietà in favore della rivalutazione delle pensioni sotto i 3’000 € lordi al mese, la vendita delle spiagge demaniali, la tobin tax e le clausole di salvaguardia (leggasi accise), queste ultime forse per compensare l’ intollerabile incapacità di far saldare ai concessionari di slot machines il loro debito erariale.
Controversa è la proposta della Google Tax operata dal PD. L’ idea di far pagare alle multinazionali digitali
(Google, Yahoo, Amazon, ma anche Apple) le tasse nel paese ove vengono fatti i profitti è senza dubbio sensata, ma difficile principalmente per due motivi: il primo per la difficoltà nel definire precisamente il luogo del profitto; il secondo perché in Europa vige il principio di libera circolazione di merci, persone e capitali, corretto, se non fosse che differenti regimi fiscali e di accesso al credito, costo del lavoro altamente variabile, sistemi normativi incredibilmente eterogenei distorcono il mercato innescando squilibri sul piano della concorrenza (fiscale in particolar modo). Ciò va a testimonianza della necessità di completare un processo unificatore indispensabile, ma ancora in fase sostanzialmente embrionale.

Secondo il Presidente dell’ Adam Smith Society, Alessandro De Nicola, La Repubblica, nel 2014 non vi sarà una riduzione della pressione fiscale, anzi aumenterebbe leggermente il deficit, mentre nel lungo periodo la riduzione del prelievo dovrebbe arrivare allo 0.4%, sicuramente insufficiente a sostenere qual cambiamento necessario.
A tutto questo marasma, nel quale un senso politico-sociale si potrebbe, benché forzatamente, trovare, si aggiungono le tensioni governative, acuitesi negli ultimi giorni sia sul fronte del PDL che su quello del PD.

Nel PDL prende piede l’ ipotesi di rottura tra governativi (o innovatori) fedeli ad Alfano ed alle larghe intese e falchi (o lealisti) sostenitori di una scissione, se necessario delle elezioni e più in generale di Berlusconi che avrebbe convocato per lunedì, stufo di falchi e colombe, 120 giovani ai quali affidare il futuro del Partito. Vi sono poi le vicende sulla decadenza e sull’ eventuale grazia al Cavaliere rimessa in primo piano da Dell’Utri, ed infine il Consiglio Nazionale in programma la prossima settimana.
Nel PD invece a catalizzare l’attenzione sono le primarie e la campagna elettorale tra i candidati, la vicende dei tesseramenti, il Congresso ed in ultimo le divergenze interne sulla possibilità di aderire o meno al Partito Socialista Europeo (PSE), possibilista il segretario Epifani, totalmente contrario Fioroni.
Sul fronte del M5S torna veementemente protagonista il reddito di cittadinanza, una misura presente in molti Stati europei, dove però i meccanismi di cassa integrazione e disoccupazione non sono così insostenibile ed abbastanza anacronistici come in Italia. Allo stato attuale delle cose e considerando le tempistiche pensare ad un reddito di cittadinanza è molto complesso, non lo sarebbe forse stato se inizialmente il M5S avesse deciso di collaborare con il PD, almeno per portare a termine qualche fondamentale riforma.

Nel frattempo il paese continua a sentirsi sempre più distante dalla classe politica e dirigente. Le regioni non hanno più fondi per rifinanziare la cassa integrazione che non viene erogata da vari mese e che vede scoperti un numero imprecisato di persone. Secondo Federico Fubini, La Repubblica, il buco ammonterebbe a 330 milioni di € per un totale di 350’000 lavoratori. Ancora più allarmante e vergognoso per un paese del G8 è il dato della Coldiretti per il quale il 37% delle famiglie ha dovuto chiedere aiuto a terzi (tipicamente i genitori, mentre le banche non concedono credito), il 10% non riesce ad arrivare a fine mese, il 42% riesce ad arrivare a fine mese, ma solo facendo fronte alle spese senza un minimo extra ed un altro 42% riesce a mettere da parte una piccola somma. Sempre per la Coldiretti segnali negativi provengono dal fronte dei consumi, ridotti in tutti i settori, dalle attività ludiche e sportive fino alle ristrutturazioni edili, nonostante gli eco-bonus, all’ arredo ed alle auto.

