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Gli ingredienti per la tempesta perfetta ci sono tutti….

Perfect Storm TornadoGli ingredienti per la tempesta perfetta ci sono tutti, sembrano di prima qualità, al 100% biologici, e la portata promette di essere globalmente succulenta solo per i pochi grandi squali in grado nuotare controcorrente nel sangue delle masse che scorre e dei piccoli pesci capaci di seguirne la scia:

 

 

  1. Elezioni in Grecia in grado di destabilizzare l’assetto e la tenuta dell’UE. L’eventuale uscita dalla Grecia, anche se sopportabile come diretto impatto economico rappresenterebbe un precedente che mina la credibilità europea già bassa. Va sempre tenuto in mente che comunque l’Europa, se unita, rimane per ora il più grande mercato mondiale, benché al momento non sia terreno favorevole agli investimenti che prediligono zone decisamente meglio impostate a cominciare dai rinascenti USA (LINK).
  2. Fortissima tendenza alla bassa inflazione in tutta Europa inclusa la Germania e pochissimi segnali di ripresa, nonostante quanto abbiano dichiarato superficialmente Weidmann e Schauble (LINK).
  3. Quotazioni del petrolio ai minimi dovuti alla guerra dei prezzi innescata da stati Arabi e Russia. Il WTA a Wall Street è sotto i 50 $ al Barile, 45 $ al Barile è il Breaking Ponit per molte Major mondiali Oil&Gas (LINK).
  4. Mercati in tensione, e conseguentemente rischio Spread, per l’esito delle elezioni greche, per la decisione della BCE di avanzare con i QE che potrebbe incontrare le opposizioni tedesche, prezzo del petrolio ai limiti della sostenibilità per molte società del settore.
  5. Sentimento anti europeo crescente con tendenze xenofobe e nazionalistiche che potrebbero essere protagoniste delle prossime importanti elezioni che coinvolgeranno l’UE, in particolare in UK, in Spagna ed in Portogallo.
  6. Flussi migratori in costante aumento con nuove rotte e nuovi paesi di provenienza a cominciare dalla Siria dove è in atto una guerra ed i profughi non possono essere qualificati come clandestini, ma fuggitivi da un conflitto. Alla rotta Africa-Italia, si aggiunge anche quella dell’Adriatico. Ovviamente l’Europa, e men che meno la sola Italia, non è in grado di gestire nè un flusso singolo nè ovviamente un doppio flusso su due fronti.
  7. Instabilità e tensioni geopolitiche in molte zone limitrofe all’UE, medio oriente in particolare, e con cui vi sono importanti rapporti commerciali come la Russia.

Raddrizzare nel breve-medio periodo la situazione macroeconomica dell’Europa e dell’Italia è assai difficile, ma con un impegno collettivo evitare la tempesta perfetta è ancora possibile, a patto di non continuare a prediligere gli interessi particolari, nazionali ed una visione ottusamente limitata rispetto all’analisi di un più complesso scenario complessivo finalizzata al riassetto sostenibile nel medio-lungo termine.

05/01/2015
Valentino Angeletti
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Un “mood” degli investitori “buoni” molto volatile da consolidare entro settembre

L’Italia è ormai avvezza ad avere occhi attenti puntati addosso, ed in questa situazione di dati macro economici poco confortanti c’è da scommettere che gli sguardi rivolti al nostro paese sono aumentati.

Quelli dell’Europa ci controllano costantemente, monitorano preoccupati con continuità l’andamento del nostro debito, il rapporto deficit PIL, il processo di riforme. Le loro verifiche sono rigorose, nel più consono stile teutonico, non a caso i nostri osservatori più puntigliosi, pignoli, per alcuni odiosamente meticolosi mentre per altri estremamente precisi e concreti, che non ci hanno risparmiato numerose bacchettate, rimproveri, avvertimenti, sono stati Olli Rehn, finnico (a fine pagina alcuni Link),  Jeroen Dijsselbloem, olandese, Van Rompuy, belga e poi i membri dei dicasteri o delle istituzioni economiche tedesche come Schauble, Ministro delle Finanze o Wiedmann, Govenatore della BundesBank; dulcis in fundo, per non farsi mancare proprio nulla, anche il Commissario agli Affari Economici e Monetari UE ad-interim Katainen (dichiarazioni a link a fondo pagina) , forse ereditando il modus operandi dal predecessore col quale condivide la nazionalità, non ha lesinato dichiarazioni, che avrebbe dovuto tacere nel momento in cui le proferì, sulla situazione economica del nostro paese e sulla sua lotta quasi personale all’utilizzo di “escamotage” (non uso casualmente un termine francese) per aggirare i tratti europei alla ricerca di più fantasia finanziaria e libertà nei bilanci. Queste figure istituzionali con le loro squadre di tecnici, ed in tal caso un simile atteggiamento non è da mettere sotto processo, non si accontentano promesse, idee, stime immaginifiche, ma vogliono dati certi, calcoli e modelli matematici, programmi chiari che presentino azioni e conseguenze in modo dettagliato, non sono soddisfatti da una bozza generica di spending review, ma vogliono i dettagli, esigono chiarimenti sul gettito per singola voce e soprattutto chiedono con insistenza di definire precisamente l’allocazione delle risorse reperite; analogamente per ogni capitolo di spesa richiedono la provenienza delle relative coperture, così come per ogni nuovo introito statale la destinazione dell’extra gettito. Come dire, tutte queste attenzioni sono il prezzo da pagare per alcuni parametri (debito) ed alcune situazioni (occupazione-fisco) decisamente negative quasi fuori controllo derivate da decenni di incapacità nel gestirle e nel porvi rimedio e per la poca stima nei nostri confronti dovuta all’immobilismo, alla gestione di grandi opere e progetti e ad anni di estrema semplicità nel promettere seguita da parimenti facilità nel disattendere.

