Archivi Mensili: maggio 2013

Consiglio dei ministri: bonus per ristrutturazioni ed efficieneza energetica…e qualche spunto in più

Tra i provvedimenti approvati questa mattina dal CdM è presente il via libera all’ecobonus per ristrutturazioni, l’incentivo sale al 65% e la conferma degli sgravi al 50% per le ristrutturazioni che includono anche arredi fissi (ma perchè solo quelli fissi???) ed adeguamenti anti-sismici per edifici in zone a rischio. E’ stata anche delineata la modalità di cessazione dell’erogazione del finanziamento pubblico ai partiti…o meglio rimborso (molto generoso e poco soggetto ad audit interni ed esterni) elettorale perchè il finanziamento era già stato abolito da un referendum.

Le notizie sono buone. In particolare mi soffermo sull’eco-bonus che ritengo molto interessante. Questa area di business deve essere sviluppata e nel nostro paese, dove le case e gli edifici sono energeticamente, perdonatemi il termine comico, “delle catapecchie” (molte non sono neppure classificabili energeticamente, cioè oltre la classe G), le possibilità di investimento, sviluppo e di profitto sono notevoli.

Al settore devono essere destinate molte risorse in particolare rivolte alla riqualificazione energetica degli edifici esistenti ed alla loro restrutturazione con materiali e tecniche eco-sostenibili ed eco-compatibili. In italia è presente un gran numero di costruzioni sfitte o inutilizzate, anche di proprietà dello Stato che devono essere reimpiegate e fatte in qualche modo fruttare.

Costruendo una filiera ed un indotto attorno a quest’area si potrebbe far ripartire un po’ l’ediliza e creare molti posti di lavoro, sia di manovalanza che più specializzati (a livello ingegneristico e di scenza dei materiali ad esempio). L’edilizia è un settore che ha vissuto in questa crisi un periodo drammatico ed è priorità dichiarata del governo cercare di ridarle vigore, del resto generalmente l’ediliza è il primo settore che in una crisi si blocca ed il primo a ripartirre. Va però prestata attenzione a non forzare eccessivamente la mano nella costruzione di nuovi edifici che concorrerebbero a creare una bolla immobiliare ed a fermare un mercato già bloccato dall’assenza di domanda e dalla grande disponibilità di edifici di proprietà di banche (spesso pignorati) le quali non riescono a venderli non avendo volontà e necessità di abbassare eccessivamente i prezzi vedendo così assottigliarsi i margini di guadagno (ricordiamo la bolla immobiliare in USA ed in Spagna dove a cotribuire si aggiunse l’eccessiva facilità di accesso al credito, ed aspettiamoci in Cina la prossima bolla).

Sempre in tema immobiliare sarebbe interessante e probabilmente utile creare un fondo che raccolga il patrimonio immobiliare statale. La sua manutenzione e gestione potrebbero essere assegnate attraverso bando di gara a grandi società che avrebbero il compito di farlo fruttare al meglio; una percentuale dei ricavi rientrerebbe alla CdpP o ministero del tesoro.

Un fondo così strutturato potrebbe anche fungere da garanzia a copertura di prestiti, finalizzati all’ottimizzazione della pubblica amministrazione o ad investimenti pubblici, i quali a questo punto sarebbero soggetti ad interessi pressocchè nulli.

Infine andrebbero rivisti imeccanismi di incenti alle rinnovabili che al momento non sono in linea con il mercato e costituiscono un appesantimento nella bolletta energetica. Anche le rinnovabili vanno usate seguendo una pinificazione e concorrendo a perseguire un mix energetico intelligente. Tipicamente la modalità di incentivazione migliore da implementarsi potrebbe seguire le orme dei “certificati” che premiano il risparmio e l’abbattimento di CO2, ma non concessi a pioggia, dando adito a speculazioni e bolle finanziarie come negli anni 2009 e 2010, come è avvenuto fino ad ora.

Queste sono solo alcune idee che potrebbero funzionare o che almeno potrebbe valer la pena approfondire.

31/05/2013

Valentino Angeletti

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Dalla procedura di infrazione ai dati OCSE. L’ UE rimane l’unica possibilità per il vecchio continente

Non era stata ancora chiusa la procedura di infrazione per deficit eccessivo ai danni dell’Italia, la notizia era però nell’aria… il vicepresidente della Commissione Europea Tajani l’aveva anticipata a riunione europea ancora in corso,  quasi da prestigioso insider con un vittorioso “cinguettio” mattutino, immediatamente cancellato, che l’organizzazione parigina Ocse ha diffuso i suoi report riportando il bel paese con i piedi per terra.

Analizzando il primo punto, la chiusura della procedura di infrazione è decisamente un evento positivo. Fa sorridere però la lettura di molti quotidiani odierni in cui si mostra stupore e delusione rispetto ai vincoli che l’Europa continua ad imporre. Ovviamente gli 8-12 miliardi liberati non possono essere distribuiti a pioggia né tanto meno impiegati in operazioni che non abbiano un ritorno sulla crescita e sulla competitività, vedi IMU, ma anche IVA o pagamento dei debiti alle PMI volti all’estinzione di indebitamento pregresso. Questo denaro deve essere destinato a riforme di lungo respiro che non saranno in grado di portare benefici nell’immediato, ma che dovranno porre le basi per una graduale ripresa. L’Europa richiede che i fondi servano per riforme strutturali, come semplificazione della burocrazia (che costa annualmente tra i 60 ed i 90 miliardi), riforma del sistema bancario in modo che ritorni a concedere credito e a farlo in modo più semplice soprattutto se destinato ad investimenti (il mio punto di vista su questo tema è la decisa necessità di un sistema bancario unificato a livello europeo, ma credo che ormai tutti convengano su questo punto), riforma ed ottimizzazione delle pubbliche amministrazioni, liberalizzazioni più spinte, dove si potrebbe lavorare molto sul settore delle TLC e delle frequenze TV, dei trasporti, dell’energia e del gas, delle poste e servizi, detassazione e riforma del lavoro in modo da renderlo flessibile in particolare per quel che riguarda l’accesso al mercato occupazionale per i giovani.