Indubbiamente l’attuale scialuppa di salvataggio del paese “plebeo”, ma numeroso, risiede nei risparmi privati, della famiglia e degli amici, e non, come dovrebbe essere, nelle azioni incisive della politica e del governo che agli occhi di tanti, dei più indigenti, paiono distanti, lontani ed avulsi dalla realtà. È questa la ragione che fa imperversare movimenti anti europeisti ed demagoghi, fa pensare che ci sia un piano per risanare i conti del paese e quelli delle banche grazie esclusivamente al grande risparmio privato (6’000 miliardi di €), fa allontanare dall’ esercizio attivo della politica, fa scoraggiare, disinteressare, uccide la speranza, fa fuggire definitivamente cervelli che avrebbero voluto fare qualche cosa in Italia, alla fin fine amata da tutti, perché una volta depauperato il risparmio famigliare non rimane davvero più nulla per le generazioni future: le prospettive continuano ad essere plumbee e la disuguaglianza sociale aumenta pericolosamente senza la minima possibilità di scalata sociale che i nostri genitori potevano quasi certamente ottenere con l’ investimento in istruzione. Ora non è più così e ciò diffonde un senso di impotenza rabbioso perche se neppure l’ istruzione e la cultura offre una qualche possibilità la fine è davvero vicina.

Tra emendamenti e diatribe interne aumenta dunque il senso di lontananza e di ripugnanza nei confronti della politica che, nell’accezione ateniese del termine, dovrebbe essere l’attività più bella e più appagante per il cittadino. Ormai da molto non è più tempo di capire che c’è bisogno di svolta e cambiamento, è tempo di attuarlo … immediatamente.

FONTI:
F.Fubini, CGI: Collegamentel La Repubblica
A. De Nicola, fiscalità: Collegamento articolo La Repubblica
Coldiretti: Collegamento articolo

10/11/2013
Valentino Angeletti
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Le contraddizioni che non sfuggono agli investitori

Il Governo ed il paese stanno attraversando l’ennesimo grave momento di fibrillazione, per usare un brutto termine tanto abusato nei mesi scorsi, che porterà il Premier a chiedere la fiducia. La causa scatenante, correlata alla votazione sulla decadenza del Senatore Berlusconi che ha stamani presentato la propria memoria difensiva, è stata la firma apposta dalla maggior parte dei parlamentari del PdL ad una lettera di dimissioni, all’ atto pratico più simboliche che reali considerando la complessità di una procedura simile, il tempo richiesto per portarla a conclusione e l’eventuale subentro dei primi non eletti. Il messaggio però è stato chiaro ed è apparso come una pugnalata alle spalle del Premier Letta che a New York aveva appena suonato la campanella di Wall Street e stava parlando con i più importanti investitori per promuovere l’Italia, dichiarando, un po’ ottimisticamente che nel nostro paese c’è stabilità politica e che in sostanza è un terreno fertile per gli investimenti; sicuramente data la crisi in corso qualche occasione interessante a buon mercato la si può trovare, ma è un dato di fatto che creare impresa è tutt’altro che semplice e profittevole, almeno per ora.