A ciò ci eravamo ormai abituati, anche se in tanti non senza risentimento, ma ora altri occhi, che per la verità non hanno mai smesso di osservaci, forse anche in modo più direttamente interessato, approfondito ed inclusivo dei precedenti, si stanno palesando.

Mi riferisco a quelli degli investitori internazionali. Investitori industriali ed investitori finanziari, ma non speculativi, bensì quelli buoni, intenzionati a fare investimenti di lungo termine nel paese. L’attenzione di costoro, i quali nei mesi estivi sogliono rivedere le strategie per l’autunno e l’inverno a venire e che ora si trovano un panorama particolare con tante buone opportunità fuori dall’Europa, riguarda sostanzialmente due sfere, adesso molto più intrecciate dal punto di vista di un investitore che un tempo quando spesso utilizzate a pacere per giustificare determinati movimenti:

  • L’economia.
  • La Politica.

Sul lato economico quello che osservano sono ovviamente tutti i dati, nostro malgrado non confortanti, che abbiamo imparato bene a conoscere, il PIL, l’occupazione, il debito, il deficit, il rapporto deficit/PIL, fin qui nulla di nuovo. Ora però, un altro elemento subentra, ed è quello della difficoltà con cui il nostro paese sarà in grado di ripagare il debito contratto nell’anno d’oro, 2011, dello spread ad oltre 500 (venne toccato quasi il 7% di interesse). Il prossimo anno inizieranno le prime scadenze dei titoli di stato 2011 che difficilmente avranno possibilità di essere nuovamente sottoscritti, come invece accade sovente con titoli di stato dai rendimenti inferiori, questa circostanza secondo alcune stime potrebbe costare fino a 200 miliardi di €.

In questa fase storica stiamo poi assistendo ad un intreccio tra politica ed economia senza precedenti. Le attenzioni sono indirizzate ai patti ed ai trattati europei, poiché risulta evidente che stando così le cose per l’Italia è impossibile rispettare i trattati in vigore nei tempi e nelle modalità sottoscritte a meno di non raggiungere un valore di crescita del PIL costantemente nell’intorno 2.6-3% chiaramente impossibile nel breve-medio periodo. La questione europea e dei trattati da rivedere potrebbe indirizzare le scelte degli investitori. Più ancora però, alla luce della grande fiducia e stima riposta nel Premier Renzi e nei suoi ambiziosi piani che in campo finanziario è per tutti transeunta e rapidamente variabile, è la capacità di eseguire riforme che influenzino la sfera economica in modo rapido ed incisivo. Si attenzionano dunque le riforme sia istituzionali, ma quelle che consentono di giungere ad avere una normativa ed una legislazione stabili e durature, un sistema fiscale più snello e non così penalizzante rispetto ad altri stati europei, un abbattimento drastico della burocrazia, una certezza della pena, una chiarezza nella definizione degli interlocutori e degli uffici competenti per una azienda che volesse investire in Italia, che ovviamente quelle economiche, ossia la riduzione del cuneo fiscale, dell’IRAP, le politiche per facilitare l’occupazione, il sostegno ad investimenti ed innovazione con conseguente incremento di competitività e maggior creazione di valore aggiunto, lo sblocco del credito, la revisione di alcuni meccanismi come la cassa integrazione, una maggiore vicinanza tra scuola ed impresa, più rapidità nell’abbattimento del digital divide così da consentire l’accesso immediato a tutte le imprese alla banda ultra larga ed a prezzi competitivi, un sistema di tassazione sulle rendite chiaro e stabile, lotta a corruzione ed evasione e per finire un costo dell’energia inferiore.