Il continuo controllo dei conti da parte dell’Unione era peraltro ovvio. Il debito italiano ha superato ampiamente i 2000 miliardi e nel 2014 raggiungerà il 134% del PIL; gli interessi sul debito ammontano annualmente a circa 86-90 miliardi. Non è quindi pensabile che la richiesta di rigore venga meno. Come già scrissi la chiusura della procedura di infrazione deve essere colta come se fosse un’iniezione di liquidità destinata esclusivamente alle attività che creano valore e crescita nel lungo termine mobilitando un indotto quanto più ingente possibile (è stato stimato da Repubblica che gli investimenti in piccoli lavori infrastrutturali potrebbero smuovere un indotto complessivo di circa 20 miliardi); al contempo si dovrà cercare di spostare la tassazione ridistribuendola in modo quanto più progressivo possibile ed inevitabilmente tenendo in considerazione il livello patrimoniale, andando a premiare le attività di investimento in ricerca e sviluppo piuttosto che le rendite finanziarie, tagliare ogni costo superfluo (inclusi quelli della politica che benché non decisivi sicuramente sarebbero da esempio) ottimizzando i processi di acquisto e delle gare degli enti pubblici, decidere come gestire il patrimonio statale e le aziende partecipate. Inoltre il Governo deve porsi come insindacabile obiettivo quello di lavorare nel modo più celere, coeso e costruttivo possibile, senza rincorrere demagogiche misure atte ad accattivarsi il consenso dei meno attenti, ma avendo la vision che si richiede ad una classe dirigente all’altezza.

Passando al secondo e più dolente punto, l’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita italiane portando la stima sul pil per il 2013 da -1.5% a -1.8% con un cenno di ripresa nel 2014 che diminuisce però da +0.5% a + 0.4% (ma da ora al 2014 il tempo per ulteriori ritocchi non manca, ne siamo stati finora testimoni). L’aspetto che rimane preoccupante e che pervade sostanzialmente tutta l’Europa è l’assenza di lavoro e l’altissima disoccupazione giovanile; in Italia la percentuale dei senza lavoro crescerà dall’ 11.9% del 2013 al 12.5% del 2014 (era 10.6% nel 2011) . I giovani dovrebbero essere fulcro e volano della ripresa, ma senza un nuovo innesco del meccanismo virtuoso “domanda-produzione-guadagni-richiesta nuovi posti di lavoro” la situazione difficilmente potrà uscire dallo stallo. Per tale ragione è innegabile la necessità di una riforma che detassi il lavoro giovanile ed anche le imprese, ed ancora più dell’ IMU, si dovrebbe considerare il blocco dell’aumento dell’IVA, incremento che è dimostrato andrà a deprimere ulteriormente i consumi. L’OCSE ha inviato anche un monito alla BCE, la quale secondo l’ente parigino dovrebbe adottare una politica monetaria più accomodante e questa misura sicuramente nel breve potrebbe portare qualche beneficio, ma deve essere scongiurato il rischio di incappare in bolle monetarie o finanziarie che potrebbero affossare definitivamente un sistema economico già debilitato. L’obiettivo della BCE sembra quello di voler creare valore reale e tangibile che possa sostenersi nel lungo termine cercando di evitare per quanto più possibile le crisi sistemiche e cicliche che si ripresentano in modo più o meno regolare nel tempo. Il punto d’arrivo è senza ombra di dubbio nobile e condivisibile, ma purtroppo non prescinde da una economia globale influenzata delle terre di oltre oceano e dell’estremo oriente. Infine l’OCSE ribadisce come debba essere allentata l’austerità nei confronti degli stati più in difficoltà ed anche questa affermazione sembra essere stata avvalorata dal recente passato. L’austerità in un periodo di recessione, soprattutto senza alcuna possibilità di investire in crescita a lungo termine e perseguire riforme strutturali, non fa altro che aggravare la recessione stessa.

In un contesto del genere sono sempre più i movimenti anti-europeisti che sorgono, dalla Germania (movimento Alternative für Deutschland) alla Gran Bretagna (partito UKIP) passando per il nord e l’est Europa. L’ultimo caso è quello del Portogallo dove è stato sostenuto a gran voce l’abbandono della moneta unica. Tale teoria è ultimamente appoggiata e rilanciata dall’ex funzionario del ministro delle finanze e professore alla Technical University di Lisbona João Ferreira do Amaral nel suo ultimo libro “Why we should leave the Euro” dal quale si è repentinamente dissociato il primo ministro Pedro Passos Coelho.

Personalmente capisco alla perfezione come sia naturale una reazione simile, ma bisogna essere oggettivi, analizzare il mondo in cui stiamo vivendo e capire cosa ciò comporterebbe. Sicuramente godrebbero le esportazioni, ma il valore reale del capitale di privati e banche verrebbe sostanzialmente dimezzato, i prezzi immobiliari crollerebbero, mancherebbero strumenti di finanziamento con i quali pagare stipendi e pensioni e gli interessi sul debito sarebbero insostenibili; il paese dovrebbe poi risultare totalmente autosufficiente in quanto il prezzo dei prodotti di importazione, pagati in dollari o euro, raggiungerebbe valori altissimi (petrolio, prodotti alimentari, grano, gas, energia ecc). Quindi penso che si debba andare cauti con certe posizioni.

Diverso è un approccio che invece di scagliarsi contro l’Europa, intesa come progetto di unificazione in un sistema centrale e unico sotto tutti i punti di vista (finanza, banche, economia, energia, mercati ecc), critichi le modalità con cui sono state affrontate certe situazioni problematiche, critichi la politica di eccessivo rigore ed in certe circostanze cieca austerità intraprese rigidamente senza quella flessibilità che il dinamico mondo odierno ci richiede. Il vero punto sul quale agire è il superamento dei particolarismi locali ed i tentativi di sovrapporre interessi propri e locali a quelli dell’Unione che si deve capire essere l’unica possibilità affinché il Vecchio Continente possa sperare di competere a livello globale. Una differente linea rispetto a quella adottata fino ad ora sembra intravedersi, infatti dall’ ultima riunione europea sono scaturite anche raccomandazioni per la virtuosa Germania, ed in particolare le è stato suggerito di ridurre tasse e contributi sociali, soprattutto per i redditi più bassi, in modo tale da sostenere la domanda interna; liberalizzare il mercato dei servizi; consolidare ulteriormente il sistema bancario, migliorandone la governance.

Pur non illudendoci perché i sacrifici saranno ancora tanti e principalmente sulle spalle di noi giovani esiste la possibilità che sia stato intrapreso un percorso che pur ricco di insidie potrà mostrarsi premiante.