La divisione, e se si vuole, l’ingessatura nelle attuazioni del Governo, è testimoniata dall’ incapacità di evitare l’incremento dell’IVA, provvedimento tanto recessivo al nostro livello di tassazione quanto penalizzante per le classi a medio-basso reddito. Più che per la sostanza, considerando che probabilmente le coperture necessarie sarebbero derivate da un aumento delle accise sui carburanti e da anticipi IRAP e IRES quindi misure ugualmente recessive e di brevissimo respiro, il punto cruciale è il fatto che una maggioranza sostanzialmente concorde nell’ attuare un provvedimento non sia stata in grado di portarlo a termine, pertanto da martedì 1 ottobre IVA al 22% ad affliggere consumatori, produttori, artigiani, commercianti, imprese.
La decisione slittata sull’ IVA assieme ad altri provvedimenti, sarebbe rientrata all’ interno della “manovrina” che avrebbe dovuto chiarire le coperture e gli introiti da presentarsi nella legge di stabilità con scadenza metà ottobre e che andrà al vaglio della EU dalla quale continuiamo ad essere osservati.

I peggiori dati dell’IMF, rispetto a quanto fornito dall’Esecutivo, relativi al PIL 2013 -1.8%, al rapporto deficit/PIL a 3.2%, alla stima di crescita 2014 a 0.7%, assieme alla instabilità politica, incapacità di applicazione di norme ormai definite, incertezza sulla coperture, dubbi sulle scelte fiscali, IMU in primo piano ed all’entità del debito, hanno fatto ipotizzare che le agenzie di rating stiano valutando un downgrade, che se avvenisse e fosse limitato ad un solo “step”, ci porterebbe ad un gradino dal “not investment grade” ed a quel punto lo spread schizzerebbe veramente alle stelle e si innescherebbe un effetto domino che porterebbe tutte le principali aziende del paese ad essere retrocesse.
Rimanendo in campo europeo, a tutto ciò si aggiunge la procedura di infrazione aperta sul caso ILVA (che non si è stati in grado di risolvere in più di un anno e che costerà denaro sotto forma di multe), citando l’ ANSA:
“La Commissione ‘ha accertato’ che Roma non garantisce che l’Ilva rispetti le prescrizioni Ue sulle emissioni industriali, con gravi conseguenze per salute e ambiente. Roma è ritenuta “inadempiente” anche sulla norma per la responsabilità ambientale. La direttiva sulla responsabilità ambientale, sancisce infatti il principio chi ‘inquina paga’”, e permangono le vicende, di cui abbiamo già parlato, su Alitalia, Telecom (il cui AD Franco Bernabè si potrebbe dimettere e dove si vorrebbero cambiare le carte in tavola a gioco iniziato e si vorrebbe frettolosamente porre una toppa a tutto ciò che non è stato fatto negli anni scorsi), Ansaldo Energia ed STS che dimostrano la totale assenza di politiche di lungo termine e non sono certo una buona pubblicità da proporre agli investitori esteri.

Da un lato quindi c’è l’Italia che si vorrebbe proporre e che si vorrebbe migliorare con il piano “Destinazione Italia” ed il pacchetto di riforme ben noto e condiviso per il rilancio della competitività, dall’altro ci sono le vicende interne reali, sempre più particolaristiche ed a scapito del paese, totalmente incuranti delle richieste europee, della legge di stabilità da sottoporre alla commissione tra 15 giorni, della coerenza e dell’agire programmato e lungimirante. Non c’è la minima traccia della coesione necessaria a presentare un paese solido ed appetibile e con la quale si potrebbe avere quella credibilità ed autorità internazionale per confrontarsi e negoziare da pari a Bruxelles. Le vie da percorrere urgentemente sono delineate, ma agli occhi esterni sembra non esservi la determinazione per intraprenderle. Nel paese qualche esempio positivo e che nel suo piccolo cerca di contribuire esiste, ENEL ad esempio, ma non è l’unica, ha avviato un piano di assunzione di 2000 giovani diplomati, conscia che quello dell’occupazione è un problema fondamentale. Questi gesti sono ammirevoli e testimoniano la sensibilità di molte realtà nazionali, ma da sole, senza il supporto e l’impegno delle istituzioni non sono sufficienti.