Purtroppo agli investitori buoni non troppo importa, contrariamente all’Europa ed alla cittadini interessati alla governabilità del paese, della riforma del Senato, della legge elettorale, delle unioni civili ecc, o meglio sono collocate ad un livello di priorità inferiore. A ben pensarci andrebbero oggettivamente lavorate in parallelo alle misure economiche e non in serie, ma purtroppo esse  risultano così impegnative, delicate e motivo di conflitto serrato da richiedere molti sforzi ed energie da parte del Governo, inevitabilmente sottratte ai temi europei, dove il semestre italiano è letto dagli investitori come un’ulteriore opportunità per il nostro paese di dettare le priorità alla Commissione, ed a quelli economici.

Va sottolineato che le riforme sono la motivazione per la quale lo Spread Spagnolo si è costantemente mantenuto inferiore a quello italiano, nonostante conti, dati di bilancio ed occupazione peggiori, attestandosi attualmente circa 20 pti più in basso rispetto al differenziale italiano.

In tal contesto di alta euforia tra gli investitori, i quali continuano a considerare interessante l’Italia che offre un favorevole rapporto rischio-profitto, ogni settimana di qui a settembre è preziosa per conquistare un piazzamento nei loro portafogli o piani industriali, perché cicli di fiducia così positivi non durano in eterno ed in genere sono seguiti da pesanti storni. Come si può vedere in figura siamo proprio in uno di quei momenti critici  in cui approfittare dell’euforia e della voglia d’acquisto che potrebbe ridursi a stretto giro, magari seguendo la riduzione di QE imposta dal tepring della FED.

 

Di opportunità in passato ne abbiamo avute molte e mai capitalizzate a dovere, è assolutamente necessario impegnarsi affinché questa non vada a rimpinguare il novero delle precedenti.

Link Olli Rehn:
Bacchettate Europee: una dura sfida 06/03/14
IMU, Europa e riduzione del debito tra privatizzazioni e spending-review 22/11/13
Comprensibili e giustificate ingerenze europee 18/09/13
L’imperitura scure del 3%, ed un futuro basato su Europa e persone 13/09/13
Asmussen (ECB) e Rehn (Commissario EU affari economici) un po’ ovvi??? 08/05/13
Olli Rehn da Bruxelles, nessuna bocciatura per l’Italia 02/06/14
I dati della celeberrima Spending Review tardano, il finnico Rehn reclama 15/02/14

Link Katainen: Finnico Katainen dalle tradizionali consuetudini 20/07/14

02/08/2014
Valentino Angeletti
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Mercati furbescamente toro dopo l’esito delle elezioni…. ma non c’è da fidarsi

All’indomani della tornata elettorale europea e dell’inaspettato, per dimensione, successo del PD, ma leggasi Matto Renzi, i mercati hanno reagito con un energico Toro. Milano ha fatto segnare +3.61% ed anche lo spread dei BTP è sceso a 158 pti base (pur rimanendo superiore a quello dei Bonos spagnoli).

Si legge che le motivazioni di questo sprint finanziario che ha abbracciato in modo più o meno palese tutta l’Europa, siano la ritrovata stabilità del nostro paese, il ridimensionamento del M5S che comunque rimane la seconda forza incontrastata ed alcuni scrivono addirittura  la stabilità politica europea.

Attenzione però, come già scrissi (Link: L’influenza ininfluente della stabilità politica sulla finanza 14/02/2014) i mercati si muovono seguendo dinamiche ben più ampie tipiche di un mondo interconnesso e complesso in cui si stanno verificando importanti cambiamenti geo-politici (accordo su Gas Russia-Cina ne è l’ultimo esempio) ed in cui le economie emergenti, con le loro dinamiche politiche e monetarie, indirizzano ancora il flusso di capitali; la stabilità di un singolo paese può essere condizione necessaria ma non sufficiente per impostare un trend rialzista potente oppure rappresentare, come sembra essere in questo caso, una scusa per ricoprire vendite precedenti.

Il risultato del PD e di un leader, Renzi, che per ora gode della stima della finanza (anch’essa molto labile ed effimera) per i cambiamenti e le riforme che vorrebbe apportare, ha ben giustificato l’impulsiva euforia dei mercati.

Ad approfondire il conteso dell’EU, considerando qualche grado in più rispetto ai 360/28 (quanti erano i paesi europei in cui si è votato), si nota però che la situazione è meno chiara.

