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Referendum: rinvio, sì o no? Un pensiero va speso…

Avevo scritto proprio pochi giorni fa che il clima di, almeno, apparente unione in merito al dramma del terremoto, aveva una aurea veramente positiva e ben augurante affinché, una volta tanto, si agisse di concerto e non si proferissero solo parole, poi disdette puntualmente dai fatti, come purtroppo abbiamo avuto modo di verificare per i recenti disastri che sempre meno raramente si abbattono sul nostro complesso, perché effettivamente è così, territorio, divenendo eventi eccezionali non più classificabili, etimologicamente parlando, come tali, mancando il concetto di eccezionalità che sottende un qualche cosa fuori dal comune.

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In queste ultime ore però il clima si sta guastando, aggrovigliandosi due tematiche solo all’apparenza distanti, ma che l’attento analista non troverà difficile accostare. Si tratta del referendum costituzionale del 4 dicembre e delle priorità nelle zone terremotate.
Attualmente si stanno conformando due linee di pensiero: una che vorrebbe rimandare la tornata referendaria ed una che invece vorrebbe mantenerla.

Nella prima schiera si inseriscono le opposizioni, il Ministro Alfano e tra gli esponenti del PD, Castagnetti; alla seconda schiera invece appartiene il Premier Renzi con tutta la prima linea del PD che gli fa capo.

Chi vorrebbe mantenere la data sostiene che il governo ha dovere di consentire regolari elezioni anche nelle aree disagiate, ed effettivamente è vero. Vere però sono anche le motivazioni di coloro che sostengono il rinvio, ad iniziare dai sindaci, che sostengono di avere differenti priorità che organizzare seggi ed urne. Non credo sia possibile dar torto a questi ultimi, i sindaci hanno altre priorità, i cittadini hanno altri pensieri e problemi, non hanno di certo voglia di pronunciarsi in un voto né tantomeno di informarsi a dovere per andare al seggio consapevoli, che è un loro diritto e dovere. In sostanza non c’è lo stato d’animo e la serenità mentale per recarsi a decidere di modificare la costituzione.

Anche l’organizzazione di seggi di emergenza richiederebbe risorse aggiuntive probabilmente destinabili alla ricostruzione o alla sistemazione degli sfollati, sicuramente un goccia nel mare, ma che sarebbe un buon esempio di condivisione di obiettivi.

Credo che un tema come la modifica della carta costituzionale richieda una cittadinanza consapevole e che si reca alle urne, o non vi si reca, per propria decisione e non perché, più o meno consapevolmente, costretta da circostanze contingenti. Per tali ragioni penso che almeno la valutazione di un possibile rinvio del voto, possa essere auspicabile.

Da rimarcare che, essendo il referendum confermativo, non richiede il raggiungimento del quorum, motivo in più per rendere possibile la facile fruizione da parte di tutti i cittadini, e da sottolineare che un eventuale ritardo potrebbe essere a favore del Governo Renzi, se saprà ben comportarsi nella gestione del post terremoto, oppure, in caso contrario, favorevole ai detrattori della linea del Governo, appurato che ormai, purtroppo, non è il vero contenuto della riforma che determinerà la vittoria del “sì” o del “no”, bensì la popolarità di Renzi tra l’elettorato.

03/11/2016
Valentino Angeletti
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