28/09/2013
Valentino Angeletti
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IMU: “the pacemaker”

“Nel 2013 non si pagherà l’IMU sulla prima casa e sui terreni agricoli” eccolo il comunicato dominante diramato ieri dalla maggioranza ancor prima della conclusione del CdM, che ha trattato anche altri importanti argomenti (CIG, mutui per giovani coppie, esodati). Come previsto e scritto, tutti i membri dell’Esecutivo rivendicano la vittoria ed il raggiungimento del proprio obiettivo, anche se in partenza nelle idee PDL c’erano l’abolizione totale sul qualsiasi tipo di prima casa ed anche la restituzione di quanto versato lo scorso anno, ipotesi mai presa in considerazione e se non ufficialmente smentita di sicuro messa pian piano sotto il tappeto dagli stessi proponenti.
La vittoria risulta però ancora debole e poco chiara se guardata dal punto di vista del provvedimento, è invece segno di accordo nella maggioranza che, volendo essere estremamente ottimisti, si spera sia l’inizio di una più stretta collaborazione per il bene del paese.
La prima rata dell’IMU non verrà pagata, le coperture deriveranno da alcune misure non strutturali, come l’IVA sulle fatture dei pagamenti (incrementati di 10 miliardi) dei debiti delle PA, ad alcuni tagli (non specificati) sulla spesa pubblica, e ad una sanatoria (quindi per definizione una tantum) sulle sale da gioco ed imprese connesse.
La seconda rata invece sarà ridiscussa nella legge di stabilità di ottobre, senza ad oggi definire quali siano le coperture. Coperture che sono sempre difficilissime da trovare, considerato che ad ogni necessità si accenna ad aumento di accise su carburanti (già in aumento a causa della crisi in Siria, Libano ed Egitto), tabacchi, alcol ecc. inoltre non è stato specificato chiaramente quali siano gli immobili che continueranno a pagare oppure quale sia il trattamento delle seconde e terze case o degli immobili industriali.

Dal 2014 poi l’IMU sarà sostituita od integrata nella tassa sui servizi, la TASER. In questa nuova imposta, necessariamente il più progressiva possibile, dovranno essere presenti misure di natura strutturale altrimenti si corre il rischio che vi sia solamente una modifica nel nome ed una più amplia platea (gli affittuari ad esempio) su cui spalmare quello che prima era l’introito dell’IMU. L’auspicio è che finalmente si agisca in modo concreto ed incisivo sulla spesa pubblica tenendo in considerazione anche l’etica e la morale con le quali si deve fare i conti in una situazione di difficoltà sociale come quella che in essere. Si rammenta che l’Europa ha sottolineato che l’eliminazione della tassa sugli immobili rappresenta una misura non equa e che incrementa, contrariamente a quanto Bruxelles vorrebbe perseguire, le differenze sociali,tanto che Olli Rehn, commissario europeo per gli affari economici e monetari, ha dichiarato che l’ Unione attende di conoscere la fonte delle risorse economiche per la cancellazione dell’imposta immobiliare al fine di valutarne l’efficacia ed appunto l’equità.

Questo rinnovato slancio collaborativo del governo che ha unito la maggioranza facendo tutti vincitori, probabilmente non avrà un impatto tremendamente positivo su quello che è l’obiettivo della riduzione della tassazione, cioè il rilancio dei consumi. I meno abbienti già pagavano poco o nulla, i più ricchi dovrebbero continuare a pagare ed il risparmio della classe media, considerando che mediamente l’IMU pagata è stata di circa 180€, difficilmente sarà destinato a consumi sfrenati. A giungo i consumi degli italiani sono calati del 3.0% su base annua e dello 0.2% rispetto al mese precedente. In calo anche i consumi alimentari (-2.9%) inclusi quelli dei discount (-1.3%). In leggero aumento invece i risparmi degli italiani, che si privano di beni di prima e seconda necessità, mortificando in molti casi la loro qualità della vita e la loro salute, per cercare di mettere in banca qualche euro. Ciò evidenzia come le aspettative e le prospettive per il futuro degli italiani non siano positive. Il Governo deve eseguire quelle riforme e misure che ormai sono state elencate numerose volte e dare la sensazione di essere vicino al cittadino, alle imprese ed ai loro problemi cercando di ripristinare l’equità sociale venuta decisamente meno (secondo paese dopo UK per iniquità), anche tramite l’eliminazione dei privilegi alla politica ed interventi sulle super pensioni che non potranno, da soli, fornire i denari necessari alla soluzione dei problemi, ma concorrerebbero a pacificare cittadini e governanti, perché, non dimentichiamolo, il rapporto continua ad essere incrinato ed il distacco marcato.