Nel nostro paese l’affermazione del PD è enorme, ed è confermata anche alle regionali di Abruzzo e Piemonte ed alle amministrative per le elezioni dei sindaci, ma il Governo centrale italiano nei suoi rapporti di forza non cambia e le parti che si contrapponevano prima è possibile che, smaltito questo risultato, continuino a scontrarsi rallentando i processo riformatore che indubbiamente ora Renzi può e deve cercare di incalzare con più veemenza; oppure, ma la previsione non è facile, potrebbe essere che il M5S faccia un esame di coscienza e si dimostri più collaborativo.

In Europa poi la situazione è più complessa, tutt’altro che chiara e stabile. Sarà necessaria una grande coalizione tra PPE e PSE con il supporto dei liberali e forse anche di altri partiti filo europei. Addirittura, pare dietro pressioni tedesche, che il candidato del PPE, partito vincitore con 213 parlamentari, Juncker, possa essere estromesso da un altro nome meno forte (contrariamente alla logica che vorrebbe una Europa autorevole anche nei nomi; evidentemente se confermato, si tratterebbe dell’ennesimo tentativo tedesco di mantenere più alta possibile la propria influenza).

In Francia ed in UK i primi partiti sono quelli dichiaratamente anti europei: FN ed UKIP; in Germania la CDU perde voti, avanza un poco la SPD, ma avanzano anche gli euri scettici ed un parlamentare europeo tedesco sarà neo-nazista. In molti altri stati avanzano gli anti europeismi con pericolose derive naziste e xenofobe come in Austria, Danimarca, Ungheria, Grecia (Alba Dorata al 9%); in Spagna si rafforza il movimento degli “indignados” ed altri esempi minori potrebbero essere elencati. Fortunatamente queste forze non sembrano portate ad aggregarsi, confermando la loro chiusura ed il loro stampo esclusivamente nazionalista.

Il calo di approvazione nei confronti dei partiti dei governi in carica in gran parte dei paesi membri indica chiaramente una volontà del popolo europeo di essere parte di una Unione differente che per come è configurata non risponde alle esigenze dei cittadini. Di certo per il nostro paese la vittoria schiacciante di un partito europeista  come il PD è un ottimo viatico ed un ottima opportunità per avere più forza in Europa, magari anche nella nomina di qualche importante posizione istituzionale ora vacante (le principali sono il presidente della commissione, dell’eurogruppo, del consiglio e delle politiche estere; già si fanno i nomi di Letta e Monti) e dei membri delle varie commissioni tra cui agricoltura, energia ed ambiente (dove è indispensabile che Matteo Renzi scelga persone valide e competenti a prescindere dai legami politici, dal ceto sociale, dal genere e dall’età).

A ben vedere quindi la situazione europea nel suo insieme è tutt’altro che stabile, anzi, oltre all’avanzata dei movimenti euro scettici, si è perso il bipolarismo tra popolari e socialisti ed il Parlamento Europeo risulta frammentato.

Evidentemente quindi i mercati hanno interpretato il dato che più in questo frangente gli ha fatto comodo, ma avrebbero potuto facilmente leggere i risultati in modo diverso. Adesso l’attesa è per le dichiarazioni dei banchieri centrali, riuniti in Portogallo, sulle politiche monetarie europee e le misure non convenzionali contro la bassa inflazione (anche se con ritardo essendo l’inflazione da tempo sotto il target Eu del 2%) e soprattutto per la riunione del board ECB del 5 giugno dove possono essere avviate le misure non convenzionali, tanto parlate ma ancora non applicate, che dovrebbero contribuire ad agevolare il credito alle persone ed alle imprese iniettando liquidità direttamente nel sistema economico bypassando o dando meno potere all’intermediario bancario che nei mesi scorsi ha in gran parte neutralizzato l’incisività delle misure applicate dalla ECB.

Link:

Link (con collegamenti a fondo pagina ad articoli su inflazione-deflazione): Due interpretazioni delle elezioni europee 26/05/2014 

Verso le europee, che poco dovrebbero incidere sul Governo nazionale, ma molto sulla governance dell’Unione 24/005/2014

Draghi, unione bancaria ed un sistema finanziario troppo shadow 19/03/2013
“Stress Test”: nessun complotto, ma normale ‘amministrazione’ 14/05/2014
Eurogruppo sul lavoro, Ecofin sulle banche e campanelli di allarme sull’Italia 28/06/2013
Nessuna novità dalle stime di Bruxelles e la necessità di concretizzare la volontà comune di Europa 05/05/2014
La deflazione diventa un rischio sicuramente non casuale o imprevedibile…01/04/2014

 

26/05/2014
Valentino Angeletti
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Napolitano non sorprende, ribadisce!