 

30/05/2013

Valentino Angeletti

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Good bye procedura d’infrazione…ci siamo quasi: opportunità da non perdere

Sembra ormai definitiva la chiusura da parte dell’Europa della procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia.

L’atto ufficiale verrà sancito dal presidente della commissione europea Barroso mercoledì 29 maggio.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-26/procedura-infrazione-commissione-larchiviazione-165252.shtml

Questo passo è fondamentale, altra tappa determinante negli equilibri all’interno dell’ Eurozona saranno le elezioni tedesche dell’autunno venturo, perché di fatto consente all’Italia di non inserire nel computo del deficit le spese destinate a grandi progetti infrastrutturali di interesse europeo e probabilmente (mi auguro) anche tutti quegli investimenti destinati a far ripartire la crescita, come investimenti in innovazione, ricerca e sviluppo e soprattutto occupazione principalmente giovanile.
Si calcola che le risorse da poter investire “liberamente” si aggirano tra i 7 ed i 10 miliardi di euro, cifra impressionantemente vicina a quanto sequestrato preventivamente ai Riva, padroni dell’Ilva e probabilmente detratti alla stessa azienda che ora si trova in una situazione intricata e complessa.

La possibilità di investire queste somme in maniera un po’ più lasca, ottenuta grazie al rispetto dei vincoli imposti, corrisponde di fatto ad un piccolo ed opportunamente mascherato aumento del rapporto deficit/PIL, ove il numeratore sarà decurtato di 7-10 miliardi, che dovrà comunque mantenersi entro il 3%. Non avendo la possibilità di svalutare la moneta o eseguire veri e propri QE, come la BoA, BoJ ed anche la Banca Britannica che stanno dando respiro a breve termine alle rispettive economie, è necessario utilizzare queste risorse come fossero iniezioni di liquidità e destinarle con chirurgica precisione alle priorità in grado di creare qualche presupposto di competitività a lungo termine, quindi investimenti su lavoro, energia, infrastrutture, reali liberalizzazioni ecc.
In questo contesto la politica è determinante, dovrà indubbiamente concentrarsi e lavorare con coesione e determinatezza focalizzandosi sugli obiettivi e senza perdersi in rivoli utopici o ricatti ostinati, ora più che mai ogni negoziato, fisiologico in un governo di grande coalizione, deve risultare WIN-WIN.
Sarebbe poi auspicabile che l’Europa, come controlla rigorosamente numeri e voci di bilancio, richiedesse rapporti e controllasse costantemente ove questo budget verrà destinato anche con audit in loco; è brutto a dirsi, ma in Italia vi sono pessimi esempi di gestioni patrimoniali che non devono ripetersi.
Ora che c’è la possibilità, si utilizzi questo simil QE che verrà concesso.

26/05/2013
Valentino Angeletti
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Italiani comunque felici nonostante la crisi; ma un po’ di sana ambizione in più?

Proprio ieri, 22 maggio, mentre a Bruxelles si discuteva di energia, del suo eccessivo prezzo in Europa ed in Italia in particolare, della necessità di un mercato unico, del potenziamento della lotta all’evasione ed elusione fiscale e dello scambio automatico di informazioni tra Stati a fini di controllo fiscale, di lavoro principalmente giovanile, è stato emesso dall’ Istat il rapporto annuale 2013 sulle condizioni economiche in Italia.

( Rapporto annuale ISTAT 2013: http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-58976e3c-4335-4b77-ad3f-ac66b68b84c5.html?refresh_ce

Articolo Corriere: http://www.corriere.it/economia/13_maggio_22/istat-felicita-qualita-vita-benessere_cd288078-c2d8-11e2-b767-d844a9f1da92.shtml )

Più che un rapporto si tratta di un bollettino di guerra. I dati sono tutti estremamente avvilenti, colpiscono particolarmente quelli relativi alle persone in condizione di deprivazione o disagio economico, pari a circa il 25% della popolazione (40% al Sud) cioè quindici milioni ed alle persone in grave disagio che sono 8,6 milioni, cioè il 14,3%.

Nonostante questi allarmanti dati, soprattutto per le generazioni future compresa la mia, gli italiani si mostrano tutto sommato felici e soddisfatti della propria vita, in particolare grazie ai rapporti famigliari ed alle amicizie. Ciò è senza dubbio positivo, si riscoprono i veri valori, si elimina il superfluo e si ottimizzano i consumi.
È altresì vero che spesso le privazioni sul cibo, sul riscaldamento domestico e sulla sanità, comprovate dall’ ISTAT, non sono inseribile nella sfera del superfluo, non si parla solo di viaggi, cene al ristorante, caviale o bistecca fiorentina, ma di impossibilità a consumare un pasto adeguato almeno ogni due giorni o a riscaldare adeguatamente la propria abitazione. La situazione dal mio modestissimo ed insignificante punto di vista è critica e non c’è molto da essere soddisfatti

Già in tempi non sospetti avevo notato una tendenza degli italiani ad essere poco ambiziosi, utilizzando il termine nella sua accezione positiva, poco proattivi e forse un po’ pigri. È probabile che questo atteggiamento sia dovuto all’oggettivo benessere raggiunto in Italia dai nostri genitori, in fondo la maggiora parte possiede una casa di proprietà, i risparmi privati sono superiori alla media europea, il clima è favorevole, i rapporti tra persone calorosi e stretti, a differenza di quanto accade mediamente in nord Europa, il cibo è ottimo e fino ad ora, vuoi per il sostegno dei famigliari vuoi per gli amici o le associazioni di volontariato, un piatto di pasta è stato difficile non riuscire a procurarselo.

Lo spirito e l’ ottimismo intrinseco ed innato portano generalmente l’ italiano a raffrontarsi con chi sta peggio, ed ovviamente nel mondo sono tanti, e mai con chi ha condizioni sociali ed economiche migliori, livelli di servizi più alti, sanità, burocrazia e pubblica amministrazione più vicini, istruzione all’avanguardia, insomma un sistema di welfare decisamente superiore, per non parlare delle risorse economiche destinabili al consumo e degli stipendi. Attualmente in Italia a potersi permettere una vacanza che non sia una toccata e fuga e magari all’estero, non sono molti, a differenza di tanti paesi che economicamente dovrebbero essere equiparabili se non proprio allo stesso livello; si rammenti che l’ Italia è la terza economia dell’ Eurozona.