29/08/2013
Valentino Angeletti
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Quell’agibilità che limita la vision politica globale

Gli impegni di governo per gli ultimi scampoli di agosto sono molteplici ed importanti. Nel CdM di oggi si è discusso di tagli agli sprechi delle istituzioni con particolare riferimento, alle consulenze, all’utilizzo delle auto blu, al loro acquisto ed alla loro manutenzione, si è discusso dei precari delle PA presentando alcuni meccanismi affinché le prossime assunzioni li favoriscano che però dovranno essere ridiscussi il 26 agosto. Nel CdM del 28 agosto invece verranno trattati i nodi di IMU ed IVA i quali costituiscono una tappa importante per il governo, benché sia ormai chiaro che il loro impatto sull’economia del paese sarà limitato rispetto ai ben noti problemi di caratura superiore che ancora sussistono. Di oggi è il dato sui fallimenti delle imprese, che includono anche quelle storiche (oltre 50 anni) e più solide, relativo ai primi sei mesi del 2013 che ammontano a 6500, +5.9% rispetto allo scorso anno. La prossima settimana, come detto, saranno al vaglio IMU, IVA e CIG che richiedono coperture per un ammontare totale di circa 6-7 miliardi, considerando anche che le coperture fin ora utilizzate per l’IMU derivano da anticipi di tesoreria da reintegrarsi.
Il Wall Street Journal, citando l’economista di Capital Economics Jonathan Loynes, riporta che l’Italia avrebbe bisogno di una crescita del Pil del 3% l’anno per i prossimi 20 anni per riuscire a ridurre il suo debito dal 130 al 90% del Pil quando dal 1999 ad oggi l’Italia è cresciuta in media di appena lo 0,5% all’anno.
In Europa Gran Bretagna e Germania crescono sopra le attese, questa ultima in particolare grazie alla ripresa di investimenti esteri e dei consumi interni, cresce anche la fiducia dei consumatori europei, ai massimi dal 2011. La Grecia, secondo quanto dichiarato da ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, potrebbe necessitare di un nuovo pacchetto di aiuti, più contenuto dei precedenti, per la fine del 2014.
In USA il mercato immobiliare dopo un’impennata è tornato in calo e la FED ha annunciato una riduzione del QE (tapering) che, benché non siano state definite le tempistiche, potrebbe iniziare da settembre e che sta causando la fuga di capitali ed investimenti istituzionali dalle economie emergenti le cui monete stanno soffrendo in favore dei mercati maturi.
La situazione al di fuori dei confini europei, in Africa e medio oriente, come ricordato dal Ministro Bonino, è drammatica con particolare riferimento all’ Egitto ed alla Siria, dove si sospettano atroci crimini contro l’umanità e l’utilizzo di armi chimiche.

L’importanza dell’Europa, della moneta unica, della stabilità politica dei singoli governi e della pericolosità nel paventare la possibilità di uscita dall’Euro di un paese membro, contrariamente ad alcune autorevoli prese di posizioni tedesche risalenti a qualche mese fa, è stata ribadita dal tedesco presidente della Bundesbank, e membro del board della ECB, Jens Weidmann; il che fa pensare ad un mutato atteggiamento della Germania nei confronti dell’Unione, forse dovuto alle elezioni del 22 settembre o ad una presa d’atto della realtà.

