Archivi tag: stagnazione

Cinque analisi su alcuni fatti economico-politici salienti della settimana:

Imperversa la deflazione 13/08/14:
Eccola la deflazione… brevemente, c’è poco da dire, solo le due solite domande

Riforme italiane, la lesson learnt spagnola ed allerta Moody’s 11/08/14:
L’Italia e le riforme: la lesson learnt spagnola ed il filo guida europeo che ci ricordano (Moody’s) di non perdere

Discorso non innovativo e pungente di Draghi, ma con una BCE cronicamente troppo attendista 08/08/14:
La BCE si mostra attendista anche in emergenza ed offre, pungente, una ricetta ben nota

Pil a -0.2% con le aspettative che erano altissime 06/08/14:
Non il Pil prevedibilmente basso, ma delle aspettative troppo alte. Cosa ci attende e cosa si deve fare in concreto?

Scontro Renzi-Sangalli 80€ 06/08/14:
Rezi-Sangalli: 80€ utili? Certo, ma il contorno non va

13/08/2014
Valentino Angeletti
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Il PIL dell’Eurozona non conforta

La situazione europea fotografata dai recenti dati sul PIL mette in evidenza una situazione ancora decisamente instabile e precaria per l’economia dell’ Unione.

La ripresa è a dir poco lenta ed oltretutto estremamente differenziata a seconda degli stati presi in considerazione.

PIL Italiani nel primo trimestre 2014 su base annua.

PIL Italiani nel primo trimestre 2014 su base annua.

Tra le maggiori economia l’Italia è l’unica che nel Q1 2014 rispetto al trimestre precedente fa  segnare un dato negativo (-0.1%) che scende a -0.5% se si considera l’anno. Risulta quindi  più difficoltoso il raggiungimento del target di crescita dello 0.8% (definito prudenziale)  stimato dal Governo. Unica nota non in toto negativa sono i consumi leggermente in rialzo  complici l’effetto psicologico degli 80 € in busta paga che arriveranno a maggio per alcune  categorie di lavoratori dipendenti ed il fatto che certi acquisiti di prima necessità sono stati  a lungo rimandati, ma ad un certo punto devono essere affrontati.

Al contrario la Germania consolida la propria posizione di leadership europea con un +0.8  rispetto al Q4 2013 e +2.3% anno su anno.

La Francia delude leggermente le attese confermando la stagnazione: +0.0% contro uno  stimato +0.1% su base trimestrale e +0.8% rispetto ad una stima di +0.9% su base annua.

Anche per l’Eurozona nel suo complesso le aspettativa di Eurostat sono state ridimensionate segnando una crescita di 0.2% sui tre mesi precedenti (Q4 2013) e dimezzando le stime degli analisti.

Questa situazione è la diretta conseguenza di:

  • Una politica monetaria portata avanti dalla ECB insufficiente a scuotere in modo incisivo l’Europa e soprattutto non indirizzata in modo diretto all’economia ed alla produzione reale. Draghi ha saputo sfruttare in modo più che eccellente gli effetti annuncio, adesso però anche a Francoforte sembra vogliano attuare misure più incisive, dando, e ribadendo a valle di questi ultimi dati sul PIL, giugno come scadenza per l’implementazione di misure non convenzionali.
  • Una gestione delle varie crisi nazionali da parte delle istituzioni europee lenta, statica ed improntata solo ed esclusivamente all’austerità ed al rigore dei conti, che, pur necessario, deve essere calato nel contesto macro-economico e sociale in evoluzione lasciando spazio a modifiche ed adattamenti in linea con i trend economici. Questo comportamento non ha fatto altro che ampliare i divari tra gli stati membri, acuendo le differenze ed avvantaggiando (in una cecità sospetta) i paesi più forti.
  • Assenza e lentezza nelle riforme della governance Europea in relazione a politica, finanzia, economia, fisco, energia atte ad uniformare l’Unione ed a renderla nel complesso più competitiva ed adatta a sopravvivere in un contesto globalizzato.
  • Per quel che riguarda il nostro paese ai punti sopra si aggiunge una cronica incapacità di riformare un sistema vecchio ed ingessato, sprecone, non innovativo, con evidente gap tecnologici e troppo spesso governato da funzionari, policy makers e dirigenti politici inadeguati ma ben inseriti nei meccanismi di conoscenze vigenti.

Il risultato di tutto ciò, unito a contingenze non imputabili all’Europa (almeno non totalmente) come la crisi Ucraina, stanno comportando una pericolosa lentezza nel risalire la china ed imboccare in modo definitivo e più o meno sincronizzato il percorso della ripresa che non può non essere un processo lungo e che necessita di impegno comune, determinazione e comunione di intenti.

Va comunque infine rimarcato come per i singoli stati, fatta salva qualche possibile (ma dubbia) eccezione, la creazione di un’economia e di una politica europea forte e condivisa sia l’unica via possibile per mantenere un ruolo non nullo nel mondo.

15/01/2014
Valentino Angeletti
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