Forse proprio questo stato, di innata felicità e soddisfazione per ciò che si possiede, ha parzialmente contribuito ad arrivare alla situazione attuale sia in termini di classe dirigente e politica, la quale è le più anziana di Europa, che economico-finanziaria. È giusto chiedere un cambiamento ed un rinnovamento al sistema come quotidianamente si fa, ma bisogna anche essere disposti a perseguirlo attivamente e non rimanere statici cruogiolandoci dietro al fatto che tutto sommato le cose potrebbero andare peggio e che poi alla fin fine si vivacchia discretamente bene. Pare che si abbia il timore di abbandonare la propria “zona di confort” nonostante il confort sia sempre meno e si stia trasformando rapidamente in una “zona semplicemente nota e conosciuta” con la quale si ha famigliarità.
Non credo che sia meglio accettare una situazione nota e mediocre rispetto al mettersi in gioco, col rischio di fallire sia chiaro, per ottenerne a ragione una migliore, soprattutto in ottica di lungo termine.

Gli italiani e l’ Italia, ovviamente affiancando l’impegno delle istituzioni, hanno risorse per giocarsela davvero fino in fondo la partita, non hanno nulla da invidiare, in termini potenziali (perché guardando la situazione oggettiva i motivi di invidia sono molti), rispetto ad una Germania, Francia o Gran Bretagna; personalmente non mi sento affatto inferiore ad un tedesco o ad un inglese, ma un tedesco o un inglese nelle mie condizioni può togliersi decisamente più soddisfazioni, anche non frivole come ad esempio un approfondimento nell’educazione.
Il vero cambiamento può essere perseguito a patto di mutare un poco atteggiamento, dando importanza ai valori come l’amicizia e la famiglia che anche in tempi di guerra sopravvivono ed integrandoli con il giusto grado di ambizione e quella voglia di provare ad abbandonare la “zona di confort” che si sta riducendo a “zona conosciuta” per ottenere quel doveroso qualcosa in più.

23/05/2013
Valentino Angeletti
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Il Consiglio dei Ministri si pronuncia su IMU e CIG, ma è all’Europa che bisogna guardare

È definitivamente alle spalle il primo Consiglio dei Ministri del Governo. Sono stati affrontati alcuni temi molto importanti ed il Premier Enrico Letta ha giustamente e fortemente sottolineato come una priorità del suo esecutivo sia rilanciare il lavoro e l’occupazione, soprattutto giovanile. I temi più dibattuti sono sicuramente stati la questione dell’IMU, indispensabile per mantenere la stabilità del governo, ed il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, CIG, essenziale per la stabilità sociale.

Allo stato attuale il pagamento della prima rata della tassa sugli immobili (prime abitazioni escluse quelle di pregio), prevista per giugno, è stato rinviato a patto di riuscire a rimodulare il sistema di tassazione sulle proprietà immobiliari entro il 31 agosto. Il nuovo sistema probabilmente, leggendo tra le righe delle dichiarazioni del Premier Enrico Letta, sarà costituito da un meccanismo più graduale che tenga in considerazione il patrimonio sia mobiliare che immobiliare, nonché il reddito. Da domandarsi cosa accadrà se non verrà raggiunto un accordo definitivo entro il 31 agosto.

La CIG è stata rifinanziata attingendo ai fondi destinati agli incentivi di produttività che questo anno non sarebbero stati utilizzati, ma che dovranno essere reintegrati. In un momento in cui è necessario sostenere la produzione, che ha toccato livelli preoccupanti, quei fondi risultano di notevole importanza. L’ammontare del rifinanziamento si aggira attorno al miliardo di Euro e dovrebbe essere sufficiente per arrivare alla fine del 2013. In futuro però ritengo che dovrebbe essere studiato un meccanismo di tutela differente dalla cassa integrazione, più rivolto alla riallocazione, formazione e riqualificazione professionale delle risorse rispetto ad un mercato del lavoro che sarà sempre più dinamico, come già accade in Germania. Ad oggi molte imprese che ricorrono alla cassa integrazione non riescono a riaprire o a riassorbire completamente il personale che va ad ampliare quello spaventoso quasi 12% di persone attualmente senza in impiego.

Riassumendo si può asserire che l’IMU è stata semplicemente rinviata e rimane dal futuro incerto, soprattutto dovrà essere chiarito come verranno trattati gli immobili ed i capannoni industriali nei quali si svolgono attività produttive e generatrici di PIL.
La CIG invece ha usufruito di una riallocazione di fondi già presenti e comunque da “restituirsi” all’originale destinazione.

È evidente come rimanga aperto il problema delle coperture economiche a sostegno delle misure messe sul piatto dal Governo. Proprio dettagli sulle coperture e conti precisi sulla sostenibilità delle manovre sono stati richiesti dalla commissione Europea per pronunciarsi, entro la fine di giugno, circa la chiusura della procedura di infrazione per deficit eccessivo ai danni dell’Italia.
Tale scadenza rende di fatto difficile, per non dire impossibile, che l’ Esecutivo propenda verso il blocco dell’aumento di un punto percentuale di IVA che scatterà nel mese di luglio portandola al 22% su molti beni di consumo. Le risorse necessarie a scongiurarne l’aumento sono circa 2 miliardi di Euro, al momento non reperibili. L’impatto di questo aumento è pesante, si parla di un incremento sulla spesa di circa 135 Euro a famiglia, ma quel che è più impressionante è il numero di piccole imprese, perlopiù piccoli negozi ed attività commerciali che rischiano la chiusura; la Confcommercio le stima in 26 mila.
Il timore diffuso e realistico è che un punto in più di IVA significhi, come già accaduto, un ulteriore calo dei consumi sia di beni di primissima necessità come cibo, per il quale si ricorre a discount cercando anche lì sottomarche a volte di dubbia qualità e provenienza, medicinali, spese mediche, che di trasporti e di servizi accessori (barbiere o parrucchiere, estetista, sport, vacanze e ristoranti ecc). Ne potrebbe conseguire un gettito inferiore alle attese, un ulteriore calo dei consumi, della produttività e forse anche un maggior ritardo o insolvenza nei pagamenti ai fornitori.