Dall’annuale Meeting CL di Rimini il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha sottolineato come “l’austerità ad ogni costo” sia una via errata e come l’Europa abbia necessità di viaggiare su un binario singolo a velocità costante perché l’interconnessione delle varie economie non consente l’esistenza di paesi di serie A e paesi di seria B. Molto più proficuo sarebbe un mix di rigore, disciplina ed investimenti sul quale però non vi è il consenso di tutta la commissione europea. Il politico tedesco auspica che con le prossime elezioni del parlamento la direzione possa cambiare. Infine Schulz ricorda l’importanza di lavorare per una governance europea forte, per una politica monetaria comune e per un’unione bancaria solida e soggetta alle medesime regole.

Queste parole dovrebbero essere carpite avidamente, studiate ed approfondite dalla politica italiana in preparazione del semestre europeo dal 1° luglio al 31 dicembre, detenuto, quasi come fosse un esame di maturità, proprio dall’Italia che dovrà presentarsi solida e coesa politicamente.

Invece, nonostante tutto ciò, i partiti rimangono principalmente concentrati sul tema dell’agibilità politica di Silvio Berlusconi. Le divergenze si notano all’interno di tutte le forze politiche: nel PD il Premier Letta non è disposto a barattare governo con legalità, la linea del segretario Epifani è quella di non fare sconti ed applicare la sentenza, più possibilisti sono invece altri esponenti di spicco, come Luciano Violante, disposti a posticipare il voto per la decadenza di qualche settimana rispetto al 9 settembre. All’interno di Scelta Civica Mario Mauro propende per l’amnistia in contro tendenza rispetto al suo partito che non è disposto a concedere l’agibilità. Anche all’interno del PDL, benché sempre in difesa del proprio leader, ci sono posizioni differenti, in particolare c’è la linea dura disposta a proporre le dimissioni in massa dei propri esponenti causando una crisi di governo e c’è la linea moderata la quale ritiene una crisi di governo non sostenibile e che si augura un mutamento di pena in pecuniaria. Il M5S vorrebbe correre immediatamente alle elezioni, anche con il “porcellum”, in precedenza tanto vituperato, che a loro detta, così stati le cose, li favorirebbe.
È probabile che al momento del suo insediamento a capo del Governo di emergenza, che nessuno avrebbe voluto e che avrebbe dovuto agire con rapidità, agilità e risolutezza, il Premier Letta pensasse, dopo 180 giorni di Esecutivo, di aver centrato più obiettivi e portato a termine più riforme, ma effettivamente sta gestendo situazioni estremamente tese.
Certamente tutto questo denota un certo livello di incoscienza bi/tri-partisan o una non comune assenza di vision e strategia politica ostaggio di un provincialismo deleterio per le attività necessarie ad affrontare i complessi e delicati scenari globali circostanti.

23/08/2013
Valentino Angeletti
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Napolitano non sorprende, ribadisce!

Attorno alle 19:30, giusto in tempo per scompaginare le scalette dei telegiornali, ma alla fine neanche poi tanto, è stato diramato il comunicato del Presidente della Repubblica in merito al processo Mediaset.

Napolitano, chiamato in causa anche insistentemente da più parti benché non fosse nelle sue intenzioni pronunciarsi pubblicamente, non tradendo moderazione e pragmatismo, è stato decisamente realista senza dare adito alle tanto eclatanti quanto improbabili dichiarazioni che molti, in particolare tra le file del PDL, si attendevano.

I tre punti cardine del comunicato possono essere riassunti come segue:

  • Si deve prendere atto di ogni sentenza definitiva così come vanno rispettate le conseguenti implicazioni.
  •  Al momento non è stata presentata alcuna richiesta di grazia, qualora venisse presentata è dovere del Presidente della Repubblica valutarla  con attenzione.
  • Nella situazione attuale una crisi di governo avrebbe conseguenze drammatiche.

