Lavoro pubblico e privato/autonomo: quando la politica deve agire per arginare una sensazione di inequità

Premettendo che il settore pubblico, il quale è tirato avanti grazie al sacrificio di alcuni eroi che si sobbarcano il lavoro non svolto da altri, più che di eccesso di impiegati, non superiori rispetto a Stati paragonabili all’Italia, è afflitto da una cronica inefficienza e scadenza del servizio, la strategia di ridurre i costi prepensionando circa 85’000 dipendenti ed assumendo giovani, in numero inferiore, che inevitabilmente consteranno meno, saranno mediamente più propensi all’uso di nuove tecnologie e potranno essere adibiti a funzioni più utili ed in zone geografiche in cui c’è maggiore necessità lascia, aperte due questioni.

Da un lato le buone intenzioni che provengono dal voler sostenere l’impiego giovanile e dal voler introdurre una spinta innovativa che ripagherà nel medio termine, dall’altro il problema che si sposta dalla spesa pubblica a quella previdenziale dell’INPS che come è noto dopo l’integrazione con INPDAP ed fondo pensione dirigenti potrebbe non essere finanziariamente così solida quanto un tempo. Il provvedimento rischia quindi di essere un boomerang, anche perché le pensioni del pubblico impiego sono mediamente superiori alla media e godono quasi in toto, per coloro che si apprestano ad usufruire del prepensionamento in questi anni, del sistema retributivo.

Viene inoltre sollevato un problema di equità sociale, infatti se i dipendenti pubblici possono lasciare il lavoro prima dei termini avendo assicurato un trattamento pressoché identico o minimamente penalizzante, perché ciò avviene solo parzialmente, lasciando la decisione all’azienda, nel privato e non può avvenire per i lavoratori dipendenti ai quali la vita lavorativa si è allungata notevolmente, ove il lavoro è in media più usurante e dove le pensioni sono oggettivamente, e ciò è dimostrato da vari studi, insufficienti al sostentamento anche di una sola persona?

Sia il lavoratori pubblici che privati ed autonomi hanno vissuto un netto calo di potere d’acquisto, o per il mancato rinnovo dei contratti e degli adeguamenti nel caso dei primi, o per il taglio dei premi di produttività per i privati, o per via della maggior tassazione, delle imposte dirette ed indirette, degli aumenti dell’iva e del calo generalizzato dei consumi per gli autonomi; una nuova lotta tra poveri quindi. Solo i grandi evasori e detentori di immensi patrimoni hanno continuato ad arricchirsi, anzi, in questo periodo, sono riusciti a farlo più rapidamente rispetto a prima.

L’ottimizzazione della spesa pubblica, il taglio dei costi, la riduzione del debito, la crescita, la creazione di posti di lavoro sono capi saldi del rilancio del paese e dell’Europa, ma bisogna fare attenzione a non scendere a compromessi preferendo soluzioni semplici, di dubbia efficacia, ancora sulle spalle dei contribuenti e che danno la sensazione dell’esistenza di una classe privilegiata, rispetto a soluzioni più strutturali che rilancino la necessità di nuova forza lavoro aprendo la possibilità dell’affiancamento e del ricambio generazionale tanto nel settore pubblico quanto in quello privato.

25/03/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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Una Risposta

  1. […] A loro mi sento di dedicare questo primo maggio, senza voler creare attriti tra dipendenti ed autonomi perché sarebbe l’ennesima lotta tra poveri, utile solo alla conservazione (Lavoro pubblico e privato/autonomo: quando la politica deve agire per arginare una sensazione di ine…). […]

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