Da augurarsi che l’ Europa si pronunci positivamente nei confronti dello sforzo dell’Italia e che venga concessa la possibilità di incrementare il deficit e contrarre debito necessario a reperire le risorse da destinare ad attività che consentano di far ripartire in modo strutturale l’economia ed incrementare il PIL (denominatore di quel rapporto, con a numeratore il deficit, che si vorrebbe contenere al massimo), quindi investimenti a lungo termine, infrastrutture, lavoro, potenziamento dei settori di eccellenza del made in Italy ecc, anche a patto di essere soggetti a strettissimi controlli sull’ impiego del denaro e sull’avanzamento delle opere e dei progetti, finanche ad avere una Troika ad hoc, sarebbe una sfida che si deve essere in grado di vincere, ne gioverebbe anche l’immagine internazionale.

Di sicuro questo è un periodo molto particolare, vi sono stati ingentissimi QE da parte degli USA e del Giappone, che ha adottato una politica monetaria molto aggressiva, grazie ai quali questi stati sono riusciti a imboccare una strada che gli ultimi dati su occupazione, produzione e fiducia dei consumatori, indicano essere positiva. Al contempo però tutta questa liquidità ha gonfiato molti mercati finanziari in modo totalmente anomalo rispetto alla reale situazione macroeconomica. Le immissioni di liquidità della ECB, non veri QE, ma acquisti di titoli di stato e prestiti al tasso dell’ 1% alle banche, non sono confluiti come avrebbero dovuto nell’economia reale e nel credito alla produzione, ma spesso sono stati convogliati in rivoli finanziari o sono andati a rimpinguare i depositi overnight.

Che si attenda a questo punto la fine di giugno ed il pronunciamento Europeo, con la speranza che poi si inizi a lavorare concretamente per fare della EU una entità unitaria che prevarichi gli interessi particolari dei singoli stati, che esiga controllo e ordine nei conti, ma che non persegua misure di austerità cieche alle condizioni ed ai contesti nazionali. Mai come adesso per avere una piccola possibilità di competere con le grandi ed aggressive potenze mondiali l’ Europa deve fare proprio il motto “Think globally and act locally”.

20/05/2013
Valentino Angeletti
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Allentamento dei vincoli Europei, ma solo per crescere

Concluso il ritiro del Governo italiano nel senese, il Ministro dell’economia Saccomanni si è mosso verso un altro importantissimo evento, l’ Eurogruppo. A Bruxelles è stato esaminato il piano per il risanamento delle finanze italiane, definito ambizioso dal presidente Dijsselbloem, il quale ribadisce la necessità di mettere i conti in ordine e di perseguire politiche di crescita per tutta l’ area Euro, che sarà in recessione anche nel 2013.

Dal canto suo lo stesso Saccomanni ha sottoscritto quanto dichiarato dal presidente dell’ Eurogruppo, dichiarando che non c’è intenzione da parte dell’Italia di venir meno ai vincoli di bilancio (il famoso tetto del 3% sul rapporto deficit/PIL). In gioco c’è ancora la questione della chiusura della procedura di infrazione ai danni dell’Italia che, auspicabilmente, dovrebbe essere chiusa nelle prossime settimane, dopo che oltre al piano di riforme completo verranno presentate anche le coperture economiche che si presume saranno strutturali e ben prevedibili (non come la tassazione sulle sigarette elettroniche estremamente aleatoria alla stregua di quanto hanno dimostrato essere le tasse su tabacchi, alcol, condoni ed addirittura lo stesso incremento dell’IVA; i consumi, a maggior ragione in recessione ed i periodi di ristrettezze economiche, sono soggetti a dinamiche difficilmente pronosticabili).

Da tenere in debita considerazione che a causa dell’aleatorietà delle entrate, del breve respiro delle riforme e dell’assenza di misure strutturali sono stati bocciati dalla Corte dei Conti il DDL sviluppo e la legge di stabilità del precedente Governo Monti.
Forse è proprio per la procedura in atto che il Governo italiano sta evitando strenuamente la richiesta di uno sforamento del rapporto deficit/PIL, concesso recentemente a Francia e Spagna.
Una volta chiusa la procedura però bisognerà guardare la realtà del paese che “sfoggia” dati macroeconomici preoccupanti: occupazione, produzione, ordinativi, sofferenza di imprese ed industrie (che anche quando esportano si vedono ostacolate da un Euro estremamente forte rispetto alle altre valute), impossibilità di accedere al credito.
Proprio il credito dalle banche è un punto fondamentale; innovare, investire, ampliarsi per una azienda ha sempre voluto dire contrarre debito, in genere a lungo termine, per creare valore in grado generare profitto e di ripagare abbondantemente gli interessi richiesti. Nella condizione attuale invece alle imprese non è concesso di contrarre debiti, e le poche volte che lo è questo è impiegato per pagare fornitori, dipendenti, contributi, tasse. È chiaro come il primo sia debito “buono”, generalmente ben visto dalla comunità finanziaria,  mentre il secondo debito “cattivo” che non si ripaga con nuovi profitti e del quale non è possibile sostenere gli interessi.

Facendo leva sulla maggiore apertura e flessibilità ultimamente mostrata dall’ EU che ha concesso aiuti a Cipro  e si è pronunciata favorevolmente nei confronti del percorso di risanamento greco, nonché ribadendo come le politiche di austerità stiano causando ampi gruppi organizzati anti-euro distribuiti in tutto il continente, indipendentemente dalla condizione economica del paese (vanno dalla Slovenia ai paesi bassi, dalla Germania alla Bulgaria, passando dalla Gran Bretagna dove Cameron avrebbe proposto un referendum “IN-OUT EU” entro il 2017) potrebbe vale la pena chiedere un allentamento delle condizioni imposte.

La possibilità di creare debito “buono” è indubbiamente un volano per far ripartire l’economia e crescere in modo ragionato. Facendo un semplice esempio, ma ce ne potrebbero essere mille, il settore edilizio, che da sempre ha trainato il paese, sta vivendo un periodo drammatico. Soldi potrebbero essere investiti in questo settore, non tanto per la costruzione di nuovi edifici (che hanno causato la bolla immobiliare prima in USA poi in Spagna e presto in Cina) abbondanti e spesso sfitti, ma per il risanamento, la riqualificazione energetica, l’ammodernamento e l’efficienza ed il riutilizzo di quelli già esistenti, analogamente si può agire sulle grandi opere in Italia troppo spesso ferme, inutilizzate o mai concluse. Altre destinazioni di fondi potrebbero sicuramente essere quelle del turismo, cercando di creare una filiera ben organizzata in grado di vendere le bellezze del nostro paese ma anche il “prodotto Italia” che rappresenta una fetta di economia valorizzabile tanto quanto il patrimonio artistico e quella della riconversione, riqualificazione e ripianificazione energetica come ho scritto in un altro pezzo.