Non ci sono state sorprese particolari ed il “monito” del Presidente, sobrio come al solito, era oggettivamente quello che la maggior parte dell’opinione pubblica, minimamente interessata alla vicende economico politiche del paese, avrebbe proferito o comunque aveva in mente senza necessità che la più importante istituzione lo ripetesse. Evidentemente non vale lo stesso per gli esponenti politici, che tutt’ora cercano di interpretare a loro pro o comunque secondo una specifica linea di pensiero le parole del Presidente.

Se proprio si vuole analizzare quanto scritto nel comunicato stampa si evince in sostanza che la magistratura ed il potere giudiziario hanno agito e continuano ad agire in piena autonomia garantendo uguaglianza a tutti i cittadini di fronte alla legge, il Presidente della Repubblica assolverà sempre e comunque alle sue funzioni e valuterà accuratamente ogni richiesta di grazia conforme alle procedure costituzionali formalmente presentata, inclusa eventualmente quella relativa al Processo Mediaset (di sicuro non si muoverà “motu proprio”), il contesto attuale non consente di affrontare crisi di governo.

Riguardo all’ultimo punto è stato ripetuto più e più volte che i  leggeri segnali positivi che possono far pensare ad una lenta ripresa economica del paese e dell’Europa (nel secondo trimestre del 2013, battendo le previsioni degli analisti, il Pil della Germania sale dello 0.7%, quello della Francia dello 0.5% trainato da una ripresa dei consumi interni, anche il PIL della UE-27 sale dello 0.3%) vanno capitalizzati senza perdere energie, tempo e risorse umane in scontri politici intestini ai partiti o al governo, propagande elettorali ed arroccamenti ostinati, andando ad agire sinergicamente in modo rapido ed incisivo sui tanti aspetti che potrebbero contribuire alla ripresa, anch’essi ribaditi molte volte.

La concertazione della politica, mai come ora, dovrebbe essere rivolta alla soluzione dei problemi concreti, Enrico Letta non dimentica mai di ripeterlo e del resto è quello che sta abilmente ricordando anche Berlusconi, salvo che i suoi in sembrano non volerlo ascoltare perseverando nel lanciare ogni tipo di ultimatum.

Una crisi di governo adesso, con le borse ed i mercati piuttosto “tiranti” dopo settimane di buone performance e lo spread a livelli molto bassi (ai minimi da un paio di anni), complice anche l’incremento dei rendimenti dei Bund tedeschi, lascerebbe ampio margine di manovra alla speculazione e farebbe optare agli investitori, tornati a credere nei mercati azionari, per una presa di benefici scatenando così le vendite. C’è inoltre l’incognita delle agenzie di rating che sorvegliano attentamente l’Italia, sia per lo stato di avanzamento delle riforme e del debito sovrano che ha raggiunto il nuovo record di 2075.1 miliardi di euro a giugno, sia per la situazione politica, che ci è già costata un downgrade nelle scorse settimane. Al momento l’Italia è classificata per S&P BBB con outlook negativo, a soli due step da junk, spazzatura, che per il paese significherebbe grande difficoltà di rifinanziamento se non a tassi esagerati poiché molti investitori istituzionali, grandi fondi e Stati Sovrani hanno per statuto divieto di acquisto di titoli classificati “non investment grade”.

Il Presidente della Repubblica non ha sorpreso, ma di sicuro ha ribadito per l’ennesima volta i capisaldi della linea alla quel i partiti politici dovrebbero attenersi.