Attorno alle 19:30, giusto in tempo per scompaginare le scalette dei telegiornali, ma alla fine neanche poi tanto, è stato diramato il comunicato del Presidente della Repubblica in merito al processo Mediaset.

Napolitano, chiamato in causa anche insistentemente da più parti benché non fosse nelle sue intenzioni pronunciarsi pubblicamente, non tradendo moderazione e pragmatismo, è stato decisamente realista senza dare adito alle tanto eclatanti quanto improbabili dichiarazioni che molti, in particolare tra le file del PDL, si attendevano.

I tre punti cardine del comunicato possono essere riassunti come segue:

  • Si deve prendere atto di ogni sentenza definitiva così come vanno rispettate le conseguenti implicazioni.
  •  Al momento non è stata presentata alcuna richiesta di grazia, qualora venisse presentata è dovere del Presidente della Repubblica valutarla  con attenzione.
  • Nella situazione attuale una crisi di governo avrebbe conseguenze drammatiche.

Non ci sono state sorprese particolari ed il “monito” del Presidente, sobrio come al solito, era oggettivamente quello che la maggior parte dell’opinione pubblica, minimamente interessata alla vicende economico politiche del paese, avrebbe proferito o comunque aveva in mente senza necessità che la più importante istituzione lo ripetesse. Evidentemente non vale lo stesso per gli esponenti politici, che tutt’ora cercano di interpretare a loro pro o comunque secondo una specifica linea di pensiero le parole del Presidente.

Se proprio si vuole analizzare quanto scritto nel comunicato stampa si evince in sostanza che la magistratura ed il potere giudiziario hanno agito e continuano ad agire in piena autonomia garantendo uguaglianza a tutti i cittadini di fronte alla legge, il Presidente della Repubblica assolverà sempre e comunque alle sue funzioni e valuterà accuratamente ogni richiesta di grazia conforme alle procedure costituzionali formalmente presentata, inclusa eventualmente quella relativa al Processo Mediaset (di sicuro non si muoverà “motu proprio”), il contesto attuale non consente di affrontare crisi di governo.

Riguardo all’ultimo punto è stato ripetuto più e più volte che i  leggeri segnali positivi che possono far pensare ad una lenta ripresa economica del paese e dell’Europa (nel secondo trimestre del 2013, battendo le previsioni degli analisti, il Pil della Germania sale dello 0.7%, quello della Francia dello 0.5% trainato da una ripresa dei consumi interni, anche il PIL della UE-27 sale dello 0.3%) vanno capitalizzati senza perdere energie, tempo e risorse umane in scontri politici intestini ai partiti o al governo, propagande elettorali ed arroccamenti ostinati, andando ad agire sinergicamente in modo rapido ed incisivo sui tanti aspetti che potrebbero contribuire alla ripresa, anch’essi ribaditi molte volte.

La concertazione della politica, mai come ora, dovrebbe essere rivolta alla soluzione dei problemi concreti, Enrico Letta non dimentica mai di ripeterlo e del resto è quello che sta abilmente ricordando anche Berlusconi, salvo che i suoi in sembrano non volerlo ascoltare perseverando nel lanciare ogni tipo di ultimatum.

Una crisi di governo adesso, con le borse ed i mercati piuttosto “tiranti” dopo settimane di buone performance e lo spread a livelli molto bassi (ai minimi da un paio di anni), complice anche l’incremento dei rendimenti dei Bund tedeschi, lascerebbe ampio margine di manovra alla speculazione e farebbe optare agli investitori, tornati a credere nei mercati azionari, per una presa di benefici scatenando così le vendite. C’è inoltre l’incognita delle agenzie di rating che sorvegliano attentamente l’Italia, sia per lo stato di avanzamento delle riforme e del debito sovrano che ha raggiunto il nuovo record di 2075.1 miliardi di euro a giugno, sia per la situazione politica, che ci è già costata un downgrade nelle scorse settimane. Al momento l’Italia è classificata per S&P BBB con outlook negativo, a soli due step da junk, spazzatura, che per il paese significherebbe grande difficoltà di rifinanziamento se non a tassi esagerati poiché molti investitori istituzionali, grandi fondi e Stati Sovrani hanno per statuto divieto di acquisto di titoli classificati “non investment grade”.

Il Presidente della Repubblica non ha sorpreso, ma di sicuro ha ribadito per l’ennesima volta i capisaldi della linea alla quel i partiti politici dovrebbero attenersi.

13/08/2013

Valentino Angeletti

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