Una proposta ragionevole da presentare in sede Europea potrebbe essere quella di negoziare la possibilità di sforare il 3%  di deficit/PIL (al momento siamo al 2.9% senza considerare le misure su IMU e CIG), accordando al contempo uno stretto controllo da parte di una “Troika” Europea sia economica che tecnica che controllasse il corretto impiego del denaro disponibile sia in termini di destinazione che di ammontare per assicurasi che le attività finanziate assicurino profitto, crescita e che quindi possano essere in tempi ragionevoli in grado di ripagare il nuovo debito contratto. Chissà che questa possa rivelarsi una negoziazione WIN-WIN…

14/05/2013
Valentino Angeletti
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La CSR si estende, è l’epoca della IEE (articolo tratto dal sito del FERPI)

Riporto il link di questo interessante articolo preso dal sito dell’associazione FERPI:

http://www.ferpi.it/ferpi/novita/notizie_rp/media/la-csr-ha-fallito/notizia_rp/45777/9

Il titolo è forte e provocatorio, asserisce come, a detta della prestigiosa società di consulenza McKinsey, la CSR (Corporate Social Responsibility) avrebbe fallito. Secondo la mia opinione non si tratta di un fallimento, piuttosto di una evoluzione che estende il concetto di CSR, radicandola ed interconnettendola ancor più strettamente con gli stakeholders e con la società in generale, prescindendo da quale sia il core business aziendale, fino a diventare, come si legge nell’articolo una Integrated External Engagement (IEE). Il fenomeno è conseguente al processo evolutivo del nostro mondo che è sempre più fortemente collegato, vicino, interdipendente, dove ogni cosa è in stretta relazione con le altre e non esistono più i vecchi compartimenti stagni.

Alle aziende moderne, soprattutto quando si parla di grandi multinazionali, sono chiesti sforzi ogni giorno maggiori a sostegno della collettività. Non è più sufficiente che le aziende si dotino di norme e codici comportamentali ed etici ancora più stringenti di quelli imposti dal legislatore applicandoli in tutto il perimetro in cui operano (in qualsiasi paese dovranno essere rispettate policy più stringenti rispetto a quelle del paese più restrittivo) come non è più sufficiente che si limitino a mettere in primo piano la sicurezza dei propri lavoratori ottemperando alle prescrizioni vigenti o operando in maniera attiva. Estrema attenzione dovrà essere posta anche alla scelta dei fornitori, del loro comportamento in opera, alle materie prime, alla filiera produttiva dei materiali usati o delle materie prime stesse. Anche la formazione dovrà essere estesa a tutta la “supply chain”, come l’attenzione ed il rispetto per l’ambiente e la popolazione.

Nella IEE saranno ovviamente presenti tutti gli aspetti della CSR, ma ampliati notevolmente, del resto non poteva essere altrimenti poiché la modernità è frenetica, l’informazione scorre veloce, le possibilità di giudizio dei consumatori sono sempre più potenti e pervasive, la concorrenza è agguerrita e l’immagine è di vitale importanza, specialmente per quelle realtà che si affacciano ad un vasto mercato. Le aziende sono sempre più attive in differenti settori e quindi soggette a valutazioni costanti che veramente spaziano a 360°, mentre l’immagine aziendale è unica ed unitaria, ed è bene che lo sia poiché una azienda leader deve essere facilmente riconoscibile ed identificabile, una lacuna in una branch inficia la fama dell’intera Company.

A ciò si aggiunge che alle grandi multinazionali è chiesto di contribuire in maniera attiva a questioni sociali, ambientali, locali che a prima vista esulano dal reale interesse aziendale, ma è così solo ad una lettura superficiale, perché alla fine tutto fa parte del business.

Le relazioni con il mondo esterno hanno raggiunto un livello di importanza prioritario. L’ IEE si pone l’obiettivo di aumentare l’attrattività di una azienda nei confronti di tre attori principali, ossia gli enti, le associazioni e le istituzioni; le persone e la società in generale; i dipendenti.
Maggior fiducia di enti, istituzioni ed associazioni significano ad esempio più facilità nel lavorare sia in ambito pubblico che privato, possibilità di avere accesso a bandi di gara, appalti e forniture, poter fare da sponsor ad eventi di grande impatto comunicativo e mediatico; la fiducia da parte delle persone e della società incrementa notevolmente il potenziale bacino di utenza e contribuirà ad attrarre talenti; la soddisfazione dei dipendenti portano indubbiamente benefici al business, alla produzione ed all’efficacia dei processi.

L’amministratore delegato della Volkswagen, dopo aver elargito un bonus di circa 7’500 € a dipendente per una annata particolarmente profittevole, ha asserito che la seppur enorme spesa sostenuta per l’incentivo non era nulla rispetto al ritorno che avrebbe dato un lavoratore soddisfatto, impegnato ed orgoglioso di far parte dell’azienda, non solo in termini di produzione, ma anche in termini di pubblicità ed immagine.

Altro aspetto da non sottovalutare è che l’impegno nel sociale, nell’ambiente, il benessere dei dipendenti e tutto ciò che rientrava nella CSR prima nella IEE poi, sono tra i parametri di valutazioni per indici di sostenibilità come il FTSE4GOOD o il Dow Jones Sustainability index che vengono presi in considerazione per strutturare i portafogli ed i panieri di investimento dalle grandi compagnie di asset management come dei grandi fondi pensione americani e non.

Quindi la doverosa attenzione che ogni azienda deve nutrire per le persone, per l’ambiente e per la sostenibilità ingenerale è foriera di benefici anche a livello economico, tanto che molte aziende stanno modificando le loro “Mission” mettendo in evidenza come il loro operato sia al servizio del bene della collettività.

Valentino Angeletti
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Asmussen (ECB) e Rehn (Commissario EU affari economici) un po’ ovvi???

Prendo spunto dall’articolo apparso oggi sul sito MF:

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201305081140214724&chkAgenzie=TMFI&titolo=Asmussen

Mi sembra sinceramente un po’ la festa dell’ovvietà.

Asmussen asserisce che serve una unione bacaria a livello europeo, la vicenda di Cipro lo insegna.

