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Renzi virtualmente a Villa D’Este. Morando: salario minimo e poche illusioni

Al prestigioso Forum Ambrosetti di Cernobbio dedicato ai mercati finanziari erano presenti solo due esponenti del Governo: il Viceministro dell’ Economia Enrico Morando ed il commissario alla Spending Review Carlo Cottarelli. Nonostante ciò il Governo Renzi è stato virtualmente presente ed ha accolto gli apprezzamenti e gli attestati di stima dei manager in sala, il 59% dei quali si è detto favorevole all’Esecutivo ed al suo operato. Come già accaduto a valle degli incontri con la Cancelliere Merkel, con il Presidente Obama  e con il Premier Cameron questa calda accoglienza non stupisce, come non stupirono le medesime reazioni positive che vennero riservate da platee istituzionali e manageriali ai precedenti Governi Monti e Letta.
In favore di Matteo Renzi c’è in più l’impressione di una sua decisa volontà di imprimere velocità e forza alle riforme che all’unanimità sono ritenute irrimandabili e che fin qui hanno latitato. Come al solito gli scontri in merito non mancano e come ogni cosa esse possono essere perfettibili, ma la necessità di affrontare certi problemi e certe tematiche, consolidata nel tempo ma mai concretizzata, è ovvia.

Renzi dunque si trova in una posizione privilegiata dalla quale il suo compito è relativamente semplice: seguire un deciso e rapido piano riformatore senza fare sconti ed eccessive concessioni, nel caso in cui opposizioni, attriti e scontri portassero alla crisi di Governo ed al limite allo scioglimento delle Camere ed al voto, Renzi potrebbe, a ragione, dire di aver provato il tutto e per tutto e di essere stato osteggiato, forte del fatto che nel caso di una nuova tornata elettorale avrebbe la vittoria quasi scontata.

Questo cambio di passo, del quale il paese aveva da tempo bisogno perché stava morendo nella staticità e nell’impotenza, può essere positivo se fatto con criterio, il che vuol dire pianificando il breve, il medio ed il lungo termine e coinvolgendo le persone giuste, quelle competenti, nelle posizioni chiave delle istituzioni, delle commissioni e dei segretariati tecnici, analogamente vale per le aziende che, con le risorse migliori, dotate di spiccata visione strategica ed inclini all’innovazione, dovrebbero interfacciarsi con il Governo per elaborare piani di crescita e strategie che siano proficui per entrambi. A maggior ragione il ragionamento vale per coloro che saranno scelti per andare al Parlamento Europeo a seguito delle elezioni di maggio. Il contesto comunitario, se non si vuole che l’Europa perisca nella sfida della globalizzazione e sotto i colpi degli anti-europeismi imperversanti, dovrà essere certamente riformato, ma assumerà sempre più importanza ed un primario ruolo decisionale per impostare politiche generali che poi dovranno essere adattata ai singoli contesti. Meritocrazia come driver quindi che, come per ogni elemento dell’umana sfera, non esula da errori, ma al contempo da la certezza che gli sbagli non siano interessati, che possano essere ammessi in onestà e rimediati ponendo il bene dei cittadini italiani ed europei al primo posto, circostanza decisiva ma fino ad ora non scontata per il nostro paese.

Tra i provvedimenti del programma di riforme previsto dall’Esecutivo vi è anche l’inserimento di un salario minimo garantito (parte del JOBS Act), che è stato un tema centrale dell’intervento del Viceministro a Cernobbio. Ha fatto scalpore la dichiarazione di Morando secondo la quale il salario minimo è una proposta concreta così come la galera per coloro i quali non lo rispettassero. I manager presenti non hanno manifestato particolare avversione, anzi si sono mostrati piuttosto favorevoli diversamente ad alcuni media. Non si comprendono, a parte il nodo delle risorse, le motivazioni ostanti, il salario minimo esiste in molti stati europei, in Germania è stato introdotto da poco e vale 8.5€ all’ora, in Usa invece Obama lo ha recentemente aumentato a 7.5$ all’ora. Qualora poi una norma simile entrasse in vigore e fosse stato comprovato dai tre gradi di giudizio previsti e partendo dal presupposto di innocenza che un datore l’avesse infranta non si comprende perché l’avvio di una procedura penale nei suoi confronti fosse opinabile. In tutto il resto del mondo non lo sarebbe affatto, come in tutto il resto del mondo i reati di evasione, bancarotta, aggiotaggio e tutto l’insieme dei reati finanziari sono perseguiti e punti duramente; nel nostro paese invece ci siamo abituati a pericolosi patteggiamenti o a pene irrisorie rispetto al maltolto.
Questo gridare al giustizialismo sempre e comunque e simili meccanismi devono essere estirpati perché fanno parte delle armi per la conservazione, in difesa dello satus quo, per impedire il cambiamento, uccidere la meritocrazia, ampliare la disuguaglianza, osteggiare l’innovazione e la realizzazione dei sogni e delle ambizioni di coloro che onestamente si impegnano e che ancora ingenuamente credono di potercela fare da soli.

Le tempistiche che il Viceministro ha dato non sono immediate. Realisticamente ha detto che le misure potranno avere qualche efficacia a partire dal 2018, richiedono dunque una continuità di Governo che, urne permettendo, dovrebbe andare anche oltre la fine naturale del mandato e che testimoniano il concetto secondo il quale il cambiamento, necessario e non ritardabile in certe situazioni, non deve distruggere valore e quanto fatto di utile e strategicamente ben pianificato in precedenza. Tre anni dunque (ma a mio avviso anche qualche cosa in più), a patto di avviare immediatamente i processi di riforma sia in Italia che in Europa, dove le cose si complicano ulteriormente anche se le ondate di anti-europeismi potrebbero contribuire ad un cambio di impostazione da parte delle istituzioni; anni durante i quali deve essere messo al centro il merito ed il capitale umano ed in cui dobbiamo pensare di sacrificarci, di essere flessibili ed adattabili, nel mondo del lavoro in particolar modo, che non torneremo nel medio periodo al livello di benessere, di consumi e di capacità di spesa che avevano i padri, a maggior ragione la generazione dai 30 in giù, in sostanza saremo tutti più poveri.
Un senso di concretezza e disillusione è stato dato anche dai pochi numeri sciorinati: per una diminuzione del cuneo fiscale che abbia qualche effetto tangibile ed allineato al resto di Europa non sono sufficienti i 10 miliardi destinati al taglio dell’ IRPEF, ma ne servono almeno 32 in maggior parte derivanti da strutturali ottimizzazione e tagli della spesa che comunque dovrà contribuire sensibilmente, assieme alle privatizzazioni, anche alla riduzione del debito. Arduo lavoro quindi per Cottarelli.

Dalle dichiarazioni di Morando in quel di Villa D’Este è stata percepita la volontà di non illudere, di far capire che il lavoro da fare è tanto, il percorso lungo e per ora solo in fase embrionale. Non è il momento dei proclami e delle parole, ma quello dei fatti, delle persone, della collaborazione tra generazioni, aziende, sindacati ed associazioni. Siamo tutti in attesa che si agisca e che si “faccia”, inoltre le reali aspettative che è lecito avere dovrebbero essere divulgate a platee più ampie e popolari in modo che non nascano tra i cittadini false illusioni.

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06/04/2013
Valentino Angeletti
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