13/08/2013

Valentino Angeletti

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IMU VS urgenze del paese

Lentamente, molto lentamente, si sta prendendo atto che l’aumento dell’iva al 22%, il quale nei giorni scorsi è stato posticipato, come da previsioni, ad ottobre 2013, non è così redditizio come era stato preventivato, i consumi si adeguano al potere d’acquisto ed al livello di prelievo fiscale, in Italia estremamente alto. Il punto percentuale che ha fatto balzare l’IVA dal 20 al 21% ha portato entrate inferiori di circa il 6% rispetto a quanto previsto.
Si sta prendendo atto anche che la cancellazione dell’IMU non è probabilmente sostenibile, e che questo provvedimento, contravvenendo a quanto sancito dalla Costituzione, andrebbe a favorire le fasce a redditi maggiori; si tratta di una misura regressiva e priva di coperture sufficienti, afferma il Ministro dell’economia Saccomanni con alla mano uno studio del MEF che presenta 9 alternative all’IMU elencate per efficienza, mentre il Premier Letta, che mai aveva confermato una cancellazione totale dell’IMU, al massimo aveva parlato di rimodulazione o di “metter mano all’imposta”, tranquillizza che la questione verrà risolta entro agosto. Tra le 9 alternative proposte una delle più probabili sarebbe l’inserimento dell’IMU all’interno di una service tax che la includa assieme alle imposte su servizi comunali, da augurarsi che abbaino pensato a come tener conto della tipologia di immobile e soprattutto di come tutelare i non possessori di prima casa da una semplice e subdola ridistribuzione del gettito IMU su una platea più ampia.

Ambedue le evidenze di cui sopra sono state anticipate già qualche mese fa e ribadite più volte. Concludere che la cancellazione dell’imposta sugli immobili agevola la maggior parte delle volte (ovviamente esistono le eccezioni ed i casi particolari) le fasce a più alto reddito non è un sillogismo troppo articolato, me ne ero accorto io e la mia famiglia che purtroppo non siamo possessori di immobili, se ne erano accorti coloro che percepiscono meno di 13’000€ all’anno in quanto esentati, se ne erano accorti la maggior parte dei contribuenti che versavano circa 150€ all’anno di imposta immobiliare, se ne era accorto il PD ed ancora prima Scelta Civica di Monti. Per le categorie a basso reddito il nullo o lieve risparmio di un’eventuale cancellazione dell’IMU non contribuirebbe di certo a spingere vigorosamente i loro consumi, come per i più ricchi e facoltosi il risparmio di qualche migliaia di euro all’anno non sarebbe così significativo da alzare ulteriormente un tenore di vita già elevato, ancora meno plausibile è pensare ad un effetto benefico sul mercato immobiliare.

Dunque tutto ciò che aveva bloccato il Governo Letta, e continua a farlo visto che da Brunetta a Berlusconi non si accetta la possibilità di non cancellare l’imposta sugli immobili minacciando esplicitamente la tenuta dell’Esecutivo, è sempre più evidente essere una questione di poco conto, sostanzialmente proclami da campagna elettorale se paragonata ai reali problemi che con grande difficoltà l’Esecutivo sta cercando di affrontare, primo tra tutti la disoccupazione, il pagamento dei debiti delle PA, il cuneo fiscale, il sostegno alle famiglie ed alle imprese, gli investimenti in sviluppo, il problema del costo dell’energia e via discorrendo.

Mentre la maggior parte dei leader di centro destra è impegnata a lanciare pesanti ultimatum al Governo, non senza scontri interni, sui temi dell’agibilità politica di Berlusconi, sulla quale si pronuncerà l’apposita giunta il 9 settembre, e dell’IMU, nel centro sinistra sono il congresso, la segreteria di partito e la candidatura a Premier ad essere gli argomenti sui quali vengono spese le maggiori energie, in ambo i casi ancora una volta dimenticando le priorità del paese. Non sarebbe meglio, solo per citare l’ultima opportunità da cogliere al volo e da sfruttare senza errori visto che si sta parlando di soldi dei risparmiatori “postali”, supportare già da subito la CdP che, presentando il suo piano industriale per il triennio 2013-2015, ha messo a disposizione da 74 a 80 miliardi di euro per privatizzazioni e piani di lungo periodo come investimenti in infrastrutture e nella crescita dimensionale delle imprese?

09/08/2013
Valentino Angeletti
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