In realta sono ormai mesi se non addirittura anni, quindi prima della crisi cipriota, che se ne sottolinea la necessità, in particolare per evitare la relazione negativa tra debito sovrano e sistema bancario, i quali in un contesto non più nazionale, ma comunitario, sarebbero più protetti. Aggiungo, e quando lo dichiareranno a gran voce ne richiederò i diritti, che deve essere uniformato e reso meno concorrenziale anche tutto il sistema di tassazione a livello europeo.

Nello stesso articolo il commissario Olli Rehn ammonisce Cipro, tacciando l’isola di essere stata lenta nel capire che il sistema di business ed economico adottato era insostenibile. Può aver ragione, ma fa sorridere quanto tempo ha titubato la EU prima di elaborare un piano per la Grecia e concederle gli aiuti. Questo ritardo di azione ha fatto quasi decuplicare la somma necessaria, senza quantificare le perdite in termini di valori di borsa dei principali indici (alcuni hanno già recuperato, altri meno), tessi di interesse sul debito sovrano dei paese europei eccetera eccetera.

08/05/2013

Valentino Angeletti

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Il ‘resto del mondo’ e l’ Europa viaggiano su due binari differenti

La giornata di venerdì 3 maggio verrà ricordata per il record storico dell’ indice Dow Jones di Wall Street che ha sfondato i 15’000 punti chiudendo a 14’974 punti trainato dal dato sulla disoccupazione statunitense al 7%, livello che non si vedeva dal 2008. L’obiettivo degli USA e di Obama è quello di tornare al minimo storico di disoccupazione che fu del 5%; ‘Ci sono tanti posti di lavoro da recuperare’ dichiara il Presidente, ma nel frattempo le borse festeggiano.

Gioisce anche l’ indice tedesco DAX spinto dai dati d’oltre oceano, dalla decisione presa dalla ECB di tagliare i tassi di 25 punti base e soprattutto dalle previsioni relative alla Germania, che la vedono, nei prossimi anni, come primo esportatore europeo coprendo da solo oltre il 50% dell’ export dell’ Euro zona.

In Giappone la politica del Premier Abe di deprezzare lo Yen e contrarre debito per far partire investimenti e lavoro sta dando, almeno nel breve, i risultati sperati, cioè aumento dell’ occupazione, dei consumi e delle esportazioni e nuovi investimenti in infrastrutture. La Cina continua a crescere notevolmente, benché si sia verificato un rallentamento giustificato dalle congiunture economiche europee ed a un tendenziale spostamento dell’economia cinese dalla manifattura verso i servizi, si hanno di fronte cifre impensabili per il vecchio continente.

Pare che vi sia una parte del mondo composta da America, Asia e Germania che abbia posto le necessarie basi per iniziare l’inversione di tendenza e riprendere a crescere. A loro fa compagnia tutto il settore bancario mondiale, tornato abbondantemente in utile, prevalentemente grazie al settore investimenti, dopo le perdite subite a partire dal 2008.

Differente situazione si presenta nel resto d’ Europa dove il clima politico rimane teso ed i populismi persistono. L’ultimo caso sono state le elezioni amministrative in Gran Bretagna che hanno coinvolto circa il 40% dell’ elettorato e dove il risultato del partito euro-scettico UKIP (UK Indipendent Party) è stato importante, raggiungendo il 25% (i Laburisti rimangono il primo partito, ma perdendo consensi), tanto che il Premier Cameron ha sottolineato l’importanza di capire il significato di questo segnale. L’ UIKP si configura come un partito dalla vocazione piuttosto nazionalista fino a sfociare nelle frange più estreme al razzismo, ma quello che gli ha consentito di raccogliere consensi è stata la sua campagna anti-austerità che è animatrice di tutti i populismi europei.

Le elezioni della settimana scorsa in Islanda hanno visto vincenti i partiti indipendentisti di destra che si oppongono all’ ingresso del paese nell’ area Euro ed in Finlandia sta prendendo piede l’ idea di limitare l’immigrazione di Rom, Rumeni ed anche Francesi pe rtutelare l’ occupazione locale ed il livello di servizi raggiunto.

L’ EU ha concesso una proroga temporale a Spagna e Francia per rientrare entro il 3% del rapporto deficit/pil, mentre anche la virtuosissima Olanda, a causa del calo dello 0.8% del prodotto interno lordo relativo al 2013, arriverà ad un rapporto deficit/pil del 3.6% nel periodo 2013-14.

Sul fronte italiano l’ EU conferma il dato preoccupante sulla disoccupazione, attualmente al 12%, che crescerà anche nei prossimi anni, in particolar modo quella giovanile; a livello occupazionale l’ Italia impiegherà circa 14 anni a tornare ai livelli pre crisi, il doppio di quanto impiegò nel 1990 la Finlandia. Si conferma la crescita del debito al 131.4% per il 2013 e al 132.2% per il 2014 come la contrazione del pil -1.3% per il 2013 mentre +0.7% per il 2014. Contrariamente a quanto previsto dall’ OCSE, mantenutasi più pessimista, il rapporto deficit/pil è visto al 2.9% per il 2013 ed al 2.5% per il 2014 dunque entro i vincoli europei. Da ricordare però come i dati europei siano trimestralmente oggetto di corpose rettifiche, generalmente al ribasso (vedi stime di crescita per l’ Italia).

Il commissario Olli Rehn ha confermato la necessità di mantenere i conti del nostro paese in regola proseguendo con la via del risanamento, ma anche l’avanzamento della pratica per chiudere la procedura di infrazione della soglia deficit/pil in essere ai danni dell’ Italia, ma prima è necessaria una approfondita analisi delle misure economiche e delle coperture finanziarie previste dal programma del Governo di Enrico Letta, probabilmente già entro fine maggio. Saccomanni e lo stesso Letta dovranno prepararsi bene e portare dati concreti per poter avanzare richieste di allentamento delle misure di austerità, il periodo dei convenevoli iniziali è finito.

I due binari nei quali stanno correndo America, Asia e Germania rispetto a quello del resto d’ Europa fa temere la volontà di creare una EU a due velocità, ma che per forza di cose amplificherà il divario tra le economie e l’insorgere di movimenti indipendentisti. La via da perseguire richiederebbe sacrifici distribuiti e cooperazione economico politica nel breve per un allineamento ed una più solida proficua unione nel futuro.

04 maggio 2013

Valentino Angeletti

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Nuovo Governo: il facile è fatto, ora viene il difficile

Un doveroso abbraccio ed un augurio di pronta guarigione ai Carabinieri feriti durante l’attentato che stamattina ha avuto luogo di fronte al portone di Palazzo Chigi. Il gesto è stato scellerato, ma si deve indagare per comprenderne la natura. Lo stato d’animo e l’aria che si respira nel Paese sta diventando sempre più pesante.

Tornando alla situazione politica si può affermare che ‘il meno è fatto’. Dopo 62 giorni di dichiarazioni e contro-dichiarazioni, alleanze sperate, tentate, negate, definite impossibili e passando attraverso una elezione del Presidente della Repubblica letteralmente senza precedenti, si è compiuto quel processo costituzionale che dovrebbe automaticamente scaturire dalle elezioni politiche, che è la creazione del Governo.

Esiste dunque un Governo, che esso piaccia o no. L’ Esecutivo è stato definito in tutti i modi: inciucio, rinascita della DC, politico, temporaneo, d’emergenza, governicchio, governissimo, governo del presidente, giovane, sobrio…eccetera, dato di fatto è che è presente.

Si tratta di un esecutivo relativamente giovane, 53 anni di media, 11 in meno rispetto al precedente e con un terzo preciso di donne, sette su ventuno. Assecondando la richiesta proveniente da tutte le coalizioni rappresentate il Primo Ministro Enrico Letta ha evitato di inserire figure ‘impresentabili’ o grandi big, c’è un buon mix di persone fresche e competenti assieme a qualche navigato politico dalla indubbia ed utile esperienza in grado di mantenere l’ equilibrio necessario in un governo di coalizione, a cominciare dallo stesso Enrico Letta (PD) e da Angelino Alfano del PdL. Nelle posizioni chiave sono stati mantenuti tecnici super-partes, la Cancellieri alla Giustizia, Saccomanni all’ economia, Giovannini al Lavoro e le Politiche Sociali, ed infine Patroni Griffi come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Perché non manchi nulla ci sono membri del Bildemberg, dell’ Aspen Institute, di Bankitalia transitati per il Fondo Monetario Internazionale, ma sia chiaro, questo non è a priori un aspetto negativo, perché che si voglia o no queste entità esistono e sono importanti e se i rappresentanti italiani vi parteciperanno cercando di ottenere qualche piccolo beneficio, ad esempio in termini di investimenti e politiche globali, un po’ di sana Lobbying a favore del nostro paese insomma, ben venga la loro presenza.

Dopo una sorta di ‘in bocca al lupo’ sorge un primo monito che scaturisce dal primaverile ringiovanimento, ed è quello che gli ‘impresentabili’, tranquillizzati dai rispettivi partiti, non stiano attendendo il concludersi di un Esecutivo, che a detta di tutti difficilmente arriverà a fine legislatura, ma potrà durare ottimisticamente un paio d’anni, per poi riappropriarsi delle poltrone temporaneamente date in prestito.

Da oggi in poi, dopo la fiducia di lunedì alla Camera e martedì al Senato, viene ‘il difficile’: affrontare, in modo agile, rapido e flessibile i reali problemi del paese. Senza dubbio dovrà essere modificata la legge elettorale e dovrà essere dato respiro all’ economia cercando di favorire la crescita, che Moody’s, anticipando probabilmente la BCE, ha rivisto al ribasso per il 2013 pur mantenendo il rating stabile con outlook negativo motivando con l’ incertezza politica ed con la lentezza nell’ applicare le riforme.

Per dare sollievo all’ economia dovranno essere affrontati le questioni dell’ elevata pressione fiscale che vedrà il culmine nei prossimi mesi (prima rata dell’ IMU a giugno, aumento di un punto di IVA a luglio e prima rata della TARES nello stesso periodo), del costo del lavoro in modo da arginare la disoccupazione giunta a livelli preoccupanti, degli ammortizzatori sociali e del rinnovo dei contratti ai precari, della rimodulazione dell’ IMU (che sembra il primo punto di contenzioso tra PD e PDL), dello sblocco del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e dell’ accesso al credito dei privati e sopratutto delle aziende. Per perseguire questi obiettivi vi è necessità di lavorare sui tagli alle spese ed agli sprechi pubblici, sul ridimensionamento dei privilegi, sulla lotta all’ evasione che costa, secondo le stime tra i 120 ed i 180 miliardi di euro l’ anno ed sulla sburocratizzazione che pesa per altri 60 – 80 miliardi stimati.

Importantissimo tema col quale il nuovo Governo dovrà confrontarsi è quello dell’ Europa. Attualmente in Europa la Germania, complici anche le prossime elezioni, non vuole cedere alle richieste di minor austerità provenienti da molti degli Stati membri (in prima linea Italia, Francia, Spagna, Grecia). Addirittura il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble ha messo in dubbio la correttezza giuridica dell’ European Stability Mechanism (ESM) tra i cui mandati per mantenere la stabilità finanziaria nella Eurozona vi è per esempio la possibilità della ECB di acquistare titoli di stato sul mercato primario e secondario per evitare un eccessivo aumento dello spread di uno Stato membro. Evidentemente la CDU della Cancelliera Merkel non vuole modificare la politica che fino ad ora ha sempre portato avanti nonostante gli studi di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff secondo i quali un rapporto debito/pil superiore al 90% fosse foriero di bassa crescita siano stati smentiti, poiché non tenevano in considerazione importanti esempi in contraddizione con la loro teoria, come il Giappone e l’ Australia.

Sul tavolo dell’ Europa il nuovo Governo italiano, di concerto con quello francese, spagnolo, greco, portoghese, irlandese, ma anche britannico e soprattutto assieme alla ECB, che pare aver compreso come la necessità di crescita in questo particolare momento superi l’ esigenza di rigore,  che può essere un poco allentato, per consentire la ripresa del circolo virtuoso lavoro, potere d’acquisto, consumi, produzione, dovrà cercare di far cambiare rotta alla Germania.

Se questo fondamentale obiettivo verrà centrato allora sarà possibile una vera e duratura inversione di tendenza non solo per l’ Italia, ma per tutta l’ Europa ove verrà scongiurata una pericolosa disgregazione, forse addirittura monetaria, individualista che sancirebbe il fallimento del percorso di unificazione del vecchio continente ed il nuovo Esecutivo ne sarà a tutti gli effetti uno dei principali fautori.

 

 28/04/2013

Valentino Angeletti

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